Prove di estinzione (la dottrina del rimedio)

"Esistono attività e servizi la cui struttura fa capire che il comunismo non solo è attuabile, ma è necessario e storicamente imminente. Detti esempi non vanno cercati nella statizzazione delle aziende produttive, industriali, o terriere, bensì in quei casi in cui si è superata la equazione mercantile tra lavoro speso e valore prodotto, per attuare la superiore forma di gestione e disciplina fisica delle operazioni umane e sociali, non rappresentabile in partita doppia e in attivo di bilancio. Questa superiore forma di gestione sarà diretta razionalmente secondo il miglior utile generale attraverso progetti e calcoli, in cui non entra più l'equivalente moneta." (Proprietà e Capitale).

Triviale rigurgito di romanticismo

Metà di aprile. La tipografia è chiusa, ma andiamo virtualmente in stampa quando in tutto il mondo i contagi accertati sono due milioni duecentomila e i morti sono centocinquantamila mentre un paio di miliardi di persone sono chiuse in casa non per "libera scelta" ma perché obbligate "dallo stato" a farlo.

Ma un altro virus attacca come un forsennato il nostro sistema immunitario: una strana convergenza ideologica fa pensare che bisognerebbe riscrivere alcune di queste pagine per essere più chiari, più drastici per tentare di diffondere il vaccino che lo neutralizzi. Non stiamo parlando di Covid-19, la pandemia fa ancora la sua strada, sistematica, ordinata, prevedibile. Stiamo parlando del virus negativista, ideologico, anarcoide, soggettivista, romantico, casinista, quello che nasce nei palpiti di cuori sensibili, colpiti nel proprio sé tutte le volte che lo stato borghese… si comporta come uno stato borghese. Non entreremo in polemica, sarebbe come discutere sulla natura della coscienza con un ideologo tedesco. Il quale, detto per inciso, odiando la matematica, non si sarebbe mai messo a discutere falsificando le cifre già false prodotte dai borghesi. Si dice che chi muore di influenza da coronavirus in realtà muore per patologie diverse, aggravate dall'agente virale, si dice che muoiono più persone per le normali infezioni negli ospedali che per il coronavirus, oppure che gli incidenti stradali producono ogni anno più vittime, o ancora che i morti per inquinamento sono di più e così via.

La rilevazione statistica dell'andamento nel tempo di un sistema dinamico dipende dagli elementi del sistema stesso. Insomma, in uno scontro mortale fra due automobili il contagio non c'entra; le infezioni negli ospedali, provocate da batteri, hanno modalità di contagio diverse rispetto a quelle provocate dai virus influenzali. S'è persino sentito un paragone fra il numero dei morti da virus e quelli da parassiti (malaria). Le pandemie da virus sono ben conosciute, trattabili facilmente con modelli matematici, ma difficili da combattere, dato che solo il vaccino dà risultati. Abbiamo conoscenze sufficienti per valutare senza ricorrere a complotti contro la classe proletaria, azioni terroristiche di guerra batteriologica o machiavellismi estremi della classe dominante che, a dire il vero, in questa circostanza ci sembra più pasticciona e impotente che razionale e agguerrita.

Progressione geometrica

Il 23 marzo 2020 la OMS comunicava che la pandemia era sfuggita al controllo. La curva del contagio dopo tre mesi era rimasta ad andamento esponenziale e non si sapeva quanti danni avrebbe potuto comportare e per quanto tempo. Adesso è necessario ricorrere al coprifuoco. Siccome non c'è cura contro il coronavirus, l'unico rimedio è isolare i contagiati dai sani. Nelle zone più colpite dalla pandemia si è già costretti, per mancanza di posti letto e di personale medico, a stabilire chi deve essere ammesso in terapia intensiva e chi no. Il che significa scegliere chi deve morire e chi no.

Si sapeva che virus latenti potevano far esplodere pandemie micidiali ed erano pronti modelli e procedure, ma lo strumento che questa società si è dato per rispondere alle malattie, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, non ha poteri sugli stati e, a dispetto del nome roboante, è uno dei tanti organismi che, nati per coordinare a livello mondiale politiche di intervento o di sostegno, si trasformano in carrozzoni che forniscono stipendi a migliaia di funzionari in cerca di funzione. Come in tutti i campi d'intervento, la civiltà capitalistica prima provoca gli strappi e poi cerca le toppe. Che non sono mai all'altezza dei buchi perché costano, senza ricompensare con un adeguato guadagno. Una vera e propria dottrina del rimedio. Perché l'attuale, palese fallimento quando tutto era predisposto sul piano progettuale? La risposta non può che essere trovata nell'incomunicabilità fra il mondo del profitto e ciò che non è già più nel mondo del profitto. Il nemico era conosciuto con precisione, le direttive dell'OMS erano chiare, il piano operativo era predisposto. Solo che sul terreno pratico non era stato fatto niente che permettesse di attuarlo. Eravamo su di una nave ai cui passeggeri era fornita una mappa dettagliata con le posizioni delle scialuppe di salvataggio ma, nel momento in cui ce n'era bisogno, si scopriva che le scialuppe mancavano.

Le scialuppe costano. E per di più possono rimanere inutilizzate per tutta la vita della nave. Sono un pessimo affare. Bisogna obbligare per legge i proprietari di tutte le navi ad adottarle, a ispezionarle periodicamente, a mantenerle efficienti. Maledetto stato.

Il grafico OMS sull'andamento giornaliero dei nuovi casi di contagio dall'inizio dell'anno mostra una chiara crescita esponenziale. C'è un accenno di "punto di flesso", cioè di decremento della crescita nella prima metà di febbraio. Ciò è dovuto al successo della Cina nel controllo della provincia di Hubei-Wuhan. Purtroppo, dalla seconda metà di febbraio l'andamento esponenziale riprende e la curva si impenna in modo catastrofico. Il virus non è dei più letali altrimenti governanti incoscienti coadiuvati da esperti che essi stessi hanno scelto (la corporazione dei virologi ha denunciato l'assenza dei virologi nel team di scienziati chiamato a consigliare il governo), rischierebbero di far esplodere una catastrofe senza precedenti nella storia, peggiore della peste del 1300 o della spagnola del 1918. Non siamo nemmeno alla critica di un sistema infame come il capitalismo: siamo ridotti a constatare la nullità dei suoi rappresentanti. Il guaio è che con i virus non ci si può permettere di sbagliare. I casi di contagio sono molti di più rispetto a quelli accertati. Per raggiungere i primi centomila contagi erano occorsi tre mesi; per raggiungere i secondi centomila solo 12 giorni e i terzi centomila quattro giorni. E questo significa che i cluster (grappoli) di contagio si sovrappongono provocando un'accelerazione nel numero dei casi. Quando questo articolo verrà letto le cose saranno decisamente cambiate. Ormai si stanno incominciando a ricevere notizie che è contagiato qualcuno che si conosce. Ciò ci ricorda che ognuno di noi è collegato a qualsiasi altro abitante del pianeta con al massimo sei gradi di separazione e che quindi le condizioni del contagio non seguono una logica lineare perché vaste aree si sovrappongono. Ancora all'inizio di marzo, serpeggiava un po' di noncuranza verso quella che ad alcuni sembrava un'influenza non troppo diversa dalle solite. L'andamento dei grafici mostra non solo un difetto di prevenzione ma una crassa ignoranza dei governanti. Data l'esperienza degli anni precedenti, una pandemia era attesa, c'erano simulazioni e scenari, ma nessuno se n'era occupato, abituato a credere in un capitale che si arrangia con i rimedi. Ma una pandemia non si combatte con la "mano nascosta" del capitale, con il laissez faire.

Prevenzione (in medicina: profilassi), è una parola ambigua. È come un rimedio in anticipo, come prendere dei farmaci per impedire a una malattia di danneggiarci, mentre bisognerebbe fare in modo che quella malattia fosse debellata. Ora, per combattere il coronavirus bastava un minimo di progettualità, bastava agire d'anticipo senza troppi riguardi per il profitto. I vigili del fuoco non comprano le autopompe quando scoppia l'incendio. Ma c'è un qualcosa di più profondo che va al di là delle tecniche anti-contagio: tra il modo di produzione e i virus c'è un rapporto diretto. Il nostro sistema immunitario ha milioni di anni, si è sviluppato e affinato combattendo virus e batteri che ha imparato a conoscere. Il coronavirus è un mutante nuovo. Anche noi siamo in parte nuovi. Per qualche migliaio di anni abbiamo geneticamente modificato il cibo, ibridandolo, adoperando artificialmente la selezione naturale. Non solo: notato che alcuni alimenti hanno una resa migliore di altri c'è stata una ulteriore selezione. Così abbiamo drasticamente ridotto la diversità biologica nel nostro menu. Solo che l'abbiamo fatto in un tempo relativamente breve, mentre per acquisire caratteri mutanti abbiamo bisogno di un tempo mille volte più lungo. E negli ultimi decenni abbiamo esagerato. Un europeo medio si ciba con una quindicina di varietà biologiche, e il modo di produrle è assai lontano da quello naturale. La terra è morta, completamente mineralizzata, tossica. L'atmosfera è altrettanto piena di veleni. Gli allevamenti intensivi riempiono i nostri frigoriferi di tossine. E non può essere diversamente finché si pensa che il vivente possa essere fabbricato come un aspirapolvere o un frigorifero: nel mondo ci sono 1,3 miliardi di bovini, 2,7 miliardi di ovini e caprini, 1 miliardo di suini, 12 miliardi di polli. Solo per produrre carne bovina occorre una biomassa agricola pari al 24% del totale utilizzato dall'umanità. Sono numeri che danno l'idea di come un dato quantitativo abbia una valenza qualitativa. Anche se il virus non chiede alla sua vittima che cosa abbia mangiato, è chiaro che esseri umani e virus, essendo il prodotto di una co-evoluzione, sono in relazione causale simbiotica.

