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Numero 96, 24 luglio 2006
IN LIBANO UNA BATTAGLIA DELLA GRANDE GUERRA
MEDIO-ORIENTALE
"...I missili di Hezbollah non spaventano
realmente il robusto apparato militare israeliano. Ma stanno cadendo a
migliaia sulle città e sui villaggi di confine danneggiando non tanto le
strutture urbane quanto lo svolgimento della vita normale. Sono di
fabbricazione russa, cinese e iraniana, cosa che dovrebbe permetterne la
tracciabilità e quindi la provenienza sul mercato delle armi, insieme ai
capitali necessari per acquistarli. Soprattutto non si tratta più delle
vecchie Katiuscia e dei casalinghi Kassam, ma di armi più potenti e meno
primitive. Per ora non se ne parla ma, anche se è improbabile che si trovi lo
Stato 'canaglia' – vero o presunto – che fornisce l'artiglieria, è certo
che troppi paesi incominciano ad averne abbastanza del truculento ma
inconcludente unilateralismo americano. Il contesto è dei più classici: al
momento tutti giurano amicizia agli Stati Uniti e s'inchinano alla loro
residua potenza; ma sotto sotto, dall'Afghanistan al Sudamerica passando per
il Medio Oriente, stanno volando le prime bordate di un'altra artiglieria,
meno rumorosa, ma forse più efficace, se non altro perché la guerra per
procura sta forse evolvendo in guerra più diretta, fra nemici veri, USA,
Europa, Russia, Cina..."
2006: In
Libano una battaglia della grande guerra medio-orientale (articolo
completo)
DAMASCO DICE ADDIO AL DOLLARO
La Siria elimina la parità fissa fra sterlina siriana e
dollaro USA iniziando a convertire in Euro parte delle proprie riserve.
L'operazione è conveniente dal punto di vista economico oltre che un
avvertimento politico: stando ai dati della Commissione Europea, la Siria
non ha una gran potenza commerciale, ma lo scorso anno ha esportato verso
l'Unione Europea per 2.9 miliardi di dollari, e importato per 2,7 miliardi. Le
riserve del paese ammontano solo a 4.1 miliardi di dollari, compreso l'oro, ma la
conversione si aggiunge a quella minacciata dall'Iran, che già commercia
parte del suo petrolio in euro, e inoltre da Kuwait, Qatar, Emirati, Russia,
Svezia, Finlandia, Venezuela. L'Euro, emesso ad un valore di 0,85 dollari, ha
raggiunto oggi una quotazione sul mercato di 1,24; se una rivalutazione così
massiccia ha penalizzato le esportazoni europee, ha però permesso ai paesi
dell'Unione di pagare meno i prodotti importati, specie il petrolio. Era
inevitabile che proprio chi vende petrolio preferisca di gran lunga farsi
pagare direttamente in euro, senza il tramite dei dollari. Voluto o
meno, si tratta di un attacco potente alla supremazia monetaria americana.
IN CINA LA VIOLENZA SOCIALE COVA SOTTO LA CENERE
Un'altra rivolta in Cina. Questa volta a Zhengzhou, 500
km da Pechino, nel campus della facoltà di economia e commercio Shengda.
Quindicimila studenti sono esplosi contro la precarietà cui sono destinati, hanno
sfasciato vetrine, gettato televisori dalle finestre dei dormitori
universitari, lanciato bottiglie contro la polizia e incendiato automobili. Nonostante
il silenzio dei media, le tensioni si sono estese ad altre università: a
Dalian 3.000 studenti di informatica hanno dato vita a manifestazioni
violente; nella provincia dello Sichuan la miccia che ha acceso la rivolta di
9.000 giovani è stato il blackout che ha spento la luce nel campus nel
bel mezzo dei mondiali di calcio. Solo nel 2005 in Cina vi sono stati 87.000
scontri violenti fra la popolazione e le forze dell'ordine. Se
tradizionalmente le rivolte avvenivano nelle campagne in
seguito agli espropri di terre agricole destinate all'industria, adesso il
malcontento sembra spostarsi nelle zone industriali dove da anni era più
forte il consenso popolare alla politica governativa. Dal 1998 il governo
ha lasciato proliferare nuove sedi universitarie ma il mercato del lavoro -
malgrado una crescita del PIL del 10% l'anno - non riesce ad assorbire l'offerta di
lavoro qualificato. Quest'anno, dei 4,13 milioni di neolaureati il 60% è
destinato a non trovare lavoro: una vera e propria miscela esplosiva che
cresce proporzionalmente allo sviluppo capitalistico cinese.
