Massimo di centralizzazione

Alla tendenza monopolistica del capitalismo si è sempre accompagnata una dinamica frenetica dell'industria minore, che nasce e muore in continuazione seguendo le alterne vicende del mercato. La centralizzazione industriale e finanziaria, che in gran parte sostituisce la vecchia concentrazione, ingloba grande e piccola industria in una rete d'interessi in cui scompare il singolo capitalista e domina incontrastato, al di là dei nomi dei vari personaggi registrati dalla cronaca, il Capitale anonimo. I cambiamenti che le nuove tecnologie stanno provocando nell'economia permettono di mettere in evidenza sia l'invarianza del sistema nel tempo, sia la caratteristica specifica del Capitale giunto all'apice della sua corsa con l'estorsione di plusvalore relativo tramite il macchinismo (Marx, Capitolo VI inedito). Tutta la società si fonda ormai su bisogni inventati, merci virtuali, lavoro inutile, mentre larga parte dell'umanità non è neppure più "esercito industriale di riserva" ma semplicemente "sovrappopolazione relativa".

Economia di transizione

Fra tutte le notizie di fusioni che da tempo si diffondono nel mondo, ve n'è stata una di tipo particolare. America On Line, un'azienda di servizi su Internet relativamente piccola e presente in Borsa solo dal '92, ha assorbito Time Warner, il più grosso gruppo mediatico del mondo, un colosso che ha una storia pluridecennale alle spalle e che tratta televisioni, musica, cinema, riviste, pubblicità, notizie, altri servizi su Internet. Il gigante è stato comprato con un blitz finanziario, senza che i suoi maggiori azionisti, grossi calibri di Wall Street, potessero muovere un dito per evitarlo. L'operazione è avvenuta con pagamento in contanti per una cifra persino difficile da pronunciare.

Che cosa ha reso possibile un fatto del genere? Quale potere economico ha permesso ad AOL di pagare le azioni del gigante assorbito?

L'economia virtuale rende semplice un passaggio che un tempo sarebbe stato impossibile: il colosso industrial-finanziario è stato comprato dalla piccola azienda con la sola garanzia del valore che le azioni di quest'ultima hanno assunto in Borsa durante un'ascesa basata esclusivamente sulle aspettative dei singoli capitali privati. Ci si dirà che un'azienda con un fatturato di 4,5 miliardi di dollari non è proprio una dittarella, fa pur sempre 9.000 miliardi di lire. Il punto non è questo. Anche in passato sono esistite attività molto remunerative, ma il loro valore sul mercato, come la loro solvibilità, era stabilito da un rating, cioè un criterio di affidabilità basato su parametri più o meno oggettivi, quali la storia, la presenza sul mercato, gli utili, la stabilità, gli impianti, ecc., e in Borsa questa azienda sarebbe stata soppesata in base a quelli che si definiscono i fondamentali. Nulla di tutto ciò succede nel campo della cosiddetta new economy.

Dunque, un'azienda che fattura 4,5 miliardi di dollari ne ha comprata una che ne fattura 20, senza neppure chiedere il permesso ai proprietari, che hanno dovuto far buon viso a cattivo gioco. Tutti hanno trovato abbastanza normale la transazione, dato che AOL "vale" sul mercato 163 miliardollari e che Time Warner ne vale "solo" 76: sulla carta c'è "valore" a sufficienza per giustificare il passaggio di proprietà. Ma se guardiamo all'operazione con l'occhio ai parametri consolidati della old economy, vediamo che, mentre fatturare quasi il 25% della capitalizzazione di Borsa è ragionevole, fatturare per il 2,7% è un po' da falliti (o, al contrario, capitalizzare più di 36 volte il fatturato è da... fenomeno transitorio).

Questo episodio va inquadrato, con molti altri, nella cornice complessiva dell'economia di transizione, come la chiamava Lenin, quella che vede la massima socializzazione del lavoro e che non è più capitalismo se non per il dominio politico della borghesia, la quale, espropriata delle sue funzioni economiche dal Capitale stesso, non è altro ormai che un poliziotto collettivo.

