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Proletari di tutto il mondo, unitevi !


 

La società futura agisce già su quella presente 

 

"La società borghese, basata sullo scambio di valore, genera rapporti di produzione e circolazione che rappresentano altrettante mine per farla esplodere. Esse sono una massa di forme che si oppongono alla unità sociale, il cui carattere antagonistico non potrà mai essere eliminato attraverso una pacifica metamorfosi. D'altra parte, se noi non potessimo già scorgere nascoste in questa società - così com'è - le condizioni materiali di produzione e di relazioni fra gli uomini, corrispondenti ad una società senza classi, ogni sforzo per farla saltare sarebbe donchisciottesco" (Karl Marx, Grundrisse).

 


 

"Quando gli operai comunisti si riuniscono, essi hanno in un primo tempo come scopo la dottrina, la propaganda, ecc. Ma con ciò si appropriano insieme di un nuovo bisogno, del bisogno di società, e ciò che sembrava un mezzo è diventato lo scopo" (Marx, Manoscritti).

 


 

Elementi della transizione rivoluzionaria come manifesto politico

 

"i rapporti di economia e di proprietà privata formano un involucro che non corrisponde più al suo contenuto. Esso deve andare inevitabilmente in putrefazione qualora ne venga ostacolata l'eliminazione" in modo artificiale (Lenin, "L'imperialismo")

 

Operaio parziale e piano di produzione

Patologie dell'investimento (de-industrializzazione rivoluzionaria)

Elevare i "costi di produzione" (centralità dell'uomo, estinzione della merce)

Tempo di lavoro, tempo di vita

Controllo dei consumi, sviluppo dei bisogni umani

Rottura dei limiti d'azienda (la società futura e le migrazioni)

L'uomo e il lavoro del Sole (l'agricoltura di domani)

Estinzione del Welfare State nella società umana

Decostruzione urbana (la città nella storia e nella società futura)

La dimora dell'uomo (la casa nella storia e nella società futura)

Evitare il traffico inutile (programma rivoluzionario e automobile)

Abolizione dei mestieri e della divisione sociale del lavoro

L'estinzione della scuola e la formazione dell'uomo sociale

 


 

 

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Aggiornamenti al 4 ottobre 2014

 

QuinternaLab

 

Sito dedicato al lavoro di interfaccia tra n+1 e i suoi lettori, interlocutori, collaboratori, simpatizzanti, ecc.

 

www.quinternaLab.org

 

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Lavori in corso

 

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Riunioni pubbliche locali

A 100 anni dall'inizio della Prima Guerra Mondiale si estende la

Quarta Guerra Mondiale

Venerdì 19 settembre 2014, ore 21, riunione pubblica a:

Roma, Via Galileo Galilei, 57

Torino, Via Massena 50a

 

La "Guerra Fredda" è stata una guerra internazionale che ha prodotto decine di milioni di morti. L'abbiamo chiamata "Terza Guerra Mondiale". Crollato con l'URSS il sistema bipolare, e quindi quello dei "fronti imperialistici contrapposti", la guerra non è sparita affatto, anzi è diventata endemica, globale come non mai e insaziabile per numero di morti. L'abbiamo chiamata "Quarta Guerra Mondiale" e dura tuttora. Niente di strano, oggi persino il Papa ha fatto cenno a una periodizzazione simile, mentre il suo retroterra gesuitico ha ribadito dalle pagine di Civiltà Cattolica che non tutte le guerre sono uguali e che la Chiesa non può essere "imbelle" per principio. In effetti è in preparazione il terreno per uno scontro di proporzioni mai viste. Pensiamo solo alla progressione dei morti: I GM = 17 milioni; II GM = 70 milioni; III GM 250 milioni. Contare quelli della IV GM in corso sarà impossibile: ormai in guerra muoiono quasi esclusivamente civili, perciò bisogna tener conto dei bombardamenti urbani, della fame, delle malattie, dei profughi, delle deportazioni, delle "pulizie etniche". O rivoluzione o guerra, diceva la nostra corrente 100 anni fa. O rivoluzione o un miliardo di morti nel tentativo di far sopravvivere il Capitale.

