Bordiga ai compagni della Sinistra sulla situazione interna di partito

2 novembre 1924.

Carissimo,

Le cose che seguono sono esposte in maniera assolutamente scheletrica, e vorrai considerarle come una comunicazione personale.

La situazione interna di partito che ha dato luogo alla recente polemichetta con me è in poche parole la seguente. L'Internazionale e gli attuali dirigenti del partito desiderano uscire dalla situazione creata dai noti dissensi nostri, e vogliono condurre il partito sul terreno della Internazionale non solo per disciplina ma anche per convinzione. In questo sono non solo nel loro diritto ma anche nel loro preciso dovere. Solo che si avvalgono per tale scopo di mezzi ed espedienti che riescono inutili e dannosi al movimento. Essi si rendono conto che una nuova discussione e critica delle nostre idee in cui ci sia consentito di difenderle, non essendo qui possibile il successo delle falsificazioni polemiche e delle svariate forme di pressione adottate in sostituzione di un dibattito serio ai Congressi Internazionali, li espone al pericolo che la maggioranza del partito riconfermi le sue vecchie opinioni. Non sentendosi dunque, o anche reputando inopportuno per il partito, di affrontare la polemica, la critica e la confutazione delle nostre direttive, essi d'altra parte non vogliono rassegnarsi a rinunziare a quel loro postulato, accontentandosi della nostra obbedienza e disciplinata collaborazione in sottordine. L'espediente che è stato improvvisato è il seguente. Spostare il terreno della discussione dal suo contenuto politico e tattico a quello personale e disciplinare, chiedendo al partito di pronunziarsi non sulle opinioni della sinistra ma sul rifiuto di questa e dei suoi capi a partecipare alle cariche direttive. Siccome apparentemente è giusto dal punto di vista formale che nessuno debba rifiutarsi al lavoro di partito e che le minoranze debbano far tacere i loro dissensi, si riesce, sfuggendo all'esame vero delle cause della crisi del partito, a ottenere dei consensi e dei voti su questo invito alla concordia, che il più delle volte sono ispirati dalle ingenue simpatie dei compagni per la sinistra. Questi pronunziati, quando divenissero generali, servirebbero non a chiamare la sinistra alla dirigenza del partito ma a proclamarne e a vantarne presso il Comintern la finalmente conseguita sconfitta dal punto di vista delle stesse opinioni del partito italiano. Per realizzare questo sogno si sono organizzati i Congressi Federali recenti con un sistema veramente curioso e che merita di essere definito, più che dittatoriale, giolittiano. La facoltà dei Congressi a pronunziarsi sui problemi politici variava a seconda che si poteva prevedere il senso in cui si sarebbero pronunziati. Quando si è potuto si è fatto votare il plauso alla Centrale attuale, in altri casi soltanto l'approvazione delle direttive del V Congresso, oppure il famoso minimum dell'invito a Bordiga a entrare nella Centrale. Quando, come è avvenuto nei più importanti Congressi, prevalevano o avevano agio di mostrare la loro prevalenza le opinioni di sinistra, i Congressi non hanno potuto votare su nessuna questione sotto il pretesto che avevano carattere puramente informativo. La maniera sibillina con cui sono fatti i resoconti sta a provare la miseria dell'evidente giochetto cui ho accennato.

I compagni della sinistra non ci tengono affatto a contendere il possesso della maggioranza del Partito, e queste manovre dispiacciono solo perché vengono a ledere il partito stesso e il suo sviluppo.

In presenza dei pettegolezzi e delle insinuazioni ecco che cosa potremmo dire noi, se deliberatamente non avessimo stabilito di rinunziare ad ogni forma di agitazione e di semplice resistenza in seno al partito.

È demagogia socialdemocratica speculare sulla giusta avversione degli operai per le divisioni di tendenze facendo credere che queste esistono solo per il contegno di alcuni compagni che hanno, o hanno avuto, funzioni direttive. Le tendenze hanno ben più profonda origine e ben altra via si dovrà percorrere per eliminarle. È un fatto che il partito non è ancora perfettamente comunista, non essendo perfettamente omogeneo, e la sinistra ritiene appunto che le sue proposte, sempre respinte, in materia di tattica e di organizzazione, potrebbero sicuramente avviare a questo risultato nazionalmente e internazionalmente. La prova di intendere i veri rapporti che devono stabilirsi in una organizzazione veramente comunista, gli elementi della sinistra la forniscono non con l'assurdo di recidersi le loro opinioni, ma col rinunziare ad ogni caccia ai posti di dirigenza e ad ogni esibizione delle loro persone come ad ogni esasperazione pubblica del loro dissenso che accenni lontanamente ad uscire dai limiti dell'interesse del partito e dell'Internazionale.