Steve Case (AOL), Ted Turner e Gerald Levin (Time Warner) sono certamente dei capitalisti, ma la loro ascesa o discesa non dipende più da quello che fanno; come altre migliaia di altri funzionari del Capitale, potrebbero dall'oggi al domani scomparire ed essere sostituiti con degli impiegati a stipendio. Tutto il capitalismo della new economy dipende completamente dai movimenti del Capitale anonimo che in masse sempre crescenti si aggira per il mondo in cerca di valorizzazione. Qui ci interessa un'indagine sul come la trova.

Stormi di uccelloidi

Nel 1989 Marvin Minsky, uno dei precursori dei problemi inerenti alle nuove tecnologie, scrisse, in La società della mente, che l'intelligenza artificiale sarebbe stata ottenuta in futuro non tramite un supercalcolatore ma tramite il comportamento collettivo di tanti calcolatori semplici, specializzati e altamente interconnessi fra di loro, cioè in grado di scambiarsi non solo bit, ma bit con retroazione d'informazione. Questa sarebbe stata la realizzazione approssimata e artificiale del cervello umano.

Notiamo di sfuggita che gli uomini, in un qualsiasi processo produttivo moderno, cioè del tutto sociale, sono già da tempo cellule semplici e specializzate di un vasto organismo; le loro qualità individuali sono integrate nel tutto e, oltre ad essere perfettamente intercambiabili, sono qualità che non dipendono affatto dall'individuo stesso ma da ciò che il corpo collettivo pretende di volta in volta dall'individuo. Inoltre, ogni processo produttivo fa parte di una rete mondiale di relazioni, per cui oggi molti parlano del mondo intero come di un unico cervello globale. Tutto ciò è negativo o positivo a seconda se lo si guarda dal punto di vista del Capitale o da quello della specie umana nella sua marcia verso la liberazione dal Capitale stesso. A noi non interessa criticare i guai del capitalismo senza specificare che da punto di vista li si giudica.

Oggi che rispetto alle previsioni dei futurologi di dieci o vent'anni fa il futuro è arrivato in una forma che la maggior parte di loro non si aspettava affatto, non sono stati fatti molti progressi in quanto a intelligenza artificiale, ma buoni risultati sono stati ottenuti con programmi poco complessi e fatti girare su computer normali, come quelli che molti di noi ormai hanno in casa, messi in rete fra di loro e resi specializzati via software per determinate funzioni.

Noi siamo troppo abituati a pensare secondo gli schemi suggeriti da una società gerarchica, a pensare cioè che qualcosa di complesso possa funzionare solo se c'è qualche autorità centrale che controlla. E l'immaginario collettivo, come l'individuo di fronte ad un sistema complesso, dà corpo ai suoi meccanismi di controllo come se fossero tanti poliziotti, giudici, carabinieri ecc.

Fortunatamente il centralismo esistente in natura non è di qualità così triviale. E' una autentica conquista dell'intera umanità il passaggio a concetti che si avvicinano sempre di più a quello che da tempo la teoria comunista della conoscenza ha messo in luce e chiamato centralismo organico.

Ad un primo, elementare livello organizzativo, quello delle api e delle formiche, l'organicità dell'insieme è piuttosto primitiva e l'intelligenza è più visibile nel tutto che non nel particolare o, peggio, nell'individuo (in questo caso l'individuo viene addirittura programmato geneticamente e prodotto secondo le esigenze della comunità).

I meccanismi di queste comunità naturali, cioè agenti senza un'intelligenza paragonabile a quella umana, in grado di progettare assetti variabili dei particolari sociali e non solo di seguire un istinto, sono abbastanza semplici. Sono stati scritti programmi che, con regole del tutto elementari, simulano al computer comportamenti "sociali" complessi, in grado di far interagire tra di loro i membri di una società virtuale (per esempio stormi di uccelli) facendo in modo che essi mantengano automaticamente una coesione e un comportamento vincolante a seconda delle caratteristiche dell'ambiente, della presenza di ostacoli, pericoli, ecc.

