"Il metodo di analisi di cui mi sono servito, e che non era mai stato applicato prima d'ora ai problemi economici, rende piuttosto ardua la lettura dei primi capitoli, ed è da temere che il pubblico, sempre impaziente di concludere, avido di conoscere il rapporto fra i principii generali e le questioni immediate che lo appassionano, si lasci intimidire perché non può, a tutta prima, procedere oltre. E' uno svantaggio contro il quale non posso far altro che prevenire e mettere in guardia i lettori ansiosi di verità. Non c'è via maestra per la scienza, e solo hanno una probabilità di raggiungerne le vette luminose coloro che non temono di affaticarsi a salirne i ripidi sentieri" (Karl Marx, prefazione all'edizione francese del Capitale, 1872).

"L’interesse a questi argomenti non discende da capacità fondate sul corso di studii che ciascuno abbia fatto, e tanto meno da nozioni che ha abbordato per la sua attività professionale e il suo lavoro economico, ma discende proprio da moventi di classe e di politica rivoluzionaria di partito, sicché a simili temi, come a molti analoghi, quali la relatività di Einstein e la fisica nucleare, hanno motivo di accedere tutti i militanti del movimento, e [tale interesse] deve loro assicurarne il mezzo quale che sia la misura del loro allenamento scientifico [...] La strada alla verità - appunto per tali motivi di classe - si apre in larga parte più facilmente all’ignorante che al timbrato con scartoffie da corsi di studio. Nessuno ha dunque motivo di desistere dall’abbordare questi argomenti, e deve trovare la forza di farlo con efficienza critica radicale senza bevere pari pari tutte le insidiose pozioni tossiche della diffusione moderna" (Amadeo Bordiga, Elementi della questione spaziale, 1959).

Prefazione

Questo lavoro fu iniziato quando stavano per compiersi i quarant'anni dal lancio del primo satellite e finisce a poche settimane dal trentesimo anniversario dello "sbarco" sulla Luna. Gli articoli che pubblichiamo nel secondo volume ci offrono l'occasione per affrontare il discorso generale sulla scienza, soprattutto sulla differenza che passa tra la concezione scientifica, cioè l'individuazione delle leggi di natura con metodo materialistico e dialettico, e la filosofia, cioè l'interpretazione dei fenomeni. L'occasione è utile anche per combattere un sottoprodotto deteriore della filosofia, che si ha quando l'interpretazione del mondo scade a mera opinione personale, sostenuta dal puro linguaggio invece che dai fatti, con pretese di oggettività solo perché attinge dalla prassi in modo del tutto empirico.

Gli articoli sono per la maggior parte trafiletti che seguono gli avvenimenti "spaziali" degli anni successivi al lancio del primo Sputnik, nell'ottobre del 1957, e comparvero sul quindicinale Il programma comunista, organo del Partito Comunista Internazionale. Tranne due (Triviale rigurgito di illuminismo ed Elementi della questione spaziale), erano tutti articoli buttati giù velocemente man mano che la cronaca sfornava notizie sui nuovi lanci di satelliti e non avevano grandi pretese di completezza teorica e nemmeno tecnica. Tuttavia, pur essendo per questo uno dei lavori meno sistematici della Sinistra, affrontavano un problema enorme: la concezione del mondo con particolare riguardo al rapporto fra capitalismo, scienza e tecnologia. Veniva cioè coinvolta l'intera teoria marxista della conoscenza.

Non a caso essi furono l'occasione per uno dei più violenti attacchi politici all'organizzazione che li pubblicava. Siccome è generale convinzione che contengano gravi errori di valutazione e di previsione, essi sono stati rimossi dalla memoria anche da ex militanti che non sono mai riusciti a recidere completamente il cordone ombelicale che li collega alla società capitalistica, cordone attraverso cui ne assorbono le categorie. E siccome gli attacchi politici ebbero come bersaglio soprattutto la persona dell'autore, è di generale dominio che essi furono scritti tutti da Amadeo Bordiga, tranne quelli intitolati Dedicato a un milione di tele-imbecilliti e Scienza e capitale, il primo del 1963, l'altro del 1967

Il nocciolo della polemica è presto spiegato: a partire dal lancio del primo satellite artificiale, vi fu una vera esplosione di euforia per quello che fu gabellato come l'inizio di una nuova era per l'umanità: la conquista del Cosmo. Si disse che quell'episodio era più importante della scoperta dell'America, più importante del passaggio dalla raccolta all'agricoltura, di più, un passo addirittura paragonabile all'evoluzione delle specie. Von Braun, il responsabile del progetto Apollo per portare i primi uomini sulla Luna, dichiarò senza mezzi termini che si stava assistendo ad un avvenimento di importanza simile a quello che aveva portato i primi anfibi ad uscire dall'acqua e camminare sul terreno.

