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I fatti di Grecia e il loro generale
contesto
Abbiamo ricevuto all'indirizzo di n+1 una gran quantità di
materiale sui fatti di Grecia. La quasi totalità è di origine e impostazione
movimentista, ma vi sono anche prese di posizione diversissime, dai riformisti
ai gruppi che si richiamano alla Sinistra Comunista "italiana".
In generale il ritornello è quello che si legge in occasione di terremoti e
alluvioni: "E' il capitale che uccide", o che "provoca"
o qualcosa del genere. Un esempio eclatante è nella lettera
aperta dell'impiegato bancario che è circolata in Internet.
Ora, è verissimo che la "colpa" di tutto quello che succede è
del capitalismo, compresi gli effetti di eventi naturali, ma il fatto di
ripeterlo fino alla nausea non spiega niente di quello che succede. Tra
l'altro in molti casi si parla dei morti nella banca incendiata sorvolando
sul fatto che le molotov qualcuno le ha pur gettate (si ventila anche
l'ipotesi che le abbia gettate qualche provocatore, cosa non impossibile ma
non necessaria: come sappiamo, le pulsioni viscerali del movimentismo fanno
sognare "passamontagna calati" anche a esimii professori).
Questo generale atteggiamento ibrido, fatto di ordinaria truculenza verbale
e rabbia distruttiva ma anche di straordinario legalitarismo non appena
succede qualcosa di grave, è stato chiamato dalla Sinistra Comunista Lebbra
dell'illegalismo bastardo. E anche l'opposto atteggiamento movimentista
estremo che dice dei tre morti: "In fondo erano crumiri e in guerra
sono inevitabili gli incidenti" è una povera cosa, prima di tutto
perché la guerra di classe è ben altro rispetto al generale, disperato
tentativo greco di far quadrare il rivendicazionismo sindacale con la
politica estera, con l'economia in crisi, con la rabbia giovanile
anarchicheggiante e con parole d'ordine rivoluzionarie.
Disperato, perché i manifestanti greci, proletari in testa, capaci di uno
sciopero generale preventivo e di una grande potenzialità di lotta
meriterebbero di non essere così isolati nel paludoso panorama europeo.
E' questo che conta, il potenziale di lotta nell'insieme. Se esistesse oggi
la possibilità che vi fu in passato, quella di saldare le battaglie del
proletariato con il partito rivoluzionario che le rende coscienti, non
verrebbe neppure in mente di entrare nel merito di ogni singolo episodio che
la borghesia o i riformisti o i gruppi politici adoperano per i propri fini.
Ma nel suo isolamento totale il movimento antigovernativo greco causato
dalla situazione al limite del collasso è costretto ad essere troppo
interclassista e orientato al gioco democratico per poter essere
classificato come scontro di classe. In questo caso più che mai occorre
tener presente a mo' di bussola le situazioni in cui si fece valere la
specificità del potenziale classista vero, quello che ad esempio il PCd'I
ricordava ai proletari nel 1921 di fronte a un episodio ben più grave di
quello odierno e in presenza di squadre fasciste (Per
i funerali delle vittime del Diana).
Per una valutazione non soggettiva degli avvenimenti, conviene sempre
osservare i fenomeni con il criterio che oggi si chiama della "scatola
nera". Vale a dire trattare il sistema come un tutto che permette di
leggere solo degli input e degli output, i quali offrono
però molta utile informazione indipendentemente dai singoli eventi che
avvengono all'interno della scatola e che possiamo anche non
"vedere". Solo in un secondo tempo potrebbe essere utile indagare
la "molteplicità" del reale" (eh, sì, l'aveva già detto il
solito Marx).
Abbiamo dunque un capitale globalizzato completamente autonomo rispetto ai
governi (come dimostra ad esempio l'impotenza dell'Europa nei confronti
della Grecia) che fa saltare qualche anello debole (Piigs) e scatena una
semplice anteprima di ciò che potrebbe succedere a livello molto più
generale. Generale quanto? Dipende. Il nostro catastrofico modello, per
quanto rudimentale rispetto a quelli sofisticatissimi con cui si attrezza la
borghesia, dà le risposte che abbiamo elencato nel n. 24
della rivista. Ebbene, gli eventi sociali sono maturati più velocemente
di quanto il modello suggerisse. Proprio per questa ragione è necessario
non lasciarci trascinare dagli impulsi emotivi dettati dalle imbastiture
dell'apparato ufficiale di comunicazione.
