Prefazione

Nel 1944-45, quando ancora la guerra non era finita, riprendevano i contatti fra i gruppi della Sinistra in vista della ricostituzione del partito di classe.

Il compito si presentava con difficoltà che potevano sembrare insormontabili, non solo per come si stava profilando l'assetto politico del dopoguerra, con il patto partigianesco e la sistemazione costituzionale controllata dai vincitori, ma soprattutto per le gravi carenze teoriche ancora presenti tra i gruppi che si rifacevano alle origini del Partito Comunista d'Italia e al programma di Livorno '21.

L'esperienza della degenerazione della Seconda e Terza Internazionale doveva influire sulle basi programmatiche su cui si sarebbe fondato il nuovo partito, e doveva essere chiaro il fossato ormai incolmabile che si era aperto fra la concezione rivoluzionaria e quella stalinista.

Non si trattava soltanto di prendere atto della guerra fisica contro la vecchia guardia bolscevica e contro la nostra stessa corrente: era necessario che i gruppi orientati verso il nuovo partito assimilassero fino in fondo il peso tremendo delle condizioni materiali che avevano portato ad una controrivoluzione di simile portata.

Dovevano assimilare anche una buona dose di pazienza rivoluzionaria e abbandonare le facili illusioni di una ripresa di classe creduta vicina. Il secondo dopoguerra non sarebbe stato come il primo, anche se non era da escludere del tutto una risposta proletaria ai problemi posti dalla ricostruzione e dal nuovo ordine mondiale.

Il corpo delle Tesi, con la Piattaforma, si inserisce nel grande sforzo di dare un indirizzo unitario ad un movimento reale e irrequieto, spinto da condizioni materiali mature a sopravvalutare le proprie possibilità e a sottovalutare quelle dell'avversario, specialmente quelle dei partiti falsi-operai e del sindacato collaborazionista.

Se si trattava di impostare un bilancio storico della controrivoluzione, e comunque di fasi caratterizzate da tragedie più che da vittorie proletarie, questo compito non poteva essere influenzato da ondeggiamenti dovuti ai fatti dell'attualità, ma doveva essere affrontato sul piano più alto possibile, attraverso l'accentuazione delle caratteristiche fondamentali del programma comunista rivoluzionario.

Guai se si fosse ceduto un solo momento di fronte alle spinte generose ma disorientate e confuse o, all'opposto, al multiforme apparato della controrivoluzione. Non si sarebbe potuto in futuro conservare un programma e un partito in grado di guidare la classe dei senza-riserve alla più grandiosa delle svolte storiche, il passaggio dal capitalismo al comunismo.

In questa serie di testi programmatici, per le ragioni appena esposte, la valutazione critica del ciclo postbellico non è mai affrontata da una visuale contingente e locale, ma da quella più vasta dell'intero ciclo storico dell'economia capitalistica e del dominio politico della borghesia cui si è contrapposto il corso altrettanto storico del movimento di classe del proletariato.

Questo procedere, riassunto nei titoli delle tesi, quando deve riferirsi alla condizione specifica in cui lavora il partito nascente, lo fa sempre nell'ambito della generale avanzata delle forze produttive nel mondo, ormai assoggettato completamente al modo di produzione borghese, come nel giudizio tagliente e sarcastico su La classe dominante italiana e il suo Stato nazionale.

Questa avanzata, viene sottolineato sempre, non può fare a meno di un ordinamento centralizzato e dispotico in economia e in politica, dell'organizzarsi mondiale "in un sistema sempre più serrato di controllo dei processi economici e di immobilizzazione di qualunque movimento sociale e politico minacciante di turbare l'ordine costituito".