Dinamica evolutiva comunista

Abbiamo letto che il coronavirus è "furbo", che ha sviluppato una incubazione asintomatica ed ha abbassato il suo potere letale per garantirsi la sopravvivenza (se uccidesse più in fretta come ebola non farebbe in tempo a propagarsi). Un virus non è neppure una forma di vita. Non è lui a essere intelligente, siamo stupidi noi, bipedi tarati dal capitalismo. Vediamo la "malattia" come un qualcosa che c'è in natura e quindi ci apprestiamo a combattere contro la natura. Allo stesso modo finiamo per abituarci all'apologia del capitalismo e non riusciamo più ad immaginare una società diversa; per cui ci si accontenta del rimedio, cioè della ri-forma che poi non è altro che una con-forma. Non riusciamo a renderci conto di quanto viviamo male, facciamo il confronto con i tempi in cui si stava peggio (o crediamo si stesse peggio), incapaci di farlo con una società futura in cui si viva meglio. I cui sintomi non riusciamo a vedere nelle pieghe di questa, limitando il nostro orizzonte alla superficie, alle responsabilità dei politici, ai loro errori o anche ai complotti di forze occulte che manovrano dietro le quinte.

Di fronte a un evento così gigantesco quale il contagio che si sta ancora dispiegando, diventa moralismo facile e spicciolo addossare colpe a persone o istituzioni per negato "diritto" alla salute, per riforme che fanno mancare i posti letto o per snellimento delle strutture con relativa limitazione del personale (situazione di cui eravamo già perfettamente coscienti). Sarebbe anche troppo sbrigativo e quindi errato accollare tutta la colpa al capitalismo: un capitalista potrebbe rispondere con tutta sicurezza che all'inizio della rivoluzione industriale la durata media della vita era sui quarant'anni anni mentre oggi è il doppio e si è mediamente meno assillati dalla malattia. Il capitalismo c'è, si sa come funziona, e ad attribuirgli i guai che combina senza aggiungere che una società diversa è possibile si enuncia una verità che non serve a nessuno. Il capitalismo non fa solo morire di fame i bambini africani o di influenza gli abitanti dell'intero pianeta: è costretto a rivoluzionare sé stesso. In quanto modo di produzione ormai inutile, deve escogitare espedienti per non morire. La critica al capitale, quindi, non ha più senso se intesa come le campagne di denuncia che Lenin, giustamente, prospettava come compito dei comunisti e dei loro giornali: oggi le conduce una parte della borghesia contro l'altra. Decrescita, energia, lavoro gratuito, inquinamento, fame, malattia, sfruttamento, risorse, istruzione, sono tutti temi che la borghesia tratta criticando sé stessa, molto più efficacemente di quanto non facciano i militanti di varie sinistre.

Fino a che non si svisceri la struttura del capitalismo per trovare nella sua dinamica evolutiva quelle che saranno le caratteristiche della società futura non si uscirà dalla denuncia morale contro qualche potere più o meno totalitario, più o meno occulto. Ed è sicuro che esse sono ravvisabili nella società attuale così com'è, dice Marx nei Grundrisse. L'abbiamo citato nella Home page del nostro sito.

Per scorgere in questa società i caratteri emergenti di quella futura non bastano l'acume, la pazienza o l'esperienza di qualche individuo. Occorre che storicamente si sia formato il partito della rivoluzione, altrimenti il peso dell'ideologia dominante indirizza ogni indagine verso l'omologazione a ciò che esiste. Il partito "storico", che nei momenti di scontro fra le classi assume consistenza "formale", è un organismo politico suscitato dalle forze presenti nella società e lotta contro di esse. È quindi un partito che contingentemente si contrappone ad altri partiti, anche se la sua ragione di essere consiste nel traghettare la classe che rappresenta dal capitalismo al comunismo. Non è un'utopia, l'abbiamo già intravisto all'opera.

Il partito della specie

Dalle Tesi di Napoli del 1965 ricaviamo che il partito della rivoluzione è quello che non conosce solo la storia del passato e del presente ma anche e soprattutto quella "diretta e sicura" che porta al futuro assetto sociale. Dato che questo futuro sarà senza classi e senza stato, il partito della rivoluzione sarà propriamente un organismo che non dovrà più lottare contro classi avversarie e contro i loro partiti ma sarà il partito della specie umana.

Se infatti la società a venire sarà senza classi, sarà anche senza partito di classe. A meno che esso, perdendo i connotati di classe, non si presenti come un organismo il quale, rappresentando tutta la specie, ne salvaguardi la continuità salendo ad un gradino superiore della lotta, quella diretta a prevenire e affrontare gravi disastri della natura, come terremoti, cambiamenti climatici, alluvioni, carestie, pandemie, grandi meteoriti; oppure a sviluppare vasti progetti di intervento organico sulla biosfera o sulla specie stessa, risolvendo quelli che oggi sono problemi di salute ma che possono anche configurarsi in futuro come controllo e salvaguardia dei processi evolutivi.

Pericoli di natura sociale non sono da escludere. Potrebbe ad esempio verificarsi un contrasto sui metodi di intervento in presenza di gravi calamità. Sarebbe una catastrofe: si pensi soltanto a che cosa succederebbe con il disaccordo sulla natura e sull'andamento di una pandemia come quella in corso ma con un virus più letale. In futuro una migliore conoscenza della natura tenderebbe a eliminare eventuali differenze di valutazione, ma ogni decisione sarebbe presa in base alle conoscenze scientifiche, non certo in base a conteggio dei pareri. Anche per questo sarà necessario un "partito di specie".

L'incapacità dimostrata dalla borghesia in occasione dell'attuale pandemia ci documenta come il confronto con un possibile futuro non sia un esercizio sterile: la nostra specie ha già mezzi e strutture più che sufficienti per affrontare efficacemente ogni tipo di evento catastrofico, sia a livello nazionale che a livello mondiale. Ha soprattutto la possibilità tecnica e la conoscenza scientifica per eliminare in anticipo, con buona probabilità di riuscita, la maggior parte dei pericoli che incombono su di un pianeta in continuo assestamento. È difficile prevedere i terremoti, ma è facile costruire case che non crollano. Il terremoto è una catastrofe naturale, ma se rade al suolo una città, il disastro è artificiale. La pandemia provocata da un agente patogeno storicamente conosciuto è naturale nella misura in cui non sono modificate artificialmente le sue condizioni di esistenza, il suo ambiente, le interrelazioni con altri agenti; se questo agente è però il prodotto di un ambiente artificiale dovuto a qualche causa conosciuta, se è stato studiato tramite modelli matematici e simulazioni precise, se si può contare su strutture di intervento in grado di affrontare un contagio planetario, allora è artificiale, deriva da qualche malfunzionamento del sistema.

Perché una fabbrica funziona come un perfetto organismo meccanico, mentre gli organismi legislativi ed esecutivi che dovrebbero difendere la nostra specie non funzionano mai? E perché dovrebbero funzionare in un'altra società se saranno organizzati più o meno allo stesso modo? Rispondere "funzioneranno perché non ci sarà più il profitto" non è sufficiente. I grandi organismi mondiali sono enti non profit, vivono con sovvenzioni statali, l'OMS addirittura chiede donazioni ai cittadini, mentre le fabbriche funzionano proprio perché intascano profitto. Il profitto c'entra, naturalmente. Ma ci sono diversi modi per distribuirlo. La fabbrica è una struttura permanente, fa parte dell'intero sistema capitalistico, mentre gli organismi di protezione civile o i grandi carrozzoni rappresentativi sono sì permanenti, ma nati per rimediare a qualcosa di contingente. Il profitto l'assorbono, non lo producono. La fabbrica è di per sé un organismo comunista anche se oggi è la galera dell'operaio; l'OMS, l'ONU o il FMI sono nati specificamente per ovviare a inconvenienti di percorso. La fabbrica è un elemento comunista che in mano al sistema borghese sviluppato diventa parassitario con l'appropriazione privata del lavoro sociale; il grande organismo burocratico planetario è un ente parassitario per sua natura, ma funziona senza l'intervento del valore. Opera a livello sovranazionale, è ultra-centralizzato, non risponde a uno stato, è lo stato che gli risponde, o meglio, che dovrebbe rispondergli. Il FMI non obbedisce a un governo per statuto (anche se è influenzato dalla potenza americana); in questa occasione, per esempio, ha stanziato mille miliardi di dollari per le industrie in difficoltà. Esso non diventerà comunista rientrando nel programma immediato della rivoluzione, lo è già, per quanto l'affermazione possa risultare indigesta e provocatoria riferita a un ente che è noto per affamare paesi in difficoltà (sacrifici in cambio di prestiti).

Come per noi l'apice politico della borghesia non è la democrazia ma il fascismo, così all'apice della dominazione di classe non sta lo strumento "stato nazionale" ma lo strumento "stato mondiale".

Quando è iniziata la pandemia in corso, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha diramato quelli che sarebbero stati i principali punti della sua azione, ai quali le istituzioni nazionali e locali avrebbero dovuto uniformarsi:

Isolare i focolai a zone;
Salvaguardare il personale ospedaliero;
Bloccare i movimenti che producono ressa;
Identificare il più presto possibile i contagiati;
Identificare e studiare gli aspetti sconosciuti della pandemia;
Accelerare lo sviluppo di diagnostica, terapia e vaccini;
Combattere la disinformazione con la controinformazione;
Ridurre al minimo l'impatto sociale ed economico.

Come si vede, i sette punti si riducono a tre effettivi:

Isolare, curare, informare.

