Triviale rigurgito di illuminismo

Attuazione tecnologica e scientifica sensazionale come performance. Reazione sociale e politica sciatta, meschina e degna di un mondo umano che regredisce, impotente al controllo degli eventi fisici e dei propri riflessi

Quale nei plenilunii sereni / trivia ride tra le ninfe eterne / che dipingono il ciel per tutti i seni... (Dante)

Nella concezione del Cosmo a cui possiamo dare i nomi di Aristotele, Tommaso d'Aquino e Dante, se la Terra ha l'onore di essere il centro dell'Universo, una separazione assoluta, metafisica, categorica e gerarchica si stabilisce tra il mondo terrestre e quello celeste. Mutevole e corruttibile il primo, e suscettibile di essere intaccato da noi; immarcescibile e non manomissibile il secondo, conteso in principio ed in eterno al corpo dell'uomo, verme della Terra.

Quale il limite cosmico tra i due mondi? È strano che, almeno a nostra conoscenza, i cattolici non l'abbiano osservato. In questa epoca di dissoluzione nessuno osa guardare nella sua Bibbia prima di parlare: guarda le grinte di quanti fingono di aprire le proprie. Il limite non è la superficie del pianeta. Il sistema terrestre si schiera nell'ordine di densità dei quattro elementi peripatetici: terra, acqua, aria e fuoco, tutti corruttibili. Il primo termina alla crosta rocciosa, il secondo alla superficie dei mari e altre acque, il terzo al limite dell'atmosfera aperta alla terrestre creatura volatile; resta il quarto di cui non fu scandagliata l'altezza salvo che dallo scherzevole Ariosto (tanto amante di balle che non schivò il viaggio nella Luna) per cui le schegge in cui volarono le lance dei due cavalieri in duello tornarono giù accese: eran salite alla sfera del fuoco. Poiché nessun vecchio mito è di origine puramente ariostesca - con rispetto dei poeti - possiamo assimilare alla sfera del fuoco di Dante, sottostante al cielo della frigida Luna, quella che gli attuali scienziati chiamano ionosfera e mesosfera, pista da ballo di cariche e radiazioni semi ignote, per un mille chilometri oltre la superficie terrestre.

Il satellite russo, se è vero che ha raggiunto i 900 km lungo tutta o (più accettabilmente) parte dell'orbita, non ha lasciato ancora i confini tomistici del mondo corruttibile, e il Vaticano non è tenuto a scomunicarlo. L'uomo non ha violato il Cielo. Nella concezione ortodossa le particelle dei fuochi terrestri, elemento ancora più leggero dell'aria, tendevano alla propria sede e ascendevano fino al limite celeste.

La concezione moderna partita da Copernico, Galileo, Keplero, Newton ha da tempo cancellato il limite metafisico tra mondo terrestre e celeste, ed ormai anche la Chiesa non condanna la opinione assodata che le stesse trasformazioni della materia che avvengono sulla Terra, di massima, avvengono anche sui corpi celesti che sono attori e non testimoni impassibili del divenire universale. I cieli furono scoperti mutabili e Newton identificò lo stesso principio a spiegare peso e moto dei gravi sulla Terra, e il rivolgersi degli astri nel cielo. Nelle prime figure del suo Philosophiae naturalis principia mathematica egli mostra come la Luna giri eterna attorno alla Terra senza mai cadervi, e altrettanto per ogni satellite o pianeta. La corsa sull'orbita vale un seguirsi di minimi atti di caduta, senza che sia raggiunto mai il corpo attraente. Non è peso o grave quanto cade, ma ogni parte di materia soggetta alla attrazione; non cessano di essere soggetti alla gravità il corpo galleggiante, il pallone aerostatico o il sasso che sale lanciato verso l'alto. Per questi casi come per il satellite il moto risulta dalla combinazione e, come si dice in meccanica, dalla risultante tra l'azione della gravità e quella di altre forze come la spinta del mezzo o la velocità impressa dal lancio o la forza centrifuga, opposta alla attrazione centripeta, che si sviluppa quando un mobile invece che in linea retta corre lungo una curva.

La Luna non cadrà mai né avrà bisogno di forze, di impulsi, di lavoro meccanico, o di somministrazione di energia motrice, in quanto sussiste tra il suo peso, e meglio tra l'attrazione verso la Terra, e la forza centrifuga, un equilibrio che lega la stabilità della Luna lassù colla velocità del suo moto, e le cui leggi trovò Keplero dallo studio delle posizioni e del moto degli astri.