Il fascismo si manifesta vittorioso in politica, dopo aver perso la guerra, sia in veste democratica, come nell'area occupata dai vincitori angloamericani, sia in veste totalitaria aperta (ma ben supportata da meccanismi democraticissimi) come nell'area occupata dai vincitori sovietici. In queste aree, ma soprattutto in quella a capitalismo più avanzato, "il movimento delle classi proletarie potrà reagire solamente se intenderà che non si può né si deve rimpiangere il cessato stadio della tolleranza liberale e della indipendenza sovrana delle piccole nazioni, ma che la storia offre una sola via per eliminare tutti gli sfruttamenti, tutte le tirannie e le oppressioni, ed è quella dell'azione rivoluzionaria di classe, che in ogni paese, dominatore o vassallo, ponga le classi dei lavoratori contro la borghesia locale, in completa autonomia di pensiero, di organizzazione, di atteggiamenti politici e di azioni di combattimento, sopra le frontiere di tutti i paesi, in pace e in guerra, in situazioni considerate normali o eccezionali, previste o impreviste per gli schemi filistei dell'opportunismo traditore, unisca le forze dei lavoratori di tutto il mondo in un organismo unitario, la cui azione non si arresti fino al completo abbattimento degli istituti del capitalismo".

Come potrebbe realizzarsi questo ritorno all'unificazione delle energie rivoluzionarie sotto la bandiera del partito di classe senza la premessa indispensabile di un ritorno alle basi teoriche della rivoluzione?

Il lavoro incessante della Sinistra su questo tema fondamentale è riflesso da tutti i testi che essa ha prodotto nella sua storia tormentata. Oltre alle Tesi qui presentate, occorre collegarsi al Tracciato di impostazione, a Per l'organica sistemazione dei principii comunisti, alle tesi del Partito Comunista d'Italia e a quelle che terminarono il ciclo dei bilanci affrontando il problema della struttura organizzativa del partito.

Non sono mai semplicemente posizioni scaturite da particolari momenti, ma ulteriori precisazioni di capisaldi marxisti posti in relazione a quei momenti. Così in tutti i testi troviamo spesso posizioni sostenute dalla Sinistra già nella battaglia all'interno del Partito Socialista dell'inizio del secolo o all'interno dell'Internazionale, e questa battaglia si può agevolmente collegare a fatti più recenti, evidenziando quanto fossero corrette le preoccupazioni per le oscillazioni di allora.

La Sinistra non ha mai pensato che la restaurazione della dottrina potesse avvenire in modo lineare, senza un travaglio anche dolorosissimo. Se non altro per esperienza. Non pensava affatto che il secondo ciclo postbellico presentasse condizioni particolarmente favorevoli alla formazione di un vero partito rivoluzionario, anche se ovviamente sarebbe stato disfattista non tener conto delle oggettive forze in campo che spingevano per l'accelerazione dei processi di aggregazione dei militanti.

Il proletariato mondiale aveva partecipato alla guerra senza che vi fosse un'opposizione disfattista come era invece successo nella Prima Guerra Mondiale, e questo significava che la controrivoluzione aveva lavorato a fondo e che sarebbe stato materialmente difficile risalire la china.

Nella Piattaforma, redatta all'inizio del 1945 durante l'avanzata degli Alleati dal Sud al Nord Italia, troviamo tuttavia l'unica concessione all'ipotesi di ripresa di un ciclo di lotte del proletariato dopo la fine della guerra. Per quanto ristrettissimo fosse il margine reale per tale ripresa di classe, vi erano stati importanti episodi che dimostravano la non sopita combattività della classe operaia, anche se tutto veniva ricondotto nell'ambito resistenziale dall'opportunismo stalinista.

Per quanto oggi sia facile constatare che l'ipotesi di un parallelismo fra la situazione 1945 e quella 1918-1920 fosse arbitraria, occorreva, nel pieno svolgersi di avvenimenti di quella portata, affrontare anche la remota possibilità che qualche frangia proletaria sfuggisse al controllo totalitario dei vincitori e contribuisse al risveglio di una lotta antiopportunista.

Poteva anche succedere che le stesse direzioni opportuniste fossero costrette dalla pressione operaia a cambiamenti di tattica improvvisi volti a ricondurre la protesta nell'alveo della ricostruzione democratica. Ma non per questo le Tesi sottovalutarono il compito di "prepararsi maturamente fin da ora a situazioni future, seppure lontane, per evitare la dispersione e lo smarrimento che segue nelle file delle classi proletarie, come cento esempi storici ci avvertono, quando i loro partiti oppongono alle svolte della situazione mondiale incomposte e inattese reazioni dell'ultima ora".

