Testimonianza di un vecchio compagno a proposito del Comitato d'Intesa

Diversi compagni, per lo più giovani, ci chiedono il significato e l'importanza che ebbe il Comitato d'Intesa costituito a Milano da elementi della Sinistra nel 1925 durante la discussione svolta prima del Congresso di Lione (1926).

Il centrismo, con la complicità dell'Internazionale e approfittando dell'illegalità fascista, era riuscito ad impadronirsi del PCI grazie anche ad aperte forme di corruzione. Invece in Francia, e soprattutto nella regione parigina, la totalità dei compagni, emigrati per sfuggire alla reazione fascista e riuniti nei Gruppi di lavoro del PCF, erano rimasti fedeli alla Sinistra, nonostante le forti pressioni di inviati del CC del PCI coadiuvati dai quadri della burocrazia del PCF, allora in fase di completa "bolscevizzazione ".

Con la collaborazione diretta della Sinistra italiana essi avevano elaborato le tesi di sinistra (Plateforme de la Gauche) per il Congresso del PCF a Clichy, di cui avevano fatto ampia diffusione in assemblee e raduni di compagni francesi. Partecipavano inoltre attivamente alla discussione pre-congressuale del PCI sul quotidiano L'Unità, recando il frutto delle loro esperienze nel PCF.

Citavano i casi dei due maggiori complessi metallurgici della regione parigina, la Renault (oltre 25 mila dipendenti) e la Citroën (più di 10.000), dove la bolscevizzazione aveva rigettato dal Partito migliaia di ottimi compagni in nome dell'operaismo, e nei quali era divenuto impossibile far partecipare più di una diecina di compagni alle riunioni di quelle cellule che sostituivano le ormai disciolte sezioni territoriali del Partito. Riferivano che alla Renault, perché la cellula funzionasse, un compagno della Sinistra "italiana" aveva dovuto fungere da suo segretario. L'apparato del Partito francese era oramai preda di quadri dirigenti legati alla consorteria che, morto Lenin, si era impadronita del PC russo e del Comintern. Ogni crisi nella dirigenza di questi due organismi provocava l'immediato cambiamento dei quadri del PCF, e dei PC degli altri paesi: solo il grande Palmiro riuscì a rimanere sempre a galla.

Scoppiato sull'Unità lo "scandalo" del Comitato d'Intesa, i compagni della regione parigina credettero che i compagni italiani, passati al contrattacco nei confronti delle angherie e dei soprusi del partito in mano al centriamo, avessero rotto definitivamente con esso poggiando la loro attività sulla base delle tesi di Roma e del II Congresso dell'IC: senza tentennamenti decisero di affiancare quest'opera costituendo il Comitato d'Intesa della regione parigina. I compagni della Sinistra italiana, venuti a conoscenza di questa iniziativa, convocarono un rappresentante a Milano perché ascoltasse una relazione sul Congresso di Lione e sulla riunioni del VI Allargato della Internazionale, in cui la Sinistra italiana intervenne difendendo le sue classiche posizioni.

Quel rappresentante seppe tutto in merito al Comitato d'Intesa; cioè, che due compagni avevano prese l'iniziativa di inviare una circolare (alla quale diedero un numero di protocollo, il che permise ai centristi di avere la... "prova" dell'opera di frazionismo continuo ai danni del Partito) ai compagni più qualificati per coordinarne gli interventi nella discussione precongressuale. Gli fu comunque chiaro: 1) che il Comitato d'Intesa non aveva in realtà alcun membro che lo costituisse: 2) che non vi era stata nessuna riunione costitutiva; 3) che l'unica forma di attività svolta era la circolare incriminata, tirata a macchina in poche copie di cui non tutte spedite. I compagni emigrati in Francia, solidali con la Sinistra Italiana, ne erano venuti a conoscenza, come risulta chiaro da quanto esposto, solo leggendo L'Unità.

Una copia della circolare, caduta in mano alla burocrazia centrista, fornì il pretesto per scatenare una campagna furibonda contro gli... scissionisti della Sinistra, accusata inoltre di calunniare la gloriosa Rivoluzione russa e l'Internazionale Comunista: terrore ideologico e sentimentalismo di bassa lega sull'unità del partito vennero abilmente accoppiati. La logica conseguenza di questa campagna fu un ulteriore disorientamento nelle file del Partito in Italia, la cui sola fonte di informazione era il quotidiano del Partito sul quale non comparivano scritti della Sinistra.

Si può dunque affermare che, se il Comitato d'Intesa non fosse esistito, il centrismo avrebbe avuto bisogno di inventarlo per le sue basse manovre.

Il rappresentante dell'emigrazione prendeva così atto della realtà dei fatti, concordava con i compagni italiani della Sinistra, ma aggiungeva che le difficoltà sarebbero sorte al suo rientro a Parigi, poiché, se in Italia il Comitato d'Intesa poteva considerarsi creazione del centrismo, in Francia esso era una realtà concreta, sulla quale avrebbe influito negativamente la situazione determinatasi nel Partito italiano. Infatti esso si scompose: pochi passarono armi e bagagli al centrismo, che li utilizzò subito contro la Sinistra; altri, dopo lungo e aspro discutere, si staccarono dando vita a un movimento operaista che si ricollegava ai "kaapisti" tedeschi: il grosso rimase saldamente fedele alla Sinistra.

Tirando le somme, che cosa è stato il Comitato d'Intesa nella storia del movimento proletario?

I - Esso è stato lo strumento principale che servì di pretesto al centrismo per intorbidire le acque della discussione politica, anteponendo ai problemi politici di fondo questioni di carattere formale e astratto. Ai compagni, prima di chiedere se erano per il neo-centrismo o per la Sinistra, si chiedeva se erano per l'unità del Partito o per la scissione: sotto questo aspetto, l'arma del Comitato d'Intesa fu in mano al centrismo micidiale; non pochi compagni, sull'altare dell'unità del Partito, sacrificarono le loro convinzioni e si prestarono ad essere strumenti del centrismo contro la Sinistra.

II - Esso causò confusione e disorientamento all'estero. Nella regione parigina esso fu creato a immagine di quello che nella stampa del Partito appariva essere in Italia (e in realtà non fu mai). Proprio in questo consisteva la trappola centrista tesa ai compagni emigrati solidali in blocco con la Sinistra. Il diabolico congegno non poteva non sortire l'effetto voluto: spezzare l'omogeneità nelle file dell'emigrazione, spostandone la direzione in fedeli mani centriste. La controrivoluzione avanzante al gran galoppo in tutta Europa, e sulla cui cresta d'onda i centristi cavalcavano sicuri, consentiva loro la riuscita di qualunque sudicia manovra, di ogni lurido inganno.

[Bruno Bibbi]

Da "Il programma comunista" n. 10 del 1964

Archivio storico 1952 - 1970