La nostra riunione generale del 6-7 settembre, Parigi 1969

Ha avuto luogo a Parigi il 6-7 settembre, magnificamente organizzata dalla sezione locale, la seconda riunione generale del Partito. Sono stati un giorno e mezzo d'intenso e quasi ininterrotto lavoro, nell'atmosfera di vivo entusiasmo e di seria partecipazione che sempre caratterizza i nostri incontri e che bene esprime la saldatura fra i giovani e giovanissimi dai quali è ormai costituita in enorme maggioranza l'organizzazione e la "vecchia guardia" che ha lasciato ad essi un tesoro di dottrina, di esperienza di lotta, di passione rivoluzionaria e di eroica abnegazione, su cui costruire e con cui combattere.

Diamo qui di seguito un primo riassunto dei vasti e complessi rapporti, ai quali è seguita un'ampia relazione politico organizzativa, che ha messo in evidenza i buoni risultati della nostra azione su scala internazionale e tracciato la via del suo incremento futuro. Per esteso i rapporti appariranno man mano sulla nostra stampa e specialmente sulla rivista in lingua francese "Programme Communiste".

Bilancio del lavoro del partito sul "Capitale"

Prima di passare all'argomento specifico dei rapporto, la compagna relatrice ha ricordato, come è nostro costume nelle riunioni generali, il lavoro precedentemente compiuto dal partito, al quale l'esposizione stessa si ricollega.

Il Capitale di Marx, che reca il sottotitolo di "Critica dell'economia politica" si compone notoriamente di tre, Libri: I -Il processo di produzione del capitale; Il -Il processo di circolazione del capitale; III -Il processo d'insieme della produzione capitalistica, vasta materia che è stata già largamente riesaminata ed esposta sia in rapporti alle riunioni generali, sia in lavori scritti.

Per il I Libro , abbiamo gli Elementi dell'economia marxista così caratterizzati nella prefazione: "Il lavoro che prendiamo a pubblicare è una esposizione, in forma in certo senso diversa dall'originale, del I Libro del Capitale. Non è un riassunto e tanto meno una volgarizzazione. Lo studio dell'opera fondamentale di Marx esige una preparazione economica e storica i cui risultati vanno applicati di pari passo. Qui si è in certo modo sceverata ed allineata la parte economica del testo". E' per questo che si designano spesso questi Elementi, e un annesso ulteriormente aggiunto, con il termine di Abaco dell'economia marxista. In realtà, oltre ai risultati economici del I Libro, essi mettono in evidenza due caratteri fondamentali dell'opera: 1° - il carattere rigorosamente scientifico del metodo usato da Marx in questo I Libro; 2° - il fatto che Marx non ha consacrato la sua vita a descrivere, sia pure scientificamente, il capitalismo, ma ben più a prevedere e descrivere scientificamente il socialismo: la sua analisi dell'economia borghese non è che un momento dialettico di una sintesi molto più vasta che abbraccia d'un sol colpo d'occhio il passato e il presente delle società umane per indicarne l'avvenire, e il coronamento di questo corpo integrale di dottrina è la dimostrazione della necessità dell'avvento di una nuova forma sociale di produzione: il socialismo .

Apparsa nel nostro "Prometeo" dal 1947 al 1950 (numeri 5-14), questa riesposizione fedele è stata pure tradotta in francese e pubblicata nei numeri 2, 3, 4, 5 e 7 del "Programme Communiste" (1958-1959); la sua riedizione sarà uno dei prossimi compiti del partito, anche in quanto il testo è ora difficilmente accessibile ai giovani compagni.

A quest'opera fondamentale si aggiunge un Abaco dell'economia marxista che: 1) propone una simbolica per l'esposizione del Capitale, 2) contiene una illustrazione algebrica del paragrafo 17 degli "Elementi" sulla legge generale del plusvalore, e 3) un'altra del paragrafo 20 sulla riunione "verticale" di due imprese. Apparso in edizione al ciclostile nel 1959, esso è stato pubblicato in traduzione francese nel numero 10 del "Programme Communiste" (gennaio-marzo 1960).

A questi due testi è opportuno aggiungere il riassunto di un brano inedito che, nel piano originario di Marx, doveva chiudere il I Libro e gettare un ponte al II, e che è noto come il VI Capitolo: tale riesposizione è accessibile in un numero di questo giornale e, in traduzione francese, nel numero 35 (aprile-giugno 1966) del "Programme Communiste", mentre una traduzione del testo è uscita di recente a cura di un nostro compagno.

