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Leggiamo
sui giornali che le crisi attuali, quelle dell'87, del 97, del 2000 e quella
odierna sono quantitativamente più gravi della grande crisi del '29. I dati
riguardano sia il capitale "cancellato" dalla diminuzione dei prezzi
dei titoli, sia l'ammontare degli interventi da parte degli istituti di credito
e delle banche centrali. Ma nonostante questi dati, sembra che le crisi d'oggi
non provochino disastri paragonabili alla Grande Depressione americana che durò
dieci anni e affamò milioni di proletari. Mi chiedo: se questi sconquassi sono
solo il frutto di speculazioni da parte dei privati, perché mai governi e
banche centrali hanno interesse ad accorrere in loro soccorso? Non potrebbero
lasciarli perdere con tutte le loro avventure al casinò delle borse? Invece
nell'ultima crisi, quella cosiddetta "dei mutui", hanno iniettato sul
mercato centinaia di miliardi di euro, che saranno utilizzati per riprendere il
carosello della speculazione. Perché non è vero valore quello che si è
guadagnato e poi perso, ma valore virtuale dovuto ad aumento e diminuzione dei
prezzi a seconda degli alti e bassi del mercato dei titoli o dei cambi. Persino
i proletari sono cascati nell'illusione speculativa, accendendo mutui che non
potevano pagare così salato, solo nella speranza che l'aumento del prezzo delle
case li coprisse, mettendo il proprio futuro nelle mani della speculazione. Voi
sostenete che la crisi è cronica e che non vi è rimedio. Allora che affoghino
tutti gli speculatori, tanto ai proletari – se non sono così stupidi da
cascare nei tranelli dei ramazza-risparmi - che glie ne importa? Non hanno da
perdere che le loro catene. Oppure non più? Le crisi più gravi degli ultimi decenni non
hanno comportato altrettanto gravi oscillazioni nelle condizioni di vita dei
proletari. Niente a che vedere, neppure lontanamente, con gli effetti della
Grande Depressione. In ogni caso, anche in presenza di catastrofi economiche con
dure conseguenze sul proletariato, i comunisti non entrerebbero certo "nel
merito" delle cause, delle responsabilità e dei rimedi, ma
rivendicherebbero semplicemente la possibilità per i proletari di vivere
decentemente, con salario a occupati e disoccupati. La
successione storica delle grandi crisi è interessante dal punto di vista
rivoluzionario perché ci mostra in pratica il diagramma della vita del
capitalismo, una specie di monitoraggio sul suo stato di salute. Oggi, l'abbiamo
detto molte volte, il capitalismo si trova in una situazione assai critica, come
quella di un moribondo cui sono collegate macchine sia per iniettargli
sostentamento e droghe, sia per controllare l'effetto del trattamento. E i
monitor mostrano inesorabilmente diagrammi sempre più "piatti",
sempre meno vitali. Questo ricorso alle "droghe" è la
ragione per cui le crisi odierne non provocano grandi balzi nelle condizioni di
vita della popolazione, specificamente in quelle dei proletari. C'è invece un
lento e inesorabile declino delle condizioni di valorizzazione dei capitali, che
provoca un conseguente graduale aggravamento del rapporto fra Capitale e Lavoro,
specie per quanto riguarda le nuove generazioni man mano esse crescono. Non si
verifica una caduta repentina in condizioni da fame, ma un progressivo
sgretolamento dei rapporti sociali, basati sempre più sulla precarietà e
sempre più caratterizzati da un malfunzionamento sistemico (amministrazione,
trasporti, comunicazioni, servizi vari), per niente alleviato dalle moderne
tecnologie, anzi aggravato. Su questa tendenza, che riteniamo storica,
quindi irreversibile, si innestano sia il parassitismo sociale, la corruzione,
le mafie, le lobby, sia la fibrillazione del Capitale che cerca disperatamente
valorizzazione e, non trovandola, si sfoga nella cosiddetta speculazione. Ma
siamo di fronte a un termine che non rende più l'idea di che cosa stia
effettivamente succedendo. Un personaggio come George Soros è considerato uno
speculatore. Infatti "specula" sia sull'andamento dei titoli che sul
corso dei cambi, "guadagnando" cifre da capogiro per sé e per i
sottoscrittori dei suoi fondi. Tuttavia a quel livello non ha più senso
chiamare "speculazione" un movimento di capitali gigantesco, non certo
creato da Soros, bensì da questi utilizzato e solo entro certi limiti anche
indirizzato (come quando assecondò la tendenza al ribasso della Sterlina
intascando miliardi di dollari). L'esempio di Soros ci è molto è utile
perché egli è un elemento rappresentativo dell'intera economia mondiale.
L'ultima volta che abbiamo fatto una ricerca su questi problemi, la massa dei
capitali in movimento giornaliero era intorno ai 2.000 miliardi di dollari. Si
tratta di una cifra superiore a tutte le riserve monetarie degli Stati, e per il
95% non riguarda merci fisiche o investimenti reali ma denaro in mano a fondi
d'investimento, banche, istituzioni varie, in cerca di un interesse al posto del
profitto. I soli fondi d'investimento privati, con i quali gli americani
speculano, ma soprattutto si pagano la pensione e la sanità, raccolgono in
tutto il mondo qualcosa come il triplo del PIL americano. La catena che lega i
piccoli possessori di capitale o risparmio ai grandi raccoglitori istituzionali
è micidiale, anche perché i titoli su qualsiasi cosa, derivati, futures
su materie prime, azioni industriali ecc. vengono impacchettati e venduti a
blocchi dalle banche, senza che il cliente sappia che cosa abbia effettivamente
comprato. Il proletario, come lo Stato, può
indebitarsi fin che vuole, tanto pagare un mutuo o pagare l'affitto è lo
stesso. Come comprare a rate ed estinguere il debito, o pagare un leasing
a vita. Il dramma è che i proletari sono sempre più incastrati nel gioco
generale della classe avversa e giungono a "speculare", come dici,
confidando in condizioni future, pur sapendo che, specie negli USA, queste non
possono che essere precarie, cioè legate all'andamento generale del Capitale. Tutti si chiedono come sia stato possibile
indebitarsi al punto di mollare e farsi portare via tutto, rimanendo per giunta
con i debiti. Il meccanismo è semplice: è sufficiente che si inneschi una
piccola serie di insolvenze (e i mutui subprime erano i più cari e rendevano di più agli
"speculatori" proprio per il pericolo di insolvenze) perché le case
vengano sequestrate e immesse sul mercato. I prezzi incominciano a scendere, e
con essi a diminuire le garanzie che coprivano i mutui legati al valore delle
case. Il passo successivo è un effetto domino che arriva fino al pacchetto nel
fondo d'investimento dell'ignaro investitore privato all'altro capo del mondo.
Magari un pensionato che ha investito i suoi risparmi e che, preso dal panico,
corre agli sportelli della sua banca quando legge sui giornali che questa è in
crisi avendo impacchettato troppi debiti di incauti americani. Per il resto le crisi sono come i terremoti:
in un'area sismica le scosse frequenti ma di bassa intensità scaricano la
tensione della crosta terrestre e allontanano quello che i californiani chiamano
The Big One, "quello
grande". Il quale però verrà di certo e sarà tanto più devastante
quanto più sarà spostato nel tempo. |