Nella scienza moderna non vi è più una distinzione di principio tra il peso del grave alla superficie terrestre e la forza che tiene la Luna nel suo equilibrio sull'orbita fissa, rispetto alla Terra.

Un satellite che osservi le leggi di Keplero, da quando si segue non Aristotele ma Galileo e Newton, non differisce più in principio da un sasso che cade o rotola qui tra noi sulla Terra.

Tale nozione appartiene alla umanità dall'aprirsi dell'evo moderno ed ha preceduto le grandi rivoluzioni liberali borghesi e la loro ideologia illuminista, e opposta al principio di autorità teologico.

Il corpo lanciato da alcuni giorni e che percorre il cielo, in quanto segua le leggi di Keplero, non fa che verificare una verità scoperta all'inizio dello storico modo di produzione borghese capitalista, e vale di titolo di merito solo per questo stadio del pensiero umano; tutta la teoria e la tecnica dell'impresa di oggi appartiene alla sovrastruttura illuminista ed antiscolastica di questa società.

Quanto ha il satellite artificiale a che fare con Keplero? La legge che è dato verificare è la terza, perché ancora è dubbio se l'orbita del proietto sia ellittica e con quali estremi. Si può supporla circolare, e vedere se avviene che nel confronto coi dati del nostro unico satellite, la dolce Luna, si trovi che i quadrati dei tempi di rivoluzione stanno tra loro come i cubi delle distanze dal centro terrestre.

Mediamente per la Luna la distanza è di 60 raggi terrestri, ossia 384.000 km; mentre il tempo di rivoluzione è di 27 giorni e 7 ore, ossia 655 ore.

Il satellitino gira a quanto pare con un tempo di 96 minuti primi, ossia un quindicesimo di giorno, ossia 1 ora e 36 primi. Il rapporto del quadrato dei due tempi è circa 168.000. Poiché tale rapporto deve eguagliare quello dei rapporti tra i cubi delle distanze, si trova che il satellite sta a 1,086 raggi dal centro della Terra, e dalla superficie a soli 550 km circa. Se fosse vero che il satellite è partito a 900 km dal suolo, il tempo di rivoluzione secondo Keplero dovrebbe essere non 96 ma 104 minuti, e la velocità media 7,3 km al secondo. Bisogna, pare, trattare coi lanciatori del proietto come col pescivendolo al mercato, fare la tara sulla cifra pretesa. Portato il satellite a 550 km, e al suo tempo "ufficiale", la sua velocità sale a circa km 7,5 al secondo; 27.000 all'ora.

Il lettore per curiosità, se ha afferrato che la velocità cresce quando il satellite è più vicino, vorrà sapere quale è il massimo. Se il satellite girasse ad un raggio dal centro, ossia sfiorando le acque del mare (e naturalmente se girasse, per altro assurdo, non nell'aria ma nel vuoto) il tempo che si trova è circa 85 minuti e la velocità non troppo maggiore, solo 9 km al secondo.

La lontana Luna va piano: solo un chilometro al secondo, circa come una palla di cannone. La Terra intorno al Sole corre a 30 km per secondo; il Sole "rispetto alle stelle fisse" a una ventina, si ritiene, di km al secondo.

Se il satellite si avvicina alla Terra, e se non subisce altri effetti che quello kepleriano, dovrebbe accelerare avvicinandosi, come dicono abbia fatto l'involucro del razzo portante, ultima sezione, che dunque non ha "sparato" un'ultima volta il razzo, ma lo ha "scodellato", come un ovetto, in mezzo al cielo.