Per il II Libro abbiamo: 1) un Abaco dell'economia marxista n. 2 che tratta pure essenzialmente della simbolica da utilizzare (apparso nel 1960 in edizione al ciclostile); 2) un riassunto dei capitoli relativi alla riproduzione semplice, ai cicli del capitale-denaro, del capitale produttivo e del capitale merci, e alla rotazione del capitale, nell'importante articolo Sciupio capitalista e comunismo, che si può agevolmente consultare, insieme alla tabella riassuntiva in esso contenuta, nel numero 24, luglio - settembre 1963, del "Programme Communiste".

Quanto al III Libro, ne è stata largamente utilizzata (insieme allaStoria delle teorie economiche, o IV Libro del Capitale) la sezione VI intitolata: Conversione del sovraprofitto in rendita fondiaria, nella lunga serie di articoli dedicati alla questione agraria (numeri 21, 22, 23 del 1953 e numeri 1-12 del 1954 di questo giornale), finora non tradotta in francese. Inoltre, nel recente e importantissimo lavoro La teoria marxista della moneta, il cui testo completo si legge nei numeri 43-44, 45, gennaio-giugno e luglio-settembre 1969 del "Programrne Communiste", e che costituisce una specie di "taglio verticale" nell'insieme dell'opera di Marx a proposito della delicata e complessa questione monetaria, si trovano esposti elementi essenziali della sezione V del Libro III, dal titolo: Ripartizione del profitto in interesse e utile d'intrapresa. Essi seguono, nello sviluppo logico e insieme storico della questione della moneta, o del denaro, gli elementi che provengono dal Libro I (sezione I: Merce e denaro; sezione II: Trasformazione del denaro in capitale) e dal Libro II (sezione I: Le metamorfosi del capitale e il loro ciclo; sezione III: Riproduzione e circolazione dell'insieme del capitale). Così sebbene limitato ad una questione particolare, questo lavoro rappresenta un contributo di prim'ordine allo studio e all'assimilazione della poderosa opera di Marx nel suo complesso.

Tralasciamo qui di citare le innumerevoli altre pubblicazioni in cui la materia e i temi del Capitale (basti pensare al Dialogato con Stalin e al Dialogato coi morti) sono stati ripresi e sviluppati in tutto l'arco della nostra attività di partito.

II metodo del "Capitale" e la sua struttura

Il metodo applicato nel Capitale, che si riflette nella struttura a prima vista sconcertante dell'opera, è stato definito da Marx nel modo più generale nel 3° paragrafo della Introduzione (1857) allaCritica dell'economia politica, intitolato Il metodo dell'economia politica (i neretti sono nostri): "Sembra corretto cominciare con il reale ed il concreto, con l'effettivo presupposto; quindi, per esempio, nell'economia, con la popolazione, che è la base e il soggetto dell'intero atto sociale di produzione. Ma, ad un più attento esame, ciò si rivela falso. La popolazione è un'astrazione, se ad esempio tralascio le classi di cui si compone. E le classi sono a loro volta una parola priva di senso, se non conosco gli elementi su cui esse si fondano, per esempio lavoro salariato, capitale, ecc. E questi presuppongono scambio, divisione del lavoro, prezzi, ecc... Se cominciassi quindi con la popolazione, avrei una rappresentazione caotica dell'insieme e, precisando più da vicino, perverrei via via analiticamente a concetti più semplici; dal concreto rappresentato ad astrazioni sempre più sottili, fino a giungere alle determinazioni più semplici. Da qui si tratterebbe poi d'intraprendere nuovamente il viaggio a ritroso, fino ad arrivare di nuovo alla popolazione, ma questa volta non come ad una caotica rappresentazione di un insieme, bensì come ad una ricca totalità".

Notando che, cominciando dalla "totalità vivente" gli economisti classici hanno sempre finito per trovare "alcune relazioni determinanti generali, astratte", sulla cui base hanno costruito "sistemi economici che dal semplice salivano fino al concreto", Marx conclude: "Que-st'ultimo è chiaramente il metodo scientificamente corretto. Il concreto è concreto perché sintesi di molte determinazioni, quindi unità del molteplice... Per la prima via | che parte dal concreto e dal complesso | la rappresentazione concreta si è volatilizzata in una determinazione astratta; per la seconda | dal semplice e dall'astratto al concreto | le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto per la via del pensiero".

Il movimento dal I e dal II Libro — che trattano rispettivamente del "Processo dl produzione del capitale" e del "Processo di circolazione del capitale" — al III Libro, che tratta del "Processo di insieme della produzione capitalistica", è appunto quel movimento dal semplice e dall'astratto al concreto e al complesso, che Marx qui sopra definisce come "il metodo scientificamente corretto". Ma è unicamente perché nella prima parte le "determinazioni astratte" sono state razionalmente stabilite, che la seconda, "il processo di insieme", non appare più come un inestricabile caos (contrariamente a quanto avviene nell'economia politica di cui Marx ha intrapreso la critica a fini rivoluzionari), ma come una "ricca totalità".