La Sinistra Comunista prese posizione e demolì questo genere di sparate: disse che non si era di fronte a nuove scoperte scientifiche e, tanto meno, ad un salto in una nuova era; fece notare che si stavano lanciando dei volgarissimi razzi e che, insieme ad essi, si lanciava una mostruosa campagna pubblicitaria a favore del sistema capitalistico; affermò che tutto ciò non solo non era vera scienza, ma che si assisteva ad un regresso verso la vecchia e romantica filosofia della natura, considerata dai marxisti morta per sempre. Oltretutto si trattava di una performace tecnologica da alchimisti, perché la famosa scienza da salto in una nuova epoca storica non era neppure in grado di sapere in anticipo dove sarebbero finiti i razzi con i loro satelliti.

"Nessuna grande parola nuova ha potuto echeggiare che apra le porte di una attitudine nuova nell'impossessamento dell'uomo sulla natura, rispetto a quella dell'epoca capitalistica" (1).

Le rivoluzioni scientifiche sono un'altra cosa, e per di più sono un prodotto delle rivoluzioni sociali, anche se a volte le anticipano, né può essere diversamente (2).

Si aprirono le cateratte della critica: si era osato mettere in dubbio l'importanza scientifica della "conquista dello spazio" per la quale tutta l'umanità cosciente stava fremendo. Nella replica Bordiga non andò tanto per il sottile. Non usò il bisturi ma l'artiglieria pesante: il capitalismo - disse - non è più in grado di conquistare un bel niente, non costruirà navi spaziali pilotate, non conquisterà la Luna, non farà vivere l'uomo nel cosmo; solo l'impostazione romantica delle esplorazioni fa sopravvivere l'esploratore soggettivo, l'uomo che va a spasso da qualche parte e trova qualche cosa. L'uomo si è già dotato di strumenti sufficientemente sofisticati per conoscere senza andare. Sta già analizzando le galassie più lontane senza bisogno di trasportarvi il suo deretano. Se necessaria, l'esplorazione sarà fatta, con robot, anche nella società comunista. L'uomo non potrà mai adattarsi alla vita fuori dalla gravitazione di un corpo astrale. E così via.

Qualcuno disse che Bordiga non aveva le conoscenze specifiche per occuparsi con tanta arroganza dei problemi spaziali, intorno ai quali fior di scienziati stavano lavorando. Ma erano semplicemente sciocchezze. E' vero che il lettore non interessato ai particolari tecnici connessi ai lanci spaziali potrebbe non digerire la sequenza di affermazioni categoriche sulla tecnica missilistica che si trova negli articoli; è vero che è altrettanto difficile digerire la serie di previsioni che Bordiga trae dalla "scienza applicata" di quel periodo, previsioni che erano in grado, come egli stesso ammette, di comprometterlo quando l'avvenire le avesse smentite; ma tutto questo non c'entra con le conoscenze specifiche.

L'accusa di arroganza è di tipo morale quindi non ci interessa, mentre quella di ignoranza della materia è semplicemente falsa. Non perché ci fossero dei fisici astronautici nel partito o qualcosa del genere, ma per la semplice ragione che dal punto di vista tecnico le conoscenze generali sono alla portata di qualsiasi studente di liceo. Ovviamente non è il titolo di studio che evita a qualcuno di dire fesserie enormi: gli stessi scienziati spaziali ne hanno dette tante. Comunque Bordiga era uno di quegli ingegneri di inizio secolo la cui preparazione andava ben al di là delle nozioni degli attuali tecnici (3). Egli condusse una lunga battaglia politica senza dimenticare mai che per Marx le relazioni umane sono trattabili con lo stesso metodo delle scienze della natura: potremmo dire che Bordiga ha sempre avuto un approccio sistemico ai problemi della rivoluzione.

