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Numero 101, 15 novembre 2006
L’INCUBO DELLE BANLIEUES INCOMBE SULLA BORGHESIA FRANCESE
A un anno di distanza dalla rivolta del 2005, nelle banlieues parigine
sono divampati di nuovo gli incendi e si sono ripetuti gli scontri con la
polizia. Come del resto avevano previsto i servizi segreti francesi in
un rapporto riservato, reso pubblico da Le Figaro, "permangono
la maggior parte delle condizioni che hanno portato un anno fa all'esplosione
della violenza collettiva su una grande parte del territorio
metropolitano". Perciò è giustificato "il timore di
altri eccessi, non più spontanei ma strutturati", il cui obiettivo
non è tanto "incendiare delle auto ma prendersela con le
istituzioni". Nei primi sei mesi dell'anno gli episodi di violenza
urbana sono stati oltre 50 mila. Chirac ha parlato di "una crisi
d'identità, di senso e di riferimenti" dovuta, secondo la teoria
autocritica che fu già del ministro di polizia Sarkozy, alla manchevolazza
delle istituzioni, a errori nei processi di integrazione sociale. I
giovani banlieusards però se ne fregano delle istituzioni, non hanno
patria, non vogliono affatto essere "integrati", non hanno
rivendicazioni e tantomeno riconoscono interlocutori. Rifiutano sia il bastone
che la carota, sanno benissimo che questa società non ha soluzioni per loro.
SCIOPERANTI UCCISI IN MESSICO
Il 22 maggio scorso 70.000 insegnanti della città messicana di Oaxaca si sono
sollevati per chiedere aumenti salariali. Il loro movimento si è man mano
generalizzato fino a coinvolgere gli altri lavoratori riuniti nell'Assemblea
Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO). Il movimento ha tenuto testa alla
polizia fino al 27 ottobre, giorno della convocazione di uno sciopero generale
con blocco delle attività commerciali. Sono allora intervenuti 3.800 agenti
delle forze speciali di Polizia Federale preventiva, appoggiati logisticamente
da 5.000 uomini dell’esercito, per riprendersi la piazza centrale dello
Zocalo dopo più di 150 giorni di protesta e blocco della produzione. I mezzi
blindati e gli elicotteri hanno abbattuto le barricate dei manifestanti. Dall'inizio
dei disordini le vittime sono state una dozzina, la maggior parte maestri
elementari uccisi da cecchini paramilitari del Partido Revolucionario
Istitucional (magnifica denominazione per quest'epoca ipocrita!).
LA BABELE DEL CAPITALE
Il film Babel chiude la trilogia del regista messicano Iñarritu
dedicata al legame invisibile che connette le vite di tutti gli esseri umani.
Il racconto si snoda tra Marocco, Giappone ed il confine tra Messico ed Usa. Vi
si sviluppano tre storie parallele benché distanti tra loro migliaia di
chilometri: "storie di esseri umani e non di marocchini, americani e
giapponesi", come sottolinea Iñarritu ripercorrendo il
tema delle catene causali di fenomeni caotici e imprevedibili, un po' sulle
orme di Crash. La dis-umanità che accomuna le odierne
istituzioni, in ogni paese è evidentissima, com'è evidente la denuncia
della sistematica manipolazione mediatica, una realtà fittizia fatta di bugie
ripetute da un capo all’altro del mondo mentre l’eco delle tragedie
effettive mai andrà oltre l'orizzonte dei diretti interessati. Babel
è l’emblema del caos in cui versa ormai questa società, che genera
barriere tra uomini proprio mentre sono sempre più legati
indissolubilmente tra loro.
AL DRAGONE SALE LA FEBBRE SOCIALE
Mentre si moltiplicano le notizie sul continuo massacro di proletari per
incidenti nelle industrie e specialmente nella miniere cinesi,
numerose province della Cina sono recentemente
state teatro
di vere
e proprie sommosse di centinaia (in alcuni casi migliaia) di persone contro la
polizia. Shenzhen, Shanzhou, Liaoning, Guizhou, Sichuan, Guangdong, Hebei: in
nome dell’avanzamento industriale ed urbano,
almeno 40 milioni di contadini sono stati privati della terra ed ora la maggior
parte vive povera e senza lavoro. Circa 120 milioni di abitanti, senza impiego
nelle zone rurali, sono divenuti migranti che lavorano sottopagati nelle
industrie, nei ristoranti e nei cantieri edili. Sono molto richiesti come mano
d’opera, in special modo nelle ricche aree costiere, ma non hanno ovviamente
nessuna garanzia e rappresentano solo carne da macello per i datori di lavoro.
Secondo il ministro della Pubblica sicurezza le proteste di massa sono in
aumento nel paese: dalle circa 10.000 del 1994 si è arrivati alle oltre 87.000
del 2005.
2005: Sindrome
cinese
FERMENTI EURASIATICI INTORNO AL DOLLARO
I paesi produttori di petrolio appartenenti all'Opec strizzano l'occhio
all'Euro, e l'egemonia del Dollaro traballa. Di conseguenza anche le nazioni
consumatrici di petrolio, specie i giganti asiatici in crescita, sono
tentate da una diversificazione rispetto alla moneta statunitense, e ne
riducono consistentemente la quantità nelle riserve. Infatti, conviene sempre
meno acquistare con dollari svalutati invece che con euro rivalutati. Un
processo di svalutazione massiccia del Dollaro produrrebbbe effetti disastrosi
sull'economia americana: sarebbero favorite le esportazioni, ma sarebbero
ancor più penalizzate le importazioni, dato che gli USA sono
un paese importatore netto, in grave debito commerciale con i maggiori paesi
del mondo. Più si aggravano le pressioni straniere per deprezzare il Dollaro,
più la Federal Reserve si attiva in difesa del potere d'acquisto della
propria valuta, ma per farlo deve acquistare dollari e così, paradossalmente, incrementare
le proprie riserve di valuta in declino. Un ciclo perverso, in contrasto con
la politica tradizionale, consistente nello scaricare all'estero i problemi
del Dollaro. Per questo l'abbandono di quest'ultimo come moneta di
riserva privilegiata è una prospettiva da incubo. Non solo per gli
USA. Infatti, se questi ultimi dovranno tentare di porre un freno al
fenomeno, i loro concorrenti non potranno che partecipare all'operazione di
salvataggio. In nome del capitalismo mondiale, che rimarrebbbe sconvolto
da una caduta del suo massimo gendarme.
2004: Petrolio
MAI LA MERCE SFAMERA’ L’UOMO
Il vertice mondiale sull'alimentazione del ’96 si diede l’obiettivo di
dimezzare il numero delle persone sottonutrite entro il 2015. Già oggi se ne
può constatare il fallimento visto che, secondo i dati dell’ultimo rapporto
Fao sullo "stato dell'insicurezza alimentare nel mondo", la
situazione è addirittura peggiorata. Infatti, se nel 1992 erano 823 milioni
coloro che vivevano sotto la soglia delle 1.900 calorie al giorno, oggi sono
saliti a 854 milioni, nonostante la "ricchezza" pro capite mondiale
sia cresciuta del 25% in 10 anni. Peggo che mai se si guarda alla
produzione alimentare: ad esempio quella di cereali è triplicata in 50
anni, mentre la popolazione è cresciuta "solo" del doppio. Una
tendenza che fa aumentare di quattro milioni all'anno i denutriti nel
mondo, mentre il capitalismo continua imperterrito a celebrare la sua crescita
esponenziale.
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