Previsione sacrosanta: in parallelo alla nauseante tiritera democratica, l'opportunismo stalinista ancora per anni avrebbe coltivato quella "lebbra dell'illegalismo bastardo", generatrice di episodi come la farsa insurrezionale dopo l'attentato a Togliatti.

La previsione quindi nel suo complesso era valida, non vi sarebbero stati rapidi progressi, anche se non si poteva evidentemente supporre che la ripresa di classe fosse negata nei tempi e nelle forme che realmente seguirono.

Che nel 1945 si sperasse in un meno tormentato calvario lo si avverte con la preminenza, nella Piattaforma, dei punti di orientamento politico-tattico su quelli di inquadramento teorico generale. Ci si rivolge non alla esile compagine di provati militanti di qualche anno dopo, l'estrema avanguardia del partito storico, ma ai nuclei consistenti di proletari che potenzialmente possono raccogliere la sfida della Sinistra, quei nuclei che già dimostrano insofferenza verso la palude resistenziale e il compromesso con la borghesia e con l'imperialismo dei vincitori.

A parte questo aspetto, nella Piattaforma è compreso già tutto l'arco degli argomenti di future e più precise battaglie: la questione costituzionale, l'atteggiamento nei confronti del parlamentarismo, la questione dei sindacati, l'ingerenza della religione, la previsione di rigurgiti irredentistici in caso di occupazione iugoslava della Venezia Giulia, le tentazioni federalistiche anarcoidi, il rapporto fra democrazia e fascismo, l'impostazione generale dei problemi tattici, l'atteggiamento di fronte alla guerra presente e a quella futura, il rifiuto dei blocchi partigiani e la valutazione del fenomeno resistenziale.

Come si vede vi è già enucleato il filone per le successive ricostruzioni teoriche, e comunque già nel 1946, con Le prospettive del dopoguerra in relazione alla piattaforma del partito, viene ridimensionato l'ottimismo del 1945: la complessa situazione del dopoguerra non porterà all'apertura di "nuovi contrasti e nuove crisi, urti fra le opposte classi sociali e, nel seno della sfera dittatoriale borghese, nuovi urti imperialistici tra i grandi colossi statali... in modo acceleratissimo".

Si dimostrerà impossibile, per esempio, la ventilata ricostituzione (punto 12) di una "confederazione sindacale unitaria, autonoma dalla direzione di uffici di Stato, agente coi metodi della lotta di classe e dell'azione diretta", mentre prenderà corpo, sotto l'egida dell'occupante, la nuova CGIL, responsabile della ricostruzione con un suicida patto del lavoro fra proletariato e borghesia che durerà formalmente fino agli anni '60 e che di fatto continua ad esistere con effetti sempre più deleteri.

Anche se marginalmente, la Piattaforma non poteva evitare di riflettere la composizione non del tutto omogenea dei gruppi internazionalisti di allora che, specialmente nel Nord, riproponevano in alcuni casi la ripetizione pura e semplice di aspetti tattici del primo dopoguerra, anche se nel quadro di una concezione rigorosamente antidemocratica.

Sulla questione parlamentare ed elettorale, per esempio, essi oscillavano fra un prudente agnosticismo e la riproposizione delle formule leniniste sul "parlamentarismo rivoluzionario", e ciò spiega l'inserimento (punto 17) di una frase che nella versione originaria non esisteva: "quale che possa essere la tattica del partito di partecipazione alla sola campagna elettorale con propaganda orale o scritta, di presentazione di candidature, di intervento nell'assemblea...", frase che stride in modo evidente con le affermazioni esplicite di astensionismo su basi marxiste degli anni successivi al 1951.

