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Attività fisiologica dello Stato, reazioni  democratico-giuridiche e lavoro comunista

 

Crediamo di fare cosa utile nel pubblicare una selezione del materiale circolato dopo l'operazione dei ROS dell'11 luglio. I messaggi sono appositamente mescolati e il lettore saprà trovare da sé i prodotti di un certo milieu pseudorivoluzionario, democratico e resistenziale, partigianesco e integrato, non dissimile da quello che si vorrebbe criticare nei degni eredi di Stalin e Togliatti, oggi omologati al centro e perfettamente intercambiabili con il pattume destrorso. Non c'è nulla di comunista nei luoghi comuni che non escono dalla logica borghese del diritto, come non c'è nulla di razionale in una borghesia che ha terrore del suo stesso terrore e crede di esorcizzarlo incolpando fantasmi creati ad hoc.

 

Comunicato della nostra redazione in seguito alle perquisizioni e ai sequestri di computer e materiali

Venerdì 11 luglio 2003, squadre del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri (ROS) hanno perquisito le abitazioni di 56 persone che dal luglio 2001, come si legge nel decreto di perquisizione emesso dalla Procura di Bologna,  erano venute per vari motivi in contatto con il Centro di Ricerca per l'Azione Comunista (CRAC), oggi indagato per "associazione eversiva".

Dallo stesso documento risulta che nel dicembre del 2001 al circolo "La Vereda" di Bologna "alcune persone" facenti riferimento alla rivista "n+1" avrebbero partecipato ad una riunione organizzata dal CRAC. In realtà si era trattato di una delle conferenze pubbliche che noi stavamo tenendo in diverse città sull'attacco alle Twin Towers e sulla successiva guerra all'Afghanistan. Alla conferenza avevano partecipato alcuni militanti del CRAC, gli stessi che ci avevano invitato e trovato il locale. Alcune considerazioni a margine di questo giro di conferenze le avevamo pubblicate sul n. 8 della nostra rivista nell'ambito dell'articolo Orizzonte di lavoro.

Ad ogni modo, dichiaratamente, per il solo fatto della conferenza pubblica bolognese, sono state perquisite la nostra sede di Torino e sette abitazioni di redattori in diverse città. Nell'operazione ci sono stati sequestrati sette computer, materiali diversi su supporto magnetico e cartaceo, agende, ecc.

Mentre operazioni di questo tipo rientrano nella normale routine informativa dello Stato, i motivi specifici non possono che essere oggetto di inutili ipotesi. Compagni e lettori ci conoscono benissimo attraverso un lavoro pluridecennale e le nostre pubblicazioni parlano più chiaro di qualsiasi comunicato contingente possiamo ora redigere.

Dal punto di vista pratico immediato c'è stato un intoppo nella posta, nell'invio delle newsletter, nella gestione del sito e nel lavoro redazionale, che si svolge per la maggior parte in rete. Contiamo di ripristinare in breve tempo il nostro piccolo network e sicuramente il n. 12 della rivista, previsto per settembre, non subirà ritardi.

La redazione di n+1.

[ L'operazione su vasta scala di cui qui si tratta non è l'unica di quest'anno; tutte hanno un significato che va certamente al di là delle caratteristiche dei singoli gruppi politici presi di mira. Calcoliamo che nel caso specifico siano state coinvolte complessivamente circa 300 persone e 400 carabinieri dei ROS ].

 

Le spiate erano più che puntigliose: maniacali

[...] L'indagine è stata promossa dal sostituto procuratore del tribunale di Bologna D. Giovagnoli, che dopo due anni di indagini, ormai in scadenza nei termini di legge, si è affrettato a prolungare l'inchiesta e ha fatto scattare le perquisizioni. Gli atti consegnati agli interessati riportano una puntigliosa ricostruzione delle iniziative pubbliche degli ultimi due anni (assemblee, presidi...). E private come traslochi e bevute al pub. Durante le perquisizioni effettuate non solo nelle abitazioni, ma anche sui luoghi di lavoro, nelle quali sono rimaste coinvolte molte più persone delle 56 previste, sono stati sequestrati materiali cartacei e informatici di vario genere. Per quanto è stato possibile stabilire fino ad ora i compagni perquisiti si trovano nelle seguenti città: Parma, Bologna, Rovereto, Padova, Roma, Modena, Bari, Venezia, Trieste, Milano, Trento (se avete altre comunicazioni su i compagni perquisiti comunicatecelo).

Contro la repressione - Rompiamo l'isolamento.

Alcuni compagni e compagne inquisiti e/o perquisti

 

Vibrata protesta: perbacco, ci restringono gli spazi democratici!

All'alba di questa mattina 11 luglio 2003 un centinaio di carabinieri dei Ros di Parma e di altre città hanno perquisito 14 abitazioni di militanti e simpatizzanti dell'area antagonista cittadina, sequestrando materiale personale (diari, agende, cellulari, libri, audiocassette e video), documenti, supporti informatici e computers anche dei loro coinquilini per un totale di 22 persone interessate all'operazione.

L'ordine di perquisizione è partito dalla Procura di Bologna nella persona del p.m. Giovagnoli che complessivamente ha disposto 56 mandati nelle città di Bologna, Milano, Torino, Venezia, Padova, Trento e Parma. Per 8 compagni/e l'accusa è il 270 bis, associazione sovversiva, per i restanti i provvedimenti odierni sono disposti al fine di acquisire informazioni e documentazioni su presunti rapporti con associazioni politiche della sinistra antagonista.

Non si sono registrati fermi o arresti ed al momento non si hanno notizie relative ai compagni /e delle altre città interessate tranne quella di una perquisizione ad un compagno di Modena appartenente al sindacalismo di base.

Con questo comunicato i compagni/e di Parma 

DENUNCIANO PUBBLICAMENTE IL GRAVE ATTO INTIMIDATORIO E REPRESSIVO compiuto nei confronti di chi quotidianamente denuncia e lotta contro questo sistema di cose, contro le guerre imperialiste ed ingiuste che in nome del dio-denaro affamano popoli e sterminano diritti e dignità umana, contro i licenziamenti, la flessibilità-precarizzazione del mondo del lavoro, contro l'ingiustizia e la barbarie del sistema capitalista che valorizza solo il profitto per pochi e la miseria dell'eterno bisogno per molti, contro le manovre antioperaie dei padroni della confindustria e dei loro sicari, contro le leggi xenofobe e razziste come la Bossi-Fini-Turco-Napolitano, per un mondo dignitoso e per l'uguaglianza sostanziale di tutti/e.

Questa azione repressiva è l'ultima di una lunga serie che ha visto arresti, denunce, ed incriminazioni, successivamente risultate infondate, di militanti di vari gruppi comunisti ed antagonisti (Carc, Iniziativa Comunista, Rete del sud ribelle dove il leader Caruso dei disobbedienti meridionali è stato incriminato per la medesima associazione sovversiva e poi prosciolto per infondatezza dei reati contestatigli ).

Sempre più si realizza una pratica repressiva di stampo APERTAMENTE FASCISTA (il cui braccio armato si incarna nei Raggruppamenti Operativi Speciali dei carabinieri) che punta ad arrestare, denuciare, reprimere chi ha il coraggio di dichiararsi comunista e lotta attivamente per questa trasformazione sociale oggi più che mai necessaria.

Per tutti/e l'appuntamento è al Circolo Mariano Lupo P.le Allende 1 Parma alle ore 21 per organizzare una forte risposta politica agli attacchi repressivi, una denuncia dell'uso strumentale dei reati associativi volto a restringere gli spazi di democrazia politica sia sui posti di lavoro, sia nelle piazze: seguiranno altri aggiornamenti sulle iniziative di lotta.

Compagni e compagne di Parma

 

Ora e sempre: resistenza (e democrazia, e libertà e frontismo...)

