Mozione di Bordiga sui metodi formalistici e burocratici della Centrale, sul suo violento settarismo interno e sul pericolo opportunista nel partito

Ricordato che il Partito non ha modo di pronunziarsi sull'indirizzo e l'attività dei suoi organi dirigenti dal II Congresso Nazionale (Roma, marzo 1922) e che la Centrale attuale non è stata mai eletta né giudicata da un pronunziato del Partito essendo stata sostituita nel giugno 1923 a quella eletta dal Congresso di Roma e quindi rimaneggiata molte volte per deliberazione dell'Internazionale (come da indiscutibile diritto di questa);

ricordato altresì in via di fatto che i mutamenti e rimaneggiamenti della Centrale sono stati spesso e per notevoli periodi di tempo ignorati dalla massa del Partito; e che l'unica consultazione avutasi, ossia la Conferenza nazionale del maggio 1924 si pronunziò a schiacciante maggioranza contro la politica della nuova Centrale, e per le direttive del Congresso di Roma;

il Congresso esprime il giudizio che l'opera politica dell'attuale Centrale sia stata ben lontana dal corrispondere alle esigenze della lotta rivoluzionaria del proletariato italiano e dall'utilizzare in senso rivoluzionario e comunista le possibilità delle successive situazioni, sia per la preparazione e consolidazione delle forze del nostro movimento che per la lotta e la resistenza contro le forze avversarie, per modo che lo svolgimento, attraverso l'esperienza della lotta di classe in Italia, delle energie inquadrantesi in modo sempre più efficace in una matura e potente organizzazione politica di classe, tradizionalmente portata innanzi fino alla destituzione della vecchia Centrale, risulta indiscutibilmente interrotta e compromessa - nel periodo che oggi il Congresso è chiamato a giudicare - dal modo col quale il Partito è stato condotto e guidato dai nuovi dirigenti;

ritenendo poi ancora che nell'opera della Centrale abbiano fatto sistematicamente difetto l'omogeneità, la coerenza, la decisione; che il lavoro pratico e organizzativo siano stati in generale disordinati e caotici con la preminenza dei metodi funzionaristici e burocratici da una parte, e dall'altro del più violento settarismo interno contro una parte notevole del Partito, settarismo che ne ha avvelenato la convivenza, non esitando dinnanzi ad alcun mezzo anche pernicioso alla compagine del Partito e contrastante con ogni residuo di serietà in quelle garanzie statutarie che una Centrale è invece chiamata a tutelare;

ritenendo pure che il perseverare nelle direttive seguite dalla Centrale attuale significherebbe inoltrarsi sulla via che conduce in maniera più o meno diretta al ripresentarsi del pericolo della ricaduta nell'opportunismo, negli errori teorici e nelle degenerazioni tattiche proprie della socialdemocrazia e disastrosi per le sorti della lotta proletaria;

il Congresso passa ad affrontare la più dettagliata valutazione delle esperienze del passato e la risoluzione delle questioni di principio e di metodo dalla quale deve emergere l'indirizzo per l'azione avvenire del Partito e il contributo della Sezione italiana alla risoluzione degli analoghi problemi nel campo internazionale.

DA L'Unità del 28 dicembre 1925. Firmato "Amadeo Bordiga".

Archivio storico 1924 - 1926