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La Sinistra Comunista al II Congresso dell'IC Nell'originale ci sono molte note Antefatti La vittoria della rivoluzione russa come prima tappa della rivoluzione comunista nell’occidente capitalistico è perfettamente presente tra i bolscevichi una volta preso il potere. Il 15 dicembre 1917 viene firmato, in un mondo che continua la guerra, l’armistizio tra Germania e Russia. I bolscevichi non avevano nessuna intenzione di firmare trattati di pace con la Germania; per loro la rivoluzione era imminente nel mondo capitalistico e questa avrebbe posto fine ad ogni trattato di pace; per il momento si trattava solo di guadagnare tempo. Trotzky, Commissario per gli Affari Esteri del nuovo potere, cominciava il suo compito con l’abolire la Diplomazia Nel febbraio 1918, di fronte allo stallo in cui si ponevano i bolscevichi, i tedeschi ripresero le ostilità e costrinsero il potere sovietico alla pace di Brest-Litovsk, firmata il 3 marzo 1918. Si doveva ora salvare la rivoluzione in Russia finchè essa avrebbe potuto espandersi e diffondersi in Europa; si cedeva spazio per guadagnare ancora tempo. Per tutto il 1918 la Russia praticamente non esiste più: sul territorio russo alla fine dell’estate esistono diciotto governi ribelli. La fine della guerra, nel novembre 1918, ripropose la speranza dello scoppio della rivoluzione in Germania; Lenin vedeva avvicinarsi il tempo in cui il comunismo al potere in Russia sarebbe servito per portare aiuto al proletariato mondiale. IL bagno di sangue con cui si conclude il tentativo insurrezionale del proletariato tedesco nel gennaio del 1919 incita Lenin a fondare L’Internazionale Comunista. Cosa avviene, in Russia e nel mondo, nel periodo che corre tra la fondazione dell’Internazionale Comunista, nel marzo del 1919, e il secondo Congresso del luglio 1920? In questo periodo di poco più di un anno assistiamo da una parte al rafforzamento del potere sovietico, ad una sua stabilizzazione con la vittoria nella guerra civile e dall’altra alla sconfitta della rivoluzione comunista in Europa. Nel marzo 1919, proprio mentre si tiene il I° Congresso dell’I.C. e Pietrogrado sta per essere attaccata dalle armate bianche e con i preparativi per la sua evacuazione da parte delle forze comuniste, la guerra civile divampa da nord a sud, da est ad ovest e il potere bolscevico sembra sempre sul punto di essere sconfitto. E’ solo nell’autunno che gli avvenimenti cominciano a volgere a favore dei comunisti russi. L’isolamento del comunismo russo è però pressochè totale. Dopo la sconfitta del gennaio 1919 la rivoluzione tedesca subisce una nuova disfatta nel marzo. In Baviera e in Ungheria i tentativi insurrezionali del proletariato subiscono la stessa sorte. Il proletariato russo può contare molto poco sul proletariato occidentale. Nonostante questo la sicurezza nella vittoria e l’ottimismo non diminuisce tra i comunisti russi. La certezza della vittoria finale è ribadita in continuazione dai capi del partito bolscevico. nel primo numero di «L’Internazionale Comunista» Zinoviev scrive: «La vittoria del comunismo in tutta la Germania è inevitabile. nell’immediato futuro subiremo ancora singole sconfitte. Qua e là il nero potrà forse ancora prevalere sul rosso. Ma nonostante tutto, la vittoria definitiva spetterà al rosso. E ciò nei prossimi mesi o forse addirittura nel giro di settimane. Il movimento procede a ritmo così vertiginoso che si può affermare con certezza: nel giro di un anno incominceremo a dimenticare che in Europa ci si è battuti per il comunismo, perchè fra un anno l’Europa intera sarà comunista. E allora la battaglia per il comunismo si sarà ormai estesa all’America e forse anche all’Asia e alle altre parti del mondo.» Lenin è il più convinto, fra i comunisti russi, che il 1920 avrebbe visto la rivoluzione trionfare in tutta Europa. L’ottimismo di Lenin è giustificato per quanto riguarda la Russia, meno per le prospettive rivoluzionarie in Europa. Ai primi mesi mesi del 20 scrive: "La posizione internazionale della repubblica sovietica non è mai stata favorevole e trionfante come al presente". ed in effetti l’Armata Rossa aveva sconfitto, in quei mesi, Kolchack in Siberia, le armate di Denikin nel sud, quelle di Yudenich in Estonia e i contingenti di occupazione stranieri erano stati evacuati dalla Siberia, da Arcangelo, dalla Crimea e dal Caucaso. L’entusiasmo e la fiducia di Lenin nella vittoria della rivoluzione pervaderanno, in una marea contagiosa, tutti i lavori del secondo Congresso dell’I.C. Lenin, nell’euforica atmosfera del Congresso crede nella prospettiva rivoluzionaria immediata per l’Europa; le masse in Occidente sono rivoluzionarie ma frenate da leaders opportunisti. In questo il tentativo di recupero del centrismo che aveva dietro di sè la gran parte della classe operaia e che sarebbe poi stato spazzato via dalla dirompente forza eversiva delle masse spinte all’insurrezione vittoriosa e l’attacco invece alla sinistra comunista che negava ogni tipo di legame con l’opportunismo. Tre giorni prima dell’apertura del Congresso il C.C. del partito russo aveva rifiutato la mediazione inglese nel conflitto con la Polonia e aveva dato ordine all’Armata Rossa di continuare l’offensiva. In pieno secondo Congresso, Frossard riferisce che Lenin avrebbe detto il 28 luglio durante un incontro con i delegati francesi: "Si, i Soviet sono a Varsavia. Presto la Germania sarà nostra, l’Ungheria riconquistata; i Balcani si rivoltano, l’Italia vacilla. L’Europa borghese si sta frantumando