I meccanismi di queste società artificiali assomigliano molto, oltre che alle reali società di insetti ricordate, alla società umana sottoposta alla legge del valore in cui milioni di "soggetti" si muovono al ritmo di regole semplici dettate dal movimento delle merci. I singoli investitori in borsa rassomigliano agli uccelli dello stormo artificiale, mentre i mercati si comportano come l'insieme. In questo tipo di sistemi è assurdo parlare di volontà, libero arbitrio, personalità. E' ormai assodato che neppure nei più grandi e complessi gli individui, per quanto intelligenti, possono influire sull'insieme (la società) tramite la propria intelligenza, ma soltanto tramite l'interazione di gesti elementari, quelli stessi che portano la classica "mano invisibile" a riportare gli eccessi verso situazioni di equilibrio (ovviamente per ricominciare subito il ciclo infernale). Gli stessi economisti hanno messo a punto programmi di simulazione in cui il sistema capitalistico non viene più affrontato secondo regole analitiche, cioè secondo le formule di equilibrio care ai loro colleghi del passato, ma secondo regole stocastiche, cioè probabilistiche. In tali sistemi i tordi dello stormo o gli uomini della società, entrambi simulati, potrebbero essere individualmente intelligenti come quelli veri, ma non hanno nessun bisogno di adoperare l'intelligenza, nella loro "società". Nei confronti dei loro simili si comportano lo stesso secondo regole intelligenti date dal programma elementare, ma si tratta di un'intelligenza del tutto primitiva: quella che per esempio sviluppa il vero tordo estratto dallo stormo e posto di fronte alla riproduzione della sua specie (interazione con l'ambiente ostile, ricerca del cibo, complemento con l'individuo di altro sesso, produzione del nido, crescita della prole), e che l'uomo, ovviamente ancora di più e meglio, potrebbe sviluppare.

L'uomo capitalistico è ridotto alla stregua di un uccelloide, come è chiamato il tordo elettronico da chi l'ha fatto muovere nello stormo simulato per la prima volta. La sua intelligenza individuale necessita di essere liberata, e lo sarà non in virtù di qualche idea, ma di una società nuova, organica, in grado di esaltare l'individualità armonizzandola con la vita del tutto. Per adesso si aggrega intorno ad alveari o sciama da ambienti sovrappopolati a seconda delle circostanze, lotta per l'esistenza come le belve nella giungla o… costruisce e distrugge in continuazione aggregati capitalistici come quello AOL-Time Warner, dove l'interazione è distruzione dell'avversario, la tanto vantata "sinergia" è metabolismo del mangiatore rispetto al mangiato, la fusione non è somma bensì riduzione: di personale, di dimensioni, spesso di fatturato. Purché aumenti il profitto, anche a discapito del capitalismo intero. E questo per noi è ottimo, anzi, ancora troppo poco.

Non è una nuova pressa idraulica

Pensiamo per un momento ad un programma non elementare ma complesso; pensiamo per esempio, invece che a un uccelloide collegato ad altri uccelloidi (cioè un gruppo di pixel mobili sullo schermo in un computer), ad un computer collegato ad altri computer, ad un insieme coerente di computer. Anche in questo caso la regola dipende sempre dal programma, ma l'interazione è di livello superiore e in via teorica non è escluso che si possa dare al programma una capacità di auto-organizzazione tramite apprendimento. Per esempio durante l'interazione dell'insieme con l'ambiente (impulsi esterni, un operatore, ecc.). L'insieme assume capacità organiche, primitive ma organiche.

Ovviamente è più facile dirlo che farlo, ma intanto, se vogliamo, possiamo già accedere a programmi in grado di collegare dieci vecchi computer inservibili e farli diventare ben più potenti di un computer ultimo grido. Connettendo reti di computer e operatori umani che scambiano informazione attraverso di essi ci avviciniamo alla struttura di un cervello "allargato".

Come si vede la questione ha a che fare con la dialettica, cioè al cambiamento di qualità attraverso quantità che non si sommano semplicemente ma diventano altra cosa per via di semplici relazioni.

Noi stiamo assistendo a interessanti processi che coinvolgono il mondo capitalistico. Un mondo che rimane uguale a sé stesso, nella sua insuperabile trivialità, ma che nello stesso tempo sta sviluppando al suo interno cellule con enormi capacità di stabilire relazioni reciproche. E' ovvio che stiamo parlando delle reti che interconnettono sempre più l'umanità, non necessariamente solo di Internet, che comunque rimane il fenomeno più significativo. Si tratta di un processo irreversibile e che sarebbe sbagliato considerare alla stregua di semplice innovazione tecnologica, come si trattasse dell'invenzione di una nuova pressa idraulica.