Isolare i contagiati dalla famiglia, dai compagni di lavoro e dai viaggiatori; curarli in ospedali appositi, dove non vi siano malati di altre patologie. Informare tutti in modo da innescare la collaborazione tramite l'autodisciplina. Non c'è scritto "lavorare" ma "isolare". Non c'è scritto "obbedire allo stato", anche se lo stato lo pretende, ma "non fare di testa tua, sintonizzati con la comunità". Quando si è trattato di chiudere le fabbriche, isolarle, le associazioni industriali hanno protestato tenendo la posizione opposta. Quando si sono chiuse le scuole, ecc. si è dovuto chiudere anche i parchi perché vi si ammassavano coloro che, non attribuendo autorità a governi e organismi di controllo, non avevano capito che cosa stesse succedendo.

Una pandemia che può provocare milioni di contagiati e una massa conseguente di morti, non può, non deve essere affrontata in ordine sparso, ognuno per sé: alla fine si impone una didattica dei fatti e si capisce che è sempre valido il detto: meglio prevenire che curare. È esattamente ciò che il capitalismo non sa fare ma che tenterà di fare se o quando sarà costretto. Non ci riuscirà. Non s'è mai vista una catastrofe senza strascico di ladrocinio, corruzione, tempi lunghissimi, lavori incompleti, popolazioni abbandonate a sé stesse. Eppure, tecnicamente si può evitare il solito spettacolo della corsa al profitto, anzi, al sovrapprofitto (più durano i lavori, più lievitano i costi): in Cina hanno costruito in pochi giorni un enorme ospedale dedicato ai contagiati e avevamo già visto costruire in tempi analoghi grattacieli in città completamente nuove. Come si costruisce una città nuova in tempi che ci sembrano impossibili? Fabbricandola. Come se fosse una merce dell'industria manifatturiera robotizzata. Progettando i singoli pezzi, rispettando standard, tolleranze, procedure, qualità. Utilizzando operai e macchine che alimentano le linee di montaggio con i loro prefabbricati.

Perché l'economia cinese sfodera queste capacità mentre altre falliscono? Bisogna riformulare la domanda, perché in effetti neanche l'economia cinese ha capacità speciali. Decine di nuove città cinesi sono vuote, senza abitanti. Sta succedendo in Cina ciò che era già successo in paesi a più vecchio capitalismo. Le città americane della ex cintura industriale con i loro pretenziosi grattacieli sono diventate la rust belt, la cintura della ruggine, d'America. Gli abitanti le hanno abbandonate, le loro case sono state demolite (oggi Detroit ha un terzo degli abitanti che aveva nel 1950). Come farà una società non capitalistica ad affrontare i problemi della demolizione del vecchio mondo ed impostare la liberazione dell'immensa energia imprigionata dalla vecchia società? La risposta è scritta nella nostra storia: si spezzano le catene che bloccano lo sviluppo ulteriore della forza produttiva sociale, si libera la possibilità di usare questa forza per liberare con essa un'enorme quantità di tempo di lavoro trasformandolo in tempo di vita, si elimina lo stato dopo averlo adoperato come strumento di demolizione della vecchia forma sociale.

La società futura non è ancora da scoprire, è già presente. E siccome un cambiamento del genere è possibile solo a livello mondiale, il ricordato strumento di demolizione sarà mondiale.

Complessità o complicazione?

Se si tiene conto delle caratteristiche emergenti, tralasciando il fatto ovvio che la OMS è uno dei meccanismi di salvaguardia del modo di produzione esistente, vediamo che si configura come un organismo sovranazionale, unitario, potenzialmente in grado di assolvere quelle che saranno le incombenze del partito di specie. La OMS, infatti, è parte del più complesso sistema che comprende altre istituzioni analoghe, oggi anch'esse dedite alla salvaguardia del capitalismo come il Fondo Monetario Internazionale, l'Organizzazione Mondiale per il commercio, la Banca per i Regolamenti Internazionali, la Banca Mondiale, l'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Nello schema classico marxista lo stato viene conquistato, abbattuto, ricostituito ed eliminato. Oggi lo stato nazionale è una sopravvivenza inutile e dannosa allo stesso capitalismo, che ne fa quasi a meno, non fosse che per la classica socializzazione delle perdite e privatizzazione dei guadagni. E per compiti di polizia, naturalmente. Il capitalismo però ha cercato di darsi una struttura internazionale, ed è quella che abbiamo ricordato nel paragrafo che precede. La quale, però, data la vocazione nazionale della borghesia, è come una locomotiva senza motore.

Questa struttura è fatta di parti diverse, autonome ma collegate. Le sentiamo nominare solo quando succede qualcosa che ne attiva l'esistenza. Non sono veri organismi di governo del capitalismo planetario, sono delle farmacie dove il capitale va ogni tanto a rifornirsi di pillole o anche solo a leggere il bugiardino delle loro proprietà terapeutiche. Sono rimedi, toppe, tacconi.

Nella nostra "dottrina dei modi di produzione" (cfr. ns. Quaderno dallo stesso titolo), dalla quale abbiamo tratto il nome di questa rivista, la transizione di fase dal capitalismo alla sviluppata società comunista, è speculare alla transizione di fase dalla originaria società comunista alla società proprietaria e classista. Un proto-stato servì alle antichissime civiltà come strumento per difendere sé stesse organizzandosi al meglio, centralizzando produzione e distribuzione, disciplinando l'energia sociale. Non si capirebbe altrimenti come abbiano potuto lasciarci testimonianze così grandiose. Ma lo stato, una volta costituito, era, e fu, lo strumento perfetto individuato dalle classi proprietarie emergenti per conquistare e conservare il potere. Allo stesso modo uno stato sarà lo strumento per organizzare la transizione futura, annullare proprietà e classi, fare emergere la società unitaria mondiale. Non bisogna dimenticare che lo stato per i marxisti si deve estinguere e che presumibilmente farà qualche resistenza. Dev'essere forte, ma non permanente.

Le organizzazioni ricordate sono attualmente tentativi che dovrebbero permettere a questa società ultra-matura di darsi un piano centrale di razionalizzazione. Ma la suddivisione del mondo in paesi diversi, il radicamento delle borghesie nazionali sul proprio territorio e il conseguente persistere del concetto di patria economica bloccano ogni possibilità di costituire un vero governo mondiale. Queste organizzazioni sono infatti indipendenti, non funzionano come un corpo unitario, costituito da organi differenziati ma indispensabili l'un all'altro, e intervengono solo in caso di necessità. Interagiscono, ma non rappresentano un tutto unico che governi il mondo con soluzioni organiche perenni. Per di più sono influenzate pesantemente da un solo paese, gli Stati Uniti, che ne ha il controllo, diretto o indiretto. Di conseguenza, invece di governare la complessità del mondo, contribuiscono ad aumentarne la complicazione.

Svelati saggi di comunismo

È evidente che la situazione è paradossale, contraddittoria, ambigua: il capitale globalizzato tende al controllo centralizzato e l'ottiene rinforzando l'influenza del paese più potente sul resto del mondo. Ma questa influenza significa anche rinforzo degli interessi specifici americani, e ciò è in contrasto con gli interessi universali del capitale.

Quasi tutto il resto del mondo accetta di buon grado il dominio del capitale tramite un paese guida solo perché senza questo proto-governo universale l'anarchia intrinseca del capitalismo farebbe saltare l'intero sistema. Ciò significa che il capitalismo come sistema si è dato uno strumento suo specifico (un super-stato globale, extra-nazionale) che tuttavia non può adoperare per quello che è (le borghesie nazionali agiscono in base ai propri stati nazionali). L'immenso apparato di controllo realizzato sotto l'ombrello americano dopo la Seconda Guerra Mondiale è infatti per il mondo ciò che lo stato nazionale è per i singoli paesi; ma mentre lo stato nazionale rappresenta il potere esecutivo di una borghesia nazionale, sopra al quale non vi è nulla di più potente, lo stato virtuale del mondo non rappresenta il potere esecutivo di una borghesia mondiale.

La OMS avrebbe la struttura e gli strumenti per affrontare il comando della difesa contro una pandemia come quella in corso e avrebbe anche la rete di sedi locali per un lavoro capillare sui cinque continenti; paradossalmente, però, la sua azione si limita a consigliare provvedimenti a paesi che rispondono in ordine sparso. Benché tutto il sistema di informazioni per la produzione e per il controllo sociale sia un insieme di strumenti specifici del capitalismo, in alcuni casi questi strumenti sono già evoluti in senso comunista; solo che in questa società non possono funzionare. Si dice in Proprietà e capitale che è sbagliato pensare a un monolitico capitalismo in grado di improntare a sé la totalità degli aspetti economici e sociali. Per quanto avanzato, avrà sempre aspetti residuali delle società precedenti; per quanto arretrato, avrà sempre aspetti della società futura. La nostra sicurezza a proposito dell'avvento di una società comunista non è una posizione ideale ma "una concreta evidenza che condanna le forme antiche e mostra il rendimento infinitamente superiore delle nuove, anche prima della rivoluzione politica."

Ad esempio, il modo di produzione schiavistico non viene eliminato tanto dalle rivolte degli schiavi quanto dalla comparsa di contraddizioni nell'ulteriore sviluppo della forza produttiva sociale, dall'adozione di nuovi metodi nella conduzione dei fondi agrari e dalla comparsa del lavoro retribuito. Così il feudalesimo vede molto presto nascere al suo interno vaste anticipazioni della società mercantile borghese, dalle abbazie che danno vita all'accumulazione di capitali attraverso la modernizzazione della campagna e la generalizzazione del lavoro salariato, alle manifatture e ai grandi mercati internazionali. "Deve dunque essere possibile riscontrare nel capitalismo avanzato i saggi di organizzazione futura comunistica, che non sono nelle aziende statali in quanto tali, ma in speciali settori."

Questo, a maggior ragione, vale per il capitalismo d'oggi. Abbiamo quindi, accanto a una efficace tendenza alla centralizzazione e al progetto per quanto riguarda la realizzazione di macchine e strutture organizzative, una disastrosa incapacità di governo effettivo non solo nell'interesse della specie umana ma persino nell'interesse dello stesso capitale.