Non vogliamo fare terminologia pura, e dire che se il moto non è kepleriano puro l'oggetto non è che un corpo terrestre, di precaria vita, ma solo accennare in termini elementari quali possono essere i disturbi dalla legge kepleriana, a prescindere da quelle perturbazioni che sono studiate nella classica Meccanica Celeste e che derivano dall'attrazione di altri corpi (Luna e Sole in primo luogo). Quando si applica la teoria Keplero-Newton (sia detto che nei modesti limiti della questione le formule della relatività generale einsteniana non muterebbero nulla di essenziale alla deduzione) si immagina che si abbia a che fare con punti materiali: ossia che tutta la massa sia concentrata nel centro di figura dell'astro. La cosa va per il satellitino di pochi decimetri, ma per la Terra a così breve distanza dalla superficie è altro affare. Le due attrazioni sono eguali per una sfera matematica, di densità omogenea, ovvero variabile per strati concentrici. Ma la Terra ha le montagne sporgenti e i mari, non è sferica ma schiacciata ai poli, è molto dubbiamente omogenea anche concentricamente. Non ci permettiamo di opinare poi sull'altra causa rallentatrice, che potrebbe essere una materia "cosmica" diffusa fuori dall'atmosfera gassosa della Terra.

La legge kepleriana poi resterebbe valida se l'orbita non fosse circolare ma ellittica, ed allora si spiegherebbero le varie opinioni sull'altezza. Difficile sapere se il razzo è partito al punto più alto o più basso; solo si può dire che dovrebbe ripassare sempre al punto di partenza alla stessa altezza del lancio (per il moto di rotazione della Terra passerebbe alla stessa altezza ad ogni incrocio col parallelo di lancio).

Si può affermare che la caratteristica della permanenza sull'orbita è una di quelle che potrebbero far classificare il satellite tra i corpi celesti, o per essere meno metafisici tra i moti studiati dalla meccanica celeste e non tra quelli oggetto della balistica esterna, che risolve il moto dei proiettili usciti dalla canna o altro dispositivo di lancio. In tale caso per conoscere tutti i dati dell'orbita basterebbe sapere la velocità istantanea e la direzione del moto del punto di lancio, di nota distanza dal centro della Terra.

Nel pensiero moderno tra un campo e l'altro del sapere non vi sono più barriere assolute come le cortine di acciaio. Ma la distinzione sorge dall'ordine di grandezza dei dati; dialetticamente secondo Hegel (anche lui ideologo ancora del modo di produzione capitalista) è la quantità che diviene qualità.

L'oggetto in questione - come diceva in Verne il fiociniere Ned Land non sapendo ancora se era balena, o nave sottomarina, opera d'uomo - per un'altra ragione oltre la precarietà e l'incertezza del cammino, ed il bisogno di soffietto pubblicitario, tiene della qualità del proietto terrestre e non del corpo celeste. Se la sua distanza fosse di 900 km esso starebbe ad appena un settimo di raggio terrestre dalle nostre teste, contro i ben 59 raggi della Luna. Circa 400 volte più vicino, a portata di mano.

Quando, in meditazioni in carcere nel 1923, leggendo della prova della relatività einsteniana attesa dalla misura astronomica degli spostamenti del perielio di Mercurio, pensammo che si poteva tentare di lanciare un proiettile satellite rispetto alla Terra per studiarne l'esatto moto, non pensammo a uno che facesse bip bip bip, ma ad uno che se ne stesse ad alcune decine di raggi terrestri, come ad un terzo dalla Luna vera, girasse in alcuni giorni e si lasciasse leggere ai telescopi soliti le posizioni.

Questo fa bip, ma sta centinaia di volte più vicino, si comporta come una stellina di quelle del cinematografo, che dopo lanciata lascia ad ogni momento temere la caduta.

Tecnologicamente l'essere riusciti a lanciarlo, anche per un solo giro della Terra, è un esperimento notevole, e siamo lietissimi che al cafoname scientifico d'America la cosa sia fallita. Ma ora vogliamo solo cercare nei dati astronomici quale sia il minimo ordine di grandezza di un satellite o pianeta nella distanza dal corpo "potenziante".

Velocità limite di un corpo satellite vicinissimo alla Terra: circa 9 km per secondo. Dello Sputnik da 7 a 8 km. Della Luna, 1. Della Terra, 30. Del Sole, circa 20. La bravura sarà lanciare un satellite lento che non corra molto di più di un proiettile da cannone di marina. L'ultima sezione del razzo portante non era più un propulsore. Ha scodellato, dicemmo, il satellite, come un ovetto, in mezzo al cielo, non lo ha "sparato"; ossia non gli ha regalato supplementi di forza viva, per il qual fatto pare che corrano quasi di conserva. Era calcolato? Uhm... Segreto e scienza fanno a cazzotti.