Il fatto che libri, dischi o salsicce si vendano su Internet invece che nei negozi e che si possano prenotare voli aerei, alberghi o visite ai musei senza muoversi da casa non cambia certo né l'essenza del capitalismo né il modo di vivere degli umani, che, anzi, si trovano sempre più impelagati con l'anarchica complicazione dovuta ad un mercato sempre più schizofrenico. Ma il fatto che il Capitale mondiale si sia gettato con estrema avidità di guadagno su di un settore che di guadagni non ne ha ancora fatti vedere, è molto significativo.

Non si tratta di un fenomeno banale o di una fiammata effimera, si tratta di un disperato bisogno del Capitale di uscire dall'asfittica accumulazione rappresentata da quel 2% annuo di incremento del valore mondiale. Per questo ci sembrano tanti fessi non solo gli integrati che vanno in fibrillazione di fronte all'enorme aumento dei valori fittizi dei titoli idolatrando il Capitale, ma anche quei comunisti pentiti che vanno in depressione di fronte alla vitalità finanziaria e seguono con occhio spento l'aumento strepitoso dei profitti delle 500 super-industrie censite da Fortune. Il boom economico apparente è in realtà disegnato da pochi, mentre una crisi strutturale e storica attanaglia il capitalismo da quando è finita la ricostruzione e i tassi complessivi di crescita si sono appiattiti. La maggior parte della popolazione mondiale sopravvive come umanità superflua e non sarà possibile al Capitale ritornare a cicli di alti tassi di crescita se non attraverso fatti giganteschi, come crisi catastrofiche o guerre generalizzate.

La nuova tecnologia, offrendo al mondo della produzione socializzata, già descritta da Marx e da Lenin, una rete di comunicazione e di traffico in tempo reale, accelera la condizione dis-umana. Nel capitalismo la tecnologia e la scienza non liberano l'uomo, lo schiavizzano di più. I migliori sistemi utilizzati da decine di milioni di utenti, sono già vecchi di fronte alla frenesia del Capitale; la sua tecnologia di punta offre già soluzioni più integrate, affidabili e veloci, mentre la società è lentissima ad apprenderle, ad applicarle, a farne cosa utile anche solo per il Capitale. Le tecnologie sono l'espressione della forza produttiva sociale, e la loro mancata adozione da parte del capitalismo dimostra che gli attuali rapporti rappresentano un blocco che occorre sfondare. Per ora la forza produttiva sociale non vi riesce e la miscela di contraddizioni diventa sempre più esplosiva: i capitali nel mercato mondiale corrono più in fretta di quanto crescano le tecnologie, mentre queste ultime crescono più in fretta di quanto un modo di produzione decrepito possa svilupparsi nei confronti di un loro utilizzo sensato.

Impatto sostitutivo delle nuove tecnologie

Mai come oggi si è vista all'opera la potenza espropriatrice del Capitale nei confronti dei capitalisti. Bill Gates, capo della Microsoft, ha annunciato di essere in procinto di far scomparire il libro di carta. Questo solo annuncio rende obsoleto, cioè da cestino della spazzatura un ciclo intero di produzione. In realtà non solo la Microsoft, ma anche altre società stanno studiando apposite superfici di lettura, una specie di carta elettronica. In tal modo ognuno di noi potrà avere un libro solo ma in grado di riprodurne migliaia, milioni, prelevandoli da una biblioteca elettronica. Ciò vuol dire che fra poco saremo in grado non solo di ricevere libri, immagini, suoni, televisione digitale, film, opere, concerti, tutto, ma anche di riprodurli, come nel caso dei libri, senza dover stare inchiodati davanti allo schermo.

In effetti è persino sbagliato dire "ricevere". Ognuno di noi potrà accedere a ciò che vuole, che gli serve, che gli piace, e prelevarlo, dato che è rotto per sempre il meccanismo perverso della radio e della televisione che trasmettono programmi prefissati. Mentre radio e televisione sono a senso unico e analogiche, le reti sono interattive e digitali. Sarà sempre più difficile rompere le tasche con la pubblicità e con la tesi che si distribuisce spazzatura perché è così che il popolo vuole. O meglio, si tenterà in tutti i modi di trasformare questi mezzi in nuovi canali di pubblicità, ma è finita per sempre la possibilità di inondare miliardi di utenti passivi: il cervello sociale sta fabbricando anticorpi e vi sono già segni di conflitto con la schiacciante potenza pervasiva del Capitale. Poco, si dirà, ma intanto per la prima volta succede. Nell'epoca in cui l'abbonamento al canone costa quasi come l'apparecchio televisivo, le cineteche, discoteche e biblioteche digitali senza pubblicità hanno già vinto la guerra. I gestori di servizi su Internet sono convinti che riusciranno a continuare il bombardamento, ma sono nello stesso tempo assai preoccupati per le incognite relative a un ambiente in grado di reagire. L'insieme ibrido del mondo hacker è socialmente più intelligente rispetto al mondo della conservazione, e se ne frega di lavorare gratis per milioni e milioni di ore. Per ora il singolo hacker viene comprato proprio da chi è stato oggetto delle sue attenzioni libertarie, puramente e semplicemente a suon di dollari. Ma la vittoria della conservazione è del tutto effimera, perché il denaro è la chiave che rappresenta un fantastico incentivo per la coltivazione di nuovi hacker, per un ricambio sempre più frequente e agguerrito.