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Qual è dunque la "determinazione astratta" dalla quale Marx parte e che glí permette di giungere ad una rappresentazione intelligibile della realtà empirica, concreta? Questa determinazione — egli stesso vi insiste ripetutamente — è il capitale in generale:

"Io faccio astrazione dalla moltitudine dei capitali reali e dalla concorrenza fra di loro, che non è se non il rapporto del capitale con se stesso in quanto capitale altrui, e che perciò non può essere delucidato senza che lo sia stata la nozione stessa di capitale in generale" (Lettera a Kugelmann).

"L'intervento di molti capitali reali non deve turbare la nostra analisi. Al contrario, il rapporto tra i diversi capitali diverrà chiaro solo quando avremo messo in evidenza ciò che hanno tutti in comune: il fatto di essere capitale" (Grundrisse...).

"E' necessario definire esattamente lo sviluppo del concetto di capitale, perché esso costituisce il concetto fondamentale dell'economia moderna, e la struttura stessa del capitale la cui immagine astratta si ritrova nella società borghese. Se abbiamo ben afferrato le condizioni preliminari del rapporto capitalistico, dobbiamo essere in grado di dedurne tutte le contraddizioni della produzione borghese, così come tutti i limiti che essa tende continuamente a superare" (Idem), senza tuttavia, aggiungiamo noi, mai giungere a superare il rapporto capitalistico quale è descritto nel Libro I; salto che può essere compiuto solo dalla rivoluzione sociale, la cui condizione e il cui punto di partenza è la rivoluzione polititica del proletariato.

Ciò che distingue il capitale-in-generale da tutte le altre forme della ricchezza è il fatto di essere un valore creatore di plusvalore. Il punto di partenza di Marx implica quindi che egli cominci col valore stesso. Ecco perché la prima sezione del Libro I è intitolata: Merce e denaro.

Egli deve poi cercare come il valore semplice si trasformi in valore creatore di plusvalore: è l'oggetto della seconda sezione intitolata: "La trasformazione del denaro in capitale" (nella quale rientrano di fatto i capitoli intitolati rispettivamente: "III sezione - La produzione del plusvalore assoluto"; "IV sezione - La produzione del plusvalore relativo"; "V sezione - La produzione del plusvalore assoluto e del plusvalore relativo"; "VI sezione - Il salario").

Infine, deve cercare come la produzione del plusvalore implichi la riproduzione non soltanto semplice ma allargata del capitale, e quindi dell'intero rapporto capitalistico: è l'oggetto della VII sezione intitolata: "Il processo di accumulazione del capitale" (nella quale rientra il capitolo XXIV intitolato: "La cosiddetta accumulazione originaria").

E' quindi perfettamente esatto dire, come si legge negli Elementi dell'economia marxista:

"ll I Libro copre il campo completo della dottrina di Marx sul capitalismo" ed è "l'ossatura costruttiva" dell'insieme, perché "conduce di getto lo studio economico di tutto il processo, dal primo scambio a tipo di baratto, attraverso la nascita e l'accumulazione del capitale, fino alla conclusione che al capitalismo succederà una economia sociale e non mercantile, tracciata lapidariamente nel penultimo capitolo. I dati, lo studio e le leggi della circolazione [oggetto del LibroII] sono già pienamente compresi in questo sviluppo".

Contenute nel I Libro, le "determinazioni astratte" del processo di circolazione saranno riprese e sviluppate nel Libro II, che contiene: "I sezione - Le metamorfosi del capitale e il loro ciclo"; "II sezione - La rotazione del capitale"; "III sezione - Riproduzione e circolazione del capitale sociale totale".

Quando arriviamo alla fine del II Libro, l'analisi del capitale in generale è interamente compiuta. Quale sarà l'oggetto del III Libro? E' ancora una volta lo stesso Marx a dircelo nelle frasi introduttive del capitolo I di questo Libro:

"Nel I Libro sono stati studiati gli aspetti fenomenici che il processo di produzione capitalistico, preso per sé, offre in quanto processo di produzione immediato, facendo astrazione da tutti gli effetti secondari di circostanze ad esso estranee. Ma questo processo di produzione immediato non esaurisce il ciclo di vita del capitale. Nel mondo reale esso è completato dal processo di circolazione, che è stato oggetto delle ricerche del II Libro. Qui, specialmente nella III lezione, si è visto, trattando del processo di circolazione come mediatore del processo di riproduzione sociale, che il processo di produzione capitalistico, preso nell'insieme, è unità di processo di preduzione e processo di circolazione. In questo III Libro non si tratta di esporre riflessioni generali su questa unità. Si tratta piuttosto di scoprire e descrivere le forme concrete alle quali dà vita il processo di movimento del capitale considerato come un tutto. Nel loro movimento reale i capitali si affrontano in tali forme concrete, per cui la forma del capitale nel processo di produzione immediato, come la sua forma nel processo di circolazione, appaiono soltanto come particolari momenti. Le forme del capitale, come le esponiamo in questo Libro, si avvicinano quindi passo passo alla forma in cui esse si manifestano alla superficie della società, nell'azione reciproca dei diversi capitali, della concorrenza, e nella coscienza comune degli agenti stessi della produzione".