Per esempio, affrontò la struttura e la funzione del partito rivoluzionario appoggiandosi su rami della scienza la cui esplorazione negli anni '50 era appena agli inizi: la teoria delle cuspidi-biforcazioni e i fenomeni di retroazione. E alcune sue schematizzazioni dei problemi connessi alla rivoluzione comunista derivano da due grandi svolti epistemologici vissuti nel corso della lunghissima militanza politica: la fisica dell'inizio secolo e la matematica del secondo dopoguerra; vale a dire la teoria della relatività, la meccanica quantistica e le ricerche anticipatrici sulle leggi caratterizzate da non-linearità (4). Inoltre conosceva benissimo i problemi connessi ai lanci spaziali per aver studiato direttamente la questione già negli anni '20, in carcere e al confino con gli altri detenuti, come ricorda egli stesso in Triviale rigurgito di illuminismo ed Elementi della questione spaziale.

Dopo più di quarant'anni la vecchia diatriba è morta, come è morta quella sulla natura capitalistica e non socialista della Russia, a causa del fatto che, nel frattempo, le questioni connesse sono diventate evidenti di per sé. Il comunismo ha questo di bello, dice Marx giovane: che i suoi argomenti sono dimostrati ad hominem, cioè nei confronti dell'avversario che si combatte, non appena si impadronisce delle masse. Ed il comunismo non manca mai di impadronirsi delle masse, anche se queste non se ne accorgono, perché è un movimento reale che cambia il mondo sotto gli occhi di tutti. I comunisti non fanno che anticipare questi cambiamenti e, quando questi divengono effettivi, passano ad anticipare quelli di domani.

Come predetto nei testi, l'uomo non ha ancora le navicelle pilotate; non ha "conquistato" lo spazio con vere stazioni orbitanti e basi sui pianeti; non ha neppure saputo che farsene della vicinissima Luna; le sue missioni più interessanti dal punto di vista scientifico le ha compiute con macchine automatiche; alla fin fine non ha conosciuto molte più cose di quelle che non potesse conoscere da terra inviando i suoi sensori elettronici. Per converso, ha dimostrato che si poteva vivere a lungo nello spazio ed è andato ben nove volte intorno o sulla Luna, mentre negli articoli questa possibilità era negata.

Se la vecchia diatriba è morta, perché occuparcene dopo tanti anni? Semplice: perché può succedere un'altra volta che l'umanità venga chiamata ad un pronunciamento emotivo sulla sacra ed eterna missione del capitalismo. Per gli stessi motivi o per altro, non importa. Lo stesso lavoro di preparazione di questo libro ha dimostrato che di fronte ad un superciclotrone, ad un eventuale viaggio umano su Marte, o qualche altra prospettiva scientifica, vi sono buoni militanti che mostrano debolezze inammissibili. Anche lo stalinismo è morto, ma aspettate che si verifichi uno scontro di classe e vedrete risorgere tutti gli zombie di questo mondo.

Bordiga cita Jules Verne e il suo romanzo, Viaggio sulla Luna. Se è vero che la letteratura incarna lo spirito di un'epoca, lo scrittore non poté fare a meno di registrare, nella seconda metà del secolo scorso, che il capitalismo riveste di ridicolo il preteso eroismo delle altrettanto pretese "grandi frontiere dell'umanità". Il suo libro sulla "conquista" della Luna è del 1865 ed è per noi molto significativo: in esso il lancio lunare è relegato alle ultime sei o sette pagine, mentre il vero protagonista è lo sviluppo della forza produttiva sociale, che in America si manifestava con l'ingenuità spaccona del giovane capitalismo (5). Negli articoli lo si cita non a caso: se si dovesse riassumere questo ambiente si potrebbe dire: soldi, tecnologia, organizzazione e... Barnum, nel senso di sguaiatissimo circo delle meraviglie. La prossima eventuale ondata di inno al capitalismo sarà peggiore delle precedenti e ogni battaglia è un insegnamento col quale i vecchi ripassano e i giovani imparano. Ci si prepara per la guerra, non per un esame di filosofia.