nella tempesta." Lenin manterrà questa posizione fin dopo la conclusione del secondo Congresso. Quando Radek, nei primi mesi del 1920, ritorna in Russia (dopo quasi un anno di permanenza -in prigione- a Berlino) e informa i bolscevichi della pessima situazione per i rivoluzionari in Germania, Lenin non vuole credergli e lo rimprovererà di vedere (come Levi) la rivoluzione in Europa diventare un «lungo processo». Poco dopo la conclusione del secondo Congresso l’avanzata dell’Armata Rossa versò Varsavia fu bloccata continuando ancora limitatamente solo nel fronte nord in direzione della frontiera prussiano orientale. Scrive Margarete Buber-Neumann: «In quella situazione Lenin convocò al Cremlino tre delegati tedeschi, Paul Levi, Ernst Meyer e lo stesso Lowenhain, i soli che in quei giorni erano a Mosca e non stavano viaggiando attraverso l’Unione. Trovarono Lenin davanti a una grande carta geografica su cui spiegò loro la situazione che si era creata sul fronte occidentale. A un certo punto disse: "Ci è pervenuto un dispaccio del compagno Trotzky, il quale ci comunica che nei prossimi giorni l’Armata Rossa raggiungerà la frontiera della Prussia orientale. Potete intuire quali saranno gli sviluppi futuri. Secondo voi, quali forme assumerà l’insurrezione in Prussia orientale?" I tre delegati tedeschi lo guardarono stupiti. "Un’insurrezione? E proprio in Prussia orientale? Ma se è noto che proprio i contadini di quella regione sono il gruppo più reazionario di tutta la popolazione tedesca!" Lenin reagì in tono irritato: "Spero non vorrete affermare che in Prussia orientale non ci si batterà?". A questo punto fu Ernst Meyer a intervenire: "Compagno Lenin, ma vi aspettate veramente che la popolazione della Prussia orientale si sollevi spontaneamente?" Con voce delusa e irrequieta Lenin si rivolse a Paul Levi: "E voi, compagno Levi, pensate anche voi che laggiù non ci sarà unìinsurrezione?" Levi non rispose. Fu Lenin a chiudere la discussione in tono tagliente: "Sappiate in ogni caso che al comitato centrale la pensiamo diversamente."» Ma Il comunismo al potere in Russia deve intanto spezzare la morsa che gli si stringe attorno; una volta regolati e vinti i nemici in casa si deve anche regolare "il passaggio dalla guerra alla pace." Se ancora nel dicembre 1919 Clemanceau diceva di "Voler mettere attorno al bolscevismo un reticolato di filo spinato per impedire ad esso di avventarsi sull’Europa civilizzata", nel gennaio 1920 sono Lloyd George e Nitti che nella riunione del Consiglio Supremo dell’Intesa tenuta a Parigi dal 9 al 20 gennaio riescono a far approvare (contro Clemanceau) la revoca del "blocco economico" e il principio della ripresa delle relazioni commerciali. Se Lloyd George poteva affermare: "Non siamo riusciti a riequilibrare la Russia con la forza. Penso che riusciremo a salvarla commerciando con essa. Il commercio aiuta a rinsavire (...) Il commercio, secondo me, porrà termine alla ferocia, alla rapina e alla crudeltà del bolscevismo meglio di qualunque altro metodo", Nitti, in un telegramma inviato all’ambasciata italiana di Londra ai primi del giugno 1920 dirà: "Per rinnovare la nostra vita sociale e politica, occorre farla finita con la politica del reticolato di ferro intorno alla Russia propugnata da Clemanceau." In questo senso verrà prima promosso, alla fine di marzo, l’incontro a Copenaghen tra Bombacci e Cabrini e Litvinov e poi facilitata la missione socialista e cooperativa in Russia del maggio 1920. Se,nel periodo tra il 17 e il 19, l’azione del comunismo russo a livello internazionale cerca di contrapporre i popoli ai governi nell’obiettivo della rivoluzione mondiale, alla fine del 1919 (in novembre Litvinov arriva in Danimarca, in dicembre Radek nella rivista teorica dell’I.C. propone una alleanza della Russia con la Germania sconfitta contro l’occidente) compaiono altri obiettivi secondari: una "tregua" inizialmente che diventa presto l’accettazione di una "coesistenza". Proprio quando il potere sovietico sgomina le truppe bianche, caccia i corpi di spedizione stranieri, riconquista gradualmente gran parte dei territori persi le prospettive della rivoluzione mondiale diventano più vaghe e lontane. Nei primi mesi del 1920 il potere boscevico stipula i primi trattati di pace (il 2 febbraio con l’Estonia, in luglio con la Lituania, in agosto con la Lettonia e poi con la Finlandia in ottobre. Si viene a stabilire un dualismo tra le necessità della rivoluzione mondiale e quelle dettate dall’esistenza dello stato russo, dualismo che poteva essere ancora riassorbito a vantaggio della rivoluzione se la classe operaia dell’occidente si fosse messa in una prospettiva rivoluzionaria, oppure che poteva essere accentuato per la salvaguardia della rivoluzione russa nell’aumentare di peso del lato "diplomatico" con il riconoscimento degli stati capitalistici e con lo stabilire dei rapporti commerciali con essi. Per Lenin e i bolscevichi russi la salvaguardia della repubblica sovietica andava ancora ed era nell’interesse del socialismo internazionale. Sarà alla fine del secondo congresso dell’I.C., con la sconfitta dell’armata rossa alle porte di Varsavia, che si chiuderà per l’Europa la possibilità della vittoria della rivoluzione comunista. Gli interessi dello stato russo cominceranno allora a diventare preminenti rispetto alle esigenze della rivoluzione mondiale. Diminuirà allora per scomparire rapidamente il ruolo e l’apporto del comunismo occidentale, il ruolo dei Pannekoek, dei Gorter, dei Bordiga per fare dei nomi, di quei teorici non russi