Tenuto conto che dei sei organismi sopra elencati quattro sono nati per la gestione del capitale (FMI, WTO, WB, BRI), uno è puramente parlamentare (ONU), e uno soltanto (OMS) ha una missione istituzionalmente estranea agli interessi economici, si ha la misura di quanto sia ottusa la classe attualmente al potere: potrebbe avere un apparato mondiale di potenza straordinaria ma non sa né può usare quello che ha. L'OMS è un'agenzia speciale dell'ONU, ma quest'ultima non è un governo e nemmeno un parlamento normale, dati i diritti di veto. Perciò le truppe che vengono richieste e offerte dai vari paesi in caso di crisi internazionali sono in genere inutilizzabili. D'altra parte, se questi organismi non assolvessero, almeno parzialmente, ai loro compiti istituzionali, non sarebbero neppure nati. Ovviamente sono al cento per cento capitalistici ma, come abbiamo cercato di mettere in luce, fanno anche parte di quelle anticipazioni senza la cui esistenza la società futura sarebbe un miracolo, una creazione dal nulla.

Riconoscere l'emergere del futuro

Siamo davvero di fronte a fenomeni che rappresentano il "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente?" Cosa c'è di peggio di una banca, per di più mondiale? La BRI è nata come banca centrale mondiale e ha come azionisti le banche centrali nazionali. La spersonalizzazione e l'internazionalizzazione sono complete. Ora, il denaro è segno di valore e il valore è lavoro più pluslavoro, cioè energia. Sostituendo il denaro con – poniamo – date quantità di energia (come suggeriva un tecnocrate capitalista americano), la BRI diverrebbe un organismo regolatore dei flussi di energia, un centro di raccolta dei big data necessari all'ottimizzazione del piano economico. Idem per la World Bank, che nella transizione di fase potrebbe essere al centro di un gigantesco sforzo per eliminare fame, malnutrizione e malattie collegate. Il suo statement su internet suona quasi ridicolo se confrontato con le realizzazioni, ma è certo che una rivoluzione lo prenderebbe molto sul serio:

"La World Bank è una delle più importanti risorse mondiali per la ricerca e lo sviluppo a favore dei paesi poveri. È la maggiore istituzione impegnata nella riduzione della povertà, nell'incremento della prosperità condivisa e nella promozione di uno sviluppo sostenibile."

Storie. Dal 1945 a oggi l'obbiettivo non è stato neppure sfiorato, ma è certo che con piccoli distaccamenti di Guardie Rosse anche le banche nella Russia post zarista s'erano messe a funzionare come voleva la rivoluzione (e purtroppo anche ad esistere quando non era più il caso)!

Si potrebbe obiettare che, una volta risolta la questione del potere, tanto varrà eliminare vecchi organismi dissipatori e sostituirli con organismi nuovi. Può darsi questo succeda, specie se ci fosse ancora bisogno di colpire i simboli del passato; ma la vera dissipazione non è causata da pochi lussuosi centri di coordinamento internazionale, bensì da migliaia e migliaia di banche, filiali, sportelli, assicurazioni, amministrazioni, apparati fiscali e relativi uffici interni alle fabbriche per interfacciare tutto ciò.

La OMS è un organismo che, rispetto ad altri, è meno carico di simbologia capitalistica. Dunque, al netto dei traffici che possono svilupparsi dal punto di vista degli interessi privati e pubblici, è meno ostico da digerire come modello in negativo di funzione del "partito" della specie. Per chi avesse lo stomaco troppo delicato, facciamo notare che generazioni di "comunisti" non hanno trovato indigesto l'uso del parlamentarismo, il credere naturale la sopravvivenza del denaro e del lavoro salariato nel socialismo, le alleanze strategiche con i massacratori di proletari, i plotoni di esecuzione contro la vecchia guardia rivoluzionaria. Stiamo parlando di manifestazioni del capitalismo che ovviamente la rivoluzione abbatterà, ma che ci mostrano la possibilità effettiva, non velleitaria, di un governo mondiale, specie se partiamo dal presupposto che il nostro modello planetario (globale) non sarà in mano a una delle borghesie nazionali (locale).

Riteniamo che il ricorso ad esempi realistici, tratti dal nostro patrimonio storico, non siano esempi-limite, o esercitazioni utopistiche. Anzi, il contrario: ogni fatto che ci mostra l'emergere del comunismo è, oggi, interamente capitalistico, ma va interpretato come una mutazione genetica all'interno delle categorie di questa società. Specialmente quando quest'ultima cerca vie di fuga per superare le sue contraddizioni, diventate insostenibili.

Vediamo l'azione della OMS, a fianco degli altri esempi, in un'ottica un po' diversa rispetto ai soliti stereotipi. Sappiamo che queste escursioni su terre di confine provocano alti lamenti tra coloro che vedono dappertutto "strumenti dell'attacco borghese al proletariato", dimenticando che nella storia della società futura si fronteggiano non tanto borghesi e proletari in carne ed ossa, quanto rapporti di classe.

Modelli di catastrofe spuria

Negli anni '60 del secolo scorso furono isolati i primi coronavirus trovati nelle vie respiratorie dei malati di influenza.

Nel 1977 fu scoperto un virus dalle caratteristiche simili a quelle dei coronavirus. Attaccava le vie aeree dell'uomo, era un mutante e faceva supporre una pericolosa capacità di generare pandemie.

Nel 1997 un bambino morì di influenza aviaria a Hong Kong. La malattia era conosciuta, ma aveva provocato relativamente pochi decessi e non in senso epidemico: la sua letalità era così alta (50%) che il virus non faceva in tempo a diffondersi tramite i contagiati.

Questi nuovi agenti patogeni avevano un "comportamento" analogo a quello dell'influenza spagnola del 1918, che provocò da 50 a 100 milioni di morti.

Nel 2003 fu scoperto un nuovo ceppo di coronavirus, quello responsabile della SARS, una malattia potenzialmente pandemica molto contagiosa che, come l'aviaria, comportava un alto tasso di letalità.

A causa dell'elevata pericolosità di questi virus, nel 2018 l'OMS ipotizzò una "Malattia x", scatenata da un agente patogeno sconosciuto assai contagioso e letale. Il modello matematico di uno scenario epidemico possibile e probabile provocato da un agente patogeno sconosciuto serviva a capire come affrontarlo, quando fosse comparso, prima che diventasse pandemico. Per rendersi conto di come funzionano i modelli di questo tipo, può essere utile immettere dati reali in un modello semplice presente su internet:

http://gabgoh.github.io/COVID/index.html

Al fine di conoscere il tasso di letalità del coronavirus attualmente attivo e pandemico, l'OMS realizzò vari modelli, tra i quali uno molto semplice, basato su di uno scenario reale. Mentre il modello del 2018 era del tutto teorico, anche se ovviamente costruito sulla base del comportamento effettivo di più virus, quello che possiamo osservare oggi, 2020, è costruito su di un caso reale che di per sé è già un modello. La base per comprendere la dinamica di espansione di questo virus fu il contagio tra i 3.700 passeggeri di una nave da crociera, la Diamond Princess. Si trattava di un sistema chiuso, quindi particolarmente adatto ad essere analizzato "in purezza":

Primo scenario: ipotesi senza interventi = tasso reale di contagio iniziale 1:14,8, ipotesi del numero di contagiati senza interventi 2.920.

Secondo scenario: quello reale con interventi ritardati; tasso di contagio = 1:1,78, contagiati 705.

Terzo scenario: ipotesi con interventi tempestivi effettuati secondo modello matematico preventivo: tasso di contagio vicino a 1:1, contagiati 80.

Non abbiamo trovato il numero dei decessi, ma nel primo scenario possiamo ipotizzarlo > del 10%, che è la massima letalità riscontrata nei casi reali, non su di una nave ma in ambiente aperto.

Il blocco di gruppi chiusi territoriali abbassa drasticamente il tasso di contagio esterno, ma in assenza di organizzazione esaspera quello interno. Vale a dire: il blocco è efficace solo se ci sono le risorse per controllare individualmente i malati raggruppandoli e isolandoli. Ogni misura è drasticamente depotenziata se vengono a mancare disciplina e collaborazione.

In Cina, contraddittoriamente, sembra che i responsabili dei blocchi territoriali abbiano ottenuto la drastica diminuzione dei casi con uno schema a macchia di leopardo. Il successo, inoltre, sarebbe stato ottenuto con massiccio ricorso ai big data (vedremo dopo alcuni esempi).

Un funzionario dell'OMS, Bruce Aylward, in un video in rete illustra dei grafici:

"Le curve mostrano la differenza tra ciò che poteva essere e ciò che attualmente è… centinaia di migliaia di cinesi hanno tratto beneficio da questo incredibile sforzo… Di fronte ad una malattia di cui non si sapeva nulla, la Cina ha adottato una delle strategie più antiche per il controllo delle malattie infettive. Ed ha messo in pratica il più ambizioso intervento della storia."

Elogio sperticato a un paese che ha fatto errori iniziali pericolosissimi e che, per ottenere quel tipo di esiti non ha certo chiesto il permesso alla popolazione.

Che bisogno c'è di individuare elementi reali di comunismo in un contesto di organismi mondiali che sono espressione del massimo livello raggiunto dal capitalismo nella sua epoca imperialistica? Non è gratuitamente provocatorio ricorrere a simili analogie, dato che sarà ben difficile che i proletari accettino quella che ai loro occhi non è una proposizione scientifica basata su modelli reali di cui abbiamo soltanto amplificato delle invarianze?

Riconoscere il comunismo dove meno lo si aspetta è senz'altro provocatorio ma non certo gratuito.