Non ci lasciano stare... Non li lasciamo stare! Questa mattina, 11 luglio, su ordinanza del sostituto procuratore di Bologna Giovagnoli, sono state effettuate 56 perquisizioni ad altrettanti compagni e compagne con l'ormai usuale accusa di "associazione sovversiva con finalità di terrorismo" (art. 270 bis). Le città coinvolte sono Bologna, Milano, Parma, Firenze, Torino, Rovereto, Roma, Padova, Modena, Venezia e Trieste. Nelle perquisizioni sono stati coinvolti amici e parenti dei compagni e delle compagne indagate, finanche persone, anche straniere, che si trovavano casualmente ospitati in alcune case. Sono stati sequestrati computers, materiale cartaceo ed addirittura effetti personali o riguardanti il lavoro. L'inchiesta riguarda formalmente la sigla, non più esistente da tempo, del CRAC (centro di Ricerca per l'Azione Comunista), ma ha coinvolto una vasta area del movimento, compresi alcuni nostri compagni. Le indagini dirette dal solerte Giovagnoli riguardano esclusivamente iniziative e documenti di carattere pubblico. Non vengono imputati fatti concreti, ma si contesta agli indagati di essere "comunisti internazionalisti" (pagina 2 del decreto), di considerare che il capitalismo "ha ormai esteso il suo dominio su tutto il pianeta [...] e che con l'aggravarsi delle condizioni sociali di sopravvivenza anche i focolai di scontro si diffondono e si intensificano" (pagina 7). In sostanza, si imputa ai compagni e alle compagne di denunciare il carattere disumano di questo modello economico, sociale e politico e di partecipare al vasto movimento che si oppone e resiste nella prospettiva di una società diversa e libera dallo sfruttamento.

Da Genova 2001 è ormai uno stillicidio continuo di denunce, pedinamenti, perquisizioni, provvedimenti restrittivi, cariche e pestaggi, sevizie e omicidi perpetrati ai danni di chi non piega la testa ai diktat dei poteri forti capitalistici e cerca di individuare una strada radicalmente alternativa per risolvere una crisi economica ormai endemica che produce guerre, miseria, sfruttamento, morti per lavoro su tutto il pianeta.

Contrastiamo questa ennesima intimidazione rafforzando la ricomposizione sociale e politica di classe ed esprimiamo solidarietà attiva nei confronti di tutti i compagni e le compagne indagati, perseguitati o arrestati. Procedendo separati siamo tutti/e più deboli e facilmente reprimibili. Differentemente, radicandoci nei posti di lavoro, sul territorio e nelle scuole, e riuscendo a sviluppare lotte e mobilitazioni unitarie, saremo non solo capaci di affrontare l'inevitabile repressione che colpisce chi si mobilita contro il capitalismo, ma ciò ci aiuterà anche ad individuare e praticare meglio un percorso di reale liberazione dal sistema del mercato.

Solidarieta' ai compagni e alle compagne indagati e perquisiti

Contro il capitalismo e la sua repressione lottiamo uniti

Ora e sempre resistenza 

Assemblea Nazionale Anticapitalista

 

Naïf

Indagati "per il reato di cui all’art. 270 bis C.P., per aver costituito e diretto una associazione, denominata C.R.A.C. - CENTRO di RICERCA per l’AZIONE COMUNISTA, che si proponeva il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo e eversione dell’ordine democratico ed in particolare di compiere delitti con uso di violenza contro l’incolumità personale allo scopo di svolgere attività politica e di propaganda diretta a combattere il capitalismo e a distruggere lo stato".

 Con queste parole inizia il decreto di perquisizione emesso dal Tribunale di Bologna, con il quale venerdì 11 luglio 2003 i carabinieri del ROS hanno bussato alle porte di più di cinquanta persone in diverse città d’Italia. A Torino viene perquisita la casa di un compagno del centro di documentazione “Porfido”, e sequestrati computer, floppy disc, corrispondenza e carte varie. 

Tanto per parlar chiaro, non solo evitiamo, come molti usano fare in questi casi, di “prendere le distanze”; al contrario, confessiamo che se il CRAC fosse realmente un’associazione in grado di tali pregevoli opere (“eversione dell’ordine democratico” … “combattere il capitalismo” … “distruggere lo Stato”), sicuramente non avremmo esitato a farne parte. Peccato però che non sia così. E non certo a causa di incapacità degli amici e compagni del CRAC; quanto per il semplice fatto che la rivoluzione sociale non è la messa in atto di un progetto elaborato da un gruppo politico, da un’avanguardia, da un partito, armato o meno che sia, quanto piuttosto un processo storico, una catastrofe epocale, frutto dell’esplosione delle contraddizioni insite in una organizzazione sociale in declino. 

“Il comunismo è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”, si è detto. 

È all’interno di questo movimento che individui e gruppi si sforzano di accelerarlo, di parteciparvi, cercando di dare forza e consapevolezza alle forze sociali deputate alla sua realizzazione, al superamento della società, alla realizzazione della comunità umana. In questo sforzo si pone Porfido, nel suo piccolo, come i compagni del CRAC. 

Nessuna dissociazione, dunque, anche perché in realtà c’è ben poco da cui dissociarsi. Nell’indagine in questione, addirittura, non c’è proprio nulla. Le uniche cose che vengono contestate agli indagati, a quanto risulta dagli atti, sono assemblee pubbliche, presentazioni di libri, riunioni. 

Del resto sembrerebbe alquanto assurdo, ma evidentemente non agli occhi di carabinieri e Procura, costituire un’associazione eversiva con il suo bel sito internet, i suoi giornali, un recapito pubblico, ecc. Ma tant’è. 

Quel che viene sbandierato negli atti è una presunta analogia con le posizioni dei «gruppi eversivi dichiaratamente autori di atti di violenza e terrorismo, quali le Brigate Rosse partito comunista combattente…». Quel che è certo però è soltanto che i compagni di CRAC, in seguito all’omicidio di Marco Biagi, hanno pubblicamente rifiutato di «unirsi alla canea di voci di coloro che, per opportunismo e infamia, fanno a gara per essere “i più lontani”, “i più democratici”, “i migliori antagonisti delle BR-PCC”». 

E visto che questa indagine, anche se indirettamente, in qualche modo chiama in causa anche noi, confessiamo senza pudore che per la morte di chi ha speso la propria vita al servizio dello sfruttamento di classe non abbiamo versato una lacrima. Sarà perché siamo degli estremisti senza cuore, forse. O forse sarà che ne versiamo già abbastanza di lacrime, tutti i giorni, per le vittime di tale sfruttamento, per tutti i ragazzi uccisi sulle strade dalle pallottole della polizia, per tutti i proletari morti di lavoro o rinchiusi e torturati nelle patrie galere; per non parlare di tutti i bombardati, affamati, ammalati, del resto del mondo, e affondati o deportati quando cercano di fuggire dalla sorte che il capitalismo gli ha riservato a casa loro. 

Comunque, se da un lato questa indagine è demenziale tanto da far sorridere, dall’altro è preoccupante in quanto spia del clima di cui è figlia. E non ci riferiamo, o per lo meno non esclusivamente, alla repressione nei confronti del “movimento”, ma della generale recrudescenza della repressione a livello mondiale. Chiamare in causa un governo di destra è soltanto un insulso tentativo di rovesciamento causa-effetto. 

Il clima di guerra infinita permea prepotentemente tutta la vita sociale, anche nelle metropoli della “fortezza occidente”. La guerra internazionale al terrorismo si traduce in un attacco a ogni spazio di libertà e autonomia in tutto il pianeta, dove le frontiere, blindate per i migranti, non esistono più per soldati e polizie; gli Stati baluardo delle “libertà democratiche”, candidamente, costruiscono lager, applicano la tortura sistematica sui prigionieri, calpestano i trattati internazionali, ecc. 