che: "non si riconoscevano interamente nelle tesi leniniste, ma rivendicavano un rapporto paritario sulla base della comune derivazione dalla matrice marxiana e della autonomia di un’esperienza rivoluzionaria parallela a quella bolscevica." E’ quanto ribadisce Bordiga nei primi mesi del 1920: "La tendenza comunista astensionista non ha mai avuto la pretesa che le viene affibbiata di essere la più fedele interprete del pensiero di Lenin. Essa ha sempre sostenuto che il bolscevismo russo non è nulla di nuovo dal punto di vista teorico (...) Le coincidenze frequenti tra le nostre direttive e quelle di lenin dimostrano che entrambe discendono dal medesimo tronco donde si dipartono col medesimo indirizzo. " Il bolscevismo russo e Lenin in particolare cominciano invece a vedere, dopo la sconfitta del proletariato in occidente una sua possibilità di successo solo ricalcando lo schema e il modello dell’ottobre russo. La politica dei bolscevichi e dell’I.C. nei confronti della sinistra comunista e del socialismo tra il primo e il secondo congresso dell’I.C. Se la sconfitta della sinistra e di Bordiga si manifesterà pienamente al secondo Congresso dell’Internazionale segni di questo mutamento sono presenti fin dai primi mesi del 1920 anno di passaggio tra l’ottimismo del 1919 e il pessimismo del 1921. Vari i fatti salienti che danno testimonianza di questo cambiamento. Tra di essi lo scioglimento nel maggio 1920 dell’Ufficio della Terza Internazionale per l’Europa Occidentale di Amsterdam, la pubblicazione di "L’estremismo malattia infantile del comunismo" e l’apertura e l’invito a recarsi a Mosca ai socialisti francesi e all’USPD tedesca rappresentanti di quell’opportunismo considerato fino ad allora particolarmente nocivo e pericoloso e conosciuto sotto il nome di "centrismo". Sullo scioglimento del Bureau di Amsterdam Bordiga prenderà posizione: "Per quanto riguarda la sconfessione dell’Ufficio di Amsterdam affidato a valorosi compagni, della cui attività ci siamo spesso occupati, non possiamo azzardarci a dare un giudizio. Non ci sembra esatto che le opinioni di tale ufficio e della Conferenza siano in tutto contrastanti con quelle di Mosca (...). Ma non vorremo che Amsterdam fosse sconfessato per il suo giusto atteggiamento battagliero e intransigente verso gli opportunisti e i ricostruttori. Non crediamo che Mosca decampi dalle sue posizioni di critica feroce ai rinnegati tipo Kautsky." La presenza di Cachin a Mosca lasciò esterefatto e disgustato più di un delegato. Ortensia de Meo si rifiutò di stringergli la mano e Bordiga narrerà nel 1936 di un episodio avvenuto al II Congresso: "Bisogna averli visti e conosciuti da vicino questi compagni francesi per giudicarli per quello che sono. Ricordo che a Mosca, in una riunione famosa, vi era quel tale Cachin che con enfasi curialesca ricordava ai compagni del Comitato le lacrime da lui versate la prima volta che aveva potuto parlare nella Strasburgo... liberata! [si intende la Strasburgo liberata dai tedeschi durante la guerra mondiale. n.d.a.] Io ebbi uno scatto; sorsi dal mio posto gridando: ma chi è costui? Alla porta!... Mi vennero attorno i compagni russi: per carità! tu ci rovini... ma non sai che costui ha dietro di sè parecchie decine di migliaia di organizzati? Lasciagli dire tutte le sciocchezze che vuole..." Il "problema tedesco" richiederebbe molto spazio. Ci basti qui accennare succintamente ad alcune cose. Dall’autunno del 1919 ci sono praticamente in Germania due partiti comunisti il KPD e a KAPD (anche se questa sarà ufficialmente fondata solo nei primi mesi del 1920) e un partito, l’ USPD, la cui sinistra chiede già nel marzo 1919 l’adesione all’Internazionale Comunista, adesione poi rinviata e rinviata ancora al Congresso di Lipsia del novembre 1919 di questo partito. La politica del Comintern verso l’USPD si svolge in due fasi. Dal marzo 1919 al febbraio 1920 l’ I.C., sicura della prossima rivoluzione in Germania, pensa che l’ USPD non avrebbe potuto continuare a mantenere la vacillante posizione di mezzo tra socialdemocrazia e KPD e che, spinta dagli avvenimenti, si sarebbe spostata a sinistra verso il KPD. Ma la rivoluzione non scoppiò ed allora il 5 febbraio 1920 il CE dell’IC mandò una lettera al CE dell’USPD in cui si dispiaceva delle decisioni prese al Congresso di Lipsia, invitava gli Indipendenti a iniziare negoziati per il loro ingresso nell’I.C., li invitava ad espellere alcuni dei suoi leaders ed esprimeva la speranza che il partito potesse fondersi con il K.P.D. Con questa lettera possiamo datare la nuova fase nella strategia del Komintern: Lenin voleva legare il comunismo alle masse che considerava rivoluzionarie ma dirette dal riformismo. L’importanza di questo tentativo di avvicinamento al "centrismo" può essere sottolineato dal fatto che alle elezioni in Germania del giugno 1920 mentre il KAPD non vi aveva partecipato e il KPD aveva ottenuto circa mezzo milione di voti, l’USPD aveva raccolto quasi cinque milioni di preferenze (contro i sei milioni dell’ SPD). Solo a giugno il C.C. dell’USPD decide di inviare una rappresentanza a Mosca per discutere dell’adesione all’I.C. La storia dell’I.C. nei suoi primi anni è ancora da scrivere. Quanto noi conosciamo è solo la punta dell’eiceberg. La gran mole del lavoro degli "emissari" di Mosca ci sono sconosciuti Alla scoperta della Russia Sui viaggi verso la Russia in quegli anni abbiamo una suggestiva descrizione di Alfred Rosmer: "I viaggi attraverso l’Europa del dopoguerra erano assai complicati. Le nuove nazioni che l’ideologia wilsoniana