Si sente dire sempre più spesso che la borghesia "adopera" la pandemia per grandi operazioni di polizia che le garantiscono il controllo sociale; oppure che il virus è un prodotto di laboratorio sfuggito al controllo; che non si pensa davvero alla salute della popolazione ma solo al profitto; che ci sono state esercitazioni militari sospette; che solo in Italia sono stati mobilitati 22.000 soldati; che ci sarà certamente qualcosa da nascondere; che il virus è utilizzato strumentalmente per una prova generale sbirresca di svolta totalitaria; che, comunque sia, non è un fenomeno naturale ma è figlio del capitalismo.

Già: e di chi poteva essere figlio un fenomeno del genere?

In effetti in questa catastrofe vi sono due aspetti contraddittori: 1) il pretesto per una esasperazione del controllo sociale come salvaguardia sbirresca del capitalismo; 2) il modesto esempio di che cosa potrebbe essere un piano di specie. Inutile cercare il confine, non c'è. Ma dei due aspetti il meno probabile è quello della "svolta totalitaria". Questa società è già nel pieno sviluppo del totalitarismo. Nessun potere assolutista ha mai avuto la forza potenziale e attuale dello stato moderno. E non è una forza che si manifesta a intermittenza: matura sul filo del tempo, procede, non retrocede mai. E se si perfeziona con strumenti adatti all'internazionalizzazione, si avvicina all'assunto del punto 2).

Il comunismo come forma sociale emergente ha le artiglierie puntate: è ancora e sempre valido lo schema nostro come elemento trainante di rapporti sociali così complessi: la serie n ha un seguito solo come n+1 e quindi è l'assunto 1) che viene attratto e assorbito dall'assunto 2), non viceversa.

Quando in Cina i dati statistici stavano dimostrando che l'epidemia procedeva da Wuhan alla provincia (Hubei) minacciando di diventare pandemia, il governo decise di bloccare con una cintura sanitaria i focolai di contagio. Lo fece cercando di impedire alle persone una fuga generalizzata dall'epicentro, alle due di notte del 22 gennaio, con l'intervento massiccio di uomini e mezzi, anche dell'esercito. L'operazione durò otto ore, fino alle 10 del mattino e, mancando informazione credibile, decine di migliaia di persone fuggirono portandosi appresso il virus (almeno 175.000 secondo uno studio comparso sul New York Times). Di qui – è sicuro – il disastro. Perciò le misure di sicurezza furono aggravate, estese alla provincia e alle più importanti città di altre province, a cominciare dalla capitale politica Pechino e da quella commerciale Shanghai, producendo una migrazione interna di 7 milioni di fuggiaschi. Anche leggendo i rapporti edulcorati dell'agenzia ufficiale Xinhua si capiva che lo sforzo di contenere il contagio aveva e avrebbe comportato misure drastiche, compresa la ricerca meticolosa dei focolai, il coprifuoco, l'isolamento e l'arresto di chi non si disciplinava. Il coprifuoco impedì l'approvvigionamento alimentare, in alcuni casi anche per quattro settimane, durante le quali la copertura alimentare era data solo dalle normali scorte delle famiglie dopo l'assalto ai supermercati. Molti osservatori avevano detto che in Occidente provvedimenti totalitari del genere non sarebbero stati possibili per via dello stress sociale conseguente alle tradizioni democratiche sospese. Il fatto è che non era in ballo una scelta, bensì una via obbligata, come ha poi constatato il resto del mondo dopo la leggerezza incosciente dimostrata nella prima fase del contagio.

Adesso l'Occidente è in una situazione peggiore che non in Cina, dove si sta lentamente normalizzando (se sono veri i numeri che ci arrivano e che la OMS accetta per buoni). Nonostante fossero a conoscenza del disastro cinese, i governi di altri paesi, invece di arginare l'epidemia lasciarono accumulare ritardi, esattamente come a Wuhan. In uno dei primi focolai italiani, a Codogno milanese, una cittadina di 15.000 abitanti quindi facile da mettere in quarantena, per diversi giorni vi furono persone che andavano e venivano lungo strade secondarie non comprese nel blocco. E comunque ciò successe un po' dappertutto: si è saputo che da Parigi fuggirono almeno 500.000 persone. Il risultato fu che in Italia, non appena passato il periodo di incubazione, il numero dei nuovi casi schizzò verso l'alto e lo stesso successe nel resto d'Europa con il ritardo di una settimana o due.

Il blocco totale cinese riguardava una città di 11 milioni di abitanti e il blocco parziale l'intera provincia di Hubei (potevano muoversi gli addetti ai rifornimenti), un'area che ne aveva 60 milioni. Quindi è possibile, con un migliore coordinamento centralizzato, con piani preparati in anticipo e con l'auto-disciplina della popolazione, ottenere risultati molto vicini al contagio zero.

A metà febbraio lo scenario presentato dai modelli matematici costruiti sul caso cinese dicevano che, adottando gli stessi criteri per il mondo e continuando con gli stessi errori, il livello teorico della popolazione colpita sarebbe arrivato al 25-70% di quella totale prima che si potesse parlar di regressione del fenomeno. Fra quella colpita, l'80% lo sarebbe stata in modo leggero, il 15% in modo pesante, il 5% in modo grave o letale. Avrebbe voluto dire milioni di morti. Il mondo non sarebbe stato in grado di affrontare un tale impatto.

Al di là delle dichiarazioni ufficiali, non sappiamo quali rapporti effettivi ci siano stati fra governo cinese e l'OMS. Di fatto la Cina corresse l'errore e i risultati furono eclatanti: il numero dei contagiati raggiunse un picco di 65.000. Su 60.000.000 di abitanti della provincia di Hubei, fu un buon recupero, anche se il tasso di espansione era stato altissimo: ogni malato aveva contagiato 2,9 sani. Dopo una campagna di informazione e un'attività capillare di medici e paramedici spediti sull'intero territorio, vi furono ancora circa 20.000 casi fino al momento in cui scriviamo (fine marzo). Su 1,4 miliardi di abitanti dell'intera Cina, con un livello di espansione sceso a 1:0,4 è un risultato che nessun altro paese ha ottenuto. Ma non è difficile da spiegare.

Il coprifuoco imposto all'intera provincia di Hubei e alle megalopoli di altre province è stato il più esteso tentativo mai provato dalla nostra specie per bloccare una malattia infettiva. Il costo sociale è stato sicuramente alto. Organizzare una risposta efficace a un'epidemia che coinvolge 1.400 milioni di persone, 840 milioni delle quali ammassate in grandi città, e metterla sotto controllo in poche settimane deve aver comportato non solo una meticolosa pianificazione delle scelte e dei materiali, ma anche una propaganda politica in grado di neutralizzare la diffidenza e l'individualismo che suggerivano di fuggire dai centri del contagio. La disciplina dovuta a una gerarchia di comando non può sostituire completamente l'auto-disciplina.

Dopo questo obbligato esperimento tutto il mondo si è adeguato prendendo misure più o meno drastiche. A inizio aprile sembra che in Cina l'epidemia sia arrivata quasi all'equilibrio (tasso di contagio < 1:1), tanto che in alcune zone si stanno riducendo i blocchi.

L'OMS ha virtualmente esteso al mondo intero il modello cinese dal quale saranno tratte indicazioni precise per le situazioni estreme in modo da valutare la diversità di intervento resa necessaria dalle differenze. Per esempio, negli Stati Uniti, non appena la curva dei contagiati ha preso forma esponenziale, la pandemia è risultata gravissima, certo per l'assenza di una protezione medica sociale. Anomala anche la situazione dell'Italia, con un altissimo numero di contagiati ma un ancora più alto numero di morti (11% mentre scriviamo). L'India sta cercando di modellizzare la propria situazione sanitaria, data l'impressionante concentrazione del suo miliardo e più di abitanti. La pandemia ha risvolti sociali inesorabilmente classisti.

Ovviamente, la borghesia utilizza i dati per le sue battaglie interne producendo una falsa contrapposizione fra democrazia e dittatura. In realtà usa i dati per celebrare sé stessa, indipendentemente dalla forma di governo che si dà. Di fronte alle emergenze, specie le epidemie, i paesi a regime democratico sostengono di essere più efficienti di quelli a regime centralizzato, e viceversa.

La contrapposizione democrazia/centralismo è sempre falsa, ma in questo caso anche ridicola. Non ha senso attribuire validità a un modello, un progetto o uno sforzo sociale collettivi sulla base di un confronto di "posizioni" variabili. Il grado di "libertà" calcolato con simili mezzi è una sciocchezza. I paesi ad apparato rappresentativo centralizzato rispondono alle sollecitazioni del capitale in modo non diverso da quelli ad apparato rappresentativo democratico. Più precisamente, i paesi a democrazia rappresentativa sono quelli che hanno già sperimentato forme sociali centralizzate o ne hanno ereditato la struttura o, meglio, sono così moderni che non possono funzionare altrimenti che con forme avanzate di centralismo. Sono quelli che hanno superato la "sussunzione del capitale allo stato" e hanno definitivamente raggiunto la "sussunzione dello stato al capitale", in pratica tutti i paesi che conobbero l'accumulazione originaria (Italia, Francia, Inghilterra); e quelli che, sulla base delle premesse di questi ultimi, hanno intrapreso rivoluzioni borghesi tardive (Germania, Stati Uniti, Russia, Cina). La stirpe del capitale affonda le sue radici là dove in origine trovò il terreno più fertile e il capitale attrasse più capitale.

L'OMS chiede aiuto con donazioni, materiali, volontari. Come al solito scarica sulla popolazione almeno una parte del costo venale e umano del rimedio. Il vecchio modo di affrontare le calamità con risorse chieste alla popolazione e destinate a terremotati, senza casa, e disastrati vari è una misura riguardante più una carità pelosa che un piano di specie, ma come al solito può portare in sé energia potenziale per qualcosa di completamente diverso: all'epoca del ciclone Sandy, il trovarsi, riunirsi, agire di concerto, poteva essere il mezzo per strappare delle rivendicazioni, ma tale mezzo, mostrata la sua efficacia, poteva tramutarsi in un fine: l'aggregazione, l'organizzazione, il coordinamento, possono diventare un traguardo, una sentita esigenza del partito, com'è successo all'inizio della storia del movimento operaio. Occupy Sandy fu una prova generale di sostituzione dell'apparato statale con un apparato organizzato dal basso.