In ogni modo gli elementi di fatto escludono la possibilità di diversivi disciplinari e personali. Il V Congresso mondiale ha deliberato formalmente che la sinistra italiana resti al di fuori della dirigenza del partito con voto unanime di commissioni e di Congresso, compresi tutti i rappresentanti italiani. è vero che prima di arrivare al voto ci è stato reiteratamente proposto di entrare a far parte degli organi direttivi del partito, ma ciò secondo i documenti ufficiali alla condizione esplicita che rinunziassimo "ai nostri errori". È lampante che il giorno in cui anche noi divenissimo centristi staremmo insieme con i compagni del centro nella direzione del partito. È poi inesatto che ci si sia offerto la maggioranza in quanto ci si propose solo di entrare nell'Esecutivo e nella Centrale insieme a centro, destra e terzini, avendo "la maggioranza col centro" ossia, dato che la stessa lettera del Comintern dichiara che centro e destra sono la stessa cosa ed ha ragione, offrendoci una piccola minoranza contro le altre tendenze coalizzate.

A parte la nostra convinzione che gli organi centrali di partito debbono essere omogenei (i nostri centristi si accorgono oggi troppo tardi di questa verità) nonché costituiti di compagni che accettino per convinzione le direttive dell'Internazionale, sta di fatto che il Congresso mondiale non solo ha esplicitamente esclusa ogni coazione disciplinare per obbligarci ad accettare posti nella Centrale, ma ha stabilito tassativamente la esclusione da essa di chi conserva le opinioni della sinistra.

Si adopera a scopo di polemica di ripiego la formula di partecipazione di Bordiga al lavoro pratico e al Comitato Centrale. Si deve notare che nel Comitato Centrale e anche in minoranza nel Comitato Esecutivo lavoro pratico non se ne può fare, ma solo diatribe inevitabili. Ad ogni modo le proposte di Mosca comportavano la nomina di Bordiga alla Vice-Presidenza dell'Internazionale e non a un posto di lavoro pratico nel partito italiano. E chiaro che i compagni che desiderano la nostra partecipazione alla dirigenza del partito lo fanno perché sono scontenti dell'indirizzo attuale che vorrebbero modificato. Essi devono però riflettere che si trovano dinanzi ad una porta chiusa, poiché la nostra esclusione fu logicamente votata dal V Congresso dopo che, essendosi presentati i vari programmi di azione per l'Italia, vennero bocciati i nostri criteri e le nostre proposte in cui si riassumeva appunto quanto oggi dovremmo proporre a modifica dell'infelice andazzo della dirigenza del partito, almeno nelle cose sostanziali.

Debbo poi ricordare alcuni fatti che smentiscono in modo lampante il desiderio leale di avere una partecipazione mia alla dirigenza del partito, il quale è agitato solo per dissimulare l'intento di svuotare e svalutare la sinistra ed i suoi uomini nell'opinione del partito.

Tornato da Mosca chiesi invano del come dovessi rendere conto del mio mandato di delegato del partito. Non mi si invitò dall'Esecutivo a riferire alla Centrale alla quale fu solo chiamato, essendosi sollevata la questione da uno dei membri e all'ultimo momento, il compagno Grieco che per caso si trovò a Roma. Non mi si concesse di estendere una relazione scritta da pubblicare come non si sono pubblicati molti importanti documenti della sinistra al Congresso mondiale.

Non solo si è soppressa bruscamente la rivista Prometeo sotto il pretesto che "poteva diventare un centro di attività e di agitazione da parte della sinistra e di Bordiga" ma si è fatto intendere che per lo stesso motivo non si sarebbe permessa l'uscita di un settimanale di partito a Napoli.

Infine si è visto quale offensiva sia stata lanciata per il fatto che, dopo mesi di silenzio, ho avuto occasione di esprimere il mio pensiero nel Congresso della Federazione Napoletana, in quanto di essa sono un semplice iscritto. Tutte queste paure e fobie stanno a dimostrare quanto sia ipocrita la ostentazione di deplorare che io non voglio essere più assiduo nel partito, e dovrebbe togliere ai compagni ogni illusione sul significato dell'invito alla sinistra.

L'argomento poi che nel lavoro pratico si finisce col venire per convinzione a riconoscere la giustezza delle direttive dell'Internazionale, e che noi non lo avremmo ancora capito solo perché non vogliamo lavorare, non solo urta col fatto che eravamo in pieno lavoro pratico quando il dissenso è sorto portando alla nostra destituzione dai nostri posti, ma anche con quello che tutti i compagni della sinistra lavorano oggi per il partito soprattutto alla periferia il cui tono di attività rigogliosa contrasta con la rilassatezza del centro. Tale argomento in quanto può avere di vero si riduce al riconoscimento dei deplorevoli effetti di quel tanto di funzionarismo e forse di carrierismo che comincia purtroppo a sostituire la sana iniziativa rivoluzionaria, secondo la brillante diagnosi e denunzia di questo fenomeno disgraziato fatta dal compagno Trotzky. In conclusione noi restiamo indifferenti dinanzi a tante manovre che deploriamo in quanto danneggiano il partito, ma la nostra risposta è ben semplice. Se un dibattito su vasta scala si ritiene nel momento presente inopportuno noi non abbiamo alcuna protesta da muovere e seguiteremo ad obbedire ai dirigenti attuali. Ma se si insiste nel voler determinare il cambiamento della convinzione del partito non vi è altro mezzo che la vasta discussione regolata con criteri uniformi per tutto il partito e lasciando a noi piena libertà di esporre i nostri argomenti e le nostre conclusioni. Contro il tentativo di organizzare il Congresso Nazionale nello stesso modo dei recenti Congressi regionali non potremmo però non protestare vivamente.