aveva contribuito a creare si barricavano dietro le loro frontiere; esse si difendevano contro la penetrazione bolscevica, ed anche contro i trafficanti di quel genere particolare che i tempi di grave disordine fanno sorgere. Per penetrare in questi paesi occorrevano visti d’entrata ed in seguito, per lasciarli, autorizzazioni d’uscita; bisognava subire meticolose visite doganali, formalità interminabili e insopportabili, e fortuna era quando se ne usciva indenni. L’ultimo ostacolo era di gran lunga il più serio: le nazioni limitrofe, distaccate dallo smembrato territorio della Russia zarista, non lasciavano passare. Per tutte queste ragioni il mio viaggio da Parigi a Mosca durò sei settimane; mi parve lunghissimo! Tuttavia fu ricco di insegnamenti perchè comportò lunghe deviazioni che mi condussero nelle nuove nazioni dell’ Europa centrale e nella nuova Germania del dopoguerra. Potei così visitare questi stati e, d’altra parte, entrare in contatto con i partiti e i diversi raggruppamenti che avevano già aderito alla III Internazionale o che si proponevano di farlo, e conoscere persone che avrei ritrovato a Mosca più tardi." Anche Antonietta De Meo, sorella di Ortensia moglie di Bordiga, parla dei viaggi verso la Russia degli anni venti: "Facile a dirsi oggigiorno, vado a Mosca, parlo, torno. Allora in Russia ci si andava con viaggi massacranti, si passava dalla Finlandia, non c’erano gli aerei. Ed erano viaggi clandestini. Al ritorno si passavano i confini grazie ai contrabbandieri." Un’altra immagine di come si svolgeva il viaggio verso la Russia ci è offerto dalle peripezie dei due militanti del KAPD Jan Appel e Franz Jung. Il viaggio è descritto da Franz Jung nel libro autobiografico "Der Weg nach unten". Jung e Appel salgono clandestinamente, aiutati da qualche marinaio, sulla nave "Senatore Schroder" che parte da Amburgo diretta all’Islanda. Una volta in alto mare la nave viene dirottata con l’appoggio dei marinai ai quali Appel tiene discorsi sulla solidarietà internazionale di classe e la coscienza proletaria. Dopo aver doppiato Capo Nord la nave si dirige a Murmansk dove arriva il 1 maggio 1920. Con un viaggio di sei giorni poi, attraverso le foreste ricoperte di neve della Carelia i due giungono a Pietrogrado e poi a Mosca dove sono ricevuti da Lenin dal quale ricevono subito copia di "L’estremismo". Non è il caso qui di soffermarci dei loro colloqui con i russi; vedremo più avanti come Gorter rispose subito al testo di Lenin. In ogni caso Appel e Jung ripartirono prima del secondo Congresso (con l’impegno preso a Mosca di espellere, una volta ritornati, dal KAPD sia i nazional-bolscevichi che gli elementi antipartito). Purtroppo la centrale del KAPD, rimasta senza notizie dei suoi delegati, inviò in Russia una seconda delegazione composta proprio da Ruhle e Merges (elementi unionisti e antipartito) che rinunciarono a partecipare al secondo Congresso. Queste storie appassionanti potrebbero continuare. Ad esempio Sylvia Pankhurst, imbarcatasi clandestinamente su un battello in rotta per Murmansk arriverà tadi a Mosca in tempo solo per assistere (e partecipare) agli ultimi due giorni del Congresso. Sorte simile e peggiore tocca ad Armando Borghi che parte la sera del 22 luglio per Vienna dato che non poteva passare per la Svizzera da cui era stato espulso nel 1912. A Vienna riesce a procurarsi il visto per la Germania. A Berlino, dove tenta inutilmente di avere il visto per l’Estonia, si incontra con Rudolf Rocker e Fritz Kater della F.A.U.D. che intervista per «Guerra di classe». Con l’aiuto degli anarchici e dei sindacalisti tedeschi raggiunge Stettino e di lì, clandestinamente, Reval arrivando poi a Pietroburgo il 14 agosto quando il Congresso era terminato ormai da una settimana. Anche il ritorno nei rispettivi paesi sarà ugualmente avventuroso. Drammatico quello dei tre francesi Lefebvre, Vergeat e Lepetit che scomparvero su un piccolo battello nel mar bianco. Il viaggio della delegazione italiana Dopo gli incontri di marzo tra Bombacci-Cabrini e Litvinov a Copenaghen si organizza il viaggio politico-diplomatico-commerciale in Russia. P.S.I. e Governo Nitti collaborano fattivamente ad esso. Nitti da tempo era favorevole alla ripresa delle relazioni economiche tra Italia e Russia; rispondendo in Parlamento il 28 marzo all’onorevole Amendola aveva detto che "c’era tutto da guadagnare ad inviare in Russia deputati e rappresentanti di organizzazioni operaie, perchè questi constateranno che "la Russia è per effetto del suo nuovo regime e non solo per esso, nella più spaventosa miseria..." perciò la visita in Russia "gioverà singolarmente alla pace sociale in Italia"" Da parte sua la direzione del PSI prende il 3 aprile 1920 la decisione di inviare in Russia una missione tecnico-politica, perchè studi e verifichi l’andamento del regime comunista. Il viaggio verrà perfettamente organizzato dal governo e da Nitti personalmente L’obiettivo del viaggio non era la partecipazione al II Congresso dell’Internazionale Comunista, dato che non si sapeva ancora che sarebbe stato tenuto, ma lo studio della situazione russa e la possibilità di stabilire rapporti economici con i bolscevichi; ad esso infatti parteciperanno anche personaggi che nulla avevano a che fare con il Partito e il movimento socialista. Discussioni e divergenze ci furono tra i socialisti e tra socialisti e governo sulla composizione della delegazione. Il governo avrebbe voluto vi fosse incluso Treves, cosa che non avvenne; Serrati cercò di impedire la presenza di Bombacci. La