Il cadavere della democrazia

Un disastro di proporzioni planetarie può ben spingere la borghesia ad adottare misure drastiche di controllo sociale e approfittare dell'occasione per mantenerle anche quando non servono più. Ma, nello stesso tempo, un disastro può essere veicolo di solidarietà in senso forte, può portare a una biforcazione (singolarità) che implica il rivoluzionamento dell'esistente. Dunque: ulteriore disfatta del proletariato o singolarità che non ammette più dualismi?

Una ulteriore disfatta potrebbe essere il ridispiegamento delle forze, mai scomparse, che tra le due guerre teorizzavano la socializzazione del capitalismo: quel super-imperialismo che Lenin stesso non escludeva per principio potesse imporsi, pur reputandolo in pratica impossibile a causa del conflitto estremo che sarebbe nato fra le classi. Ma nell'interguerra il legame corporativo fra le classi fece sì che queste fossero invece collaboranti. Il nazismo e il fordismo, più del fascismo, hanno comprato la classe operaia a livelli economici mai più raggiunti.

Singolarità possibile: la democrazia rappresentativa non è funzionale all'economia di piano. Conviene sempre alla borghesia tenersela stretta perché è l'involucro più sicuro per evitare lo scontro fra interessi contrapposti (fra classe e classe, all'interno delle classi, fra classi di paesi diversi). Persino il fascismo non s'è staccato del tutto dalla superstizione democratica. Ma se la democrazia dovesse diventare l'unica soluzione senza essere funzionale alle esigenze crescenti di controllo da parte del capitale a proposito di un capitalismo a programma, non sarebbe utilizzabile dalla borghesia per gestire la crisi economica (che è pandemica ed endemica), salterebbe il sistema. Non si torna indietro rispetto al macchinismo, al taylorismo, al fordismo e adesso dal "robottismo", tutti passaggi che hanno contrassegnato la marcia del capitale verso la sovrappopolazione assoluta del pianeta. Il capitale è lavoro morto che vampirizza lavoro vivo, se la sovrappopolazione assoluta è tale perché non c'è più lavoro, noi festeggiamo, ma il capitale non ha più chi sfruttare, addio saggio di profitto.

Ci sono dei fenomeni paragonabili alla diffusione virale di memi. Il marasma sociale e la guerra continua, la vita senza senso e le manifestazioni permanenti, la caduta dei politici e l'impossibilità di sostituirli con tecnici, tutte cose che minano la società di oggi e aprono prospettive al comunismo.

Quando la nostra corrente annotava i saggi di comunismo, cioè elementi di scambio in quanto metabolismo sociale, dunque senza l'intervento del valore, aveva a disposizione pochi esempi e anche poveri di significato. Oggi siamo in grado di farne di lunghi e circostanziati, anche citando l'OMS e tutti i super organismi globali che il capitale si è dato nei decenni.

Di fronte al comunismo che avanza (movimento reale che abolisce ecc.), la democrazia è sempre più impotente, mentre per far accettare un fascismo esplicito (cioè come quello descritto dai suoi teorici, uno strumento per "fare") bisognerebbe ribaltare quello che si è sedimentato in quasi un secolo di fascismo e di antifascismo.

La democrazia rappresentativa è ben distante da quella delle decisioni collegiali che nell'antichità venivano prese da consigli di anziani o simili, obbediti da sovrani, capi carismatici, guerrieri eroici. Ed è quindi inevitabile che, in un'epoca come la nostra, ritorni sulla scena pretendendo almeno una frazione del potere che il capitale distribuisce ai suoi servi.

Ma l'OMS obbedisce al capitale in un modo un po' strano: obbliga gli uomini a prendere determinate decisioni per salvare il capitale stesso; se per salvare il capitale salva anche degli uomini, è per effetto collaterale, non c'è ombra di etica in questo salvataggio, è un riflesso condizionato, un meccanismo automatico di salvaguardia, un'informazione scritta in bit booleani, senza l'ombra di una passione, al di fuori di ogni coscienza.

Sembrava che oltre la democrazia non fosse possibile escogitare una forma di governo così perfetta da funzionare da sola, ma il fascismo ci ha dato la dimostrazione che la storia è bizzarra quanto basta per regalare soluzioni. Così, ancora e ancora, la democrazia si smidolla fino a diventare una pasta senza consistenza propria, inventa sovrastrutture ideologiche nello stesso tempo in cui ne rispolvera di antiche. Come diceva Bottai, uno dei maggiori esponenti del corporativismo fascista, solo il corporativismo modello Mussolini ridava dignità alla democrazia unendo operai e capitalisti in una armonica cooperazione. Sconfitto in guerra, il fascismo ha vinto la pace e si è imposto come teoria del controllo economico. Di fronte a una catastrofe di gravità enorme ("dopo il coronavirus il mondo non sarà più lo stesso" dicono ormai in tanti), i fatti materiali portano alla ribalta le attrezzature materiali e teoretiche più adatte ad affrontarli. Il capitale che controlla lo stato è l'ultima frontiera dell'attuale modo di produzione, dopo c'è solo il comunismo. Il movimento materiale sembra mostrare il primato del controllo di stato sull'economia, mentre è lo stato oggetto del controllo da parte del capitale.

Il grande scontro in atto, messo in luce da un estremo tentativo di superare la pandemia che sta producendo disastrosi effetti economici, non è fra democrazia liberale e democrazia totalitaria bensì fra capitalismo e comunismo. La democrazia, qualunque aggettivo le si attribuisca, è stata superata dal fascismo.

Legge del valore-lavoro?

Le notizie incalzano. Il governo americano ha deciso di evitare la catastrofe sanitaria senza riformare il sistema privato ma distribuendo denaro. Per questa manovra la Federal Reserve ha approvato un taglio dei tassi di un punto e annuncia che a sostegno dei redditi immetterà sul mercato 2.000 miliardi di dollari (1.200 dollari al mese per ogni cittadino con reddito al di sotto di 75.000 dollari più 500 dollari per ogni bambino). Nei giorni precedenti aveva stanziato 1.000 miliardi di dollari per i paesi in difficoltà. Per molto meno il presidente degli Stati Uniti Reagan aveva detto che la deregulation era necessaria per impedire che gli Stati Uniti diventassero un paese socialista. All'epoca lo si diceva con un po' di ironia, ma dal 2008 gli interventi statali a sostegno dell'economia in tutto il mondo hanno raggiunto cifre nell'ordine di grandezza delle decine di migliaia di miliardi di dollari. Il capitalismo statalizzato è sempre capitalismo, ma quando si statalizza per non morire bisogna chiedersi chi è il potenziale assassino in agguato. Meccanismi automatici stanno prendendo il sopravvento sugli uomini e il sistema intero sta scivolando verso una struttura né carne né pesce, cioè verso il caos.

Se dal punto di vista della crisi economica l'orizzonte è nero, da quello della pandemia le cose vanno ancora peggio. I dati allarmanti che arrivano da Stati Uniti, Germania, Spagna e Italia mostrano che i contagi sono in crescita esponenziale marcata. Se dovessero esplodere in un paese come l'India, la catastrofe sanitaria assumerebbe dimensioni inusitate (l'India ha fatto tardivamente esercitazioni di blocco sanitario). Le proiezioni dei grafici ad andamento esponenziale sono inesorabili: se questo non cambia, fra poco la situazione mondiale non sarà più gestibile. Dovranno intervenire tutti gli strumenti di salvaguardia che il capitalismo si è dato dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. Ciò è esattamente il contrario delle storie che stanno circolando a proposito di dietrologie varie: nessuno è in grado di complottare se non riesce nemmeno a salvare la propria pelle. Anche se è vero che il coronavirus colpisce soprattutto grandi masse di individui poco protetti, anziani, proletari costretti al lavoro, senza lavoro o superprecari, non si ferma di fronte alla classe dominante, il cui denaro può soltanto diminuire il numero relativo dei morti, ma non può eliminare la morte.

L'Italia è entrata in graduatoria per un primato non invidiabile. Sembra che la dinamica dei modelli in uso porti, come al solito, a considerarla come una specie di battistrada che apre la via ad altri, cui verrebbe lasciato il compito di finire il lavoro. L'incidenza numerica dei contagiati continua ad essere riferita ai paesi e non al numero degli abitanti (in questo caso l'Italia sarebbe di gran lunga al primo posto). Certo il trattamento dei dati effettuato in base a territori amministrativi non ha senso: il virus non ha il navigatore in tasca, non sa leggere i cartelli stradali e non chiede informazioni. Comunque, vi sono dati sufficienti, sembra, per stabilire che qui, per motivi non chiariti, si sia formato un focolaio di contagio in avanti nel tempo rispetto ai focolai diffusi in altri paesi. Ci sarebbe quindi un margine di manovra ancora consistente per definire una strategia contro l'avanzare del contagio dove non si è ancora arrivati al livello della situazione italiana. Ma bisognerebbe agire subito.

Sintetizzando le caratteristiche riscontrate sul campo (Italia come cluster o grappolo da cui si sono diramate alcune delle direttrici del contagio; apparente maggiore virulenza dei focolai italiani che provocano più contagi e più decessi rispetto ad altri paesi; popolazione in età più avanzata che altrove) siamo tenuti d'occhio come fenomeno interessante per lo sviluppo di modelli matematici che saranno utili per la prossima pandemia. La prossima, perché è già sicuro che ci sarà.