Dopo questa pappardella ecco pochi cenni su quello che si potrebbe sostenere per l'azione politica del partito in questo momento.

Ci sono due modi di considerare l'eventuale trapasso dal regime fascista o meglio dal governo fascista a un governo democratico borghese: un passo innanzi per la possibilità di azione emancipatrice del proletariato, oppure un passo innanzi per la conservazione del regime sociale borghese per il quale, oggi e per un certo periodo, il metodo fascista, indispensabile ieri, è divenuto pericoloso. Il primo criterio è socialdemocratico, il secondo comunista. La democrazia voluta dalle opposizioni è solo un mezzo per poter conservare senza distruggerla l'arma della violenza e della reazione di classe.

Per conseguenza il nostro partito deve combattere parallelamente fascismo e opposizioni e tradurre progressivamente in attitudine politica e finalmente domani in azione rivoluzionaria autonoma la doppia esperienza del proletariato italiano sulla politica della democrazia e del fascismo borghese, comprendendo nella prima la responsabilità di unitari e massimalisti. Il partito fece male ad entrare nel cartello delle opposizioni, uscendone con cavilli procedurali e non per ragioni di principio, mentre si doveva deridere la salita sull'Aventino come un gesto di difesa e di paura professionale dei deputati. Può giustificarsi invece l'uscita dal Parlamento in quei giorni in cui sembrava possibile lanciare la parola diretta dello sciopero generale. Non essendo questo risultato possibile non si doveva subordinare il nostro atteggiamento a quello delle opposizioni. Durante i mesi estivi per ribadire fortemente e non in qualche freddo articolo il concetto che non si trattava di un problema di ordine e di giustizia borghese da ristabilire contro il fascismo e nemmeno di uno dei famosi problemi di civiltà e moralità superiori a classi e partiti, ma del problema rivoluzionario che pone il proletariato contro l'illegalità e la legalità borghese, si doveva dichiarare che mai si sarebbe marciato con le opposizioni e annunziare l'entrata in parlamento col programma di agitarvi la preparazione dell'azione antifascista di classe. Oggi si doveva senza nessuna proposta alle opposizioni o anche ai soli socialisti andare al parlamento fin dalla riapertura. Stanno per questa tattica le stesse ragioni per cui gli astensionisti sostennero subito la partecipazione alle elezioni del 6 aprile contrapponendole alle esiziali elezioni nittiane. Invece è contro i principii nostri e per stretta conseguenza contro la buona preparazione delle masse un boicottaggio del parlamento che viene a confondersi con quello costituzionalista e legalitario delle opposizioni perdendo ogni senso rivoluzionario.

È insensato contrapporre al parlamento fascista il parlamento delle opposizioni che sarà domani l'espressione genuina del potere capitalista e che si dovrà denunciare come tale soprattutto per combattere la peste democratica per la quale esso vanterà di avere il consenso al posto della coazione su cui si basa il fascismo. Malgrado che la tattica del partito sia pregiudicata dagli errori commessi, e malgrado che sia stato finora pernicioso il farne un mistero e il farla consistere in colpi di scena come se lo scopo non fosse la preparazione rivoluzionaria sistematica delle masse, ma il solito effettaccio tra i capi politici del mondo parlamentare e giornalistico romano, malgrado questo bisogna oggi andare al parlamento e condurvi un violento attacco contro le opposizioni seguito da uno non meno aperto ed esplicito contro il governo fascista, col porre in pieno il problema dell'abbattimento del regime borghese in Italia, pur dichiarando che non è ancora giunta l'ora della insurrezione.

Io credo che sia bene fissare i termini di queste nostre proposte pur sapendo che esse non sarebbero mai accettate dall'Internazionale la cui tattica anziché da debolezza per il fascismo è purtroppo inficiata ancora da una propensione velata per la politica della sinistra borghese. È necessario che noi assumiamo responsabilità chiare nella eventualità che le decisioni della Centrale sollevino nel partito malcontento e resistenze che potrebbero anche non essere nel senso nostro.

Scusa la forma abborracciata di questa esposizione ed abbimi tue.

Fonte Da APC, 246/74-77
Autore Amadeo Bordiga
Archivio n+1 Copia dattiloscritta Rif.
Livello di controllo Rilettura X Confr. Orig. Rev. critica

Archivio storico 1924 - 1926