delegazione, infine, fu contestata dal gruppo dell’ "Ordine Nuovo" La delegazione italiana era così composta: Serrati e e Vacirca per la direzione del partito, Bombacci e Graziadei per il gruppo parlamentare, D’Aragona, Bianchi e Colombino per la Confederazione Generale del lavoro, due dirigenti del Consorzio nazionale cooperativo, due membri della lega nazionale delle cooperative ed alcuni tecnici delle aziende municipalizzate del comune (socialista) di Milano ed inoltre alcuni russi Heller [Chiarini] e Schefter con regolare passaporto, Riedel e Ljubarskij [Niccolini] illegalmente. Il 18 maggio erano già tutti presenti a Milano per organizzare i preparativi del viaggio. La delegazione viaggiò senza alcuna difficoltà con passaporti regolari e tutti i visti necessari, carica di vettovaglie per far fronte alle penurie e alla fame che si aspettava di trovare in Russia, cosa che suscitò una certa ilarità al loro arrivo. Di questo parla, con un certo spirito, Alfonso Leonetti: "I nostri delegati, uomini molto previdenti e saggi, pensarono che per recare aiuto agli "affamati" russi dovessero provvedere a se stessi e a tal fine riempirono il loro vagone di provviste alimentari: cassette di maccheroni, scatole di salsa di pomodoro, prosciutti, forme di parmigiano, fiaschi di Chianti e quant’altro fosse necessario alla buona cucina italiana. Ma non era tutto. Essi pensarono anche a fare buona scorta di candele: non poteva darsi che in Russia venisse a mancare la luce?". Rosmer cercò di aggregarsi alla delegazione italiana per il viaggio, ma come dice lui stesso: " I socialisti italiani, per ogni sorta di ragioni, non erano affatto disposti a darsi briga di me; intendevano viaggiare come onorati cittadini, muniti di passaporti autentici, e andare a Mosca come clienti di Thomas Cook". Prima della partenza Serrati scriverà:"Metteremo nelle nostre valigie del sapone, perchè forse là non se ne trova più; dei medicinali e dei disinfettanti; dei fiammiferi, qualche altro oggetto di primissima necessità. Non ci facciamo alcuna illusione di trovare laggiù tavole imbandite, alloggi sfarzosi, canti e gioie (...). Che la produzione sia in parte arenata, che difettino i trasporti (...), che i contadini - molti dei quali sono analfabeti e superstiziosi come gli italiani di Calabria o di Sicilia - non siano diventati d’un tratto comunisti (...) è del tutto naturale." Il 25 maggio, giorno della partenza si tiene una manifestazione all’ "Umanitaria" di Milano; poi una folla festante accompagna i partenti fino alla stazione centrale per salutarli. Proprio in questa occasione Riedel avvicina Terracini per proporgli di partire clandestinamente con la delegazione ma Terracini rifiuta Via Berlino, dove si aggrega il deputato socialista Dugoni e dove la delegazione sosterà per cinque giorni (notizie della sosta a Berlino si hanno da un articolo di Serrati sull’ "Avanti!" in cui sono riportati giudizi sulla USPD, sul KPD e Il KAPD "banda di settari insopportabili"), giungono a Copenaghen. La capitale danese colpisce la delegazione italiana. Colombino scrive: «... Copenaghen. Città bellissima, con le sue vie pulitissime, le sue piazze magnifiche, il suo porto grandioso e movimentato. Trovate lungo le vie diecine di biciclette, abbandonate temporaneamente dai loro proprietari: il che dimostra che i furti in questo felice paese sono sconosciuti. Pensavo con un senso di tristezza alle cronache dei furti di biciclette e d’altro delle italiche città. Tutt’attorno a noi un senso di tranquilla pace, di un generale benessere.» Vincenzo Vacirca aggiunge: «Graziadei s’era talmente innamorato della città che avrebbe voluto fermarvisi sino al nostro ritorno dalla Russia per studiarne bene le condizioni di civiltà, a scopo pedagogico per i suoi romagnoli.» Almeno Serrati, per fortuna, accoglie con sarcasmo questa novità. A Copenaghen la delegazione italiana è ricevuta da Litvinov. Riporta sempre Vacirca: «A Copenaghen sostiamo allo stesso albergo dove Litvinoff occupa tutto un vasto appartamento con un piccolo stato maggiore di segretari (...) Egli è un uomo sui 45 anni. Testa forte, quadrata, un po’ pesante, dove scintillano due occhi azzurri dallo sguardo acutissimo. Il suo corpo massiccio, robusto ricorda più un dilettante d’atletismo che un diplomatico.». Via Stoccolma e Reval (oggi Tallin) dove sono ospitati nella casa del rappresentante bolscevico Gukorski, gli italiani giungeranno a Pietrogrado il 6 giugno. A Pietrogrado saranno accolti da Zinoviev e Angelica Balabanoff "con abbracci, baci, lacrime, grida di gioia e musica militare. Soldati erano allineati per un certo tratto lungo la strada percorsa in automobile dalla stazione all’albergo". In questa città la delegazione si ferma una decina di giorni durante i quali vengono visitate alcune fabbriche, compie una gita a Kronstadt, partecipa ad una serata con Gorkij e prende parte ad una seduta del Soviet di Pietrogrado. Alcuni della delegazione videro anche Martov che criticò con violenza la dittatura instaurata dai boscevichi; fallì invece un incontro con Cernov, il socialista rivoluzionario che ormai viveva in clandestinità. Gli intermediari russi che avevano predisposto l’incontro vennero arrestati. I preparativi del Congresso Già a Pietrogrado Zinoviev cercò di trovare sostenitori della necessità della scissione nel partito italiano, aiutato in questo da Bombacci la cui ostilità verso Serrati cresceva man mano che ci si avvicinava a Mosca. Il 15 giugno la delegazione giunge a Mosca "sul treno speciale una volta appartenuto allo zar" viaggiando tra