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Proletari di tutto il mondo, unitevi !


 

La società futura agisce già su quella presente 

 

"La società borghese, basata sullo scambio di valore, genera rapporti di produzione e circolazione che rappresentano altrettante mine per farla esplodere. Esse sono una massa di forme che si oppongono alla unità sociale, il cui carattere antagonistico non potrà mai essere eliminato attraverso una pacifica metamorfosi. D'altra parte, se noi non potessimo già scorgere nascoste in questa società - così com'è - le condizioni materiali di produzione e di relazioni fra gli uomini, corrispondenti ad una società senza classi, ogni sforzo per farla saltare sarebbe donchisciottesco" (Karl Marx, Grundrisse).

 


 

"Quando gli operai comunisti si riuniscono, essi hanno in un primo tempo come scopo la dottrina, la propaganda, ecc. Ma con ciò si appropriano insieme di un nuovo bisogno, del bisogno di società, e ciò che sembrava un mezzo è diventato lo scopo" (Marx, Manoscritti).

 


 

Elementi della transizione rivoluzionaria come manifesto politico

 

"i rapporti di economia e di proprietà privata formano un involucro che non corrisponde più al suo contenuto. Esso deve andare inevitabilmente in putrefazione qualora ne venga ostacolata l'eliminazione" in modo artificiale (Lenin, "L'imperialismo")

 

Operaio parziale e piano di produzione

Patologie dell'investimento (de-industrializzazione rivoluzionaria)

Elevare i "costi di produzione" (centralità dell'uomo, estinzione della merce)

Tempo di lavoro, tempo di vita

Controllo dei consumi, sviluppo dei bisogni umani

Rottura dei limiti d'azienda (la società futura e le migrazioni)

L'uomo e il lavoro del Sole (l'agricoltura di domani)

Estinzione del Welfare State nella società umana

Decostruzione urbana (la città nella storia e nella società futura)

La dimora dell'uomo (la casa nella storia e nella società futura)

Evitare il traffico inutile (programma rivoluzionario e automobile)

Abolizione dei mestieri e della divisione sociale del lavoro

L'estinzione della scuola e la formazione dell'uomo sociale

 


 

 

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Aggiornamenti al 29 maggio 2014

 

QuinternaLab

 

Sito dedicato al lavoro di interfaccia tra n+1 e i suoi lettori, interlocutori, collaboratori, simpatizzanti, ecc.

 

www.quinternaLab.org

 

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Lavori in corso

 

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Riunioni pubbliche locali

A 100 anni dall'inizio della Prima Guerra Mondiale si estende la

Quarta Guerra Mondiale

Venerdì 19 settembre 2014, ore 21, riunione pubblica a:

Roma, Via Galileo Galilei, 57

Torino, Via Massena 50a

 

La "Guerra Fredda" è stata una guerra internazionale che ha prodotto decine di milioni di morti. L'abbiamo chiamata "Terza Guerra Mondiale". Crollato con l'URSS il sistema bipolare, e quindi quello dei "fronti imperialistici contrapposti", la guerra non è sparita affatto, anzi è diventata endemica, globale come non mai e insaziabile per numero di morti. L'abbiamo chiamata "Quarta Guerra Mondiale" e dura tuttora. Niente di strano, oggi persino il Papa ha fatto cenno a una periodizzazione simile, mentre il suo retroterra gesuitico ha ribadito dalle pagine di Civiltà Cattolica che non tutte le guerre sono uguali e che la Chiesa non può essere "imbelle" per principio. In effetti è in preparazione il terreno per uno scontro di proporzioni mai viste. Pensiamo solo alla progressione dei morti: I GM = 17 milioni; II GM = 70 milioni; III GM 250 milioni. Contare quelli della IV GM in corso sarà impossibile: ormai in guerra muoiono quasi esclusivamente civili, perciò bisogna tener conto dei bombardamenti urbani, della fame, delle malattie, dei profughi, delle deportazioni, delle "pulizie etniche". O rivoluzione o guerra, diceva la nostra corrente 100 anni fa. O rivoluzione o un miliardo di morti nel tentativo di far sopravvivere il Capitale.