A capo della polizia USA in Iraq si insedia colui che ha combattuto la criminalità nelle strade di New York, braccio destro di Rudolph Giuliani, eroe della “tolleranza zero”; così come a dirigere i pestaggi nelle strade di Genova i giorni del G8, c’erano gli stessi carabinieri che avevano diretto i massacri in Somalia, tanto per ricordarci come sia venuta meno ogni separazione tra tempi di guerra e tempi di pace; “zona di guerra” è ormai l’intera vita sociale. L’amministrazione dell’ordine capitalista si sta sempre più risolvendo in una guerra civile quotidiana, una guerra permanente contro gli uomini per il mantenimento coatto della pace mercantile. 

Non è proprio quel che si dice una situazione rosea… sembrerebbe piuttosto il disperato tentativo di scongiurare il crollo di una società in agonia, a qualsiasi prezzo. Non sappiamo quanto potrà reggere, certo non in eterno. Nel frattempo, comunque, confessiamo che non abbiamo intenzione di stare seduti sulla riva del fiume, aspettando di veder passare il cadavere del mostro mercantile. 

Centro di documentazione “Porfido”

 

Il 270 e 270 bis (dittatura di classe e organizzazione sovversiva) non si addicono agli anarchici 

 All'interno delle indagini riguardanti i CRAC sono state perquisite 5 abitazioni a Rovereto. Il capo d'accusa è il solito 270bis. Le perquisizioni sono avvenute in tutta Italia oggi tra le 5 e le 6.30 di mattina. Complessivamente gli indagati (e quindi perquisiti) sono 53 con il 270bis + 8 per altri capi di imputazione non meglio chiari. Praticamente tutte le case dei compagni di Rovereto hanno subito perquisizioni questa mattina presto. 

Anarchici roveretani 

 

Anarchici antifascisti e resistenziali?

Poco dopo l´alba i carabinieri della compagnia roveretana hanno bussato alla porta di cinque anarchici roveretani per compiere una perquisizione domiciliare che però, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non ha molto a che fare con gli avvenimenti degli ultimi giorni in città. 

I cinque, che fanno parte del gruppo autore delle occupazioni e delle manifestazioni organizzate in città, sono stati raggiunti dal provvedimento firmato dal sostituto procuratore di Bologna Giovagnoli, nell´ambito di una operazione nazionale. In tutto 56 abitazioni perquisite a Milano, Torino, Venezia, Padova, Rovereto, Parma e Bologna.  

Pesante l´ipotesi di reato sulla scorta della quale sono state ordinate le perquisizioni: associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell´ordine democratico (art. 270bis codice penale). In alcuni casi ci si è invece limitati a raccogliere informazioni e documenti su presunti rapporti con associazioni della sinistra antagonista.  

Nessuno degli anarchici oggetto del provvedimento è stato fermato o arrestato. I cinque roveretani sono stati accompagnati in caserma ma solo per l´identificazione e la notifica.  

L´ordine di perquisire le abitazioni è arrivato quindi da lontano e non in risposta alle polemiche roveretane che hanno visto più soggetti politici chiedere interventi forti contro i manifestanti anarchici. Ciò non significa che la visita dei carabinieri all´alba non possa avere effetti sulla situazione roveretana. Nelle abitazioni sono state sequestrate agende, diari, incartamenti che saranno trasmessi alla procura di Bologna. Il richiamo all´articolo 270bis del codice penale, quello appunto che prevede l´ipotesi di reato dell´associazione sovversiva, apre scenari preoccupanti per gli anarchici roveretani. Non si tratta più di atti vandalici, di manifestazioni non organizzati, neppure di una (comunque grave) aggressione. Si parla di terrorismo.  

Un´altra spallata - questa però prevedibile - al gruppo degli anarchici roveretani è arrivata dal questore De Luca (ieri, tra l´altro, è stato annunciato il suo trasferimento a Catania). Il «presidio antifascista e antirazzista» previsto per le 18 di oggi a largo Posta non è stato autorizzato. Gli anarchici hanno rinnovato l´appuntamento spostando l´incontro aperto a tutti alle 16.30 in via Bezzi. Quindi in contemporanea con il corteo di An. Resta da capire se il presidio delle 18 sarà comunque allestito.  

Dal fronte anarchico, intanto, arriva una nota diffusa, come le precedenti, su internet. Nel documento - firmato anche questa volta da «alcuni anarchici roveretani» - per la prima volta si fa esplicito riferimento agli attacchi compiuti alla Telecom, contro il portone dell´anagrafe in via della Terra, contro le vetrine delle agenzie immobiliari. In tutti i casi gli anarchici respingono ogni responsabilità e parlano di azioni compiute da «ignoti» e strumentalmente attribuite poi a loro per dare alle forze dell´ordine «mani libere».  

E mentre l´aggressione ad Enrico Pappolla (sempre a casa, in convalescenza) finisce in Parlamento con un´interrogazione di An al ministro dell´Interno Pisanu, in città arrivano oggi i rinforzi chiesti dal sindacato di polizia e invocati dalle istituzioni. Una presenza massiccia ma discreta - si dice - che dovrebbe essere più che sufficientte per garantire alla città un sabato pomeriggio quasi normale.  

   L'Adige del 12/7/2003 

 

Come sono buoni al "Manifesto": Biagi e Br "restano sullo sfondo"

Antagonisti, anarchici e sindacalisti di base sono stati perquisiti ieri in diverse città di mattina dai carabinieri del Ros nell'ambito di una nuova inchiesta per associazione con finalità di terrorismo (articolo 270 bis codice penale), aperta dal pm bolognese Paolo Giovagnoli che che indaga anche sull'omicidio di Marco Biagi. Le perquisizioni sono state oltre cinquanta tra Bologna, Milano, Parma, Modena, Torino, Venezia, Padova, Trento e Rovereto. Stavolta però le nuove Brigate rosse restano sullo sfondo: gli indagati sono otto militanti o simpatizzanti del Crac, il Centro di ricerca e azione comunista di Bologna, mentre gli altri sono perquisiti come persone informate dei fatti. Gli inquirenti sarebbero partiti da alcuni documenti e volantini attribuiti al gruppo, che pure ha rivolto ripetute critiche al progetto neobrigatista, nei quali si solidarizza con Nadia Lioce (la neobr arrestata dopo la sparatoria sul treno Roma-Firenze il 2 marzo scorso, oggi detenuta a Firenze-Sollicciano) e si ricorda «il compagno Mario Galesi, caduto nella lotta», cioè nella stessa sparatoria (costata la vita anche al sovrintendente polfer Emanuele Petri). Ancora una volta, come nel caso dei Carc (comitati d'appoggio alla resistenza per il comunismo) finiti di nuovo sotto inchiesta a Napoli dopo due archiviazioni a Roma e a Milano (sempre per l'articolo 270 bis), sono nel mirino i militanti più impegnati nella solidarietà ai detenuti. 

La procura di Bologna ammette di non aver ancora raccolto elementi sufficienti contro gli indagati. Le perquisizioni chiudono mesi di indagine che erano andati, evidentemente, un po' a vuoto. Da quasi tutte le abitazioni sono stati portati via agende, cellulari, libri, audiocassette e video, supporti informatici e personal computer. A Parma si organizzano iniziative di solidarietà, punto di riferimento è il Circolo Mariano Lupo (piazzale Allende 1).

Il Manifesto 

 

Terrorismo, perquisizioni nel Veneto (titolo originale)  

Venezia. Una cinquantina di perquisizioni sono state compiute nel l’Italia settentrionale nelle case di persone che sono ritenute legate agli ambienti anarco-insurrezionalisti. A finire nelle maglie dell’inchiesta nel corso della quale sono stati eseguiti i provvedimenti ci sono anche persone residenti nel Veneto: e sembra che si tratti di cinque padovani e tre veneziani.  

Gli accertamenti, effettuati a cominciare dalla mattinata di sabato e terminati solamente a tarda sera, sono stati disposti dal sostituto procuratore bolognese Paolo Giovagnoli, ovvero dal magistrato che è titolare del fascicolo d’inchiesta relativo all’omicidio del consulente del governo Marco Biagi, assassinato appunto a Bologna il 19 marzo dello scorso anno (nella foto, la scena del delitto). 