Quando ci accingemmo a raccogliere e a rileggere questi articoli ci chiedemmo se fosse il caso di pubblicarli tutti, dato che alcuni contengono ripetizioni e sono forse un po' noiosi da leggere oggi, o se invece non fosse meglio farne una scelta "ragionata". Essendo articoli comparsi sporadicamente sulla stampa di partito in margine a ben più poderosi e programmati lavori teorici, ci sembrava che certe minuzie sulle orbite dei satelliti e le molte ripetizioni potessero essere risparmiate al lettore odierno, tenuto conto che l'attività spaziale non desta più meraviglia e che gli organi d'informazione si occupano solo in casi eccezionali dei lanci di sonde o satelliti. Si pensava perciò di tralasciare parte della cronaca passata e concentrare l'attenzione sugli articoli inerenti alle questioni epistemologiche, la propaganda borghese dei blocchi russo e americano sulle masse, la competizione di tipo agonistico che rispecchiava la classica concorrenza fra capitalisti, eccetera.

Ci accorgemmo però subito che non sarebbe stato possibile presentare una parte senza che ciò significasse deformarla; e, come inevitabilmente succede in un sistema basato su "invarianti", deformare una parte significa stravolgere il significato del tutto. Per esempio: pubblicare soltanto gli articoli che trattano la questione dal punto di vista storico, teorico e scientifico, avrebbe impedito di capire perché in tutta la serie troviamo la richiesta continua di risultati come orbite circolari e lente, il rilevamento e il pilotaggio di precisione delle navicelle, l'effettuazione di orbite complesse tra Terra e Luna; oppure perché vi siano negazioni a raffica di risultati poi effettivamente raggiunti, come l'invio di uomini nello spazio per lunghi periodi. D'altro canto, i passaggi "troppo" tecnici non potevano essere omessi perché utili al lettore per capire come mai, fatti i calcoli delle orbite e confrontati i risultati con il futuro disegnato dalla propaganda russa e americana (viaggi interplanetari, colonie nello spazio, salto in una nuova epoca dell'umanità, ecc.), si insistesse su negazioni che possono apparire ancora oggi come azzardate testardaggini, e che invece facevano parte di una discussione scientifica anche fra addetti ai lavori (6). Una scelta degli articoli condotta secondo il criterio della loro "importanza" avrebbe comportato l'eliminazione di quelli in cui sono ripetute le suddette "previsioni sballate", dato che queste sono concentrate soprattutto nei trafiletti di commento alla cronaca spaziale dell'epoca. E dunque, operando selezioni che non fossero allo stesso tempo tagli di parti che ponevano interrogativi cui era difficile o impossibile rispondere, saremmo caduti in un errore di metodo.

La vantata potenza del pensiero scientifico, che qualcuno vedeva tradotta nei mostruosamente potenti missili spaziali, aveva coinvolto non poche teste e siccome c'era stata una polemica politica astiosa nei confronti del partito che osava mettere in dubbio l'utilizzo della scienza da parte borghese, ci saremmo messi senz'altro nell'abito di chi scantona. Come il lettore avrà modo di constatare, abbiamo invece deciso di fare proprio l'opposto: non solo abbiamo pubblicato tutto, ma abbiamo incominciato questo lavoro raccogliendo in un unico testo le affermazioni critiche di Bordiga sparse nei diversi articoli; questo per averle sott'occhio nella loro totalità e per utilizzarle poi in collegamento sia con l'epistemologia scientifica odierna, sia con i risultati raggiunti dall'ulteriore ricerca sul campo.

Non si trattava di criticare astrattamente una scienza "borghese", anzi, si trattava, come già aveva fatto Marx, di difendere la scienza prodotta in epoca borghese contro la stregoneria, la superstizione e la mistica religiosa che, al culmine di quest'epoca, ritornano ad inquinare la società e quindi anche la scienza. Troviamo scritto nel primo articolo della serie che l'impresa dello Sputnik

"vale di titolo di merito solo per questo stadio del pensiero umano; tutta la teoria e la tecnica dell'impresa di oggi appartiene alla sovrastruttura illuminista ed antiscolastica di questa società" (7).

