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Le domande più frequenti


 

Qual è l'origine del vostro gruppo di lavoro?  

Alcuni di noi hanno militato in organizzazioni diverse, mentre altri sono giunti al lavoro di oggi senza aver avuto questa esperienza. Abbiamo conosciuto vecchi militanti, oggi tutti scomparsi, che avevano vissuto il periodo rivoluzionario del primo dopoguerra e che avevano partecipato alla costituzione del Partito Comunista d'Italia nel 1921, e con loro abbiamo lavorato. Questo legame è stato importante non solo da un punto di vista emotivo, ma soprattutto perché rappresentava una continuità anche fisica con la corrente che per sessant'anni lottò sia contro la socialdemocrazia (dal 1912) sia contro lo stalinismo dal (1924-26). Comunque non limitiamo il discorso sulle nostre origini alla specifica Sinistra Comunista, dato che essa stessa non si considerava una corrente particolare rispetto alle leggi della storia scoperte da Marx.

 

Perché dite che la Sinistra Comunista Internazionalista non esiste più? 

Molti gruppi si riferiscono al patrimonio storico di quella corrente, non solo in Italia. Tra di essi alcuni ritengono di esserne la continuazione anche formale. Ciò è comprensibile, ma oggi non esiste più quella corrente che un tempo era una presenza internazionale effettiva. Il grande ciclo storico che permise alla Sinistra di svolgere la sua fondamentale funzione in un arco di tempo lunghissimo si può suddividere in quattro periodi ben delimitati: il primo, quello del rifiuto della prassi socialdemocratica e anarco-sindacalista, che va dal 1911 al 1919; il secondo, quello del tentativo di costituzione del partito comunista mondiale, che va dal 1919 al 1926; il terzo, quello della salvaguardia del patrimonio teorico e della continuità fisica dei militanti nel periodo peggiore della controrivoluzione, che va dal 1927 al 1945; il quarto, quello della riproposizione del comunismo come dottrina scientifica del divenire sociale, che va dal 1946 al 1970. Ognuno di questi periodi ha visto la Sinistra agire in forme organizzative diverse, rispettivamente come circolo e frazione del PSI, come sezione del partito mondiale, come sua frazione esterna, di nuovo come partito formalmente organizzato. Sempre, per sessant'anni, vi fu continuità anche fisica fra vecchi e nuovi militanti, fra strutture organizzative che si modificarono nel tempo in base anche a lotte duramente selettive. Tutto ciò non esiste più né ha la possibilità di essere ricostituito con la buona volontà di militanti che, dal 1921, studiano su testi nei quali è scritto: "i partiti e le rivoluzioni non si fanno, si dirigono".

 

Che differenza c'è fra voi e altri gruppi o partiti comunisti?  

Ci si dovrebbe domandare non quale differenza passi fra "noi" e "altri", ma che cosa sia il comunismo e cosa voglia dire essere comunisti. Purtroppo l'esistenza nel mondo di migliaia di gruppi e partiti "comunisti" diversi dimostra che al vero quesito vengono date le risposte più diverse, quindi la comprensione delle spiegazioni sulle innumerevoli differenze dipende troppo dalla predisposizione di chi ascolta. Ad ogni modo ci distingue soprattutto l'assenza, nel nostro lavoro, di tutte le categorie normalmente presenti altrove, come la democrazia, l'antifascismo, il cretinismo parlamentare, il frontismo, il moralismo sulla libertà e la persona, l'individualismo, il sindacalismo, il centralismo democratico, l'operaismo, l'anarchismo ecc.

 

Perché rifiutate di essere chiamati bordighisti se voi stessi dite di continuare il lavoro di Bordiga? 

Non siamo né "bordighisti", né "leninisti", né "marxisti", né altro, solo comunisti. Speriamo che si generalizzi il rifiuto degli appellativi riferiti alle persone, in coerenza con quanto gli stessi Marx, Lenin e Bordiga hanno insegnato. E' un grave errore teoretico attribuire a nomi di persona i risultati storici di un movimento che cambia continuamente il mondo coinvolgendo miliardi di persone.

 

Perché non partecipate al dibattito tra i comunisti? 

Il "dibattito" è sempre un "confronto" fra individui o gruppi che sostengono tesi diverse. Perciò chi affronta le questioni secondo il metodo del dibattito non può che adeguarsi al criterio democratico della prevalenza di una tesi sull'altra a mezzo del conteggio delle opinioni. La correttezza di una tesi non può certo essere stabilita in un confronto di opinioni, ma si dimostra attraverso consolidate esperienze legate a un quadro teorico complessivo. Lo stesso capitalismo, che mette in moto gigantesche forze produttive secondo piani razionali in una rete industriale mondiale, relega il dibattito e la democrazia in luoghi isolati dal mondo reale, come i parlamenti, dove il cretinismo può raggiungere vertici estremi senza che il Capitale abbia a soffrirne.