MANOVRA ECONOMICA DA "LACRIME E
SANGUE", MA DI SINISTRA
Come al solito ci vuole un governo di sinistra per
applicare una politica borghese conseguente senza sollevare troppa
opposizione. Saggiato il terreno con la cortina fumogena delle
liberalizzazioni dei taxi o della vendita di medicinali, la manovra interverrà
su quattro grandi comparti di spesa pubblica che costituiscono l'80% di quella
totale: pubblica amministrazione, previdenza, sanità ed enti territoriali.
Il presidente del consiglio e il ministro dell'economia hanno già detto che
saranno "lacrime e sangue per tutti". Ovviamente non è così. I
grandi capitalisti avranno un taglio di 5 punti di cuneo fiscale, un
po’ di ossigeno per il rilanco della produttività. La piccola
borghesia subirà una leggera decurtazione delle rendite di posizione. Ma
come al solito il vero grande serbatoio dove rastrellare
valore è il proletariato, attraverso la
diminuzione diretta e indiretta del salario. L'Unione conferma così di
essere il partito del grande capitale italiano, come del resto ha evidenziato
l'appoggio del Corriere della Sera e dei vertici di Confindustria nella
scorsa campagna elettorale. Comunque il Capitale è ormai autonomo rispetto
alla società e quindi non bada al colore della bandiera, usa e plasma i
governi per i propri interessi, c'è chi serve meglio e chi peggio, come
dimostrano le campagne dell'Economist contro Berlusconi.
"NEOREALISMO" ARGENTINO
"Diario del Saccheggio", documentario di
Fernando Ezequiel Solanas sul crack argentino del 2001, non
è certo un film che critica il sistema capitalistico in sé, ma ha
trovato ugualmente difficoltà di distribuzione, non solo in Italia. Girato
con immagini forti su una cronaca incalzante, mostra una
mobilitazione popolare possente, una rivolta sociale con potenzialità
purtroppo andate perse. Eppure non individua mai le cause reali della
crisi, soffermandosi, come dice la locandina, sulle responsabilità di una
"borghesia irresponsabile e corrotta". D'accordo, è solo un
film, ma un disastro come quello argentino non si può imputare semplicemente
alle persone e alle "particolarità nazionali", quali appunto
l'estrema corruzione politica o l'elevata incapacità amministrativa:
anche un documentario avrebbe la possibilità di uscire dal luogo comune e
mostrare come lavora il capitalismo attraverso le persone e le loro
istituzioni. Vedi per esempio "The corporations", dove almeno
traspare una sorta di autonomizzazione del Capitale rispetto alla produzione e
al consumo.
2002: Il
fallimento argentino
2002: Non
sono soviet
PATER FAMILIAS
Papa Ratzinger ha scelto la Spagna per ribadire la
posizione della chiesa cattolica sul matrimonio e sulla famiglia; non a caso
un paese il cui governo ha varato nuove leggi proprio su quei problemi.
"La chiesa - ha scandito paternamente il papa - ci insegna a rispettare e
promuovere la meravigliosa realtà del matrimonio. Riconoscere e aiutare
questa istituzione è uno dei più importanti servizi che si possono rendere
oggi al bene comune e allo sviluppo autentico degli uomini e delle società".
La Chiesa, che per sé ha intelligentemente abolito la famiglia da 2000
anni, sente il bisogno di ravvivare questo cadavere sociale proprio perché
esso è in disfacimento spontaneo. Non serve neppure più a tramandare
una proprietà personale assai superata da società anonime possedute da
azionisti tagliatori di cedole. Contro la famiglia non ci sono più solo i
comunisti, c'è adesso anche la famiglia stessa. Dice Engels: "Quello che
noi possiamo oggi presumere circa l'ordinamento dei rapporti sessuali, dopo
che sarà spazzata via la produzione capitalistica è principalmente di
carattere negativo e si limita per lo più a quello che viene soppresso.
Ma che cosa si aggiungerà? Questo si deciderà dopo che una nuova generazione
si maturi".
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