boschi di adeti e di betulle e sarà proprio sul treno che Zinoviev li informerà della convocazione del secondo Congresso dell’Internazionale Comunista. A Mosca, accolti in una stazione imbandierata e piena di scritte di benvenuto in italiano, visitano la città e i suoi monumenti da turisti di rango; la sera hanno lunghe conversazioni con Kamenev, Cicerin, Bucharin e Rakovsky. Zinoviev ha conversazioni con Bombacci e Graziadei e li convince alla scissione con la destra riformista. Il clima, mentre arrivano a Mosca i vari delegati stranieri, è frenetico e riunioni si succedono alle riunioni. Il 16 giugno il Comitato panrusso dei Soviet riceve solennemente le delegazioni straniere e lo stesso giorno D’Aragona, Bianchi e Colombino partecipano alla prima seduta del Consiglio provvisorio dell’Internazionale dei sindacati rossi. A Mosca comunque la delegazione italiana si divide. Alcuni si dedicarono ad incontri di natura economico-commerciale, altri agli impegni politici per la preparazione del II Congresso. La parte "economica" della missione fu portata a termine in breve tempo. Il 28 giugno Pozzani, Nofri e Dugoni firmano un protocollo supplementare all’accordo commerciale stipulato a Copenaghen il 29 marzo da cabrini e Litvinov. Già a fine giugno qualcuno fece ritorno in Italia; i delegati della Lega delle Cooperative, ad esempio, saranno già in Italia l’11 luglio. Quelli che parteciparono invece al II Congresso si trattennero in Russia diversi mesi e ritornarono poi in Italia a gruppi sparsi tra agosto e la metà di settembre. Prima del II Congresso il C.E. dell’I.C., che fino ad allora non contava membri permanenti non russi, si riunisce più volte. la prima riunione è del 19 giugno, allargata ai francesi Cachin e Frossard (giunti a Mosca il 15 giugno) dopo che Zinoviev li aveva autorizzati ad assistervi. La riunione iniziata nella vecchia ambasciata tedesca (dove era stato assassinato Mirbach), sede del Komintern, continua poi al Kremlino con la presenza di Lenin. In questa riunione Cachin e Frossard riferiscono sulla situazione francese e Serrati su quella italiana. Serrati chiede poi a Cachin se i socialisti francesi accettano i massoni nel partito: purtroppo non conosciamo la risposta!. L’intervento di Lenin è critico sia verso i francesi che gli italiani. Viene infine deciso di inviare un appello agli indipendenti tedeschi (U.S.P.D.) perchè assistano al Congresso internazionale. Su questo punto Serrati dichiara che ciò vuol già dire porsi nella condizione di accettare nella III Internazionale i socialisti che hanno votato i crediti di guerra e Radek gli risponde che non si deve avere come metro di giudizio il passato ma l’atteggiamento attuale verso la rivoluzione. Il 26 giugno la delegazione italiana è ricevuta da Lenin. Lenin invita Serrati e gli altri socialisti presenti a separarsi dal gruppo di Turati. Di fronte all’asserzione di Serrati sul ruolo molto grande dei riformisti nelle organizzazioni sindacali, Lenin dice: "Separatevi dalla frazione di Turati e poi fate un’alleanza con essa". Mentre i preparativi per il congresso internazionale aumentavano viene offerto agli italiani e ad altre delegazioni, fra cui quella francese di Cachin e Frossard un viaggio sul Volga. All’ultimo momento, mentre tutti si apprestano a partire, Bombacci e Graziadei vengono trattenuti a Mosca: su di loro si puntava, visto il rifiuto di Serrati, per organizzare la scissione del P.S.I. Il viaggio di Bordiga Al ritorno dal lungo viaggio-vacanza, come scrive Agelica Balabanoff: "trovammo che anche Bordiga era arrivato. [Ma] A Mosca ci aspettava più di una sorpresa. Il mistero dei due "fiduciari" era stato svelato. Li avevano trattenuti a Mosca per prepararli a recitare la parte che i dirigenti russi avevano loro assegnata nella campagna contro il P.S.I. e Serrati personalmente." Bordiga e Ortensia De Meo erano partiti, a proprie spese, da Napoli verso la metà di giugno; l’invito di Lenin a Bordiga era giunto attraverso Heller-Chiarini. Anche Polano e Borghi riceveranno un invito personale. Polano arriverà in Russia direttamente da Berlino dove aveva partecipato (dal 9 al 13 giugno) alla prima sessione plenaria del Bureau della Internazionale Comunista giovanile, riunione nella quale era stata criticata la chiusura del Bureau di Amsterdam. A. Borghi giungerà invece in Russia quando il Congresso sarà già terminato. Abbiamo del periodo che precede la partenza la testimonianza di Giuseppe Berti : "Chi scrive era a Napoli, nel 1920, accanto a Bordiga, nei giorni in cui Bordiga si preparava a partire per il II Congresso dell’Internazionale Comunista e, nell’ingenuo entusiasmo della sua gioventù, ricorda come domandasse a Bordiga se si sentiva emozionato per il fatto di visitare per la prima volta la Russia rivoluzionaria, di vedere coi suoi occhi, finalmente, che cosa erano i Soviet, il bolscevismo, la società nuova e rimase impietrito quando si sentì rispondere che a lui - Bordiga - quanto era accaduto in Russia interessava relativamente e meno ancora gli importava indagare sulle forme che la rivoluzione aveva assunto lì. "Le nostre tesi - mi disse - scaturiscono dal marxismo, da un marxismo rigoroso e non annacquato, come quello che per lunghi anni ha dominato nella II Internazionale, e se anche un giorno la rivoluzione russa sparisse o i Soviet e i bolscevichi dimostrassero di non saper adempiere bene alla loro funzione, noi non cambieremmo una virgola del nostro programma, ricordalo" ". Bordiga parte, per partecipare al II Congresso tenendo ben presente quanto deliberato alla