Cd dell'archivio storico di n+1: riproduzioni in formato grafico

Alcune delle riproduzioni in Compact Disk

Prometeo 1924. Prefazione alla riproduzione di Prometeo (1992)

prometeo_24.jpg (765322 byte)Mantenere nel tempo una continuità politica e programmatica non è compito da poco.

Mille suggestioni provocate dall'attualità conducono a oscillazioni ben conosciute dalla critica marxista fin da quando Engels coniò il termine opportunismo.

E' opportunista chi sacrifica il risultato futuro al successo effimero di un giorno; che poi di solito è un successo immaginario, sperato, non ottenuto. Semanticamente il termine non è dei più corretti, dato che comporta un certo giudizio morale, ma tant'è: capita a molte parole di trascendere il loro significato originale.

Non vi sono scorciatoie per la rivoluzione, tanto vale lavorare con metodo per essa.

Continuità vuol dire anche continuità fisica, quel passaggio di consegne dalle vecchie alle nuove generazioni di militanti.

La rivoluzione si serve di utensili vivi, non di libri negli scaffali.

Riproduciamo Prometeo perché serva da strumento di lavoro alle nuove leve rivoluzionarie. La rivista nacque in un momento difficile e ne mostra il peso. I sei fascicoli usciti coprono alcuni mesi di un periodo cruciale per il Partito Comunista: il proletariato è in ritirata dalla scena rivoluzionaria, la borghesia prende la sua rivincita; forze oggettive, più che le manovre dell'Internazionale, sottraggono il partito al controllo della Sinistra.

Anche se la sua linea è approvata al Convegno di Como del maggio da 35 segretari di federazione su 45 e da 4 interregionali su 5, è ormai un declino storico del partito mondiale che detta legge.

Un riferimento diretto alla situazione è nell'articolo Organizzazione e disciplina comunista sul n. 5, limpida contrapposizione del centralismo organico agli schemi democratici invocati e utilizzati dall'Internazionale.

Interessantissimo, per la didattica rivoluzionaria che non si occupa solo di storia ma dei contrasti che fanno la storia, è il permanere, accanto ad articoli di taglio rigorosamente marxista, di altri articoli impostati in modo assai diverso.

Si sente un peso del passato non ancora sconfitto, una mancanza di omogeneità a sottolineare come questo risultato possa essere raggiunto a prezzo di una selezione ancora più rigida.

Questo contrasto mette bene in evidenza la necessità per il marxismo di dare un taglio netto ad ogni impostazione moraleggiante, sempre dura a morire nel movimento operaio.

Insomma, Prometeo, accostando testi ineccepibili ad altri che sono ben lungi dall'esserlo, fornisce al lettore d'oggi anche un'arma per la negazione di quegli aspetti che sono da non ripetere più. Ma ovviamente l'insieme della rivista e la gran parte degli articoli rappresentano materiale vivo, a sessant'anni di distanza, che ci lega con un ponte ininterrotto alle nostre radici.

Programma comunista 1952-1973. Prefazione alla riproduzione di Programma comunista (1992)

programma.jpg (712922 byte)La riproduzione dell'organo di stampa della Sinistra organizzatasi in partito nel 1951-52 deve servire, nell'intenzione di chi la esegue oggi, a proseguire il lavoro di quei compagni.

Si tratta dell'esigenza di sempre: fornire ai militanti della nostra corrente storica e a tutti coloro che ne condividono la battaglia sul fronte di classe, strumenti critici e armi materiali validi per l'oggi come per il domani. Armi materiali, perché per la Sinistra il compito di rimettere in piedi le grandi questione teoriche stravolte dalla controrivoluzione staliniana non è stato mai semplicemente un lavoro intellettuale, "teorico", ma lotta "pratica" non disgiunta, dialetticamente, dalla lotta quotidiana anticapitalistica e antiborghese a fianco e nella lotta immediata del proletariato.

Tra il 1951 e il 1953, data in cui si colloca l'uscita dei primi numeri di Programma, si riconobbe come esigenza preminente l'organica riproposizione della "comune, unitaria, monolitica, costante dottrina di partito".

Si trattava dell'organica reazione al "praticismo", indubbiamente generoso ma "senza troppi scrupoli dottrinal ", con cui i gruppi di formazione non omogenea che si richiamavano genericamente alla Sinistra si erano tuffati con "risolutezza e vivacità" nel vivo dell'azione.

Ciò succedeva già durante la guerra, ma fu soprattutto nel primo quinquennio postbellico che la differenza d'impostazione si delineò sempre più precisa, tra le forze che pensavano possibile una ripresa rivoluzionaria a breve termine (quasi assumendo che la controrivoluzione mondiale fosse stata una specie di distrazione della storia e che bastasse girarne la pagina sanguinosa per riprendere il cammino là dove si era interrotto) e quelle che invece ritenevano la situazione "priva di vicine prospettive di un grande sommovimento sociale".