La frase, letta oggi, non adombra minimamente la generale impostazione ribadita dalla frase lapidaria: "il fascismo è il moderno contenuto del regime borghese", quindi gli istituti democratici hanno perduto per sempre e non potranno mai più riassumere una specifica funzione oltre a quella di nascondere ai proletari la liquidazione definitiva di ogni "dialettica interna" degli organi legislativi, inutili alla stessa gestione dello Stato borghese.

Anche le questioni "russe" all'epoca non avevano ancora ricevuto sistemazione definitiva, quindi può sembrare strano, retrospettivamente, che si faccia riferimento alla dittatura rivoluzionaria con la quale "iniziava inseparabilmente e nello stesso tempo il rovesciamento violento degli Stati nei paesi già completamente capitalistici e la trasformazione in senso comunistico dell'economia sociale russa", mentre, "dopo le prime realizzazioni socialiste", lo Stato russo subiva "una progressiva ma decisiva involuzione".

Alla luce del successivo lavoro analitico sulla Struttura economica e sociale della Russia d'oggi, (da noi pubblicata), si capisce bene che il riferimento va inteso come costruzione delle basi del socialismo in Russia, e non come costruzione del socialismo tout court. La vittoria politica socialista in un paese a struttura economica prevalentemente arretrata aveva permesso di gettare le basi per il socialismo, basi che in Occidente, dove la struttura è quanto mai avanzata, sono già costruite e, anzi, decadenti. Il termine "settori di economia socialista", senza ulteriori specificazioni è d'altronde usato nel 1951 nel resoconto della riunione di Napoli (punto 11) da noi pubblicata in Per l'organica sistemazione dei principii comunisti e può essere sfuggito, per esigenze di riassunto, in altri testi. La questione comunque è risolta in modo scientifico in innumerevoli testi ad hoc, il più preciso dei quali verte proprio sulla costruzione del socialismo e sulla contrapposta costruzione delle basi del socialismo ed è Deretano di piombo, cervello marxista, del 1958, da noi pubblicato in appendice del Quaderno n. 6.

Non è necessario, fatte queste precisazioni elementari come esempio per una lettura dei testi inquadrata in tempi di formidabili cambiamenti (ciò vale per allora, ma anche per oggi), guidare il lettore in ulteriori puntigliose spulciature. I testi parlano da sé, soprattutto se la loro lettura militante integrata da quella dei lavori successivi, specialmente degli scritti che fanno parte della serie Sul filo del tempo, ora disponibili integralmente divisi per argomento nelle nostre pubblicazioni.

Ancora un argomento occorre ribadire sulla necessità della ricostruzione teorica: la Sinistra non intendeva fondare un partito al quale affidare la ricostruzione teorica del marxismo dopo la distruzione dovuta allo stalinismo ma, al contrario, intendeva portare a termine la ricostruzione teorica sulla quale potesse fondarsi il partito sviluppato della rivoluzione.

"La caratteristica della Seconda Guerra imperialistica e delle sue conseguenze già evidenti è la sicura influenza in ogni angolo del mondo, anche quello più arretrato nei tipi di società indigena, non tanto delle prepotenti forme economiche capitalistiche, quanto dell'inesorabile controllo politico e militare da parte delle grandi centrali imperiali del capitalismo; e per ora della loro gigantesca coalizione che include lo Stato russo. Per conseguenza, le tattiche locali non possono essere che aspetti della strategia generale rivoluzionaria, il cui primo compito è la restaurazione della chiarezza programmatica del partito proletario mondiale, seguita dal ritessersi della rete della sua organizzazione in ogni paese" (da Natura, funzione e tattica del partito rivoluzionario della classe operaia, nella presente raccolta).

Torino, maggio 1992.

Prima di copertina
L'assalto del dubbio revisionista ai fondamenti del comunismo

Quaderni di n+1 dall'archivio storico.

In questo volume è presentato il corpo di tesi redatto nel secondo dopoguerra al fine di delimitare le basi di un autentico movimento marxista rivoluzionario.

Indice del volume

L'assalto del dubbio revisionista ai fondamenti del comunismo