Tra i pianeti abbiamo Mercurio che passa per vicinissimo al Sole, ma ne dista un terzo dalla Terra, ben 50 milioni di chilometri. Benché il Sole sia una sfera enorme col raggio di 700.000 km, per la bassa densità (un quarto della terrestre) il più vicino corpo celeste sta a 70 raggi da esso. Mercurio, si dirà, è un pianeta, non un satellite di pianeta. Tra questi ve ne sono a distanze grandissime, più di trecento raggi del pianeta. Ma vediamo i più vicini. Phobos, luna di Marte, sta a 2,77 raggi dal centro, e quindi il caso minimo è la distanza di 1,77 raggi dalla superficie del pianeta. Il quinto satellite di Giove, paragonato da insigni astronomi al Mercurio del Sole, sta a 2,53 raggi dal centro, e quindi 1,53 raggi dalla superficie. Da notare che mentre Marte è di alta densità, e il satellite basso dista dalla superficie 6.000 km, Giove ha densità minima e la distanza del satellite più basso dalla superficie è ben 110.000 km.

Dove vanno a finire i 550 km del satellite "sovietico" (come sarebbe giusto chiamarlo, in materia di corpi celesti, se avesse per centro dell'orbita, non quello della Terra ma la Torre del Cremlino) pari ad un settimo di raggio terrestre, quando i minimi della statistica dei cieli ci hanno dato un raggio e mezzo, e 6.000 km, ossia una grandezza 11 volte maggiore?

Si può concludere che si potrà dire dagli uomini di avere costruito artificialmente un corpo dal moto kepleriano quando lo si sarà collocato ad una distanza dalla crosta terrestre pari al diametro del Pianeta.

Non dovrà essere di 83 centimetri! La Luna ha un diametro che è più del quarto di quello terrestre: 1.736 km! Phobos, il più vorticoso di tutti, gira attorno a Marte in 8 ore. Phobos, giocattolo del sistema solare, è la più interna delle due lune di Marte, e dista dalla superficie del pianeta 1,53 raggi. Una analoga seconda luna terrestre (non Ersatz) ne dovrebbe distare almeno 10.000 km.

I minimi tra gli oltre mille pianetini, o asteroidi, compresi tra le orbite di Marte e di Giove, e ritenuti frammenti di un grande pianeta esploso hanno il diametro dell'ordine di grandezza di decine di chilometri; il massimo, Cerere, di 780 km, metà della Luna. Non ci mettiamo a calcolare quanti Sputnik ci vogliono per farne uno, in diametro, volume, o massa...

L'Unità ha creduto di sfottere un fesso planetario che aveva detto: i russi sono fini, hanno lanciato il satellite per distrarre l'attenzione mondiale dalla crisi di San Marino. Riabilitiamo quel fesso, e proponiamo questa definizione per un satellite serio: non essere più piccolo perfino della Repubblica di San Marino, che non arriva al diametro di 10 km.

Secondo Keplero, se l'orbita del corpo satellite o ex razzo si stringe attorno alla Terra, essa diventa più corta, ma nello stesso tempo diminuisce il tempo di rivoluzione e cresce la velocità, almeno fino all'incontro con l'atmosfera resistente, per cui parte della forza viva si trasforma in calore disintegrante, e l'orbita diviene una parabola di caduta.

Il coso sarà dunque un semplice proiettile terrestre, e rientrerà nella balistica esterna cui abbiamo fatto cenno? Altri due numeretti, e ognuno pensi ciò che vuole sull'ordine di grandezza della fessaggine umana. Se non vi fosse l'aria il migliore alzo di un cannone sarebbe a 45° e, con una velocità di uscita dalla bocca di 625 metri a secondo, la gittata sarebbe di 40 km con l'altezza di tiro di 20 km. Ora la resistenza dell'aria è così influente che il proietto cade ad appena 3 km dal cannone, con l'alzo ottimo di 32°.