Il periodico che nasceva - e con esso l'organizzazione, il partito in quanto corpo organico - traeva dalla lezione della controrivoluzione la conferma dell'integralità e invarianza del marxismo e la poneva alla base della mai rinnegata azione, per limitato che ne fosse il raggio dal punto di vista della propaganda, del proselitismo, dell'intervento nelle lotte economiche. L'invarianza, la riproposizione integrale della dottrina scientifica venivano via via sintetizzate in frequenti riunioni di lavoro cui partecipavano numerosi inviati e il loro risultato veniva ulteriormente riverberato verso tutta la rete organizzata, numericamente esile, ma estesa e potenzialmente supernazionale.

Alla "falsa risorsa dell'attualismo-attivismo", che "diffama e diserta il lavoro dottrinale e la restaurazione teoretica", si trattava di contrapporre (a costo, come avvenne, di dolorose amputazioni) ilriconoscimento che la controrivoluzione staliniana non solo ha spezzato il filo del movimento di classe, ma ne ha, come non poteva non fare, distrutto e deformato le basi programmatiche. Ha coinvolto nella generale confusione anche i pochi elementi d'avanguardia salvatisi dal massacro materiale e politico, rendendo urgente rimettere in piedi l'intero patrimonio teorico del marxismo, condizione essenziale per un'azione non disorganica, non immediatista e quindi non fluttuante del nucleo forzatamente ridottissimo del partito futuro. Ecco quale fu la consegna per quei militanti: "La classe rivoluzionaria, in tanto assolverà il suo compito, in quanto si muoverà usando una dottrina e un metodo che restino stabili e siano stabilizzati in un programma monolitico, in tutto il volgere dell'immensa lotta, variabilissimo restando il numero dei seguaci, il successo delle fasi e degli scontri sociali".

La controrivoluzione si era potuta affermare con tanta potenza distruttiva alla sola condizione di distruggere, insieme al partito della rivoluzione mondiale, l'intero arsenale delle sue armi critiche e di battaglia, quindi la teoria, la tattica, l'organizzazione.

Guai se si fosse proceduto sacrificando ad una azione purchessia il compito primordiale della "ripresentazione della visione integrale della storia e del suo procedere, delle rivoluzioni che si sono succedute finora, dei caratteri di quella che si prepara e che vedrà il proletariato moderno rovesciare il capitalismo". Guai se si fosse atteso dai fatti, nella capricciosa forma fenomenica della loro apparizione e successione, una nuova impostazione teorica da sostituire anche solo parzialmente a quella consolidata dalla storia stessa, per tentare di rimontare tramite essa la china di rapporti materiali di forza ferocemente negativi.

Alla luce del bilancio grandioso che la Sinistra andava concretizzando attraverso il suo lavoro organizzato e il suo giornale, prendeva più che mai risalto, nelle pagine dello stesso, la visione della natura e della funzione del partito, contro tutte le negazioni immediatiste a sfondo democratoide. Veniva ribadito il ruolo centrale del partito nei suoi rapporti con la classe, il suo ruolo di guida nella preparazione dell'assalto rivoluzionario, come nello svolgersi della rivoluzione e nell'esercizio dittatoriale del potere conquistato e difeso dalla classe armata.

Autoritarismo e totalitarismo di partito, quindi, in polemica diretta con lo spontaneismo antipartitico, alimentato dall'orrore per il totalitarismo staliniano certo, ma rigenerato in continuazione dall'ideologia della classe dominante che pratica autoritarismo e totalitarismo mentre propina sapientemente al suo avversario storico, il proletariato, imbelli ricette intorno al rincoglionimento democratico.

Ma in un corpo di dottrina che si rivendica come scientifico non può essere affrontato un aspetto della controrivoluzione senza toccare tutti gli altri. Ecco allora che ad uno ad uno i diversi aspetti vengono studiati, sviscerati, trasformati in materia viva per forgiare militanti che in un macinare di anni tremendi si passano la consegna tra mille difficoltà, defezioni, rotture e lotte imposte dalla situazione storicamente sfavorevole, non certo propizia a idilliaci percorsi del partito rivoluzionario.

Questa dinamica di forze in lotta esprime tuttavia uno scontro che non è tra individui e gruppi, bensì fra classi, e dimostra ancora una volta che la falsa opposizione tra il partito formale, contingente, che allarga i suoi effettivi o li vede sparire, e il partito storico, che non conosce disfatte o interruzioni perché rappresenta il tracciato "che va senza spezzarsi lungo gli anni e i secoli, dalle prime affermazione della nascente dottrina proletaria, alla società futura, che noi ben conosciamo" attraverso la critica della società presente.

Ecco ancora perché è possibile, nel breve volgere di anni, dare sistemazione a questioni che nessuna pensata di singolo cervello avrebbe potuto risolvere: la grande questione della Russia, la natura dei fenomeni scaturiti dal sopravvivere del capitalismo stramaturo, le tesi sul partito ecc.

Noi riproduciamo e diffondiamo questo materiale, tutto il materiale della Sinistra, perché non vi è rivoluzione senza continuità, e non vi è continuità senza una battaglia per l'affermazione della stessa.

La rivoluzione non consente scorciatoie, tanto vale lavorare con metodo per le sue basi partitiche. Continuità significa anche continuità fisica, preparazione di militanti, perché la rivoluzione si serve di utensili vivi, non di libri nelle biblioteche.

Riproduciamo Programma come strumento per militanti rivoluzionari, per lo sviluppo del partito della rivoluzione.

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