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Incontri generali

 

Il meeting di primavera si è svolto dal 14 al 16 marzo 2014 all'Hotel Sharing di Torino. Sono stati affrontati i seguenti temi:

Lotta di classe: invarianti e trasformazioni 

 

L’azione di massa spontanea contro insostenibili condizioni di vita o per miglioramenti economici non è in grado di assicurare ai lavoratori una vittoria politica ma fornisce i mezzi e l'esperienza per giungervi. Oggi i criteri per tale azione di massa non sono più comparabili con quelli del passato: il passaggio dalla concentrazione alla centralizzazione del capitale ha prodotto una diffusione sul territorio di unità produttive che sono da considerare come reparti collegati in rete di una stessa fabbrica. E la logistica sostituisce il vecchio nastro trasportatore della catena di montaggio. In tale situazione, mentre rimane invariante l'esigenza primaria della lotta economica e della sua struttura organizzata, cade storicamente la spinta della lotta per "mestiere" o per sfera produttiva. Già da tempo si nota l'esigenza di una superiore universalità negli obiettivi, dato che non si può certo far ritornare il capitalismo alla sua fase rampante. Anche se non è all'orizzonte un livello di maturità, determinazione e programma come quello raggiunto negli anni '20 del '900, la soluzione di problemi contingenti e locali obbligherà sempre più ad agire contro barriere che sono universali e globali. Sarebbe una tragedia immane se di fronte a questo dato oggettivo ci si abbassasse a una politica di compromesso come quella che allora permise la più grande controrivoluzione della storia.  


Ma in Italia, c'è stato un feudalesimo?

 

È noto che nel Secondo dopoguerra fu avanzata una aberrante teoria secondo la quale nell'Italia meridionale vi sarebbero stati residui di feudalesimo. L'esigenza di tale teoria si capisce solo tenendo conto della politica interclassista e corporativa del partito stalinista di allora. È infatti teoreticamente corretto sostenere che proletari e borghesi lottano fianco a fianco – anche se non hanno gli stessi obiettivi – in una lotta antifeudale o anticoloniale, ma ciò unicamente in contesti precapitalistici o di oppressione imperialista diretta. Giustificare la lotta a fianco di un imperialista contro l'altro con una teoria antifascista del "risorgimento finalmente compiuto" ha significato semplicemente sancire il corporativismo interclassista e lavorare attivamente per la tremenda subordinazione del proletariato nei confronti della borghesia. In effetti nel Mezzogiorno italiano, già all'epoca dell'annessione piemontese, esistevano condizioni di sviluppo qualitativo capitalistico assai mature, deboli soltanto quantitativamente, mentre di feudalesimo non se ne vedeva nemmeno l'ombra ("se mai il feudalesimo è esistito in Italia", affermò la nostra corrente). Di più: si può facilmente dimostrare che chiamiamo erroneamente "feudali" anche strutture socio-economiche già capitalistiche presenti in Europa almeno dall'anno Mille in poi.

 

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Il meeting d'estate ha avuto luogo a metà giugno. Sono stati presentati i seguenti schemi di lavoro:

 

"La filosofia sta allo studio del mondo reale come l'onanismo sta all'amore sessuale completo"

Così Marx nella Ideologia tedesca liquida il rapporto fra la filosofia e la nuova teoria rivoluzionaria della conoscenza. La filosofia, infatti, si è autonomizzata rispetto al mondo reale proprio come il Capitale si è autonomizzato rispetto ai suoi possessori e alla società. Sono molti i processi di autonomizzazione che compaiono ad un certo punto della storia umana. Il pensiero si separa dalla materia e incomincia a vivere per conto suo col nome di arte, filosofia, psicologia, economia politica, ecc. La forza-lavoro si separa dai suoi originari mezzi di produzione e va a vendersi sul mercato. Persino l'attività sessuale si separa dall'originaria necessità della riproduzione biologica. Sono processi necessari che preparano la futura riunificazione ad un livello più alto. Ciò è particolarmente evidente con la filosofia: nel cammino dallo stadio della necessità a quello della libertà, essa doveva essere demolita, e la sua morte segnò l'inizio del processo inverso, quello della riappropriazione di un rapporto diretto e indissolubile uomo-natura-industria: la nascita cioè della nuova scienza unificata. Marx non fu "allievo di Hegel", come scrive Mehring nella biografia, ma rappresentò il punto di svolta. Non una continuità, seppure criticata e negata, ma una singolarità.

Crisi di valorizzazione, abisso del debito

Da sempre il Capitale privatizza i profitti e socializza le perdite, ma al suo stadio attuale affibbia completamente allo Stato anche i costi del capitale costante, sia tramite l'abbassamento del costo del denaro, sia con il passaggio alla spesa pubblica della totalità delle infrastrutture. Anche la riproduzione della forza-lavoro si sposta in grado crescente a carico dello Stato, poiché l'abbassamento del salario e l'aumento della disoccupazione sono due fattori che limitano drasticamente la base imponibile, oltre ad appesantire il costo del sempre più esiguo welfare. In tal modo è inevitabile la formazione di un crescente deficit di bilancio. Nei periodi di boom esso poteva essere riassorbito con manovre fiscali: l'aumento del numero dei salariati consentiva l'aumento delle entrate senza modificare eccessivamente il carico individuale, per cui il debito pubblico, pur crescente, era contenuto in limiti tollerabili. La situazione odierna di crisi, cui si aggiunge la capacità dei singoli capitali di sfuggire ad ogni controllo in ambito globale, produce inevitabilmente una gigantesca spirale: si produce debito per pagare interessi sul debito pregresso. Lo Stato è dunque costretto a eliminare il suo connotato moderno essenziale, che è quello di gestire il rapporto fra gli elementi della produzione e l'ambiente in cui agiscono, cioè il mercato. Muore il welfare e lo Stato si riduce a strumento di repressione poliziesca.