Poiché la densità dell'atmosfera decresce con l'altezza, era ovvia l'idea del missile in quanto un proiettile giunto molto alto con una buona velocità residua incontra un'azione ritardatrice sempre più ridotta e riprende una grande gittata. Si tratta dunque di portare il corpo a grande altezza, e di conservargli velocità o ridargli quella perduta nel viaggio in salita. A ciò provvede il razzo, proiettile carico di esplosivo o di altro agente energetico che non è destinato ad esplodere o espandere all'arrivo, ma durante la corsa. Il razzo è un motore che agisce anche nel vuoto; esso non fa affidamento sulla resistenza dell'aria come l'elica dell'aereo, ma sulla reazione di inerzia. Il corpo in moto lancia parte della sua massa dalla culatta in direzione opposta al moto; per il principio delle quantità di moto il proiettile residuo acquista la quantità di moto perduta dalla massa emessa sotto forma di getto di gas, ed accelera.

Perduta la carica che dà il getto e l'impulso per accelerare, si può gettare l'involucro che la conteneva col dispositivo di alimentazione: dal missile-razzo a stadi successivi si passa per sola "quantità" e non per "qualità" al satellite, sotto la condizione, calcolabile con le formule balistiche, di una certa altezza finale e una certa velocità di avvio dell'ultimo pezzo libero.

L'effetto del razzo a reazione era stato pensato da Verne nel suo Dalla Terra alla Luna, non per accelerare la partenza del proiettile abitato, ma per rallentare la discesa all'arrivo.

Il satellite artificiale nel campo immediato terrestre e di minima dimensione è un'applicazione della balistica e del moto a reazione, non è un esperimento di meccanica celeste. Questa resta una scienza di osservazione.

Sputnik, possono dire gagà e gagarelle, aristocrazia mentale del XX secolo, è proprio "una cannonata".

Che dire del viaggio interplanetario, della nave interplanetaria, della stazione satellite accampata nel cielo? Senza schifare la fantascienza, si è saputo che un disegno dell'astronave dato da una rivista russa come "progetto" tecnico non è che copia di uno schizzo di fantasia di una rivista americana del 1954. Oggi i grafici non si fanno per progettare tecnicamente, ma per stordire il giudicante. Questa roba circola da oltre un decennio, e le idee sono secolari. Il razzo-missile, e di più teleguidato, fu realizzato alla fine della guerra con la graziosa sorellina bomba atomica: evviva la Scienza moderna!

Lasciamo il problema di quanti decenni ci vogliono a rispondere all'interrogativo se l'organismo umano resiste ad essere portato mille chilometri più su del livello del mare, e la precedenza data al cane come l'ebbe la pecora con la Mongolfiera. Diamo questo solo giudizio: non interesserà mandare l'uomo a leggere e riferire negli spazi siderali: esso è lo strumento più imperfetto e labile che ormai possediamo. Manderemo strumenti-robot elettronici, quasi insensibili e leggeri. L'uomo continuerà ad osservare il cielo lontano con mezzi analoghi a quelli degli antichissimi caldei, che ricevettero sulle retine dei loro nudi occhi, migliaia e migliaia di anni addietro, le radiazioni che avevano viaggiato verso di loro da milioni e bilioni di anni. Il cervello dell'uomo seppe quel che doveva sapere senza lasciare la madre Terra. La Scienza ha risorse maggiori di quelle di un sopralluogo da guardia di questura. Anche la Scienza politica non si fa dal fesso, che va a vedere, da un Reston, poniamo.

Questo passo nel percorso di una delle tante tecnologie che gli uomini hanno fondato, con sforzi e contributi a volta ridicoli e ingenui, a volta poderosi ed anche eroici, nell'ambiente sociale contemporaneo è stato trattato non diversamente e certo meno seriamente dei grandi ritrovati che si sono succeduti nel tempo moderno, da circa quattro secoli o cinque. Nessuna grande parola nuova ha potuto echeggiare che apra le porte di una attitudine nuova nell'impossessamento dell'uomo sulla natura, rispetto a quella dell'epoca capitalistica. Il capitalismo di Stato russo ha fruito a pieno diritto del vantaggio di essere il più giovane, ricco di vigore organico e dell'esperienza altrui, e di quello basilare di essere economicamente e politicamente totalitario. Se la Forma Dittatura ha guadagnata una partita, il fatto lo salutiamo anche noi, che analizzando quella Forma la riferiamo a quelle di ieri, e non a quella di domani. E il democratismo si freghi.

La gioventù del capitalismo e della rivoluzione borghese russa segue la legge di rivestirsi di dittatura, come di romanticismo, se perdonata la ciarlataneria per sfruttare il successo pubblicitario.