E proprio qualche giorno fa, il pubblico ministero che indagava sulle inadempienze delle autorità di pubblica sicurezza in relazione al loro compito di assicurare la scorta al giuslavorista ucciso dalle Brigate rosse aveva - sì - chiesto l’archiviazione per i vertici dell’antiterrorismo e della questura bolognese, ma precisando che le responsabilità erano così gravi e alte da non poter essere imputate a colpa specifica dei soli indagati.  

Proprio gli ambienti della procura emiliana, tuttavia, smentiscono che le perquisizioni abbiano un legame investigativo diretto con l’indagine aperta dopo l’omicidio del professore.  

Agli indagati, i magistrati contestano il reato previsto dall’articolo 270 del codice penale, cioè l’associazione con finalità di terrorismo anche internazionale e di eversione dell’ordine democratico. La stessa fattispecie di reato che, dopo l’ultimo attentato, le procure venete contestano al fantomatico Unabomber.  

Sembra che nel corso delle perquisizioni sia stato sequestrato dai carabinieri del Ros - il reparto operativo speciale, delegato dai pm emiliani all’effettuazione delle perquisizioni - un grande numero di documenti, dischetti per computer, telefoni cellulari, video, audiocassette e personal computer.  

A Venezia, in particolare, i carabinieri sono andati nell’abitazione di una coppia di anarchici residenti nel sestiere di Dorsoduro; una terza perquisizione sembra sia stata invece compiuta a Mira nella casa di un operaio del Petrolchimico di Marghera. 

L'Arena del 14/7/2003 

 

Comunismo? La procura di Bologna "vuol vederci chiaro"

BOLOGNA — E dopo i Carc, i 'Centri di appoggio alla resistenza per il comunismo' perquisiti qualche mese fa, nel mondo più o meno sommerso accusato di attentare all'eversione democratica senza disdegnare l'uso della violenza, ecco spuntare il Crac, il 'Centro di ricerca per l'azione comunista'. Ed è proprio ai membri affiliati a quest'ultima struttura, creata a Bologna dal suo leader indiscusso Diego Negri, che i carabinieri del Ros dell'Emilia Romagna e del Veneto, per ordine della Procura di Bologna, hanno indirizzato le loro attenzioni.  

Le perquisizioni, una cinquantina in tutto, sono scattate all'alba dello scorso venerdì in varie città italiane, Bologna, Modena, Parma, Trento, Padova, Mestre e Venezia. Sarebbero una decina gli indagati per associazione sovversiva con finalità di terrorismo anche internazionale e di eversione dell'ordine democratico, e senza dubbio sono parecchi gli scatoloni che gli uomini in borghese del Raggruppamento operativo speciale dell'Arma hanno riempito con documentazione e cd ora da controllare e 'studiare'. Sequestrati anche telefonini, video, audiocassette e personal computer.  

Il blitz verso l'area antagonista era in programma da tempo, e non appena le richieste di perquisizione firmate dal sostituto procuratore Paolo Giovagnoli, lo stesso pm che indaga sull'uccisione del giuslavorista Marco Biagi, hanno trovato riscontro nel lavoro del gip, i carabinieri si sono mossi contemporaneamente sui vari fronti.  

Una decina le perquisizioni a Bologna, altrettante a Padova, una a Modena e le altre tra Padova, Venezia e Mestre, dove sono state passate al setaccio anche le stanze di una coppia di anarchici residenti nel sestiere di Dorsoduro e la casa di un operaio del Petrolchimico di Marghera.  

«Noi — ha spiegato il procuratore capo di Bologna, Enrico Di Nicola — abbiamo il bisogno di conoscere a fondo tutta l'area legata all'antagonismo e agli anarco insurrezionalisti. L'inchiesta sull'omicidio Marco Biagi in questo blitz non c'entra, ma è chiaro che se la nostra attenzione è rivolta a una certa area con intenti rivoluzionari un motivo ci deve pure essere... Ora fateci lavorare in pace, c'è un sacco di materiale da analizzare, migliaia e migliaia di documenti, vedremo... Le piste sono tante...».  

E' ovvio che gli inquirenti, proprio in virtù della propaganda del 'laboratorio' Crac, basata anche su dichiarazioni di violenza come mezzo lecito della lotta di classe, ritengono che ci si posa trovare di fronte a un terreno fertile in cui si potrebbe annidare qualche fiancheggiatore delle Nuove Brigate Rosse.  

Un analogo blitz, va ricordato, sempre per ordine della Procura di Bologna era scattato sei o sette mesi orsono. L'ambiente rivoltato come un calzino sempre quello dell'estrema sinistra, ma alla fine non emerse nulla di interessante. Ma ora si torna all'attacco e nel mirino è finito il Crac di Diego Negri (personaggio già perquisito per fatti legati a una sua presunta associazione sovversiva nel 1999), che tra i suoi scopi individua anche quello primario di «organizzare la violenza proletaria come illegalità e antistituzionalità, capace di contrapporsi alla violenza statale nella difesa della classe».  

I nemici del Crac? Il «sindacalismo e il parlamentarismo, ma soprattutto lo Stato, che è attributo del sistema di produzione del capitale e dunque la sua distruzione è una condizione necessaria per la rivoluzione comunista, il cui contenuto è l'abolizione del proletariato verso la comunità umana».  

Discutono di questo e questo predicano, quelli del Crac. E la Procura di Bologna vuole vederci chiaro.  

La Nazione del 14/7/2003

 

L'abbattimento del sistema è proibito dal sistema stesso, è strano?

[...] L’impianto accusatorio del P.M di Bologna si basa sulla capziosa ricerca di analogie tra i programmi delle organizzazioni combattenti e i passaggi di analisi politica generale di chi come i compagni del CRAC considera “ il capitalismo un rapporto sociale che come tale va combattuto in tutti i suoi aspetti”. 

Oltre alla estrapolazione di frasi tratte da documenti di carattere politico-ideologica vengono elencate a sostegno dell’ipotesi “sovversiva” una serie di iniziative pubbliche che vanno dall’appoggio alle lotte dei lavoratori alle iniziative contro la guerra, dall’impegno per la chiusura dei centri di detenzione temporanea alle istituzioni psichiatriche, alle riunioni redazionali della rivista “Senza Censura” sino alle manifestazioni di movimento (Genova) e al sostegno dei prigionieri rivoluzionari contro l’applicazione dell’art. 41 bis. 

L’onnipresente Giovagnoli, fedele servo dello Stato, già inquisitore dei compagni di Rivoluzione, dei Carc, di Persichetti e “regista” della bufala di S. Petronio contro sedicenti “terroristi arabi”, rivelatisi successivamente studenti berberi di storia dell’arte, con questa ulteriore iniziativa si fa il principale interprete dell’attacco generalizzato all’ipotesi comunista e rivoluzionaria che vede nell’abbattimento del sistema capitalistico e nell’organizzazione autonoma della classe gli elementi centrali dell’agire politico.  

I fatti sostanziati dalle indagini di polizia giudiziaria, risalenti all’estate del 2001, evidenziano come gli elementi utilizzati per giustificare l’emissione degli avvisi di garanzia per 270 bis, siano tutti quei momenti di mobilitazione e controinformazione nei quali tutti i compagni non possono che riconoscersi.  

Questo ennesimo attacco della controrivoluzione preventiva contro compagni attivi nelle differenti istanze di base del movimento di classe (mondo del lavoro, immigrazione, antimperialismo…) cerca di eliminare l’ipotesi di organizzazione dei rivoluzionari nel momento in cui il sistema capitalista mostra ogni giorno, sempre di più, le sue profonde contraddizioni e la sua intrinseca debolezza.  

Le perquisizioni di queste ore non costituiscono un fattore sorpresa ma sono in diretta continuità con l’articolazione del controllo sociale e della repressione su ampie porzioni di classe e sulle avanguardie di lotta.  

