Che cosa vale una elezione

La discussione se le elezioni italiane (1) abbiano mostrato o meno il consenso della nazione col fascismo merita poche osservazioni dal punto di vista comunista, che ne spostano completamente la comune impostazione.

Consideriamo come pacifico, e dimostrato dallo stesso contegno degli organi ufficiali fascisti, che le elezioni hanno nociuto al fascismo e segnano per esso uno smacco, non certo decisivo, tutt'altro, ma uno smacco inatteso.

Egualmente pacifico ci pare che le elezioni hanno aumentato il prestigio dei Partiti estremi; e lo ammettono gli stessi fautori di una curiosa tattica di astensionismo... legalitario.

Ma che dobbiamo noi dire dinanzi al dialogo polemico tra fascisti e oppositori ove i primi citano le cifre a riprova della effettiva loro vittoria maggioritaria, i secondi replicano che le cifre sono artefatte da brogli e violenze, e senza questi coefficienti avrebbero dato torto al fascismo!

Noi dobbiamo rimettere la questione nei suoi termini classisti, se non vogliamo correre il pericolo che il successo elettorale rivalorizzi le sfatate illusioni socialdemocratiche e ritardi lo smantellamento dei Partiti socialisti di destra, che noi dobbiamo augurare segua da presso quello delle opposizioni democratico-borghesi.

Che diavolo vale per noi questo consenso popolare, che i fascisti rincorrono malgrado tutte le loro vanterie antidemocratiche e che gli oppositori vogliono individuare attraverso complicate discriminazioni dell'esito elettorale e delle circostanze "estranee" che avrebbero contribuito ad "alterarlo"?

Può adoperare questa parola del consenso chi si ponga dal piatto punto di vista del liberalismo borghese, che crede di aver risolto tutti i problemi dei rapporti tra gli aggruppamenti sociali con la sua balorda ipotesi della uguaglianza aritmetico- giuridica di tutti i cittadini e i suoi banali procedimenti di "conta" delle coscienze politiche, che dovrebbero dare una idea delle forze politiche effettive colla stessa precisione con cui il numero dei capi di una mandria ci lascia prevedere il quantitativo delle bistecche.

Per noi questa "conta" non vale niente, e non è che un indice molto vago per la effettiva indagine dei rapporti di forza delle classi opposte e dei Partiti che le rappresentano. Il numero degli aderenti non è che un elemento, ma mai il decisivo, potendo il suo peso essere completamente mutato dalla maniera in cui tutti quei singoli sono tra loro collegati e organizzati. Quel che importa è la organizzazione, la disciplina, l'attrezzamento, l'armamento delle parti politiche. Più semplicemente esprime questo concetto la nota poesia di Giusti, sui quattro che bastonano e i cento che se ne stanno a dire: ohibò!

Dalla teoria del voto espressione di coscienza, si passa alla pratica di tutta una serie di determinanti effettive del voto delle masse di elettori tra cui è sciocco cercare un limite che separi le legittime dalle illegittime. Il caso estremo è dato dai voti prodotti da pastetta e da violenza, ma tra questo e la "libera espressione della opinione del cittadino" stanno e sono sempre state in pratica, con o senza il fascismo, altre infinite forme. Abbiamo i piccoli interessi di famiglia, di clientela, di cricca, di campanile; abbiamo il protezionismo dei deputati; abbiamo la corruzione. Il gioco di tutti questi fattori dipende dal grado di organizzazione dei contendenti. Non è una cosa molto diversa, per chi non sia accecato dai sofismi democratici, che un Comitato usi i suoi danari a stampare manifesti o a comprare elettori. Basta guardare un poco al fondo della cosa per capire che non vi è nel primo caso una giustizia violata nel secondo. Basta pensare che vi sono... proletari e borghesi. Partiti dei ricchi e Partiti dei poveri, idee che non hanno mezzi per propaganda, stomaci di affamati che poche lire possono irresistibilmente sedurre. Questa è la realtà che si agita sotto la pomposa frase della consultazione delle coscienze e tale realtà è determinata dalla esistenza di una disuguaglianza e di un dominio di classe, sia questo più o meno spinto nelle forme con cui difende il suo potere. Per questo noi non crediamo al suffragio universale come mezzo di affrancamento della classe lavoratrice.