Quel che non capivano e non capiscono i nostri critici è che non si trattava di contrapposizioni tra "scienza pura", "scienza borghese" o "scienza proletaria", categorie che non esistono. Anche se nel movimento comunista è utilizzata a volte l'espressione "scienza borghese", ogni marxista dovrebbe capire che l'aggettivo non serve a caratterizzare un tipo di scienza ma l'utilizzo della stessa. Quando si utilizza l'algebra non viene in mente a nessuno di aggettivarla chiamandola scienza araba o feudale: finché l'umanità non troverà mezzi più potenti la si utilizza, funziona, risolve problemi. La scienza, come tutto il mondo dei segni che servono alla comunicazione, o come una macchina, è un mezzo di produzione e, come ogni mezzo di produzione, è stata rivoluzionata, ha permesso rivoluzioni e sarà nuovamente rivoluzionata. Ma il suo utilizzo dipende dagli interessi della classe che in un dato momento è al potere.

Escluso il tifo da bar, escludiamo anche, perciò, una difesa d'ufficio dalle vecchie accuse: questa è cosa che si fa in tribunale, e il marxismo aborre i tribunali. Come tutti sanno, lo stalinismo, rinnegando Marx, li aveva "creativamente" riabilitati. Per quanto ci riguarda, se qualcuno dice fesserie, la storia va avanti lo stesso, sia che egli cada nel dimenticatoio, sia che venga tenuto in memoria da critiche e anticritiche.

Il lettore troverà nel primo volume un bilancio dell'attività spaziale durante più di quarant'anni, in relazione non solo al contenuto degli articoli della Sinistra ma anche, in generale, ai suoi insegnamenti riguardo alla teoria marxista della conoscenza. Siccome non si voleva e non si poteva redigere una trattazione tecnica, le questioni sono affrontate nel modo più discorsivo possibile, intercalando anche alcuni inserti "letterari" che hanno lo scopo di punzecchiare l'intuito del lettore su problemi enormi che qui sarebbe stato impossibile svolgere per esteso.

Nel secondo volume sono raccolti tutti gli articoli scritti nel decennio tra il 1957 e il 1967. La stampa militante non è mai stata molto curata dal punto di vista professionale e, specialmente in questi articoli, gli errori tipografici erano in quantità fuori del comune. Forse i linotipisti e il proto avevano una profonda idiosincrasia per l'argomento o forse la moltitudine di numeri che compare nelle pagine aveva abbassato la soglia dell'attenzione. Oltre agli evidenti errori di battitura, interi periodi risultavano sconnessi sia perché mancavano righe di piombo, sia perché la punteggiatura era messa a caso. Abbiamo quindi dovuto apporre parecchie correzioni, ovviamente senza intervenire sul significato.

In entrambi i volumi sono state inserite numerose note, anche di carattere tecnico, che dovrebbero consentire al lettore di calarsi più a fondo nel problema di volta in volta trattato. La bibliografia contiene tutti i testi utilizzati e citati nel corso della redazione più alcuni suggerimenti di lettura per quei lettori che volessero approfondire per conto proprio.

Nella seconda parte del primo volume sono raccolti alcuni scritti che testimoniano significativamente la polemica dell'epoca, seguiti da un approfondimento (certo non esaustivo) di alcuni problemi che emergono nei due volumi e che ci sembrava importante chiarire o approfondire sulla base delle perplessità e delle domande scaturite durante il lavoro. Qualcuno potrebbe trovare addirittura più utile incominciare la lettura dell'intero libro da questa seconda parte, ipotesi che ci sentiamo di suggerire specialmente a quei lettori che maneggiano poco le questioni tecniche.

In un primo momento non avevamo ritenuto necessario aggiungere un glossario dei termini poco usuali, che pure era stato suggerito da chi aveva letto le bozze, ma una volta stampata una prima tiratura i lettori hanno confermato questa esigenza; perciò abbiamo compilato il dizionarietto che compare in fondo al secondo volume.

Ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito a questo lavoro anche dall'esterno dei Quaderni: gli specialisti che hanno letto le bozze, ci hanno fornito dati, suggerimenti e soprattutto la sicurezza indispensabile ad approfondire argomenti non usuali nella battaglia politica; ringraziamo anche alcuni vecchi compagni che, pur non lavorando sistematicamente con noi, ci hanno fornito documenti, ricordi sulle discussioni dell'epoca e riferimenti sulle conoscenze di Bordiga nel campo della fisica e della matematica; ringraziamo infine gli anonimi appassionati di missilistica e di fisica che pubblicano le loro pagine su Internet e che ci hanno fornito un esempio di conoscenza condivisa senza la mediazione del valore di scambio.

Quaderni Internazionalisti, aprile 1996 - marzo 1999

Note

(1) Triviale rigurgito di illuminismo. Salvo diversa indicazione, tutti gli articoli cui si fa riferimento sono raccolti nel II volume del presente lavoro.

(2) Del resto, e va detto a vergogna dei presunti comunisti che immaginano una scienza neutrale e progressiva, anche i borghesi ormai se ne sono accorti. Thomas Khun, autore di un celebre saggio sull'evoluzione della scienza, nota che il termine stesso di "scienza" rivela una semantica contraddittoria, indicando oggi solo ciò che è frutto di ricerca e "progredisce". L'errore dunque consiste nell'assolutizzare il concetto di scienza esistente nell'epoca capitalistica: per gli antichi greci la musica era parte della matematica, e anche l'arte figurativa e l'architettura rispondevano a canoni e ritmi della scienza di allora. Kuhn sottolinea la tendenza alla conservazione del vecchio paradigma scientifico e ritiene inevitabile, in certi periodi, un processo di rottura, attraverso una crisi. E' quest'ultima che porterebbe all'abbandono del vecchio paradigma e quindi alla rivoluzione scientifica. L'autore non affronta il problema dell'ambiente storico-sociale in cui ciò avviene, ma per ogni marxista è chiaro che scienza e società non possono essere rivoluzionate separatamente (T. S. Khun, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi).

(3) Non esisteva per esempio, fino agli anni '30, una Facoltà di Fisica. Questa era una materia specifica di Ingegneria. Il gruppo che lavorava intorno a Fermi sull'energia atomica era composto in gran parte da ingegneri che si erano dedicati alla fisica.

(4) Per fare un esempio fra i tanti possibili, Bordiga scriveva nel 1924, a pochi anni dalla pubblicazione della teoria della relatività generale di Einstein: "Ora noi possiamo costruire la meccanica newtoniana partendo da una definizione della massa, come unità fondamentale insieme al tempo e allo spazio: possiamo, come lusso teorico, basare la deduzione su una definizione della unità forza e dedurne le leggi che contengono la massa, si può forse oggi con i nuovi ritrovati sui legami tra massa ed energia (unità derivata dalle precedenti nel vecchio sistema) esporre una meccanica in cui si elimini una di quelle unità fondamentali: tutto ciò non colpisce la validità dei rapporti definiti dalla legge di Newton, in quanto quadrano mirabilmente sulle misurazioni fatte nel campo della esperienza, come classicamente spiegarono le leggi che Keplero aveva dedotte, per il movimento dei pianeti, dalle misurazioni di Tycho Brahe. Accenniamo per i curiosi che tale nostro argomento, scelto a caso nel campo della scienza, non è inficiato dalla eventuale verità delle più moderne teorie gravitazionali, senza insistere su questo" (in Vulcano della produzione o palude del mercato? Appendice: "La teoria del plusvalore di Carlo Marx base viva e vitale del comunismo", ed. Quaderni Internazionalisti pag. 234).

(5) Jules Verne, Dalla Terra alla Luna, ed. Bietti, 1903. Verne scriverà il seguito, intitolato Intorno alla Luna, nel 1870.

(6) Discussione che dura ancora. A parte gli avversari per principio (non siamo mai andati sulla Luna) e quelli per ragioni umanitarie (non sprecate i soldi, spendeteli per alleviare la fame nel mondo), ha preso ultimamente piede la vecchia e saggia scuola dell'esplorazione spaziale automatica e a basso costo, i cui risultati vanno dimostrandosi superiori, anche se la mancanza del gran circo pubblicitario (leggi denaro e politica) fa sì che la maggior parte delle missioni non vengano neppure ricordate sui giornali.

(7) Triviale rigurgito di illuminismo.

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