Solo un organismo sovranazionale con potere esecutivo potrà affrontare un'altra pandemia specie se ravvicinata nel tempo. Le modalità del contagio in Italia e in Cina sono assai differenti:

Cina Italia
Inizio pandemia Focolaio iniziale Relativamente tardo
Espansione dei casi lenta veloce
Numero dei casi basso alto
Numero dei morti basso (1,5%) alto (11%)
Numero dei morti anziani medio molto alto
Ospedalizzazione alta bassa
Organizzazione blocco efficace contraddittoria
Durata del blocco totale 2 mesi in corso
Intervento diretto OMS assente minimo

Quindi, per capire l'importanza di un cocktail di misure cinesi (dopo il momentaneo sbando del governo) e misure italiane (dopo il non momentaneo dilettantismo dei politici) occorre far tesoro di conoscenze provenienti da varie fonti. La prima è ovviamente la Cina, dove sono state prese misure tradizionali (nonostante la strombazzatura tecnologica) ma efficaci:

Intelligenza artificiale per la raccolta e l'elaborazione dei dati;
Forse 100 milioni in isolamento domiciliare;
Vietata la circolazione dei veicoli;
Estensione della quarantena da Wuhan ad altre grandi città;
Divisione della popolazione in gruppi (griglia);
Presidio di ogni riquadro della griglia da parte di elementi del partito;
Nomina di un rappresentante del gruppo (famiglia, se c'è);
Uscita di una persona a turno per procurare cibo e altri generi di necessità ogni tre giorni;
Attribuzione a ogni individuo di un codice che stabilisce cosa può o non può fare;
Limitazione della mobilità anche all'interno della griglia;
Blocco di tutti i trasporti nelle grandi città tranne che per le emergenze.

"Si tratta del più ambizioso agile e aggressivo sforzo mai visto nella storia... È evidente che lo sforzo colossale del governo cinese ha salvato migliaia di vite. I paesi ad alto reddito che ora affrontano l'epidemia devono affrontare rischi calcolati e agire in maniera più drastica. Devono abbandonare la paura delle conseguenze economiche e politiche a breve termine insite nella restrizione delle libertà personali e accettarle come parte di misure di controllo più decise." (rivista medica Lancet).

Lo stato cinese ha bloccato un focolaio di epidemia da 100 milioni di abitanti che minacciava un paese da un miliardo e quattrocento milioni, il quale aveva già incominciato a spedire virus in tutte le direzioni cioè verso altri paesi con altri sei miliardi di abitanti: dovrebbe essere desolato per la violazione della privacy? Lo sanno tutti che "stato cinese" fa rima con "borghese".

Evidenze nel programma della transizione

La pandemia dunque si allarga. È sopravvenuta mentre la crisi iniziata nel 2008 stava di nuovo precipitando il capitalismo in una tempesta. I governi non sanno più come intervenire. Tutti gli espedienti messi in moto allora sono inutili. Denaro a cascata su banche e industrie non è servito a far riprendere ciò che si era perso nel 2008. Già si è iniziato a dar denaro direttamente alle persone senza chiedere in cambio un qualche impegno lavorativo. Dal reddito di cittadinanza elargito in cambio di un futuro impegno, si è passati a un reddito incondizionato. La pandemia comporterà altre novità. Mitigata in Cina, è ancora in espansione altrove, specialmente dove più alta è la densità urbana e quindi la mobilità di uomini, merci e capitali, quasi che il virus fosse un essere vivente che si muove fiutando la legge del valore. Abbiamo detto che il virus non riconosce frontiere. Ma non riconosce nemmeno le politiche in vigore entro di esse. È indifferente al fatto che in un determinato paese vi sia democrazia parlamentare, centralismo corporativo o autocrazia oligarchica. Siamo sempre al punto fondamentale: nella misura in cui sgretola schemi consolidati, contribuisce ad abolire lo stato di cose presente. Come abbiamo ricordato, gli stessi borghesi affermano che, terminato l'incubo per il crollo economico, il mondo non sarà più come prima. Su questo specifico punto noi siamo più cauti e nello stesso tempo più drastici: non è il virus che ha provocato il crollo economico, i parametri dell'economia borghese erano già logori per conto loro. Il virus, però, mette in luce le difficoltà di accumulazione, i limiti del capitale di fronte all'attacco che il capitale stesso sferra contro le basi su cui poggia. E abbiamo visto quale disastrosa situazione si crei quando viene messa in discussione la legge del valore.

Allora, siamo davvero giunti al mortale attacco del capitale contro il suo stesso futuro? Possiamo verificare se questo suicidio lascia il posto alla realizzazione del futuro di specie, perché "deve essere possibile riscontrare nel capitalismo avanzato i saggi di organizzazione futura comunistica," come abbiamo visto. La legge del valore è fondata sul denaro che diventa più denaro attraverso lo sfruttamento della forza lavoro. Bene, con l'immane elargizione di denaro senza corrispettivo lavoro non è più una legge.

Nel 1952 la nostra corrente pubblicò la sintesi di una riunione tenuta a Forlì, nella quale fu trattata la questione del programma di transizione dal capitalismo al comunismo. Sono solo punti di un elenco, senza informazione ulteriore, ma sono sufficienti a capire che cosa sarà la rivoluzione guidata dal partito di specie, quella che apre l'orizzonte a una mutazione evolutiva, dissolvendo ogni categoria economica e politica valida fin qui.

Curiosamente, ma non troppo, la pandemia, prodotto e fattore di una biosfera ormai ridotta a un sistema in dissoluzione, attacca le condizioni della nostra esistenza su alcuni dei punti che troviamo nell'elenco di Forlì. La natura, saggiamente, nel superamento di questa sua stazione provvisoria che è il capitalismo, sembra dare una mano ad abbattere questo mostro. Possiamo individuare una specie di paradigma: per combattere il virus c'erano modelli precisi di azione che, se seguiti, sarebbero stati in grado di evitare la pandemia, ma non sono stati attuati in tempo per paura di veder diminuire il saggio di profitto; allo stesso titolo, per salvaguardare il saggio di profitto questo sistema attua procedure che finiscono per diminuirlo.

I "punti di Forlì" non elencano dei fatti ma delle condizioni (ne abbiamo aggiunti due: il primo e il settimo).

1) Operaio parziale e piano di produzione. L'operaio parziale coopera con gli altri operai, all'interno della fabbrica, come membro di una società senza scambio di valore. La produzione di fabbrica è già adottabile per l'intera società. La pandemia mette in moto rapporti di scambio senza il corrispondente di valore. Per debellarla è necessario che questo scambio sia effettivo, operante, ne va della vita di milioni di persone.

2) Patologie dell'investimento. Bloccati i programmi di rinnovamento continuo degli impianti attraverso il riutilizzo del plusvalore, la società esce dalla sovrapproduzione cronica per ritrovarsi in una situazione asfittica.

3) Elevare i costi di produzione. Una società che previene le catastrofi non bada a quella dissipazione che è utile ad anticipare eventi.

4) Tempo di lavoro tempo di vita. Il lavoro è la vera malattia dell'epoca borghese. La pandemia ha lasciato milioni di persone a casa, dimostrando che si può oggettivamente fare a meno di una quantità enorme di ore lavorative. Una grande banca italiana sta avvisando i clienti per la chiusura degli sportelli. Tutto è fattibile on line, scrive, e il 95% degli impiegati svolge il proprio lavoro da casa.

5) Controllo dei consumi. Il consumo compulsivo è una caratteristica patologia del capitalismo. La pandemia l'ha drasticamente intaccato.

6) Rottura dei limiti d'azienda (migrazioni). Macchine, fabbriche, energie e conoscenze devono andare verso gli uomini, non viceversa (vedi traffico inutile). La pandemia ha bloccato questo pendolarismo universale.

7) L'uomo e il lavoro del sole. L'agricoltura è da tempo fuori sistema, il prodotto agricolo non ha più un prezzo di costo che possa permettere al contadino di sopravvivere senza sovvenzioni e non c'è prezzo di produzione che si avvicini mediamente al valore. Il cibo è chiaramente distribuito dallo stato a prezzo politico nonostante il ricarico della distribuzione. L'agente patogeno attuale era probabilmente ospitato da un pipistrello e, passando attraverso il corpo di un maiale (ha un diametro di pochi nanometri), ha fatto un salto di specie contagiando il primate uomo. Succede da milioni di anni, ma adesso sui tre animali che abbiamo considerato, due hanno il sistema immunitario sconquassato a causa dell'alimentazione e dalla convivenza di miliardi di esemplari in cattività, per usare un eufemismo. Ciò che sta accadendo ci ricorda che il nostro sistema immunitario è il risultato di milioni di anni, mentre questo virus è una mutazione recente.

8) Estinzione del welfare state. Benessere, salute e malattia devono far parte della vita normale e non essere considerati a parte, come categorie separate (a pagamento).

9) Decostruzione urbana. La megalopoli è ostile allo sviluppo umano. I numeri di Wuhan, della sua provincia e della Cina intera sono una follia.

10) La dimora dell'uomo. La quarantena evidenzia il fatto che la maggior parte dell'umanità vive in case-carcere, contenitori di beni di consumo compulsivo ed esse stesse merci acquistabili sul mercato con denaro a prestito.

11) Evitare il traffico inutile. La catena di montaggio è esplosa ed è uscita dalla fabbrica, sostituita dalla logistica tra fabbriche. L'immane traffico si è spento a causa di un piccolo virus.

12) Abolizione dei mestieri. Vedi operaio parziale/globale.

13) Estinzione della scuola. Il virus le ha chiuse. Bambini, ragazzi e giovani ne faranno a meno per qualche mese. Nessuno avrà rimpianti per le lezioni perse, che saranno comunque considerate valide. C'erano arrivati persino i borghesi a ritenere pressoché inutile questo tipo di apprendimento (vedi ad esempio Ivan Illich, Descolarizzare la società).

