2. Teoria e prassi (9)

Utopia, scienza, azione

Occorre ribadire che il socialismo scientifico e critico pretende l'unione fra teoria, organizzazione, azione e che Bordiga ha speso la sua vita di militante per cercare di realizzare questa unione, prima come dirigente rivoluzionario nel PSI, nel PCd'I e nell'Internazionale, in seguito come anonimo militante nel gruppo internazionalista che cercò di gettare le basi di un movimento temprato per la nuova rivoluzione.

Nel campo scientifico è ormai assodato il metodo di unire l'esperienza, la sua formalizzazione, i processi speculativi che proiettano i tentativi di conoscenza al di là dei risultati raggiunti e, infine, la verifica sulla prevedibilità degli eventi. Se esistono in questo campo forti reminescenze di idealismo e di rifiuto del materialismo dialettico e del determinismo, è perché la borghesia è marchiata dalla necessità di mistificare la sua massima contraddizione: ampliare la conoscenza del mondo fisico, della dinamica dei processi, dell'irreversibilità di questi, e nello stesso tempo arroccarsi sull'eternità e immutabilità dei rapporti capitalistici.

Nel campo sociale la tendenza autoconservativa della borghesia è più forte e ancora più forte è l'influenza malefica sulla teoria rivoluzionaria e sulle organizzazioni del proletariato. In questo campo si è dispiegato il gigantesco sforzo di Bordiga e dei militanti che tentarono di dar vita al nuovo movimento.

Come nella scienza antica si cercava di escogitare un modello mentale del mondo fisico, così si continua oggi a cercare un modello ideale della società che potrebbe superare questo capitalismo i cui effetti non sono più graditi neanche ai capitalisti.

Il fatto è che "il movimento proletario rivoluzionario possiede la teoria positiva dello svolgimento sociale e delle condizioni della rivoluzione comunista", la borghesia e i movimenti da essa influenzati, no. Il movimento proletario rivoluzionario rappresenta concretamente il processo dinamico che porta al socialismo; i movimenti borghesi, per quanto "progressisti", possono giungere al massimo ad una immagine ideale di società che non esistono e non potranno esistere. Il socialismo utopistico "vuole" elaborare il futuro trascurando le determinazioni del passato e del presente; il marxismo dice no, non si può "inventare" un sistema umano come prodotto del pensiero, occorre impadronirsi delle leggi del moto sociale e prevedere quali saranno le sue conseguenze per applicare forza e volontà, tramite il partito, dove e quando sarà necessario. Una anticipazione arbitraria e romantica del futuro non ci basta, ci vuole una previsione scientifica e questa è resa possibile solo dal maturare della forza produttiva sociale, degli antagonismi che essa genera e delle forme che essa stessa anticipa senza che ne sia cosciente, forme di attività senza più scambio mercantile e forme di socialità organiche, non concorrenziali.

Il primo utopismo, quello dei Thomas Moore, dei Tommaso Campanella fino ai Fourier e Owen, fu giustificato per via dell'immaturità dei rapporti sociali, ma da Proudhon in poi ogni utopismo è reazionario perché tende a inchiodare il proletariato alla realtà capitalistica cui si tenta di applicare variazioni fantastiche.

La necessità e quindi la volontà di "cambiare le cose" sono sempre state un impulso positivo, spinto al massimo nei periodi che precedono un cambiamento sociale. Esso presuppone l'esperienza del passato e la seria conoscenza del presente, nonché una nozione non fantastica dell'obiettivo che si vuole raggiungere. Il marxismo unisce tutta la storia passata e non sbeffeggia il mito dell'antichità o l'ingenuo procedere della scienza precedente, bensì li registra positivamente per la comprensione dei salti storici successivi.

Se l'istinto biologico è "conoscenza ereditaria di un piano specifico di vita" nel quale è impresso il passato, in modo che con la vita presente si evitino o si realizzino in futuro dei fatti utili alla vita stessa, "volando attraverso tutto il ciclo [umano], il comunismo è la conoscenza di un piano di vita per la specie".

Bordiga ha lottato tutta la vita a demolire le deformazioni teoriche che ammettono il marxismo come costruzione perfetta per descrivere la società presente e per indicare il fine ultimo, ma incapace di guidare la vita quotidiana dell'organizzazione (partito), di elaborare una tattica coerente, di capire che cosa sia una rivoluzione e soprattutto una controrivoluzione. Non è marxismo quello che perviene a "posizioni scettiche, agnostiche ed elastiche circa l'itinerario preciso dell'avvenire rivoluzionario".

La nuova organizzazione rivoluzionaria, quindi, non potrà essere basata su di un sistema rivelato, non solo da un Dio o da un profeta, ma neppure da un Capo, da un gruppo di individui pieni di volontà, sapienza e forza. Non potrà accontentarsi di scrutare il futuro, il che sarebbe poco, né di volere il futuro, il che sarebbe troppo, ma dovrà "conservare la linea del futuro della propria classe... Il movimento comunista non è questione di pura dottrina; non è questione di pura volontà; tuttavia il difetto di dottrina lo paralizza, il difetto di volontà lo paralizza. E difetto vuol dire assorbimento di altrui dottrine, di altrui volontà".

Note

[1] Proprietà e capitale, cap XVII, in "Prometeo" n. 10 e segg., giugno 1948. Ora nel testo dallo stesso titolo ed. Quad. Int. novembre 1991.

[2] Ibid.

[3] Ibid.

[4] Ibid.

Prima di copertina
La passione e l'algebra
Amadeo Bordiga e la scienza della rivoluzione

Quaderni di n+1 dall'archivio storico.

Scritto per i giovani lettori che non conoscono la storia della Sinistra, cancellata dalla memoria per opera congiunta dello stalinismo e della storiografia borghese.

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