L'impatto sostitutivo delle nuove tecnologie non ha riscontri col vecchio mondo della meccanica e dell'elettricità. Il loro potenziale distruttivo nei confronti del cumulo di manufatti che ricoprono gran parte della crosta terrestre è enorme: esse rendono senza senso non solo i libri di carta, ma anche le cassette registrate, i Cd, i negozi che li vendono e li affittano, le biblioteche, gli apparati di trasmissione radiotelevisivi, le fabbriche di televisori, le cartiere, le tipografie, le librerie, gli scaffali, la polvere che vi si accumula, gli occhiali per i miopi (che potranno leggere ingrandendo i caratteri sul videolibro), le piantagioni di alberi da carta, i boscaioli, le fabbriche di grandi macchine da stampa ecc. Persino nel mondo dell'alta tecnologia, si stanno già (o ancora) usando strumenti obsoleti. Non avranno infatti neanche più senso, se non per applicazioni particolari, specie militari, le attuali reti di satelliti per comunicazione. I computer personali sono ancora nella fanciullezza e sono già cadaveri, perché con le linee ad alta velocità è inutile continuare ad elaborare i dati su di un proprio computer, basterà una tastiera (o un comando vocale, funzionano già benissimo) e uno schermo. Con una fibra ottica grossa come un capello si possono trasmettere mille miliardi di bit al secondo, qualche centinaio di milioni di libri. Per raddoppiare basta mettere due fibre. Tutto ciò non potrà realizzarsi velocemente, sarebbe la crisi acuta, ma certo si sta dimostrando con sempre più forza la necessità del nuovo assetto sociale.

Come ogni cervello, Internet raccoglie i dati del mondo: la scienza, le chiacchiere, le paure, le certezze, gli dei, le follie, la spazzatura, la saggezza, ecc. Un anno fa le pagine del Web erano 200 milioni, nello scorso novembre Altavista, uno dei maggiori motori di ricerca, diceva di gestire 200 dei 300 milioni di pagine esistenti. All'inizio di gennaio è stato dimostrato che si trattava di stime errate per difetto, basate su proiezioni di dati precedenti: due società, la NEC e la Inktomi, avevano appena censito più di un miliardo di pagine.

L'importanza del fatto non consiste tanto nel numero assoluto di pagine ma nei milioni di uomini che si sono applicati in un lavoro immane, quasi tutto amatoriale, non pagato, per far crescere la rete, per scrivere programmi, per pubblicare centinaia di milioni di pagine. Tutti sanno che i siti migliori sono quelli in cui convergono le energie di migliaia di volontari.

Nel mondo esiste un'intelligenza collettiva formidabile, che si sta espandendo con la nascita di migliaia di neuroni formati da un ibrido ancora primitivo fra uomo e macchina; essa è per adesso prigioniera di regole che la rendono simile a una frenesia di uccelloidi che, senza programma, svolazzano assai disordinatamente. Come avviene in tutti gli altri campi, del resto. Ma, secondo le moderne teorie dei sistemi complessi, questo potrebbe essere il punto in cui ci si avvicina alla biforcazione fatale: caos e anarchia oppure nuovo ordine di livello superiore.