 

Che rapporto vi era fra la Sinistra Comunista "italiana" e Trotsky?  

L'appoggio incondizionato che la Sinistra diede all'opposizione russa e a Trotzky, pur non condividendone le posizioni, specie per quanto riguarda il fronte unico, era una delle vie attraverso cui era necessario passare nel tentativo di salvare l'Internazionale. Purtroppo non fu possibile la formazione di una opposizione internazionale in grado di rovesciare la situazione. L'accusa di "trotzkismo" nei confronti della Sinistra, accusa che allora divenne infamante, derivò da questa difesa. Trotsky fu un grande rivoluzionario nel periodo della rivoluzione, un grandissimo capo militare, ma il suo periodo d'esilio, fino all'assassinio, non è certo rivendicabile dal punto di vista del rigore scientifico.

 

Che cosa vi fa pensare che non esista più una "questione nazionale"?  

Ciò non è esatto. Oggi sorgono problemi nazionali ovunque nel mondo, forse più che in certi periodi del passato. Quello che non esiste più è un contesto geostorico in cui possano esservi alleanze fra proletariato e borghesia a fini rivoluzionari nazionali. La storia recente ha dimostrato (ma lo si poteva dedurre anche in via del tutto teoretica) che i moti nazionalisti non hanno contenuto eversivo rispetto allo statu quo generale; si integrano invece nei piani di questo o quell'imperialismo. In tal modo lotte popolari, anche armate, tendono a diventare mere partigianerie al servizio di varie potenze. Peggio ancora, vi sono moti locali di "liberazione" che, basandosi sulla rivendicazione di risorse o privilegi per la borghesia e le mezze classi locali, presentano aspetti addirittura reazionari.

 

Perché non avete partecipato ai comitati anti-imperialisti contro le guerre del Golfo e del Kossovo? 

Il comunismo non è un movimento di opinione e la lotta di classe non è un fenomeno democratico tra gli altri, quindi i comunisti partecipano a eventuali organismi proletari solo per condurre azioni pratiche e mai per mettere in discussione teoria e tattica. Meno che mai, se l'organismo fosse un "comitato contro la guerra", potrebbero affiancarsi a chi si limitasse a chiacchierare, cioè a ripetere che "bisogna fare qualcosa" senza poter dire in pratica che cosa si può fare contro i bombardamenti, l'invio di truppe, le alleanze internazionali, il coinvolgimento del proletariato ecc. L'argomento della guerra è tremendamente serio e non può essere oggetto di confusi dibattiti fra forze che non abbiano un indirizzo univoco: un comitato che fosse veramente "contro" la guerra dovrebbe porsi il compito di organizzare forze reali per impedirla o trasformarla in guerra civile. Qualsiasi altra soluzione organizzativa è estranea alla tattica comunista e agli interessi del proletariato. Vi sono stati comitati pacifisti che hanno seminato molta confusione sulla natura delle guerre che li avevano fatti nascere, manifestando, per esempio nel caso del Kossovo, contro una guerra chiamata "umanitaria" e appoggiata, tra l'altro, da pacifisti. Il fatto che chiacchiere di questo genere si spostino dai parlamenti alle assemblee o nelle piazze non ci fa cambiare parere sul classico "cretinismo parlamentare".

 

Non pensate che il proletariato si sia rammollito nei paesi ricchi e che il terreno fertile per la rivoluzione sia diventato il Terzo Mondo? 

No. La rivoluzione è un fatto materiale che si fonda sul movimento materiale della produzione e riproduzione degli uomini. Il processo di questa rivoluzione materiale in certi paesi si fonda su condizioni più mature e perciò è da queste condizioni che la rivoluzione sociale si allargherà con i suoi effetti nel resto del mondo. Ciò non toglie che moti sociali di grande portata possano verificarsi in paesi arretrati e coinvolgere quelli più moderni facedoli esplodere; oppure, in un futuro non certo vicino, l'esistenza di un vero partito comunista potrebbe porre la questione del potere politico in qualche grande paese arretrato, come nella Russia del '17. Ma il vero cambiamento economico-sociale potrà avvenire solo nei paesi di massimo capitalismo. La rivoluzione in Russia fallì proprio perché non vi fu una rivoluzione in Europa occidentale.