Sosteniamo i compagni colpiti ribadendo che l’unica risposta alla repressione è l’estensione e l’intensificazione dell’attività militante nelle lotte presenti e future.  

Panetteria Occupata e Rete dei Lavoratori di Milano Milano 08/07/03 

 

Battere i piani delle classi dominanti: apriamo un dibattito e fondiamo un comitato

Il “Comitato contro la repressione” di Viareggio e Versilia esprime la solidarietà di classe ai compagni arrestati nei giorni scorsi a Parigi e a quanti, in diverse città, hanno subito le perquisizioni.

Anche questi fatti rientrano nelle dinamiche della lotta di classe e fanno parte del rapporto rivoluzione/controrivoluzione in un quadro internazionale di sviluppo della crisi del modo di produzione capitalistico, di guerra preventiva e permanente e di generale e crescente peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro del proletariato.

Dopo l’11 settembre ’01 abbiamo assistito alle guerre imperialiste (Afghanistan prima e Iraq dopo) e all’intensificarsi dell’oppressione e dello sfruttamento contro le masse arabo-musulmane e, in particolare, all’attacco repressivo contro chi si oppone al sistema capitalista e non è disposto a sottomettersi al dominio imperialista. 

Attacco repressivo che ha l’obiettivo di criminalizzare la lotta di classe. Basti pensare alle “liste nere” comprendenti le organizzazioni rivoluzionarie cosiddette “terroristiche” da parte della borghesia che, oltretutto, si è dotata di strumenti sempre più sofisticati e scientifici al fine di ottenere risultati concreti sul terreno della controrivoluzione (prevenzione, controllo, repressione).

Dobbiamo organizzarci ed affrontare questo nuovo livello di scontro con adeguate iniziative di denuncia, di controinformazione e di formazione soprattutto verso le nuovi generazioni.

La repressione è un aspetto significativo per il mantenimento dell’attuale potere; la risposta della lotta di classe quindi si deve misurare giorno per giorno anche su questo terreno.

La solidarietà è un’arma! La solidarietà di classe deve essere praticata e dispiegata per ostacolare e battere i piani delle classi dominanti.

Comitato contro la repressione di Viareggio e Versilia

 

Criptici propositi d'attacco

  Ancora oggi 56 compagni e compagne appartenenti a diverse aree del movimento hanno subito perquisizioni da parte dei ROS, su mandato del PM bolognese Giovagnoli. Otto di questi risultano essere indagati per 270 bis (associazione sovversiva per finalità di terrorismo).

L’intento palese di questa indagine è quello di costruire forzose analogie, in termini di analisi complessiva di fase, tra le organizzazioni combattenti e tutte quelle realtà e soggettività di movimento anticapitaliste.

Se da una parte si vuole quindi colpire nel mucchio smuovendo le acque nella speranza che emergano elementi che permettano la prosecuzione delle indagini sulle organizzazioni combattenti, dall’altra parte il triste tentativo è sempre il solito: intimidire con l’innalzamento dei livelli repressivi sostenuti dal famigerato art. 270 bis, le perquisizioni, le minacce di applicazione dell’art. 1 (pericolosità sociale) un movimento che quotidianamente costruisce il proprio anticapitalismo nel territorio, sui luoghi di lavoro, contro la precarizzazione, nelle scuole e a fianco dei migranti.

Se questa è la finalità sortirà ben pochi effetti.

Siamo consapevoli che l’area antagonista e anticapitalista sia composta da mille anime, spesso in contraddizione tra loro, ma l’obiettivo che la repressione vuole raggiungere è quella di annientare questa nuova volontà collettiva e la possibilità stessa di tessere nuove forme di relazione tra i diversi settori sociali, avviando un forte processo di ricomposizione che abbia come obiettivo l’abbattimento della società capitalista.

Non ci faremo inchiodare sul terreno difensivo della lotta alla repressione, ma al contrario impegneremo ogni nostro sforzo per il radicamento e l’innalzamento del conflitto sociale a partire dalle lotte per il diritto alla casa, allo studio, al salario, contro la precarizzazione, il fascismo, il razzismo, l’imperialismo, il sessismo e per spazi di socialità non mercificata.

  Solidarieta’ ai compagni colpiti dalla repressione. La solidarieta’ e’ un’arma! Contro la repressione non si tace: nessuna giustizia nessuna pace!

  I compagni e le compagne del CSA Vittoria

 

  Un "tavolo di confronto" per "costruire momenti di comunicazione" contro la "volontà persecutoria"...

  L’assemblea delle compagne e dei compagni di diverse realtà nazionali riunitosi nel “tavolo di confronto sul tema dello sfruttamento” a Napoli il 12 luglio 2003 esprime solidarietà militante ai compagni colpiti l’11 luglio dall’ennesimo atto repressivo attraverso 56 provvedimenti di perquisizione con 8 compagni indagati (art. 270 bis c.p.), avvenuti a Bologna, Milano, Parma, Firenze, Torino, Rovereto, Roma, Padova, Modena, Venezia e Trieste. Tali atti hanno coinvolto oltre ai compagni impegnati nel conflitto sociale, anche amici e parenti, seguendo una logica di crescente intimidazione e criminalizzazione. Il decreto di perquisizione, lungi dall’evidenziare accuse specifiche, dimostra la chiara volontà persecutoria nei confronti dei militanti anticapitalisti ed antimperialisti, rei di contrastare apertamente l’ordine disumano ed alienante della società capitalistica. Queste attività si inquadrano, a livello internazionale, nelle scelte repressive della borghesia imperialista con le famigerate “liste nere” stilate tanto dal polo imperialista USA quanto da quello UE.

Alla luce di questi ultimi avvenimenti riteniamo ulteriormente confermata la necessità di costruire momenti di comunicazione e mobilitazione sui temi relativi alla repressione; uno dei momenti di valorizzazione è il tavolo di confronto sul tema della repressione che si terrà il prossimo 19 luglio a Genova. È necessario rispondere ad ogni atto repressivo con la militanza trasformando l’attacco della borghesia in momento di rilancio della solidarietà e della lotta autonoma e indipendente dei lavoratori e del proletariato.

  I compagni del tavolo di confronto sul tema dello sfruttamento.

  Napoli, 12 luglio 2003

 

Morte al capitalismo! (e se il capitalismo non vuole essere ammazzato?)

Difendere con ogni mezzo gli spazi di agibilita´ politica conquistati con la resistenza!

Il C.A.R.C e L´A.S.P di Massa esprimono la loro più ampia solidarietà ai compagni/e del CRAC colpiti da quest´ennesima azione repressiva messa in campo dalla banda berlusconi tramite la procura di bologna, che ha portato a 56 perquisizioni e a 8 inquisiti per associazione sovversiva(270/bis). Questo nuovo attacco al movimento comunista e antiimperialista giunge a breve distanza dagli arresti di Parigi dei compagni Giuseppe MaJ, Giuseppe Czepel e Catherine Bastard, giunge dopo l´ennesimo attacco ai C.A.R.C con perquisizioni e indagini in diverse parti d´italia. Giunge in un momento in cui in tutta europa la controrivoluzione preventiva marcia a ritmo incalzante contro i comunisti e gli antimperialisti (processo di Parigi conto i GRAPO e il PCE(r), processo a Zurigo contro una compagna di Aufbau, azioni contro i compagni di Batasuna nei paesi Baschi). In tutti i paesi imperialisti la borghesia imperialista con la scusa del "terrorismo internazionale" cerca di fare un passo avanti nella controrivoluzione preventiva nel tentativo di stroncare il movimento rivoluzionario. Bisogna sviluppare la massima solidarietà verso i compagni colpiti dalla repressione. Bisogna utilizzare questi infami attacchi per denunciare tra le masse la borghesia e il suo sporco lavoro.la solidarietà di classe è un arma!