Ora la domanda che ci dobbiamo porre è: se il sistema sociale sta diventando sempre più complesso, quando lo diventerà abbastanza perché inizi un processo di auto-organizzazione fino a che si formino al suo interno, a partire da germi esistenti e collaudati, le forze necessarie (partito rivoluzionario, aperta lotta di classe) per farlo trascendere al livello superiore? Chi si ponesse di fronte a questa domanda con la velleità di scoprire il calendario della rivoluzione rimarrebbe assai deluso. La scienza della previsione non ha nulla a che fare con l'astrologia e necessita innanzitutto di metodo: lo scienziato deve sapere il come, per poter stabilire il quando. E il come non lo si legge di sicuro nei bollettini di borsa.

Una settimana rovente

A questo punto occorre tornare al nostro soggetto iniziale, l'acquisizione di Time Warner da parte di AOL e alla domanda su come siano stati possibili un paio di aspetti del tutto fuori norma:

1) che vecchi capitalisti duri e temprati come Levin e Turner siano stati fatti fuori dal giovanotto Case (che se ne andranno è stabilito per contratto, e il gruppone sarà quotato in Borsa con il solo nome di AOL);

2) che il giovanotto, già sbilanciato da una corsa abnorme, abbia sentito la necessità impellente di buttarsi ben oltre i risultati raggiunti, al punto d'investire la totalità della capitalizzazione di borsa, cioè 156,15 miliardi di dollari su 163,2 per acquistare un'azienda che ne capitalizzava 76.

Il fatto è che il Capitale non bada a ciò che dicono i capitalisti di sé stessi. Time Warner rappresentava per lo più "materia", cioè carta di giornali e riviste, televisione ancora in gran parte analogica, cinema, dischi, pubblicità stampata; un mondo che, come abbiamo visto, è un po' come il dinosauro alla fine del Cretacico, cioè in estinzione. AOL non aveva, all'apparenza, nessun bisogno di spendere tutto ciò che aveva nell'acquisto di una specie in estinzione, pagandola ben più del suo prezzo di mercato. Però il Capitale, specie nella sua veste finanziaria, astratta, si nutre di fiducia sulla sola base della futura estorsione di plusvalore concreto. E AOL non rappresenta un mondo concreto, almeno per adesso. Il suo essere azienda capitalistica si basa su dati del tutto virtuali, cioè su di una crescita che avviene senza materia su cui fissare il valore, senza applicazione di lavoro vivo a lavoro morto, cioè senza capitale accumulato e rappresentato non solo da numeri nei computer delle borse ma da tangibili elementi di accumulazione. Un capitalismo che smistasse soltanto plusvalore invece di produrne in continuazione non avrebbe senso; questa società non potrebbe sussistere un minuto se non vi fosse la garanzia che da qualche parte si sfrutta qualcuno. Il gioco della new economy non può durare senza saldarsi al vecchio, insostituibile (per questo sistema) binomio capitale-operaio.

Così, mentre Time Warner si fondava su attività che rappresentavano un gravissimo pericolo per i capitali depositati, cristallizzati in quella forma e in procinto di spostarsi verso il mondo nuovo ed eccitante delle nuove tecnologie, AOL si fondava su attività virtuali che rappresentavano un gravissimo pericolo in senso opposto. Questa è la spiegazione che sta dietro non solo al "merger del secolo", un'operazione che ha unito 650.000 miliardi di lire (un terzo del PIL italiano) in un unico centro di controllo, ma anche al frenetico susseguirsi di movimenti nella rete di relazioni capitalistiche mondiali.

Notizie simili si susseguono, non a caso. Nella prima quindicina di gennaio sono successe cose dell'altro mondo: lunedì 10 è stata data la notizia che Microsoft sarà scorporata in tre pezzi; martedì 11 vi è stato l'annuncio dell'acquisto di Time Warner da parte di AOL; mercoledì 12 la IBM ha rivelato che investirà denaro e potenza nel sistema operativo Linux, alternativo a Windows; giovedì 13 Bill Gates ha comunicato che lascerà la direzione operativa della Microsoft per dedicarsi alla ricerca (e ne ha anticipato un saggio, come abbiamo visto); venerdì 14 la Intel ha annunciato che progetterà microprocessori per la piattaforma Linux; la settimana successiva è stato comunicato l'acquisto da parte di AOL della EMI, quarto colosso mondiale della discografia, mentre la General Motors ha dichiarato che consoliderà i suoi accordi con le aziende legate alle nuove tecnologie e a Internet.