14) Informazione e potere. È dal tempo degli Assiri che i servizi d'informazione funzionano a pieno ritmo. Indignarsi perché oggi tale attività assorba tante energie di uno stato è puerile. E peggio ancora è indignarsi perché gli organi d'informazione si adattino così bene alla elaborazione e circolazione delle notizie. È chiaro che con i mezzi d'oggi ognuno può trovare di tutto e selezionare ciò che gli serve se gli sembra veritiero. Si possono fare verifiche multiple, ma intanto su Internet viaggiano più barzellette che informazioni, più dichiarazioni dei politici che istruzioni sul fare lotta sistematica alla pandemia. Fino a metà marzo circolava ancora la voce che il virus provocasse un'influenza non diversa da quelle stagionali. E ancora oggi ci sono fabbriche e luoghi di lavoro aperti, dove il pericolo di contagio è alto.

Abbiamo detto "frenesia dei trasporti", un punto che vale la pena di approfondire nell'ambito dell'argomento che stiamo trattando: oggi la logistica è diventata il modo di essere della produzione materiale. Le fabbriche sono sempre più specializzate e producono poche varietà di merci ma in quantità enormi. È il contrario di ciò che dovrebbe succedere in una società più razionale, in cui le fabbriche dovrebbero essere unità polivalenti, collegate fra loro come nella grande industria, ridimensionate rispetto allo standard attuale e distribuite sul territorio (Engels e Bebel prevedevano città con circa ventimila abitanti dove industria, agricoltura e abitazione si intrecciavano). In Cina, per debellare il virus (sempre che i numeri siano validi) è stato necessario bloccare tutto tranne le linee di approvvigionamento dei beni essenziali. Abbiamo visto che il blocco della mobilità è molto efficace per evitare il contagio universale, ma comporta un difficile controllo.

Quando l'intera società è strutturata sulla massima mobilità della popolazione, la cui forza lavoro è sempre più precaria, quindi costretta a spostarsi, il blocco totale delle attività è impossibile da ottenersi con la partecipazione convinta degli interessati.

In Cina, nel 2003 le ferrovie avevano trasportato 950 milioni di viaggiatori; nel 2019 i viaggiatori sono stati 3.600 milioni.

Nel 2003 le linee aeree interne hanno avuto 87 milioni di passeggeri, nel 2019 660 milioni.

Nel 2003 in Cina circolavano 13 milioni di automobili, nel 2019 206 milioni.

Anche la trasformazione del rapporto di lavoro ha influito sulla mobilità dei lavoratori, con la sua conseguente crescita; dal 2008, anno in cui fu reso legale il lavoro precario, al 2016 sono stati creati 80 milioni di posti lavoro precari (il 13,1% della forza lavoro nel 2011), mentre i lavoratori fissi nelle aziende statali e possedute da stranieri scendeva di 2 milioni in un solo anno (2015-2016).

Come nel resto del mondo, la carenza di alloggi e il conseguente aumento del loro prezzo in città per via della crescente gentrification (trasformazione edilizia dei quartieri popolari e loro imborghesimento) ha comportato una estrema mobilità pendolare.

La rete è centralizzante senza avere un centro

Tutto ciò, in aggiunta alle considerazioni sulla nascita e sullo sviluppo del virus, comporta inevitabilmente una esasperazione del contagio, che a sua volta richiede interventi drastici. Lo stato non ce la fa ad imporre una auto-disciplina ai movimenti di persone, perciò in Cina il controllo e la gestione dell'isolamento contro il virus sono demandati alla polizia e all'esercito attrezzati con le più sofisticate apparecchiature tecnologiche, ma in fondo obbligati a poggiare sulla famiglia, che fa ancora pesare condizioni di un passato remotissimo. Leggiamo che la suddivisione del paese in griglie auto-organizzate è stata imposta dal partito-stato, ma che il veicolo di informazione e la logistica per l'approvvigionamento è basata sui rappresentanti delle famiglie. Ecco forse perché c'è stato il bisogno di inviare in ognuno di questi moduli un rappresentante del partito: la famiglia esiste ancora, ma specialmente in Cina si sta dissolvendo, trasformandosi, come in Occidente, in un veicolo su cui il capitale fa leva per alimentare il consumo competitivo, sul quale misurare lo status della famiglia stessa. La società capitalistica può manifestare performances da fantascienza, ma si aggrappa a una divisione sociale del lavoro che ha degli aspetti primordiali.

Contraddizione: nell'epoca in cui la produzione è dominata dalla "fabbrica del mondo" e dalla complessità (dis)organizzata della "fabbrica diffusa", l'uomo capitalistico invece di fare un salto di qualità e ricorrere all'organizzazione "spontanea" di fabbrica, ritorna alla preistoria. La fabbrica diffusa sarebbe già la prefigurazione di uno scenario in cui la famiglia e la divisione tecnica/sociale del lavoro lasciano il posto a una trama organica, ma il capitalismo non riesce proprio ad assolvere l'esigenza di rivoluzionare sé stesso in continuazione (Marx, Manifesto). Non solo si barcamena male con le reti quando affronta problemi sociali, ma non riesce nemmeno a sfruttare al meglio la classica piramide gerarchica del comando, quella che al tempo della concentrazione del capitale all'inizio della rivoluzione borghese fece grandi l'industria e il commercio. Oggi il capitale si muove secondo legami disposti a rete perché è il capitale stesso a imporlo, ma la borghesia continua ad avere in mente un cervello al vertice di una piramide, la sua concezione organizzativa è assolutamente gerarchica, è nata così, non può fare un salto evolutivo, morirà così. Anche perché una rete non ha centro, e dunque è il terreno di scontro più congeniale al proletariato e al suo partito.

Sul campo dello scontro fra modi di produzione un coronavirus come quello che ha provocato la SARS, dello stesso ceppo ma più letale di quello che sta scatenando la pandemia attuale (in Italia decessi nell'11% dei casi), avrebbe messo la nostra specie in grave pericolo, se non di estinzione, sicuramente di regressione sistemica dato che interessi di classe impediscono di varare politiche efficaci di prevenzione. Di fronte a questa catastrofica nullità degli stati nazionali, è inevitabile constatare che la borghesia ha già dato luogo a un organismo poliedrico mondiale (quello che abbiamo visto elencandone i singoli e sparsi componenti) che sarebbe adatto ad affrontare il problema… se funzionasse. Se fosse uno stato. Ora, solo dei riformisti potrebbero pensare che sia possibile far funzionare un qualcosa della borghesia che non funziona; ma per noi il fatto che esista è comunque positivo, vuol dire che il capitalismo maturo ha generato strumenti della transizione. Lenin, sostenendo che il capitalismo ormai "è un involucro non più corrispondente al suo contenuto", volterebbe le spalle agli stati nazionali zombie e darebbe l'assalto a quello mondiale. Il quale non è definito, perché, l'abbiamo visto, le borghesie sono nazionali. Sarebbe insomma un buon posto in cui insediare l'organo della dittatura proletaria mentre cresce il metabolismo di specie. Lenin, in Stato e rivoluzione si chiede:

"Su quali dati ci si può dunque basare nel porre la questione del futuro sviluppo del futuro comunismo? Sul fatto che il comunismo è generato dal capitalismo, si sviluppa storicamente dal capitalismo, è il risultato dell'azione di una forza sociale prodotta dal capitalismo. In Marx non vi è traccia del tentativo di inventare delle utopie, di fare vane congetture su quel che non si può sapere. Marx pone la questione del comunismo come un naturalista porrebbe, per esempio, la questione dell'evoluzione di una nuova specie biologica, una volta conosciuta la sua origine e la linea precisa della sua evoluzione."

Notare i corsivi e l'uso della parola "capitalismo". È come se ci fosse uno stato mondiale staminale in grado di diventare ciò che il programma genetico prevede e impone.

Non è certo il partito del futuro, dato che ha preso forma nell'ambito della difesa del capitale, ma quando sarà passata questa tempesta e, pensando ai pericoli che corriamo su questo fragile pianeta, ci chiederemo quali strutture sarebbero state le più adatte ad affrontare una eventuale minaccia di estinzione, saremo costretti a fare il confronto fra due espressioni di questa società: da una parte gli stati nazionali con governi, associazioni di capitalisti e sindacati locali; dall'altra un organismo-ombra, un super-governo globale, al momento doppione inutile di organismi nazionali morenti ma che ha già potenzialmente estinto il vecchio stato.

Grandi problemi sistemici globali non possono essere risolti con piccoli espedienti individualistici locali. Un evento poco più grave di quello che stiamo vivendo potrà essere fatale per gli equilibri della biosfera. Gli industriali che stanno brindando alla loro parziale vittoria per essere riusciti a mantenere aperto il 60 per cento degli stabilimenti nell'Italia del Nord, sono degli assassini, e chi sta seminando stupidaggini sulle misure mondiali necessarie (e non prese) rifletta. A parte le cifre globali sui contagi e i decessi, sulle quali siamo malamente informati, in Italia tra i 73.000 operatori sanitari il 10 per cento è contagiato; i medici deceduti sono 129. La salvaguardia del personale medico è l'esigenza primaria in ogni pandemia, l'abbiamo citata in apertura dell'articolo e la citiamo in chiusura. Problemi come questo si risolvono alle radici: qui mancavano persino le mascherine.

LETTURE CONSIGLIATE

  • - Lenin, Stato e rivoluzione, Editori Riuniti.
  • - PCInt., Dottrina dei modi di produzione, https://www.quinterna.org/archivio/1952_1970/dottrina_modiproduzione.htm
  • - PCInt., Proprietà e Capitale, https://www.quinterna.org/pubblicazioni/storici/proprietacapitale.htm
  • - Pueyo Tomas, Coronavirus. Perché Agire Ora. https://medium.com/tomas-pueyo/coronavirus-perché-agire-ora-bd6c02ee0785
  • - Quammen David, Spillover, Adelphi.
  • - Wallace Rob, Big farms make big flu: Dispatches on infectious disease, agribusiness, and the nature of science, Institute for Global Studies at the University of Minnesota.

Rivista n. 47