In questo III Libro, quindi, non soltanto vedremo le categorie marxiste — valore, plusvalore, capitale costante, capitale variabile, saggio di plusvalore — riapparire sotto il travestimento delle categorie borghesi — profitto, costo di produzione, saggio di profitto — come avviene nelle tre prime sezioni; ma vedremo anche nelle tre sezioni successive (coronate dalla breve sezione VII - "I redditi") le forme di esistenza passeggere analizzate nel Libro II - capitale denaro, capitale produttivo, capitale merci — cristallizzarsi in forme di esistenza particolari — capitale finanziario, capitale industriale, capitale commerciale —; vedremo il plusvalore, già metamorfosato in profitto, ripartirsi ulteriormente in interesse e in utile d'intrapresa, e il sovraprofìtto convertirsi in rendita fondiaria. Arrivato a questo punto della "riproduzione del concreto per la via del pensiero", Marx indica, nel piano primitivo del Capitele formulato nell'ultimo paragrafo de "Il metodo dell'economia politica" citato più sopra, che bisognava affrontare: "I rapporti internazionali della produzione; la divisione internazionale del lavoro; lo scambio internazionale; le esportazioni e le importazioni; il corso dei cambi; il mercato mondiale e le crisi".

Determinata da considerazioni logiche, la struttura di insieme del capitale trova così naturalmente una giustificazione storica, che Marx de finisce come segue:

"Nell'analisi del capitale in generale, non abbiamo ancora a che fare né con questa o quella forma particolare, né colcapitale individuale. In effetti, ci troviamo al suo processo genetico. Ora, questo non è che un'espressione ideale dello sviluppo reale attraverso il quale diventa capitale. In cambio, rapporti ulteriori dovranno essere considerati come sviluppi a partire da questo germe" (Grundrisse...).

Detto ciò, tutto lo studio precedente del metodo di Marx distrugge senza appello la scappatoia dei detrattori impotenti o interessati del Capitale che, pretendendo ch'esso "descriva il capitalismo concorrenziale del XIX secolo", concludono con disinvoltura che è un'opera "superata", incapace di spiegarci il capitalismo monopolistico del XX! Supponendo infatti (cosa evidentemente falsa) che nessuna delle categorie e delle forme empiriche del capitale trattate nel Libro III sia più osservabile "alla superficie" della società borghese contemporanea, l'analisi scientifica del capitale in generale nei Libri I e II rimarrebbe pur sempre interamente in piedi. Ecco perché la pretesa di analizzare "il capitalismo concreto dei nostri giorni" partendo direttamente da esso e facendo astrazione dai risultati dei Libri I e II, può soltanto sfociare, sul piano scientifico, in un miserabile aborto e, sul piano politico-sociale, in un rigurgito delle assurde rivendicazioni e riforme che, già in passato, vennero bugiardamente presentate come socialismo (come nel caso di due opere contemporanee, ritenute basilari dai "sinistroidi": Il capitalismo monopolistico di Baran e Sweezy e Lo scambio ineguale — titolo quanto mai suggestivo — di Emmanuel).

Tutta questa introduzione metodologica non deve quindi essere considerata come un hors d'oeuvre superfluo e meno ancora come un semplice ornamento: destinata ad orientare i compagni che affrontano lo studio dell'opera fondamentale di Marx nel dedalo apparente della sua composizione "in spire successive", essa giustifica egualmente il modo in cui la prefazione agli Elementi dell'economia marxista definiva il lavoro che incombe a noi, modesti allievi dei maestri del socialismo scientifico: trarre, come loro, la verifica, il controllo della teoria generale, e la prova della sua efficacia, dallo studio dei fenomeni particolari attuali dello sviluppo capitalistico , perché, in quanto metodo scientifico, il metodo del Capitale è anche necessariamente un metodo sperimentale.

Così inquadrato, anche come utile traccia ai compagni, il problema del "metodo", il rapporto si è addentrato in una brillante illustrazione dei legami fra il I e II III Libro e delle fondamentali leggi in essi formulate, il cui testo integrale apparirà nella rivista teorica internazionale "Programme Communiste".

(continua)

Da "il programma comunista" n. 17, 1 ottobre 1969.

Indice de Il programma Comunista - 1969