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La prima transizione Persistenza del comunismo primitivo nelle prime società urbane Cari tutti, da molti anni, cioè da ben prima della Lettera ai compagni n. 20 (1987) in cui il tema è ripreso, uno dei nostri obiettivi di lavoro è quello di studiare tutte le manifestazioni del comunismo, anche nelle società che comunistiche non sono più o non sono ancora. Un semplice riferimento ci permette di fondare questa esigenza sul patrimonio teorico del passato per poterne continuare l'elaborazione in continuità: "Non può accampare pretesa a chiamarsi dialettico e marxista chi non sa leggere, ogni qualvolta si discute del passaggio da precapitalismo a capitalismo, i taglienti enunciati del passaggio da capitalismo a comunismo, che sono tutti capiti e addotti a rovescio non solo dagli opportunisti delle varie storiche ondate (per i quali il comunismo trae la maggioranza dei suoi connotati da 'immarcescibili conquiste' del tempo capitalista) ma anche dai gruppetti delle sinistre eterodosse che nelle loro storture svelano ad ogni tratto la loro soggezione reverenziale per i 'valori' capitalistici di libertà, civiltà, tecnica, scienza, potenza produttiva - termini tutti che noi, con Marx originario e uscito dal getto incandescente della fornace rivoluzionaria, non vogliamo ereditare, ma spazzare via con odio e disprezzo inesausti" (da Dottrina dei modi di produzione, da noi pubblicato). Con lo stesso criterio, noi possiamo estendere l'osservazione a tutti i passaggi che caratterizzano la dinamica del succedersi delle forme sociali. E siccome la storia si muove nel continuum temporale, senza le cesure discrete che per convenzione o esigenze di classe gli uomini hanno via via stabilito, ecco che diventa importante anche lo studio non solo dei passaggi ma della permanenza del comunismo durante tutte le epoche, anche quando la società è ferocemente divisa in classi e sembra lontanissima dall'organicità. Dato che il comunismo "non muore mai" (e con esso non muore mai il partito storico), "dev'essere possibile riscontrare nel capitalismo avanzato i saggi di organizzazione futura comunistica", così come devono sopravvivere saggi di organizzazione comunistica passata nelle formazioni sociali già urbanizzate e gerarchizzate. Abbiamo visto la fabbrica come organismo senza passaggi di valore. Nei classici sono citate le forme sociali precolombiane. Engels lavora molto sulle utopie comunistiche di transizione e sulle comunità comunistiche americane moderne. Bordiga cita le comunità monastiche e insiste sulla forza produttiva sociale ultramoderna come base già pronta per il passaggio successivo. Noi cerchiamo di riprendere tutti questi temi applicandoli allo svolgersi delle contraddizioni nel capitalismo ultramaturo (e abbiamo anche fatto ricerche su certi aspetti poco conosciuti del monachesimo oltre che sulle comunità laiche attuali negli Stati Uniti). In tale quadro – e delimitando il tema alle origini dell'urbanesimo – le scoperte più recenti in campo archeologico dimostrano che le prime forme urbane si svilupparono in molti casi in modo del tutto diverso da come immaginarono i primi archeologi. Essi non solo si basavano sui testi degli storici classici o addirittura sui miti, ma non potevano fare a meno di introdurre l'ideologia del loro tempo nelle società immaginate. Adesso sappiamo che alcune antiche società produttrici e costruttrici erano senza classi, senza proprietà e senza lavoro coatto. Molte evidenze archeologiche portano a concludere che anche strutture urbane molto complesse ed estese, a volte progettate unitariamente, sono state compatibili con persistenze di comunismo, vale a dire di vita comunitaria regolata da relazioni ancora organiche, non di valore. Recentemente, in occasione della corrispondenza di cui riproduciamo più sotto alcuni stralci e di una importante campagna archeologica in Perù, i temi appena ricordati sono ritornati a galla e pensiamo a questo punto che sia utile inserirli nel lavoro normale di redazione, facendo circolare come al solito il materiale che i vari compagni trovano, elaborano o propongono. L'obiettivo è di trarne una serie di articoli per la rivista, il cui schema potrebbe essere il seguente: – Trattazione programmatica sulla deterministica persistenza di comunismo attraverso le varie forme sociali; – Esempi archeologici tratti dalle più antiche forme urbane; – Esempi storici lungo il periodo intermedio (dallo schiavismo al capitalismo); – Il capitalismo di transizione (l'involucro non corrisponde più al suo contenuto, Lenin). L'ultimo punto potrebbe essere poi utilizzato per introdurre la pubblicazione del testo di Bucharin L'economia del periodo di transizione, già digitalizzato, e mettere in evidenza come l'immaturità delle condizioni (non solo russe) rendesse quasi impossibile al povero Nicolai uno svolgimento scientifico di questi temi. Attendiamo quindi dalla nostra piccola rete ogni lavoro, suggerimento ecc. che possa integrarsi in questo schema, ampliarlo, criticarlo, insomma, mettere in moto i neuroni del cervello collettivo. |