C'è molta violenza sociale nei fatti di Grecia, ma c'è anche molta
sovrastruttura mediatica e anche una certa dose di gioco delle parti. La
scena con poliziotti avvolti dalle fiamme è fotogenica, ma le molotov,
seppur pericolose per gli individui, sono innocue dal punto di vista dei
risultati sociali. Le devastazioni sono fini a sé stesse e dominano le
simbologie anarco-situazioniste, mentre passa in secondo piano
l'importantissimo travaglio di tipo "sindacale". In fondo l'hanno
vinta epifenomeni che assumono un significato solo nel contesto generale,
che è quello della crisi sistemica internazionale potenzialmente in grado
di sollevare una risposta sociale altrettanto internazionale. Le masse si
scontrano con la polizia, si avanza, si indietreggia e volano mazzate, ma in
realtà nessuno sa bene cosa fare.
Questa è la cosa tremenda: nessuno sa che cosa fare. E volano stupide
molotov, e muoiono tre poveracci, una morte senza senso come senza
senso è la vita sotto il Capitale trionfante. Per il momento tutto è
ambiguo, avvolto nell'incertezza.
Per il momento. Infatti i governi europei hanno racimolato ulteriori
750 miliardi di dollari per prevenire la speculazione. Il Sole 24 Ore
avverte sul suo sito web: un estintore da mille miliardi va bene per
spegnere le fiamme più alte, ma covano bracieri un po' dappertutto. Le
borse hanno esultato un momento per subito precipitare, perché c'è poco da
stare allegri: la Banca Mondiale calcola che i prodotti finanziari derivati
ammontino ad almeno un milione di miliardi di dollari di cui il 70% OTC.
L'acronimo vuol dire Over The Counter, cioè scambiati in modi non
ufficiali, ad esempio al telefono o via computer. In realtà le cifre
sono date come "notional" cioè stime, proprio per l'impossibilità
di controllo. Non c'è più nessuno in grado di sapere cosa possano
combinare capitali fittizi in tali quantità. Se appena si muovono per un
millesimo del loro ammontare, travolgono qualsiasi barriera. E si osservi la
velocità a cui procede l'autonomizzazione del Capitale anche in un mondo
abbastanza controllato come la borsa:
Quest'immagine paradigmatica dovrebbe essere terrificante per gli Stati.
Essa mostra il declino dei capitali che si muovono nel sistema borsistico
ufficiale (New York Stock Exchange, NYSE) e si spostano massicciamente su un
ventaglio di mercati elettronici paralleli, fuori da ogni controllo (titolo:
Flash sul crash-guazzabuglio). L'autonomizzazione del Capitale non è una
pensata di Marx, è la natura di questo sistema, e qui ne vediamo solo una
parte, che comunque alla borsa di New York significa il passaggio dall'80%
delle transazioni totali al 20% in poco più di sei anni. Il
grafico tuttavia dà solo una pallida idea di ciò che succede veramente,
perché la borsa di New York capitalizza in totale 14.000 miliardi di
dollari circa (più 7.000 di provenienza estera), vale a dire in totale
circa la cinquantesima parte dei capitali investiti solo in derivati. I
capitali "resi liberi" nella società sono dunque mine vaganti in
grado di far saltare altro che la Grecia.
L'Inghilterra, che se ne intende di capitali finanziari, s'è tirata
fuori dalla cordata di salvataggio intereuropea. Non poteva fare altrimenti,
dato che non partecipa all'eurozona; ma s'è messa in guai molto seri.
Infatti la situazione è questa: durante un massiccio bombardamento alcuni
paesi dell'area euro si rintanano in un rifugio di fortuna rischiando di
finire sepolti dalle macerie, mentre i paesi di area non euro vanno a
spasso sotto le bombe senza neanche un ombrello. Ricordiamo che nel 1992 il
grande speculatore Soros mise in ginocchio Inghilterra e Italia in un colpo
con "soli" 10 miliardi di dollari.
E' in un una situazione del genere che i proletari greci scioperano
preventivamente e chiedono lo sciopero generale internazionale. Erano in
duecentomila in piazza, ma il mondo ha visto solo le molotov. Sono gli unici
che si oppongono sul serio al sistema facendo quel che possono per dare la
loro impronta al movimento sociale. Le assemblee proletarie sono meno
fotogeniche delle fiamme, ma sarebbe ben più interessante avere un detector
da quelle parti piuttosto che davanti alle vetrine rotte. La piccola
borghesia studentesca, interclassista e romantica, ci interessa, ma solo
come il coperchio che si muove sulla pentola segnalando l'acqua in
ebollizione.
Supplemento alla rivista n+1, 19 maggio 2010
Direttore responsabile: Diego Gabutti
Registrazione al tribunale di Torino n. 5401 del 14 giugno 2000
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