Il proletariato è maggioranza della società, ma comincia a comparire nelle votazioni solo quando una minoranza di avanguardia di esso sa organizzarsi. Dinanzi ai vari partiti predomina la più pesante delle organizzazioni: il Governo. Le elezioni, se qualche volta hanno cambiato un ministero non hanno mai rovesciato né rovesceranno il regime di classe che le ha fatte. Le colossali cifre sono costruite dall'opera di minoranze, da una parte e dall'altra, ma cento volte meglio da parte di chi detiene il potere.

In Italia, e specie nel Mezzogiorno, abbiamo sempre avuto l'influenza decisiva nelle elezioni del favoritismo, della corruzione, della pastetta, della camorra e dei mazzieri. Queste armi, adoperate dal Governo, gli hanno assicurate più grandi vittorie là dove i Partiti estremi non erano organizzati, come nel Sud. Queste armi sono state adoperate da tutti gli uomini e gruppi borghesi di Governo, dal liberale Giolitti al democratico Amendola. Oggi vi è il fascismo che le ha usate contro costoro. Il fascismo ha fatto molto di nuovo, ma è supremamente ridicolo far cominciare con esso le alterazioni della purezza dei risultati elettorali. La differenza tra fascismo e vecchi partiti borghesi è tanto meno netta se si tiene conto che il fascismo non ha osato fare completo gettito dei metodi ipocriti e ingannevoli del parlamentarismo, coi quali gli agenti del capitalismo dominante riescono a illudere le masse o gran parte di esse di essere i loro esponenti e rappresentanti...

Per noi l'analisi delle elezioni si fa altrimenti. Bisogna distinguere fra Sud e Nord. Nel Nord il fascismo aveva dinanzi a sé, al suo sorgere, organismi sovversivi contro i quali era insufficiente la organizzazione statale borghese come era uscita dalla guerra. Il fascismo ha fatta una grande organizzazione politica borghese e a questa ha sottoposto la vecchia macchina statale. Inquadrando così anche gli elettori, come ha inquadrato gli organizzati economici, il fascismo ha migliorate le posizioni dinanzi ai Partiti rossi. Che lo abbia fatto colla violenza non è chi non sappia: la violenza è nella storia e nella politica un fattore naturale, mentre il dosamento del numero delle coscienze è un fattore irreale e immaginario. Facendo votare i suoi aderenti volontari o forzati, il fascismo ha dato la misura della sua forza: è grave per esso che non abbia, nelle circoscrizioni del Nord, con questo spiegamento di mezzi, tra cui non facciamo distinzioni astratte, ottenuta la maggioranza. Ma certo esso è una minoranza troppo più organizzata e attrezzata e armata delle varie minoranze oppositrici perché il rapporto delle forze politiche non gli resti favorevole.

Nel Sud il fascismo non fu condotto a percorrere la stessa via. Non vi erano grandi organizzazioni sovversive, e la macchina statale controllava sicuramente la vita politica. La borghesia non si organizzò largamente in fascismo non essendovene il bisogno. Il fascismo non ha dovuto che ereditare questa posizione. Così il fascismo-Stato-borghesia ha avuto nel Sud una decisiva maggioranza. Nel giudicare questo prevedutissimo fatto, si deve tener conto che il fascismo ha dovuto bloccare coi capi delle locali clientele politiche, e ha dovuto adoperare le truffe e le violenze in una dose decuplicata. Si potrebbe fare questo calcolo, e lo consigliamo ai vari Mondi: computare una frazione dei voti fascisti nel Sud applicando lo stesso rapporto che danno le circoscrizioni del Nord tra i voti alla lista nazionale e gli iscritti nel fascismo. Probabilmente si troverebbe che teoricamente, anche secondo le cifre di queste elezioni, il partito fascista in tutto il paese è stato messo in minoranza nettamente. Ma a noi questo importa poco, perché la identità tra liberalismo borghese, professionismo parlamentare borghese e fascismo, tra ministerialismo cronico e fascismo, sussiste completa, malgrado la diversa data di origine di queste manifestazioni di conservazione controrivoluzionaria. Queste forze agiranno di conserva sul terreno della lotta di classe, ecco quel che importa. Come ci interessa concludere che chi ha la forza di fare imposizioni e truffe elettorali, viola i canoni della democrazia, ma si dimostra attrezzato per lottare su altri terreni, con efficienza che i rivoluzionari dovranno ben calcolare.