L´unico terrorista è il capitalismo! solidarietà a tutti i compagni colpiti dalla repressiome! libertà per i rivoluzionari prigionieri! morte al capitalismo! w il comunismo!

  A.S.P C.A.R.C comitati di ms Comitato Aldo Salvetti aderenti al Fronte Popolare per la ricostruzione del PC

 

Adesso vi dico io come si fa

[...] L’assioma e’ quanto mai semplice: l’estrema sinistra, per sua natura, e’ antisistema, quindi sovversiva, quindi passibile tutta di 270 bis. Secondo punto dell’assioma: in quanto tale l’estrema sinistra non può che essere la “area di riferimento” dei “terroristi”, l’acqua per i pesci. Spiegare ad un Procuratore che si vanta di essere servo dello Stato, il cui obbligo é appunto quello di reprimere chiunque violi le leggi, e il cui prestigio agli occhi dei suoi mandanti dipende da quante inchieste riesce ad imbastire; e’ come chiedere ad un vigile urbano che smetta di fare le multe a chi passa col rosso.

“Area di riferimento”, non e’ una categoria giuridica, né e’ un concetto che abbia un rigore dal punto di vista del Diritto. E’ una generica formulazione letteraria, come quelle di “frequentazioni”, “correità”, “responsabilità oggettiva”. Tuttavia é su questo assioma, su questi concetti generici, che gli organi della repressione operano e scatenano i giannizzeri di Stato.

In un contesto come questo, i soggetti di queste attenzioni, intendiamo le formazioni di estrema sinistra, dovrebbero agire con intelligenza tattica. Noi tutti siamo rivoluzionari, e non ci facciamo certo spaventare dalle persecuzioni, ma a lungo andare le persecuzioni sono devastanti: la criminalizzazione dei rivoluzionari è un’arma potentissima dello Stato che, se non previene affatto il soggettivismo militarista (che anzi la repressione alimenta obiettivamente), taglia le gambe alle formazioni rivoluzionarie che fanno un faticosissimo e aperto lavoro politico di massa.

[...] In questo contesto inquietante e minaccioso i rivoluzionari debbono essere cauti nello “esercizio delle loro funzioni”. Quando scrivono articoli o volantini, quando parlano, in piazza o in riunioni, quando inviano un messaggio di posta elettronica.

Invece di prendere queste elementari precauzioni per non offrire il fianco alla repressione, alcuni gruppi di compagni, pensando che le parole abbiano un significato magico, vittime della forza evocativa del lessico comunista, la sparano grossa, fanno proclami altisonanti, paurosamente rivoluzionari. “Ci considerate eversori? e noi, senza paura, vi diciamo in faccia che lo siamo, anzi vi dichiariamo la santa guerra di classe; non nascondiamo che vorremmo mettervi tutti sulla graticola!”.

Immaginate il nostro grigio procuratore quando lo zelante agente della Digos gli pone sulla scrivania questi proclami: va in brodo di giuggiole, gli viene la bava in bocca, gli si illuminano gli occhi, e con irrefrenabile eccitazione avvia la sua inchiesta affastellando carte su carte, aizzando e “istruendo” sbirri d’ogni tipo. Con l’inconfessata speranza a ambizione di salire un altro gradino della gerarchia istituzionale. In fondo tiene famiglia e la vita con l’Euro costa sempre piu’ cara.

[...] Da anni andiamo ripetendo che va costruito un fronte, una rete, contro il 270 bis. Un movimento che per poter davvero impensierire il nemico, deve essere ampio, inclusivo, trasversale. In fondo parliamo della lotta contro lo Stato di polizia, che è una lotta, da sinistra, per la democrazia e lo Stato di diritto.

Da questo orecchio i nostri intrepidi rivoluzionari non ci sentono, loro preferiscono ubriacarsi con le loro parole, coi loro fantasmagorici quanto inutili proclami alla classe operaia, disprezzano ogni “collusione” con qualsiasi settore avversario. Questa logica estremistica amplifica la loro impotenza e, quel che è peggio, pregiudica l’avvio di una reale battaglia contro la repressione.

Infine: la solidarietà non puo’ essere vincolata all’accettazione delle idee e delle pratiche di chi subisce la repressione. Io posso, ad esempio, solidarizzare con chi ha scelto di suicidarsi con la lotta armata, ma mi si deve lasciare il diritto di criticare il suicidio, anche perché esso, nostro malgrado ci coinvolge. Noi siamo pronti a far parte di un eventuale coordinamento nazionale, contro la repressione e il 270 bis, ma ci opporremo all’uso strumentale, di chicchessia, di chi invoca la solidarietà ma solo per satellitare i solidali, per tenere in piedi la sua baracca. Ci sono infatti tante baracche, lo diciamo senza ambagi, che se chiudessero i battenti, sarebbe talmente auspicabile che nessuno se ne accorgerebbe. Se ne accorgerebbero solo gli interessati, che in certi casi sono solo gli sbirri, che se ne interessano appunto per... dovere professionale.

[...] Alla repressione non si risponde (solo) con la lotta contro la repressione, ma soprattutto con la lotta di classe (sebbene il suo sviluppo porti sempre altra repressione) perché l'estensione in ampiezza e in profondità della lotta di classe è il prezzo più alto che possiamo far pagare allo stato per la sua azione di intimidazione e di intossicazione.”

Appunto, impariamo la lezione. Aggiungiamo solo che oggi la lotta di classe non si esprime principalmente nelle fabbriche, non ha più il vecchio movimento operaio come protagonista. Oggi la lotta di classe si esprime anzitutto nella lotta antimperialista internazionale, e i protagonisti tutti sanno chi sono: quelli che combattono l’imperialismo nei punti alti.

Non ci sarà alcun freno alla repressione se non uniremo, in primo luogo, tutti gli antimperialisti a livello mondiale. Chi si ostina, oggi come oggi, a cercare nella “classe operaia” l’alleato principale nella lotta contro la repressione, si romperà la testa. Come la romperà chi si affida al “Movimento dei Movimenti”, alle armate di cartapesta della “seconda superpotenza mondiale”.

Occorre poi definire un quadro preciso di riferimento, sia analitico che strategico, una scala di priorità, un ruolino di marcia. Non fermeremo la repressione in Italia se non partiremo attaccando la Lista Nera, che è, dopo l’11 settembre, la madre di tutte le repressioni, il paradigma di tutta la sbirraglia imperialista.

Voce operaia

 

Più chiaro il giornale borghese dei comunicati "resistenziali"

[...] Continua intanto il lavoro di indagine, interpretazione e analisi sul materiale (documenti cartacei e cd) sequestrato nelle 53 perquisizioni effettuate dai carabinieri del Ros tra Bologna, Modena, Parma, Trento, Padova, Mestre e Venezia.

"Nessun collegamento - ribadisce comunque il pubblico ministero Paolo Giovagnoli che ha firmato i provvedimenti - con l'omicidio del giuslavorista bolognese. Si tratta di una indagine del tutto autonoma rispetto a quella dell'omicidio di Marco Biagi, di un'attenzione particolare verso gli ambienti della sinistra estremista".

'Visite' eseguite in pratica per capire se le opinioni 'sovversive' del Crac (il Centro di ricerca e azione comunista che ha la sua sede nella nostra città), che non va confuso con i Carc (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, sui quali sta indagando la Procura di Napoli e a cui si è interessata anche la nostra Procura per l'omicidio Biagi) hanno trovato qualche realizzazione concreta.

L'interesse degli inquirenti parte da una pubblicistica che si dice favorevole all'uso della violenza nell'attività politica, anche se non ci sono accuse specifiche di atti di violenza realizzati.

Esplicita invece la volontà da parte dei Crac e del suo fondatore Dario Negri, di far conoscere l'esperienza delle Brigate Rosse nel tentativo di analizzarla, così (come hanno spiegato in alcuni passi) da non lasciare solo al "mondo borghese e capitalista" l'analisi del fenomeno brigatista. Un'esperienza, quella delle Br, da cui comunque il movimento ha sempre preso le distanze.

