Bordiga a Ceglia

Napoli, 30 agosto 1956

Caro Ceglia, sono breve perché ho da fare per il giornale - che Milano ritarda gravemente - e per Cosenza.

E' giusto quanto avete detto a Casale, che Livorno fu un compromesso. E' giusto quanto dice Lenin nell'Infantilismo che è formula fessa quella di: siamo contro qualunque compromesso: in varie occasioni ho chiarito: siamo contro i compromessi quando è fisicamente assodato e certo che ne usciamo fregati, come la storia ha confermato per i fronti unici di partiti, i governi operai, le fusioni etc.

Il quesito è se si poteva e doveva evitare il compromesso Livorno, o meglio Imola (frazione). Non lo credo. Partecipanti al compromesso erano, fin da Mosca 1920, giugno: 1: Frazione astensionista. 2. Ala sinistra direzione massimalista del P.S.I., Gennari (che poteva andare) Bombacci (che già era dubbio allora). 3. Federazione giovanile (Polano: poco serio anche allora). 4. Qualche altro defezionista sinistro (Misiano: vedi sopra). 5. I torinesi, assenti a Mosca, per i quali riferii io (vedi libro Rosmer) in tinte rosee: piacquero ai russi perché, sebbene zoppi in dottrina, li credettero legati alle masse, e vicini a prendere la maggioranza del P.S.I. con l'Avanti! che io, con rabbia di Zinovieff, riuscii a non prendere.

Si doveva rifiutare questo assemblage? Si doveva a Bologna 1919 coi 3500 voti astensionisti rompere e andare a Mosca? Forse in tal caso sarebbe andato a Mosca fin da allora Serrati coi suoi e il grosso del marcio. Comunque è possibile opinare che si "doveva" rompere prima. Domanda: spiegare in termini marxisti che significa "si doveva" e anche "si deve". Risposta rinviata.

A Cosenza uno di Torino deve (siamo lì) venire. Non si può per i soldi del viaggio tagliare la barba di Bogino e porla all'asta? Ciao.

Amadeo

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