 

1) Voi non fate attività pratica a contatto con la classe operaia e in fin dei conti siete degli "addottorati iperuranici". 2) La vostra attività teorica è insufficiente e la vostra preoccupazione di non staccarvi dal mondo reale vi rende "iperconcretisti". 

Questa dicotomica confusione, questo opposto modo di interpretare il nostro lavoro unitario, è molto significativa: non esiste più da tempo attività umana "pratica" che non sia guidata da una teoria, a parte le funzioni biologiche condivise con gli animali (ammesso e non concesso che la riproduzione biologica umana possa essere separata dalla produzione). Perciò trattare separatamente teoria e pratica, non solo per un comunista, ma per qualsiasi essere umano, non è altro che un banale non-senso.

 

Il centralismo organico, a proposito del lavoro organizzato del partito, non è per caso un'invenzione mistica della vostra scuola?  

Il funzionamento organico è il modo di essere naturale del complesso mondo vivente. La specie umana è dovuta passare attraverso forme organizzative gerarchiche e classiste, adatte a determinati periodi storici e modi di produzione. Altri periodi, più evoluti, avranno bisogno di un'organizzazione più evoluta. Se anche si rifiutasse l'insegnamento di Marx, con le moderne teorie dei sistemi e della complessità si capisce quale tipo di organizzazione e intelligenza sociale potrà superare quella esistente. Il partito rivoluzionario non farà altro che anticipare l'organizzazione di cui l'umanità avrà bisogno. E' sempre successo così, per tutte le rivoluzioni della storia.

 

Che cosa ne pensate dell'organizzazione "x" ?  

Non ci interessa catalogare e criticare le posizioni di organizzazioni che, considerate singolarmente, non hanno influenza sulle forze della rivoluzione. Preferiamo indirizzare in altro modo il nostro lavoro. Se vi sono organismi come quelli esistenti,  è perché oggi non può esservi altro, e ognuno fa quel che ritiene corretto ed è in grado di fare. Quando l'intera società sarà coinvolta nello scontro fra forze fisicamente apprezzabili, la battaglia politica sarà importante, ma allora né il gruppo x o y, né noi, saremo quello che siamo adesso.

 

Quale giudizio date su Gramsci?  

Il termine "giudizio" non fa parte del metodo comunista per l'analisi dei fenomeni politici. La corrente dell'Ordine Nuovo fu trascinata nella formazione del Partito Comunista d'Italia da un movimento rivoluzionario mondiale e aderì al programma della Sinistra Comunista di allora, ma senza farlo proprio e senza neppure capirlo, come dimostrano i documenti storici e la repentina adesione alla degenerazione di Mosca. Fin dall'inizio delle discussioni in seno al movimento mondiale, la esigua minoranza centrista guidata da Gramsci si schierò per una politica tradizionale e democratica, come risulta del resto dall'atteggiamento di fronte al fascismo. Dunque non si tratta di formulare giudizi ma di analizzare fatti. La direzione centrista contribuì fisicamente alla distruzione dei rapporti organici interni di partito appoggiandosi massicciamente alla centrale russa, e questo è comprovato. Le azioni e gli scritti di Gramsci, questi ultimi utili per comprendere un modo di procedere per certi aspetti imparentato con quello del filosofo Benedetto Croce, non ci permettono di annoverare Gramsci fra i comunisti.

 

Perché non vi organizzate in partito?  

I partiti e le rivoluzioni non si "fanno": essi nascono e si sviluppano sulla base di situazioni mature che spingono gli uomini ad organizzarsi per raggiungere uno scopo definito. E' più corretto dire che partiti e rivoluzioni sono passibili di direzione da parte dei comunisti quando questi fanno parte integrante del processo di formazione degli eventi e delle forme organizzative. Ciò è però possibile soltanto se vi è uno stretto legame fra il movimento dell'intero arco storico e quello contingente che porta al costituirsi dell'organizzazione formale.

 

Non è un controsenso lavorare nei sindacati corporativi tradizionali? 