È una nuova, ma triviale, edizione di Illuminismo, ma in ritardo di secoli, quella con cui il potere statale decanta come fonte di progresso il suo controllo del lavoro scientifico. E lungo sarebbe commentarne gli atti ed i modi. Più che mai, come in tutta la corsa degenerativa della rivoluzione proletaria russa, non si dà peso a quanto è vero e forte, ma a quanto conduce ad un successo scorrevole e toccabile con mano: lo stesso sciagurato criterio al quale va tutta imputata la dissoluzione di ogni energia rivoluzionaria da trent'anni ad oggi.

Pallido e freddo illuminismo lunare. Polemica triviale non meno di quella dell'altra parte.

Non va fatto del pacifismo lacrimogeno, che vale quanto la stolta emulazione, di cui si celebra uno dei peggiori saturnali. Ma quando il signor Krusciov ha detto che chi ha il satellite, appeso lassù ad una incapacità calcolatrice mondiale, ha anche il missile che sarà spietato, ha inserito questo vanto di "cultura e civiltà più spinta" nella sua dottrina. In ogni dove del mondo la centrale russa - come anche sarebbe se fosse anticipazione della nuova umanità e del comunismo per cui si batte il proletariato della Terra - ha alleati seguaci ed amici già convinti che non vi è che da abbracciare il suo verbo e seguire il suo esempio, in Terra, in cielo e dappertutto. Ma il suo missile sarà spietato su amici e nemici di classe, su avversari ed alleati, su popolazioni di Stati in guerra e su partigiani in armi!

E non vuol dire ciò che si dichiara che questo inganno è finito, che non resta in campo che una forza di Stati imperiali e di mostri di potenza, che sono per la loro stessa essenza spietati contro tutte le popolazioni, e senza esitazione dinanzi alla costruzione a distanza delle necropoli territoriali, che nessuna forma storica avrà avute così immense quanto l'Illuminato Capitale, se la sua luce sinistra non viene spenta, chilometro quadro per chilometro quadro della Terra, nel corpo a corpo sociale?

La conquista scientifica che l'Ottobre 1957 ribadisce è questa: conta più il Terrore, che l'Opinione, nella Fisica della Storia.

Poiché è incontrastato che con l'avvento del potere proletario la scienza prenderà un grandioso slancio, ignoto ai vecchi modi di produzione, si potrà chiedere: quali saranno le nuove e diverse caratteristiche delle conquiste di quella epoca, alla quale neghiamo appartenenza per la sferetta oggi lanciata?

Nella costruzione marxista la scienza diverrà scienza della società tutta, ed aperta fino all'ultimo dei suoi membri. Finirà la divisione del lavoro e la distinzione tra lavoro manuale e mentale (pietre angolari dei nostri principii). Morranno i cerchi chiusi di esperti e specialisti, dietro i quali non si annida l'impulso al sapere umano e al fare umano, ma solo la fornicazione tra affare mercantilistico e cervelli in affitto.

Cadrà il brevetto, il segreto, la ricerca nel mistero, ma se ne anticiperanno alla luce del sole le previsioni dottrinali prima delle verifiche sperimentali e delle prove tecnologiche.

Il segreto di Stato e di nazione vale quello di classe. Vale l'oscurantismo dei despoti e dei preti che imbavagliarono la corrispondenza aperta che legò Galileo a Copernico, Keplero a Tycho Brahe che gli lesse le posizioni apparenti dei pianeti per lunghi anni e le pubblicò, Newton a Keplero, a dispetto della meschina polemica nazionale di Hegel sulla priorità tedesca o inglese.

L'odierno volgare pubblicistico colpo di scena dei russi, che vantano di aver sorpreso e sbalordito il mondo, resta nell'ordine di uno sfruttamento al mercato dell'attività di pensiero, caratteristica del peggiore tempo borghese, e tanto più è corruttore del proletariato mondiale in quanto lo si proclami volto ai fini della scienza, e non a quelli della guerra.

Non è l'alba del lavoro scientifico di un mondo nuovo, ma un passo del trito illuminismo verso forme oscurantiste e di scienza monopolizzata, che sta al livello, nella storia del pensiero, dell'ermetismo di antiche teocrazie, è degno di una vieta teosofia esoterica, in cui alla massa non giunge la conquista della scienza che le è preclusa, ma la schiavizzante suggestione di un rito esterno che suscita terrore; o ammirazione abbrutita.