Il Crac è attivo soprattutto sull'asse Bologna-Modena-Parma e ha contatti con anarco-insurrezionalisti del Veneto e del Trentino. Nell'inchiesta sono otto le persone iscritte nel registro degli indagati con l'accusa di associazione con fini di eversione dell'ordine democratico. Otto militanti che avrebbero avuto punti di appoggi nel capoluogo emiliano.

"Il Resto del Carlino" del 15/7/2003

 

Breve sfogo psicologico sul nulla (con troppi punti esclamativi)

11 luglio 2003: ancora decine di perquisizioni a compagne e compagni dell'area antagonista. Ancora i Reparti Speciali dei Carabinieri che si presentano all'alba nelle case e nelle sedi politiche. Ancora un articolo che compare sui mandati: il 270 bis, ovvero l'associazione sovversiva con finalità di terrorismo. E ancora una firma in fondo a questi mandati, uguale a quella comparsa su centinaia di altri mandati in questi ultimi mesi: quella del giudice bolognese Paolo Giovagnoli.

Due parole su questo giudice: venuto alla ribalta per avere in mano l'inchiesta sull'omicidio Biagi, questo "magistrato democratico" ricambia l'auge firmando a piene mani ogni tipo di richiesa presentatagli dai Carabinieri, veri ispiratori (come sempreŠ) delle campagne di criminalizzazione anticomunista e controrivoluzionaria. Un giudice "intoccabile", che nemmeno svarioni come i clamorosi arresti per un presunto attentato alla basilica di S. Petronio, sgonfiatisi in pochi giorni, hanno minimamente scalfito. Dopo una figura del genere chiunque altro sarebbe probabilmente finito a "dirigere il traffico" di scartoffie in qualche ufficio decentrato; ma Giovagnoli no, lui è il giudice dell'inchiesta Biagi. E lui firma! Firma cose che mettono in imbarazzo perfino altri giudici, che arrivano a dichiarare "privi di fondamento" interi mandati. Che però lui continua a firmare!!! E ormai sono centinaia!!! Sarà stanco di firmare, poverino!!! In un'operazione come questa dell'11 luglio, facendo un breve conto, sono stati impegnati quasi un migliaio di uomini (per non contare quelli utilizzati nella logistica di supporto) per effettuare 57 perquisizioni, coordinate e livello nazionale, sul NULLA!!! Perché di questo si tratta: NULLA!!! Se non fosse per il danno materiale immenso subìto con le perquisizioni (archivi saccheggiati, decine di computer sequestrati, effetti personali violati, perquisizioni sui posti di lavoro con l'intento criminalizzatorio) avremmo pensato ad una enorme esercitazione. Invece NULLA. Non ci sono nemmeno i termini per discutere su una strategia di difesa perché non c'è NULLA di cui si viene accusati.

Questo è veramente un caso emblematico di come ormai la prassi inquisitoria sia talmente spavalda che non ci si preoccupa nemmeno più di costruire un'apparenza di credibilità, di logicità: basta l'art. 270 bis e la firma di un giudice consenziente. Eppure una logica, un obiettivo in tutto questo c'è, ed evidentemente non è quello di "smantellare" fantomatiche associazioni sovversive, accusate di aver organizzato riunioni pubbliche, assemblee, presentazioni di volumi, incontri internazionalisti, manifestazioni antimperialiste, iniziative contro la guerra (oltre ovviamente ad essersi incontrati in loschi locali come bar, osterie, trattorie, di avere scritto, parlato, mangiato, bevuto).

Noi pensiamo che il vero obiettivo sia quello di criminalizzare, di isolare, di creare il panico attorno a compagni/e e strutture la cui colpa è di voler sviluppare e consolidare una riflessione e una prassi politica nel campo e per il campo della rivoluzione. Ci fanno allora evidentemente piacere i tanti comunicati di solidarietà giunti da tutt'Italia, anche se non possiamo fare a meno di registrare come questi attacchi, questi strumenti di desolidarizzazione riescano comunque a trovare spazi anche dentro al movimento. O più semplicemente determinino quella diffidenza per cui, dopo le perquise, c'è chi fa un po' fatica a fermarsi a parlare perché ha paura che là, dietro l'angolo, uno sbirro possa fotografarlo e magari inserirlo nel prossimo elenco di mandati da fare firmare al Giovagnoli di turno. Questo è il vero obiettivo di queste ridicole montature!!!

Preferiremmo poter dire che ci attaccano perché siamo i più duri, i più puri, i più rivoluzionari, ma mentiremmo a noi stessi. Siamo consapevoli che non siamo i primi e non saremo gli ultimi a subire il pesante e continuo tentativo da parte dei servi dei padroni di ridefinire le soglie di compatibilità con cui setacciare il corpo sociale e, prima ancora, le componenti politiche che lo attraversano. Come del resto siamo consapevoli che solo un concreto processo di sviluppo dello scontro di classe può invertire questa tendenza. Ed è con questo spirito che vogliamo sfruttare questa pur pesante occasione per stimolare una riflessione all'interno del movimento antagonista con l'obiettivo di riempire di contenuti validi uno slogan che ci è particolarmente caro: LA SOLIDARIETA' E' UN'ARMA! LOTTIAMO INSIEME.

Alcuni indagati e perquisiti: CAB, Collettivo Antimperialista Bologna; Akkop, Lavoratori delle Cooperative Bologna; Edizioni autprol

 

Solidarité de classe avec la revue n+1 

Depuis le 11 septembre 2001, sous couvert d'une prétendue "guerre contre le terrorisme" qui n'est en fait qu'une poussée des tensions impérialistes s'inscrivant dans une dynamique vers la guerre généralisée, la bourgeoisie continue à renforcer son appareil répressif dont il est clair que la cible principale est la seule classe qui soit capable de s'opposer à ses plans criminels, le prolétariat. Il s'agit là d'un signe supplémentaire qui montre que la situation historique non seulement a pris une nouvelle tournure mais aussi s'accélère violemment. La bourgeoisie, notamment celle des pays centraux, se prépare consciemment à des affrontements de classe. Dans ce sens, nous venons d’apprendre qu'en Italie, des camarades responsables de la revue n+1 ont subi, dernièrement, des descentes policières dans plusieurs de leurs habitations, dans plusieurs villes, ainsi qu'au siège social à Turin, avec perquisition ainsi que la confiscation de matériels informatique et autres. Nous tenons ici à dénoncer la répression bourgeoise et nous apportons notre totale solidarité révolutionnaire aux membres de cette Revue. Nous en profitons pour saluer particulièrement le travail de republication de textes anciens - et pour la plupart oubliés - du mouvement ouvrier qu’effectuent ces camarades et pour les encourager à poursuivre leur précieuse tâche. 

La Fraction interne du CCI (le 8/8/03). 

 

"Au Feu"

En Italie, une descente de police chez les camarades révolutionnaires de n+1, sous couvert du blindage "anti-terroriste". Voilà donc à quoi sert ce mirobolant appareillage de protection de l'Etat bourgeois contre l'hydre terroriste "mondialiste", on y mêle une poignée de révolutionnaires qui n'ont que le tort de dénoncer l'Etat capitaliste du point de vue du prolétariat. Deux ou trois militants qui défendent la théorie du prolétariat, quand le prolétariat bronze au soleil, il y a de quoi trembler. La police de la pensée veille, des fois que le soleil révolutionnaire mettrait le feu à la foret des biens pensants, débordant les pompiers sociaux".

Aperiodico "Le Prolétariat Universel"

 

Alcuni flash, con i piedi per terra

 

Al di là dei proclami:

[...] Questi gruppetti si danno troppa importanza. Credo che semplicemente lo Stato abbia bisogno ogni tanto di fare una mappatura di tutti i sinistrorsi. Tanto più che i governi filoamericani avranno avuto un supplemento d'imbeccata da Washington per via della guerra infinita. I carabinieri (qui ne son venuti sei) avevano l'aria di dire: se quel Giovagnoli chiedeva a noi, si evitava tutto questo putiferio, gli facevamo la fotocopia dei dossier di ognuno ecc., senza bisogno di questa levataccia alle cinque del mattino, la logistica, un coordinamento a livello nazionale, un magazzino per mettere i quintali di roba sequestrata, ecc. ecc..