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Incontri generali

 

Il meeting di primavera si è svolto dal 14 al 16 marzo 2014 all'Hotel Sharing di Torino. Sono stati affrontati i seguenti temi:

Lotta di classe: invarianti e trasformazioni 

 

L’azione di massa spontanea contro insostenibili condizioni di vita o per miglioramenti economici non è in grado di assicurare ai lavoratori una vittoria politica ma fornisce i mezzi e l'esperienza per giungervi. Oggi i criteri per tale azione di massa non sono più comparabili con quelli del passato: il passaggio dalla concentrazione alla centralizzazione del capitale ha prodotto una diffusione sul territorio di unità produttive che sono da considerare come reparti collegati in rete di una stessa fabbrica. E la logistica sostituisce il vecchio nastro trasportatore della catena di montaggio. In tale situazione, mentre rimane invariante l'esigenza primaria della lotta economica e della sua struttura organizzata, cade storicamente la spinta della lotta per "mestiere" o per sfera produttiva. Già da tempo si nota l'esigenza di una superiore universalità negli obiettivi, dato che non si può certo far ritornare il capitalismo alla sua fase rampante. Anche se non è all'orizzonte un livello di maturità, determinazione e programma come quello raggiunto negli anni '20 del '900, la soluzione di problemi contingenti e locali obbligherà sempre più ad agire contro barriere che sono universali e globali. Sarebbe una tragedia immane se di fronte a questo dato oggettivo ci si abbassasse a una politica di compromesso come quella che allora permise la più grande controrivoluzione della storia.  


Ma in Italia, c'è stato un feudalesimo?

 

È noto che nel Secondo dopoguerra fu avanzata una aberrante teoria secondo la quale nell'Italia meridionale vi sarebbero stati residui di feudalesimo. L'esigenza di tale teoria si capisce solo tenendo conto della politica interclassista e corporativa del partito stalinista di allora. È infatti teoreticamente corretto sostenere che proletari e borghesi lottano fianco a fianco – anche se non hanno gli stessi obiettivi – in una lotta antifeudale o anticoloniale, ma ciò unicamente in contesti precapitalistici o di oppressione imperialista diretta. Giustificare la lotta a fianco di un imperialista contro l'altro con una teoria antifascista del "risorgimento finalmente compiuto" ha significato semplicemente sancire il corporativismo interclassista e lavorare attivamente per la tremenda subordinazione del proletariato nei confronti della borghesia. In effetti nel Mezzogiorno italiano, già all'epoca dell'annessione piemontese, esistevano condizioni di sviluppo qualitativo capitalistico assai mature, deboli soltanto quantitativamente, mentre di feudalesimo non se ne vedeva nemmeno l'ombra ("se mai il feudalesimo è esistito in Italia", affermò la nostra corrente). Di più: si può facilmente dimostrare che chiamiamo erroneamente "feudali" anche strutture socio-economiche già capitalistiche presenti in Europa almeno dall'anno Mille in poi.

 

Il meeting d'estate avrà luogo a metà giugno. Saranno comunicati gli argomenti e diramati gli inviti.

 

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Primo Maggio a Torino

 

Al tradizionale incontro in piazza intorno alla bacheca della nostra stampa è seguito un riuscitissimo pomeriggio conviviale.

 

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Teleriunioni settimanali via Skype

 

Collegamento telefonico settimanale particolarmente utile per chi è geograficamente isolato. Accesso regolato, mettersi in contatto con n+1. Dati i limiti numerici dei collegamenti forniti da Skype, è preferibile raggruppare in viva voce più partecipanti  intorno a un singolo account.

 

Archivio dei resoconti settimanali

 

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Ultima newsletter inviata

207, 26 marzo 2014.

 

E' uscito il numero 35 della rivista, aprile 2014

 

 

INDICE

 

L'Italia nell'Europa feudale

Il retroterra storico del capitalismo più antico del mondo

Una borghesia vecchia di mille anni – 1. Secondo Risorgimento, Mezzogiorno e feudalesimo – 2. Il famigerato "ritardo" a causa di "residui feudali" – 3. Marx e le Formen: dal comunismo al comunismo – 4. Che cosa fu il feudalesimo? – 5. La rivoluzione barbarica – 6. Un modello di equilibrio… negato – 7. La grande "rottura longobarda" – 8. "Non ritenevano di forestieri altro che il nome" – 9. La rete e le direttrici evolutive dei suoi nodi – 10. Evoluzione della villa come alimentatore del sistema – 11. Una rete senza relazioni non è più una rete – 12. Esplode l'economia curtense – 13. La forbice feudale – 14. Quasi-eresie, plusvalore, grandi fiere – 15. I due più grandi signori feudali d'Italia – 16. Lo Stato feudale?

 

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