Conferenza nazionale della Frazione Comunista Astensionista dell’8-9 maggio a Firenze e cioè: "di intensificare i rapporti internazionali allo scopo di costituire la frazione antielezionista nel seno dell’Internazionale Comunista...". Bordiga "si reca prima - in giugno - In Svizzera, nei Paesi Bassi e in Danimarca [e, aggiungiamo noi, in Germania] a stringere contatti con varie personalità comuniste della stessa tendenza astensionistica". Il 28 giugno Bordiga scriverà da Berlino: "Tra poche settimane forse lo stato cuscinetto non sarà più. Le truppe dei Soviet entreranno a Varsavia: più ancora, esse vi troveranno la capitale di una nuova repubblica soviettista" e parlando poi del movimento comunista tedesco "Quale è, di fronte a queste prospettive, la preparazione sociale e politica della classe operaia germanica? La risposta a questa domanda non può, malauguratamente, non avere sapore di pessimismo". Bordiga si diffonde poi a parlare dei "partito operai"; dell’U.S.P.D. dice: "Il partito indipendente è il partito della indecisione, del confusionismo teorico, della incapacità e neghittosità all’azione". Parla anche del K.A.P.D. "I compagni del KAPD mi hanno affermato, ed in ciò ritengo non abbiano torto, che non erano intenzionati di costituire un nuovo partito, ma che furono cacciati con un procedimento inaudito, mentre il congresso, se regolarmente convocato, avrebbe dato ad essi la maggioranza. [Bordiga si riferisce qui al congresso di Heidelberg dell’ottobre 1919] (...) Lo stesso astensionismo del KAPD è dissimile, come dicevo, dall’astensionismo della nostra frazione, e pur avvalendosi di analoghe constatazioni e argomenti, poggia in parte su basi diverse, in quanto svaluta l’azione politica e di partito in generale. Ma in gran parte vive e si agita nel nuovo partito una maggiore decisione rivoluzionaria e una più larga attività tra le masse; e i suoi seguaci sono quegli operai che sono insofferenti di certi momenti di transigenza del vecchio partito comunista, e della sua conversione al parlamentarismo che lo avvicina agli indipendenti, i quali si avvalgono della sua tattica per valorizzarsi di fronte al proletariato tedesco e alla Internazionale." Tracce del suo viaggio sono anche in una corrispondenza da Copenaghen datata 1° luglio e in un telegramma inviato dalla stessa città a Oddino Morgari in cui si sollecita il visto del governo italiano per la Russia il 25 giugno 1920. Bordiga, con la moglie, giunge a Pietrogrado solo la sera precedente l’inaugurazione del Congresso. Probabilmente, come scrive Guglielmo Pannunzio, giornalista del quotidiano romano "L’Epoca" giunto in Russia in luglio con Luigi Polano delegato della federazione giovanile del PSI al Congresso, Bordiga era stato fermato (o arrestato) a Berlino e ciò giustifica il suo ritardo. Guglielmo Pannunzio (padre di Mario Pannunzio artefice di "Il Mondo" in epoca più recente) prende parte alla seduta inaugurale del Congresso con "l’eccezionale qualifica di unico giornalista straniero non comunista formalmente accreditato per seguire i lavori del Congresso" L’inaugurazione del Congresso Il II Congresso dell’Internazionale Comunista viene inaugurato a Pietrogrado il 19 luglio del 1920. E’ Zinoviev, presidente dell’Internazionale e del soviet di Pietrogrado che decide di tenere in questa città, dove la repubblica dei Soviet era stata proclamata il 7 novembre 1917, la seduta inaugurale del Congresso ed essa si svolge in un clima di euforia rivoluzionaria. Lenin allo Smolny porge il saluto alle delegazioni comuniste dei vari paesi. Ad ogni delegato viene distribuito il testo redatto da Lenin in aprile "L’estremismo malattia infantile del comunismo". Pannunzio dopo il ricevimento ufficiale, sotto un lancio di fiori bianchi "da mille braccia di bambini e bambine" è vicino a Lenin mentre questi "prendeva i fiori che, volta a volta, io afferravo e gli porgevo". E’ lui che, su richiesta di Lenin, gli presenta Bordiga: "Lenin mi ha chiesto notizie di Bordiga, e io ho potuto dargliele perchè l’avevo veduto poco prima, e avevo appreso del suo breve arresto a Berlino; anzi, avendolo scorto nella sala, l’ho chiamato e ho potuto assistere all’affettuosa, festosa accoglienza che gli ha fatto Lenin". Il Congresso si trasferisce quindi al palazzo di Tauride, dove Lenin tiene il discorso inaugurale. Come scrive Victor Serge : "Zinoviev aveva ordinato al pittore Isaac Brodskij un grande quadro che rappresentasse quella seduta storica. Brodskij prendeva degli schizzi. Anni più tardi, il pittore rimaneggiava ancora la sua tela, sostituendo a certuni dei presenti certi altri - e taluni problematici - man mano che le crisi e le opposizioni modificavano la composizione dell’Esecutivo del momento". Durante la seduta inaugurale Serrati fu eletto al Presidium del Congresso con Lenin, Zinoviev, Levi e Rosmer. Il Congresso si trasferisce quindi a Mosca dove quattro giorni dopo (il 23 luglio) riprendono i lavori con 167 delegati con voto deliberativo e 51 con voto consultivo. Anche a Mosca continua il clima di euforia rivoluzionaria: l’Armata Rossa stava avanzando vittoriosamente verso Varsavia. Come verrà ricordato in varie memorie su una parete della sala del Congresso c’era una grande carta geografica con bandierine che venivano spostate ogni giorno per indicare l’avvicinamento dell’Armata Rossa a Varsavia. A Mosca hanno luogo altre dimostrazioni la più importante delle quali sulla Piazza Rossa dove sfilano trecentomila persone mentre aereoplani e dirigibili sorvolano il Cremlino. A Mosca il caldo e l’afa sono