Dal Risorgimento all'Internazionale. Verso nuove biforcazioni

Seppure in modo completamente diverso l'uno dall'altro, Pisacane e Cattaneo si spinsero oltre i confini dell'epoca in cui vissero. Il primo fu considerato dalla nostra corrente un significativo precursore del movimento socialista; il secondo rappresentò la più lucida espressione della rivoluzione borghese lungo tutto il Risorgimento, esprimendo anch'egli tesi e temi di frontiera. A queste due lucide e importanti figure se ne contrapposero altre, ambigue, quelle della rivoluzione nazionale "dall'alto". Ad esempio Mazzini, il cui percorso impregnato di idealismo fu influente non solo nella rivoluzione nazionale ma giunse fino alle soglie della Prima Internazionale. O Garibaldi, buon soldato e anche stratega elogiato da Engels, disposto a combattere per la Comune, ma trattato da Marx come "asino politico" per la sua propensione a un socialismo idealista e romantico (fu lui che paragonò l'Internazionale al sol dell'avvenir). Oppure ancora Bakunin, che si scontrò, sì, con Mazzini ma successivamente anche con Marx, rompendo con il Consiglio generale di Londra e inventando l'anarchia con l'innesto di Stirner su Proudhon. Questi rapporti si svilupparono nel crogiolo italiano sullo sfondo di una borghesia putrefatta prima ancora di essersi data uno Stato. Ma lo sviluppo dell'industria e del proletariato favorirono intanto la critica del "movimento reale" contro le sopravvivenze del passato. La Plebe, periodico socialista diretto da Bignami, cominciava a diventare un punto di riferimento internazionale, il primo embrione di un nucleo marxista in Italia. Da quel momento fino alla degenerazione staliniana, la storia del socialismo "italiano" fu anche la storia della Sinistra Comunista.

La domenica ci ono state domande e integrazioni sui rapporti della giornata precedente, in particolare sul tema:

Marx, Engels, la dialettica e il differente tributo a Hegel

La leggenda vuole che fra Marx ed Engels sia stato il primo ad essere "hegeliano" mentre il secondo avrebbe assorbito elementi positivisti spurii. In realtà è Engels ad essere in qualche modo tributario di Hegel, anche se il suo distacco è netto ed egli lo dichiara: Hegel non fu "adoperato" ma "sostituito" in quanto ritenuto inservibile.

 

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Primo Maggio a Torino

 

Al tradizionale incontro in piazza intorno alla bacheca della nostra stampa è seguito un riuscitissimo pomeriggio conviviale.

 

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Teleriunioni settimanali via Skype

 

Collegamento telefonico settimanale particolarmente utile per chi è geograficamente isolato. Accesso regolato, mettersi in contatto con n+1. Dati i limiti numerici dei collegamenti forniti da Skype, è preferibile raggruppare in viva voce più partecipanti  intorno a un singolo account.

 

Archivio dei resoconti settimanali

 

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Ultima newsletter inviata

210, 26 settembre 2014.

 

E' uscito il numero 35 della rivista, aprile 2014

 

 

INDICE

 

L'Italia nell'Europa feudale

Il retroterra storico del capitalismo più antico del mondo

Una borghesia vecchia di mille anni – 1. Secondo Risorgimento, Mezzogiorno e feudalesimo – 2. Il famigerato "ritardo" a causa di "residui feudali" – 3. Marx e le Formen: dal comunismo al comunismo – 4. Che cosa fu il feudalesimo? – 5. La rivoluzione barbarica – 6. Un modello di equilibrio… negato – 7. La grande "rottura longobarda" – 8. "Non ritenevano di forestieri altro che il nome" – 9. La rete e le direttrici evolutive dei suoi nodi – 10. Evoluzione della villa come alimentatore del sistema – 11. Una rete senza relazioni non è più una rete – 12. Esplode l'economia curtense – 13. La forbice feudale – 14. Quasi-eresie, plusvalore, grandi fiere – 15. I due più grandi signori feudali d'Italia – 16. Lo Stato feudale?

 

Il prossimo numero uscirà entro dicembre.

 

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