In altri termini, non ci scandalizzano le violenze e pastette elettorali del fascismo. I lavoratori devono guardare in faccia la questione. La concezione comunista della tattica elettorale e parlamentare, logicamente non esclude neppure da parte nostra la... pastetta. Se potessimo fare pastette e fugare elettori avversari dalle urne, sarebbe confortante perché saremmo più vicini a poter spiegare forze mature per l'offensiva.

Da questo punto di vista realistico le elezioni attuali rappresentano per noi un risultato confortante. Il nostro Partito si è imposto in una atmosfera arroventata e dinanzi al tentativo di livragarlo del tutto. Malgrado tutto, ha funzionato, ha fatte le operazioni elettorali, ha tirato fuori dei voti dalle urne. Il numero di questi sta a provare che esso è meno lontano dal poter scendere in lotta su altro terreno.

Ad esempio, in certe zone del Sud i nostri effettivi contingenti di compagni e simpatizzanti, non hanno votato. I numerosi voti avuti sono di sconosciuti nostri seguaci. Là dove hanno girato le squadre fasciste di votanti - espediente che non ci orripila - cosa guadagneremmo se le squadre fasciste non votassero a ripetizione, ma si tenessero pronte però sempre a far fuoco su di noi? Non ripareremo mai colla scheda la loro fucileria - sono venuti fuori, a sgradevole sorpresa avversaria, molti nostri voti. In parziale rivalsa di quelli che non erano potuti andare alle urne, taluni squadristi hanno dieci, cinquanta volte votato falce e martello. Questo significa più di cinquecento voti liberi e coscienti, confessati e comunicati dal Mondo e dal Manchester Guardian.

Il proletariato non rinunzia alla lotta, esso esiste, esso rimonterà il suo svantaggio. Il rapporto di forza al fascismo oggi è espresso bene dalle cifre elettorali: illudersi sarebbe controrivoluzionario. Nel Sud il fascismo è più malvisto e meno opprimente: però è forse ancora più aspro che al Nord il compito di vincere le resistenze antirivoluzionarie. Ma il rapporto si modificherà irresistibilmente a nostro favore. Si tratta di resistere alla illusione democratica, su cui pure gioca il fascismo stesso, di contare tra i nemici le varie opposizioni di Sua Maestà, di lottare contro la criminosa illusione pacifista di unitari e massimalisti.

Noi ritorneremo contro il fascismo, non certo coll'obiettivo imbecille di elezioni avvenire "in ambiente di libertà". La democrazia ha fatto il suo tempo. Le oche liberali, e a coro con esse le stesse aquile oggi ostentanti un antiparlamentarismo borghese e reazionario, strilleranno ben altrimenti quando vedranno come tratterà la democrazia una rivoluzione non da operetta.

Lungi dal restaurare gli ideali su cui piangono i vari Amendola e Turati, la rivoluzione delle grandi masse proletarie di Occidente li farà assistere ad una satanica girandola di calci nel culo a Santa Democrazia, mai vergine e sempre martire.

E soltanto quella si potrà chiamare Liberazione.

(1) Le elezioni in questione si tennero il 6 aprile 1924.

Da "L'Unità" del 16 Aprile 1924. Firmato: Amadeo Bordiga.

Archivio storico 1924 - 1926