insopportabili e i delegati sono inoltre tormentati dalle zanzare. Abitano tutti in un albergo del centro città il Delovoj Dvor da dove si andava apiedi al Kremlino; non è ancora iniziata l’epoca del Lux che aprirà i suoi battenti con il Terzo Congresso. "Andavamo di là al Cremlino, -scrive Serge- città nella città, in cui tutte le entrate erano sorvegliate da sentinelle che controllavano i lassciapassare. Il doppio potere della rivoluzione, il governo sovietico e l’Internazionale, tenevano le loro sedute nei palazzi dell’autocrazia, in mezzo alle vecchie chiese bizantine." Serrati, Graziadei e Bombacci rappresentano il PSI al Congresso con voto deliberante. Gennari, segretario del PSI, aveva inviato un telegramma con cui precisava che questi erano i soli membri del Partito col diritto di rappresentare il PSI con voto deliberativo. Serrati cercò invano di impedire l’inclusione di Bombacci ed aveva visto con scarsa soddisfazione l’arrivo in Russia di Bordiga "l’esuberante Bordiga, trepidante sotto il suo carico di idee, di conoscenze e di previsioni gravi" scriverà Serge, e Polano (presidente della FGSI). Serrati si oppose anche "con tutte le sue forze" all’inclusione di Bordiga fra gli aventi diritto al voto deliberativo ed infatti Bordiga fu ammesso solo con voto consultivo, mentre Polano ottenne il pieno diritto di voto in qualità di segretario della FGS. Ma veniamo allo svolgimento del Congresso e all’atteggiamento di Bordiga. Il II Congresso dell’Internazionale Comunista La seduta di chiusura del Congresso si svolge all’Opera di Mosca dove i delegati internazionali, i comunisti russi e il pubblico salutano con ovazioni i discorsi di Trotzky, di Radek e di Zinoviev, intonano insieme l’Internazionale e applaudono il finale improvvisato della delegazione italiana che canta inni rivoluzionari. Un fatto curioso è citato dal biografo di John Reed: «Mentre il pubblico esce, John [Reed] realizza un progetto che ha a cuore da tempo: con l’aiuto di qualche altro compagno si impadronisce di lenin che viene issato sulle loro spalle. Lenin prima protesta e poi, visto che tutto questo non serve a nulla, si mette a picchiare con violenza, finchè i suoi portantini, ridendo e soddisfatti acconsentono a rimetterlo a terra Il ritorno in Italia dei delegati italiani Alla fine del Congresso i delegati italiani ritornano in ordine sparso in Italia. Graziadei vi giunge il 21 agosto e nell’ "Avanti!" del 22 scriverà: "Sono giunto in Italia per una via che avevo ritenuta più breve. Infatti eccomi qua… dopo nove giorni di viaggio. Serrati, Bombacci, Bordiga e Polano -i soli del partito ancora a Mosca quando io, dopo finito il congresso, ho lasciato questa città- stavano benissimo." Infatti Serrati, Bordiga, Polano e Bombacci si trattennero ancora a Mosca ma pensavano già al ritorno. Essendo giunte il 25 luglio ad Odessa due navi italiane, inviate dalla Croce Rossa con un carico di medicinali, pensarono di tornare in Italia con queste. Quando giunsero ad Odessa però le navi erano già ripartite. Il loro viaggio da Mosca al mar nero ed un bagno sulla spiaggia di Odessa è descritto nel libro di Max Barthel "Vom roten Moskau bis zum schwarzen Meer" (citato da Konig). Il gruppetto dovette quindi ritornare a Mosca. Qui Bombacci si prestò alla liberazione dal carcere di pannunzio che era stato arrestato dalla Ceka il 13 agosto. Bordiga giunse in Italia solo il 16 settembre. E’ importante citare una lettera spedita da Napoli a Bordiga a Mosca il 14 luglio, ma mai giunta perchè intercettata dalla polizia. Nella lettera che riportiamo si volevano dare alcuni consigli a Bordiga per il suo comportamento durante il Congresso. la lettera è firmata "G.": "Come già sai io non ritengo più che la rivoluzione proletaria sia così imminente come appariva agli inizi dell’anno scorso, quando Spartaco sembrava prossimo alla vittoria in germania, e la repubblica dei consigli era proclamata in Baviera e in ungheria (...) Ripeto: allo stato delle cose credo che non sia prevedibile nè augurabile un movimento immediato. Il nostro compito urgente in Italia non può quindi essere altro che l’organizzazione, sia nel campo teorico che nel campo pratico, di un solido nucleo di avanguardia, che sia ben preparato quando l’ora suonerà. (...) Credo che costà tu dovresti manovrare così: accentuare, più che l’antielezionismo, la necessità di eliminare dal partito i social-democratici e opportunisti." Abbiamo anche l’opinione di Berti (appunti e ricordi, cit. pag. 76): "Bordiga, dopo aver partecipato al II Congresso dell’I.C. (...) era arrivato alla conclusione che si poteva benissimo arrivare alla frazione comunista unificata, nella supposizione (...) che anche se la frazione comunista unificata fosse stata di una certa ampiezza gli astensionisti sarebbero riusciti a mantenerne le redini (...). Certo, Bordiga si rendeva conto che quella scelta comportava un notevole cambiamento dell’indirizzo che sino a quel momento aveva seguito la frazione astensionista e notevoli concessioni alle tesi di lenin, ma era d’opinione che ricevere in Italia l’investitura di lenin e dell’I.C. era un fatto così importante, un fatto che poteva avere un tale peso nel movimento operaio italiano, e nello sviluppo successivo della lotta rivoluzionaria da giustificare i sacrifici che il II Congresso imponeva. (...) Il bordighismo della frazione astensionista va distinto abbastanza nettamente dal bordighismo dei mesi e degli anni che seguono il II Congresso e che vedono la costituzione della frazione comunista unificata e, poi, del partito comunista." |