Tutto questo movimento, come abbiamo visto, ha un significato. La centralizzazione dei media e delle nuove tecnologie sotto un unico controllo non segue un organigramma piramidale classico ma disegna una disposizione a rete dei capitali di controllo. AOL e Time Warner sono a loro volta legate da partecipazioni da e verso una miriade di altre aziende, non ultime le maggiori del campo tecnologico, come Microsoft. Le partecipazioni incrociate mostrano perciò una griglia inestricabile con frecce in tutte le direzioni, in una sequenza infinita, che ad un certo punto fa il giro del globo.

Vale a dire che vi è oggettivo riscontro fra la disposizione mondiale del Capitale nell'era della globalizzazione e gli organigrammi delle aziende che gli devono fornire plusvalore. Nello stesso tempo persino le relazioni tra gli uomini si dispongono a rete, e Internet, lo specchio fedele di tutto ciò che di positivo e negativo esiste al mondo, ha uno sviluppo enorme. Mai fenomeni della sovrastruttura hanno rispecchiato in modo così netto e visibile la struttura del modo di produzione. Questo è un assunto di Marx: più il Capitale matura, cioè marcia verso la sua disfatta storica, più si rende evidente la sua natura transitoria con la formazione delle strutture adatte alla forma di domani.

Perciò le notizie di gennaio, fra tante, ci dicono che il fenomeno della smaterializzazione degli elementi del Capitale e delle frenesie legate alle paure da esso generate, non è transitorio ma irreversibile, e che la forza produttiva sociale preme con violenza contro le barriere che la incatenano. L'industria ha il terrore che gli apparati legislativi ed esecutivi degli Stati non possano seguire il ritmo frenetico dell'innovazione tecnologica; la finanza, che ormai lavora on-line in tempo reale, ha il terrore che i manager dell'industria, legati alla produzione, quindi a cicli di progetto, finanziamento e produzione, non possano garantire cicli di valorizzazione sempre più brevi; gli Stati hanno il terrore che le diseconomie e i ritardi locali possano allontanare i capitali globali, ormai nominati sotto la generica e impersonale definizione di "mercati". E' vero, i mercati non perdonano, e tutti, anche lo Stato più forte del mondo, devono piegarsi ad essi.

Dittatura del capitale costante

Persino il supercapitalista Bill Gates non poteva andare avanti ancora per molto, non solo per via dell'antimonopolio, ma per via di un'azienda fatta di niente che in pochi anni ha bruciato ogni tappa possibile. Ma le ha bruciate, appunto. Da ragazzo Bill Gates aveva progettato il Dos, un sistema operativo spartano ma adatto ai tempi, che costava poco e non richiedeva grandi risorse-macchina. Adesso la Microsoft vive di rendita sulle posizioni acquisite, ma è ovvio che siamo alla frutta. Un altro ragazzo ha progettato il sistema operativo Linux e l'ha fatto circolare per il mondo. Migliaia di altri ragazzi l'hanno provato, hanno suggerito, hanno giocato e l'hanno perfezionato spendendo milioni e milioni di ore che nessuna industria avrebbe mai potuto pagare con salari e investimenti anticipati. Linux è il sistema operativo più stabile che ci sia, è più potente di Windows ed è nato per Internet, non ha copyright, non ha padrone, ha rotto la barriera della proprietà ed è gratis. L'ultimo censimento parla di trenta milioni di utilizzatori, di cui 17 milioni di industrie.

Siccome quando si parla di Internet si parla sempre di numeri con sette o anche dieci cifre, questi fenomeni si dimostrano importanti su vasta scala. Linux è capitale costante a costo zero. Quando il saggio di profitto generale cala per il diminuire intrinseco del valore delle merci, il numero degli utenti, cioè dei "pezzi" venduti diventa non solo importante ma vitale. Perciò lo sbocco naturale diventa Internet, che elimina tutti gli intermediari e, in molti settori, il tradizionale commercio subisce una batosta solenne.

IBM e Intel, che non sono fabbrichette di provincia, hanno dovuto piegarsi all'evidenza: siccome il capitale si fissa meglio nella produzione di mezzi di produzione, ecco che accorrono al fenomeno e prendono Linux al volo. La formula dei due colossi industriali è: business to business, da industria a industria, ed ecco un'altra formidabile capitolazione di fronte a Marx: produzione per la produzione, macchine per mezzo di macchine, e per ora il commercio Internet funziona quasi esclusivamente business to business, mentre il negozio virtuale non è che trasferimento sulla rete di ciò che esiste da altre parti (Amazon vende milioni di libri, ma è da escludere che sia perché gli americani leggono milioni di libri in più, le librerie chiuderanno).