No, per la semplice ragione che non esistono e per ora non possono esistere altri tipi di sindacati, cioè organismi non corporativi e non tradizionali. I comunisti sono sempre stati per l'unità sindacale e hanno sempre organizzato il lavoro rivendicativo nei posti di lavoro. Hanno cioè sempre partecipato alla vita sindacale in qualunque situazione, anche clandestinamente, se necessario. Hanno sempre cercato, nello stesso tempo, di lottare contro gli aspetti reazionari e di conquistare influenza sui proletari. Il sindacato moderno è irreversibilmente diventato parte integrante dello Stato, certamente un elemento portante di tutto il sistema capitalistico, ma la sua contraddizione è che non può evitare di difendere in qualche modo le condizioni di vita dei salariati anche al solo scopo di non perdere il controllo su di essi. Siamo anche assolutamente contrari alla formazione di sindacati costituiti su base ideologica omogenea (comunista, cattolica, anarchica ecc.), come qualcuno sostiene ancora: gli organismi immediati, di qualsiasi natura essi siano, devono essere aperti a tutti i proletari e non essere l'emanazione di correnti politiche.

 

A proposito della funzione dell'individuo e della sua influenza nella storia, citate spesso la "teoria del battilocchio". Qualcuno dice che essa in Marx non c'è e che è un'invenzione della Sinistra.  

Non si tratta di una "teoria", ma del modo materialistico di intendere il fattore umano nei confronti della storia. Gli uomini fanno la loro storia - dice Marx - ma, mentre ognuno di essi persegue il proprio scopo, il risultato storico finale non dipende dalle specifiche azioni individuali. Quando si studiano le forze che muovono gli uomini non bisogna soffermarsi sulle determinazioni che agiscono sui singoli, fossero pure capi eminenti, ma su quelle che scaturiscono dai fondamenti della società, dal suo modo di produrre e distribuire. Queste forze muovono interi popoli mettendo a confronto intere classi. Noi non facciamo altro che ripetere gli stessi concetti. E' interessante notare, tra l'altro, che la concezione dell'individuo come fattore di storia e di idee era già stata demolita dai rivoluzionari borghesi più acuti, per esempio da Denis Diderot.

 

Partecipando alla Fiera del Libro, vendendo pubblicazioni in cambio di denaro, scrivendo per un pubblico, non vi farete coinvolgere in questioni di "mercato"?  

La questione dovrebbe essere rovesciata. Nel mondo non vi sono miliardi di comunisti che rischiano di essere coinvolti in questioni di mercato ma, al contrario, vi sono miliardi di uomini che vivono in base all'ideologia di mercato e solo qualche comunista emerge ogni tanto da questa massa spezzando il generale coinvolgimento. La domanda soffre perciò di un difetto soggettivistico, perché nessun comunista diviene tale per sua "scelta", bensì dopo aver subìto determinazioni potenti che lo conducono ad un atteggiamento controcorrente. E' idealismo spinto a vertici mistici credere che il non coinvolgimento nell'ideologia del mercato e del denaro dipenda da scelte individuali. Che gli individui subiscano alterne vicende è naturale: l'importante è sottolineare che questa società, proprio per il fatto di essere capitalisticamente avanzata e coinvolgente, produce sempre dei comunisti.

 

Quanti siete? 

Quando noi diciamo di non essere un "gruppo", ma un lavoro, intendiamo anche prendere le distanze dall'abitudine di dare importanza ai numeri, che non dipendono dalla buona volontà dei singoli. Nessuno oggi sa quanti siano nel mondo coloro che lavorano per il comunismo. I rappresentanti della società futura non si possono "contare" come unità individuali addizionabili. La stragrande maggioranza di coloro che contribuiscono al comunismo in quanto rivoluzionamento dei rapporti esistenti non militano in veste di comunisti. Naturalmente c'è una enorme differenza fra le epoche in cui esiste il partito formale e quelle in cui esso scompare, spezzando la continuità organizzativa. Nonostante tutto, nel partito storico militano uomini e forze che comunque danno il loro contributo collettivo alla rivoluzione. Di primo acchito ciò sembra del tutto inverosimile. Ci è stato fatto notare, per esempio, che si possono definire comunisti solo coloro che hanno coscienza di rappresentare il movimento rivoluzionario futuro. E' vero, ciò è scritto anche nel Manifesto. Ma la cosiddetta coscienza di classe non è un attributo che l'individuo può scegliere di "possedere". Quando la situazione è storicamente sfavorevole alle manifestazioni rivoluzionarie dirette, la società moderna fa avanzare la rivoluzione indirettamente. "Lavorano per noi", disse la Sinistra Comunista. Un semplice esempio è quello della fine del colonialismo: decenni di attività di partiti più o meno rivoluzionari, più o meno socialisti e comunisti, non hanno scalfito le vecchie potenze coloniali; esse sono state demolite in quanto tali solo dall' inarrestabile avanzata internazionale e anticolonialista del moderno imperialismo americano.

Continua...