Una finale osservazione. Non solo persone di buona cultura generale, ma anche di professione tecnica, mostrano credere che l'exploit russo consista, dopo la gran cannonata a reazione - di cui gli americani ne avrebbero sparata una più grossa ma andata ridicolmente fuori di strada - nel mantenere attraverso una centrale trasmittente e dirigente un invio di energia alla sfera che corre da settimane per tenerla in corsa e per aria. Ora, il satellite non dà più fastidio e spesa dello strale, poi che dall'arco uscì.

Un collegamento vi è tra i concetti energetici e quelli economici, che dimostra che anneghiamo in un saturnale del mercantilismo, e non altro.

La fisica di Aristotele conteneva un principio che la meccanica di Galileo capovolse (ma quattro secoli e mezzo di retorica anticlericale non hanno fatto ancora capire la sostanza del fatto). I corpi avrebbero piacere di stare fermi; e se si dà loro il fastidio di muoversi occorre forza, energia, e... spesa di denaro. Dopo Galileo e dopo anche Einstein si stabilisce il divario tra forza ed energia, e solo la seconda "costa denaro". Il "movimento" è (Engels) la condizione di stato di tutti i corpi, non ha bisogno di spesa di energia, e non costa nulla a nessuno, purché resti "rettilineo ed uniforme" (Einstein ha solo generalizzata questa scoperta fondamentale, immensa). La forza interviene solo quando si modificano le condizioni del moto, ossia il corpo accelera, ritarda, o devia dalla traiettoria rettilinea. Ma occorre forza, non ancora energia e denaro (in fisica energia vale lavoro, in economia borghese denaro vale lavoro). Infatti in ogni moto kepleriano, come quello del satellite (non solo se circolare ma anche se ellittico) agisce la "forza centrale" dell'attrazione newtoniana, ma non si spende energia alcuna (per essere rigorosi il bilancio energetico in una rivoluzione totale, e infinite rivoluzioni, si salda a zero).

Poiché era evidente che il moto degli astri (a velocità favolose anche oggi nell'ipotesi geocentrica) non costava nulla a nessuno, fece comodo la fisica di Aristotele ai creazionisti e tomisti, e Dio fu il primo lanciatore di razzi (altro che brevetto al Kremlino o al Pentagono).

Sono passati Aristotele e Tommaso, ma l'effetto della società divisa in classi è che l'uomo, anche della classe alta, è persuaso ancora che "il moto costa" perché gli effetti delle resistenze passive gli inceppano carri, navi, treni, automobili, aerei e razzi. Quindi se lo Sputnik non si ferma, chi paga? Ecco tutta la cultura messa in circolazione.

Come la Luna, la Terra e il Sole, lo Sputnik gira gratis, anche se sappiamo che i non apatici corpi celesti si scambiano in mille forme energia.

L'uomo non ha imparato abbastanza che costa invece fermare il moto, malgrado gli effetti millenari di scontri, cozzi, investimenti e disastri.

La spesa dell'energia, nella fisica moderna, occorre non quando un corpo modifica le sue condizioni di movimento, ma quando lo fa in modo da passare "da un potenziale basso ad uno alto", come il veicolo che va per una salita, ed acquista "energia di posizione" che può rendere in discesa.

Perciò si paga per l'ascensore, e la legge borghese ci concede di gettarci gratis da una finestra - noi, antimercantilisti, non beviamo!

Il cielo ha un'economia non mercantile, e il fare di questo un mito fu una millenaria intuizione dell'umanità. Il satellite russo appartiene ad un pianeta e ad una società mercantile! Cade, e [qualcuno crede che vada] ricalciato come nel foot-ball.

Il comunismo, interpretati il cielo, la terra e la società con la dottrina materialista, porterà giù tra noi la distruzione del mercantilismo, e l'uomo non sognerà di fare più soldi della sua scienza.

Nella fisica precapitalista era immutabile il cielo ed eterno un suo ineffabile creatore, come nell'economia capitalista viene presentata naturale ed eterna la legge dello scambio e del mercato, ed è dio il denaro.

La scienza del comunismo vincerà, quando le due eternità saranno allo stesso titolo infrante.

Da "Il programma comunista" n. 20 del 1957

La cosiddetta conquista dello spazio