 

Dall'ex URSS:

Questo che leggo nel vostro comunicato assomiglia molto alle azioni della polizia politica qui da noi, solo che qui lo fanno piu spesso contro l'opposizione democratica borghese (pagata dagli USA). Bruciano delle sedi di giornali (legali e clandestini), sequestrano i computer, picchiano per strada etc. Hanno pure ammazzato la figlia di una editrice (ora sta in Svizzera). Spero che siate a posto ora e che possiate continuare il vostro lavoro.

 

Forse non gli va giù:

Ho letto il comunicato. Non avevo pensato a questa eventualità, cioè che portando via, insieme ai computer, anche la posta elettronica e il materiale, non si poteva continuare il lavoro per la rivista che sta per uscire. Non so se chi avvia certe procedure si dia la briga di controllare "l'impostazione programmatica" dei soggetti da perquisire. Oppure è proprio quella che non gli va giù, indipendentemente dalla coerenza del programma con le accuse.

 

Redazionale:

Cari tutti, sono contento che siate riusciti a sistemare le cose, con i vari computer e tutto il resto. L'essere bordighisti, cioé, come diceva Palmiro, sostenitori della tesi marxista hard che "chi non fa non falla", avrebbe dovuto tenervi al riparo dall'inchiesta, almeno se vivessimo in un mondo meno complicato. Non so bene, del resto, come queste cose funzionino. Probabilmente si tratta di procedure bizzarre e incontrollabili: parte l'indagine e tutti e ciascuno vengono messi sotto controllo, come nei film di spionaggio. C'è anche da dire, secondo me, che l'ultrasinistra italiana di scuola no global, antimperialista, antifascista eccetera è come sempre una tale merda che, a tenerla d'occhio, non si sbaglia mai. Anch'io, comunque, vorrei che mi sequestrassero il computer. Ma vorrei che poi me ne restituissero uno quantistico, collegato con infiniti universi paralleli, dai quali pescare gli articoli a tradimento, senza doverli scrivere.

 

Sdrammatizziamo:

Cari compagni, leggo e apprendo sulle perquisizioni dai vostri comunicati. Se tanto mi dà tanto n+1 rimane sempre altra mirabile materia algebrica rispetto al banale 2+2, perciò rimaniamo in tema di felice, auspicata, capatostesca soluzione. Assodata la mia solidarietà e ripartiti tanti abbracci con la felice formula (ché 2+2 in tutta la sua ovvietà la lasciamo ad altri), ben felice continuo a leggervi. Quindi vi spedisco un sano informatico, visibilissimo et non criptabile abbraccio e vi pongo sotto gli auspici del Quinterno magico di cui voi torinesi fate vostra eccellente parte.

 

Dai Paesi Baschi:

Nonostante io sia completamente d'accordo con quanto voi avete scritto nei vostri comunicati sulle perquisizioni e i sequestri, sento tuttavia che manca qualcosa. La borghesia sa che, rispetto ai propri interessi, assolutamente nessuna minaccia proviene al momento dai militanti comunisti; ma sa pure che un domani ciò cambierà; ecco perché, già da adesso, vuole "mettere paura in corpo"a coloro che lottano per la società futura. Sto parlando della "violenza potenziale" del capitalismo: la quale, per avere effetto, deve ricordare ai nemici come può diventare "violenza in atto" in ogni momento. E anche passare pochi minuti nelle mani della polizia è sempre stata un'eccellente dimostrazione di questo fatto.

 

Da un redattore:

Con le solite motivazioni anche [...] ha avuto la casa perquisita dai carabinieri, con relativo sequestro di computer. Il ritardo forse è dovuto al fatto che il compagno aveva cambiato residenza trasferendosi in un'altra città. La perquisizione ha avuto luogo in modo tranquillo. Pensate voi a dare la notizia ai cablati. [...] Certo che se è vero che ai Ros è occorso un mese e mezzo per "scoprire" la nuova residenza di un pericoloso soggetto sovversivo vuol dire che non sentivano eccessiva urgenza, forse lo Stato non era così in pericolo come s'è letto in giro. L'avvocato ha visto Giovagnoli, il quale gli ha detto che ci sono troppi computer sequestrati e che per questo ci sarà un ritardo nella restituzione, dato che il lavoro di copiatura dei dati va per le lunghe. Dovrebbe esserci fra poco o addirittura c'è già stato il dissequestro.

 

Comunicato finale della redazione di n+1 sulla solidarietà

In seguito alle 56 perquisizioni dell'11 luglio, episodio da noi comunicato nella scorsa newsletter, sono circolati molti attestati di solidarietà con chi è capitato sotto le attenzioni dello Stato. Molti naturalmente ci chiedono notizie e spiegazioni specifiche riguardo a ciò che è successo a noi.

  E' ovvio che la solidarietà fa parte della buona tradizione rivoluzionaria. Ma in un frangente come questo ci preme sottolineare che abbiamo soprattutto apprezzato l'atteggiamento di chi, conoscendo il nostro lavoro, avendo il senso della misura rispetto alla situazione dei rapporti di classe e sapendo che cosa è la società borghese, ha evitato di abbandonarsi alle piagnose lamentazioni contro le solite "ondate repressive controrivoluzionarie e fasciste".

  Parliamoci chiaro: siccome c'è stato persino chi se ne è uscito con l'invocazione "ora e sempre, Resistenza", ci sembra necessario ribadire che lo Stato attuale è, appunto, un genuino prodotto della Resistenza cui fa da contraltare ogni frangia sociale che voglia combatterlo con metodi resistenziali. Si tratta di due elementi dell'insieme democratico borghese e si muovono esclusivamente al suo interno ( Marxismo contro fascismo e antifascismo ).

  La realtà è più banale di quanto traspaia dalla fremente indignazione "antifascista" di alcuni: per ora la borghesia si sente in pericolo unicamente a causa di ciò che le sue frazioni fanno o non riescono a fare rispetto ad una crisi sistemica del capitalismo. Sa benissimo che non ci sono "eversioni" alle porte e le iniziative di qualche magistrato non cambiano questo dato di fatto, al massimo offrono lo spunto per una esercitazione generale che coinvolge qualche centinaio di carabinieri.

  I dati raccolti con le otto perquisizioni e con il fastidioso sequestro dei sette computer al nostro piccolo network redazionale potevano essere letti sulla rivista o semplicemente richiesti agli stessi uffici dei carabinieri, con assai minor dispendio di energie. La nostra attività comunque continua come sempre.

  Per chiarimenti sul motivo specifico addotto nel nostro mandato di perquisizione (una conferenza pubblica da noi tenuta nel 2001 a Bologna su invito di alcuni giovani militanti del Crac, un gruppo ora sciolto indagato per non meglio precisati propositi di "eversione dell'ordine democratico"), rimandiamo ancora all'articolo Orizzonte di lavoro, dove sono raccolti i risultati politici di un nostro giro di conferenze in varie città italiane quell'anno. Per quanto riguarda i documenti di solidarietà resistenziale, invitiamo i nuovi "partigiani" (di chi?) a leggere una puntuale critica dello Stato uscito dalla Resistenza demo-staliniana e della politica ibrida degli allora "oppositori" nazionalcomunisti togliattiani in Lebbra dell'illegalismo bastardo , un duro articolo del 1952 sulla cosiddetta legge truffa (e non si dimentichi che i nemici di classe di allora, i De Gasperi - Togliatti stanno ai Berlusconi - Fassino di oggi come le montagne stanno al pulviscolo).

Vedere anche Le attenzioni dello Stato