Internet, sistemi operativi, browser, programmi di gestione della posta e dei forum, protocolli di interconnessione e un mucchio di utility nate con la passione di esperti per diletto a volte al limite delle leggi (quello degli hacker è un fenomeno che un giorno dovrà essere analizzato), tutto questo foraggerà gratuitamente le gigantesche industrie. E' più che comprensibile il fatto che Bill Gates dica di volersi ritirare in meditazione creativa.

Abbiamo sotto gli occhi una interconnessione mondiale, a proposito dei nostri computer dell'esempio iniziale, che ha già prodotto effetti macroscopici, di cui facciamo persino fatica a valutare la portata tanto sono stati repentini. Questi effetti a loro volta diventeranno causa di altri effetti in una concatenazione di cui non possiamo prevedere la portata, perché il fatto più importante è che poco per volta non si stanno connettendo solo computer ma anche cervelli umani. All'inizio fu il caos, come riportano tutte le mitologie, ma lasciamo che le amebe sguazzino un po' nel brodo primordiale e - Darwin c'insegna - qualcosa succederà. Sarà interessante indagare su quel "qualcosa", da scienziati e non da astrologi. La rete Internet vera e propria ha cinque anni, un bambino. Quando Bell sviluppò il telefono pensava a un apparecchio per i sordi, sembra sia andata diversamente.

Quel che fa davvero impressione è la velocità con cui l'industria si è impadronita dello strumento. Internet è forse quello che nella storia ha fatto più in fretta a diventare un mezzo diretto di produzione. Non sanno ancora come farlo "rendere", ma questo per noi non è importante, anzi, è meglio: il fatto è che quando l'industria si impadronisce di un mezzo, lo piega alla razionalità del ciclo, al piano di produzione. E questo è un altro passo della vecchia talpa che lavora.

Forza-lavoro inutile

Può darsi che il gioco, l'apporto gratuito per costituire la base di capitale costante a basso costo stia per finire. Sta di fatto che, da un miliardo di pagine in poi, Internet, con ciò che le sta intorno, incomincia a diventare campo per il gioco duro della concorrenza. Anche nei luoghi di lavoro, tutti, il vero macchinismo tecnologico finora rappresentato in massima parte dai robot industriali spazzerà via un'altra grande quantità di lavoro superfluo. I profondi cambiamenti che le nuove tecnologie hanno provocato nell'economia mettono in evidenza le caratteristiche specifiche del Capitale giunto alla sua fase suprema: l'estorsione di plusvalore relativo tramite il macchinismo all'ennesima potenza permette la sopravvivenza di tutta una parte di società basata su bisogni inventati, merci virtuali e lavoro inutile.

Tutta un'altra parte, la stragrande maggioranza, è messa nella condizione di sovrappopolazione relativa, di cui il Capitale non sa che farsene. Il conto non torna, perché Internet è magnificata come il business del futuro, l'e-commerce è visto come la salvezza dalla crisi della old economy, ma non c'è commerce senza merce e la prima condizione di un prodotto per essere merce è che sia vendibile, cioè che abbia un compratore solvibile, cioè con denaro in tasca. Roba vecchia e nello stesso tempo nuovissima, non buona per i denti dei masticatori di novità economiche.

La trovate in Marx, Il Capitale, volume primo, pagina uno.

Letture consigliate

  • Karl Marx, Il Capitale, Libro I, Capitolo VI inedito, La Nuova Italia.
  • Nicholas Negroponte, Essere digitali, Sperling & Kupfer Editori (Una galoppata fra le nuove tecnologie della comunicazione).
  • Neil Gershenfeld, Quando le cose iniziano a pensare, Garzanti (Le nuove tecnologie applicate alla vita quotidiana e gli effetti su di essa).
  • The Economist, The Big Leap e The Net gets real, 15 gennaio 2000 (a pag. 15 e 21-23, due articoli sul merger AOL Time Warner).
  • Molti articoli su AOL Time Warner e sulle nuove tecnologie sono disponibili chiamando i siti dei periodici su Internet (segnaliamo quelli su Wired, all'indirizzo www.wired.com/news).

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