Abaco dell'economia marxista

Il processo di circolazione del Capitale (Il Capitale - Libro secondo)

Sezione prima: Le metamorfosi del capitale e il loro movimento circolatorio.

Riportiamo lo schema della produzione capitalistica nella notazione adottata nel Libro Primo:

D è il denaro investito dal capitalista nell'acquisto della merce M di pari valore. D' è il denaro ricavato dalla vendita del prodotto. ed è maggiore di D.

Più esattamente si può scrivere:

Il capitale è: primo, Denaro; secondo, Merce acquistata; terzo, Merce venduta; quarto, Denaro (aumentato).

Marx tratta le tre "metamorfosi". Il primo stadio è circolazione pura, acquisto sul mercato. Il secondo stadio è quello fondamentale, Produzione della merce M alla cresciuta M'. Il terzo stadi è di nuovo circolazione.

Marx usa all'inizio del Libro Secondo la scrittura:

In essa P non indica più una misura di valore ma un processo, il processo produttivo.

E' necessario trasformare la simbolica dei tre stadi, ricordando i nostri simboli in lettere minuscole: k, k', c, v, p, legati dalle relazioni: k = c + v; k' = k + p = c + v + p

In queste notazioni tutte le grandezze sono espresse in moneta corrente.

Il capitale anticipato si divide in costante e variabile. Ad esso si aggiunge il plusvalore in quanto il prodotto si vende per k' maggiore di k.

Primo stadio.

Formula del testo:

Il segno < qui indica una partizione di M in T (forza lavoro) e Pm (mezzi di produzione) che sono le due partite che il capitalista acquista sul mercato.

Conviene trasformare la formula senza che contraddica gli altri simboli e la comune notazione algebrica, pur consevando i simboli dinamici ® o <® già adottati

In detta notazione conveniamo che il segno di addizione operi anche verticalmente: è lo stesso che .

Il capitale, dalla forma di una somma d di danaro contante, si è mutato in un totale equivalente di materie prime e altri mezzi produttivi (logorio di macchine nel ciclo), Pm o c; e in una somma di salari operai, T o v. Nessun incremento

Secondo stadio.

Marx limita i simboli a.

... P ...

e spiega che i puntini indicano interruzione della circolazione mercantile per far luogo allo stadio produttivo (stregato!) del movimento circolatorio del capitale.

Proponiamo la notazione:

Essa pone in evidenza che c non varia, mentre v genera il plusvalore p

Terzo stadio.

E' la realizzazione sul mercato del prodotto m' . Marx lo nota M' - D' . Scriveremo:

Il testo distingue la destinazione del danaro D' tra due scopi: il reinvestimento nella produzione, e il consumo del capitalista. La prima quantità non può essere minore di D (riproduzione semplice del capitale iniziale), D = k = c + v . La seconda quantità sia d = D' - D.

Per usare lettere minuscole la indichiamo: d" = d' - d

In tal caso la merce prodotta m' si divide tra m ed m" = m' - m

Il terzo stadio si esprime:

m" esprime le merci che il capitalista compera per il suo consumo individuale.

E' chiaro che nella riproduzione semplice il capitalista consuma tutto il plusvalore ossia m" = d" = p.

Circolazione totale nei tre stadi (Marx)

Formula I. (Vedi capitolo IV della Sez. I)

Questa formula è quella della circolazione del capitale-denaro.

Scritta d ® d' esprimerebbe la teoria "mercantilista" in cui il plusvalore nasce dallo scambio.

La nostra espressione mostra il "segreto" del capitale nello scatto a sinistra in alto tra v (salari) e v + p.

Formula III.

Circolazione del capitale-merce.

Si parta da m' e si faccia sempre l'ipotesi della riproduzione semplice:

Nella forma m = m' la formula può rappresentare la dottrina "fisiocratica", e il quadro di Quesnay in cui non vi è plusvalore e tutta la merce è data dalla natura. Ma nel nostro schema è svelato il "pareggio" della classe industriale improduttiva: i capitalisti consumano il plusvalore creato dai salariati.

Formula II.

Marx rappresenta il movimento circolatorio del capitale non più partendo da denaro o merce (quantità mercantili) ma partendo dal processo produttivo per tornare al processo produttivo. Se trattiamo questa formula per ultima è per la fecondità potente che la caratterizza.

Sinteticamente Marx la scrive:

P ... M' - A' - M ... P

Nella nostra notazione porremo:

In questa formula la macchina della produzione indicata tra le parentesi a graffe (simbolo ... P ... di Marx) riproduce sé stessa, ma la classe capitalista ad ogni ciclo asporta e consuma improduttivamente il valore d" . Riproduzione semplice del capitale produttivo. Nella riproduzione allargata la formula diviene:

Non vi è stato consumo personale di capitalisti, ma il denaro d' comprendente tutto il plusvalore p del primo ciclo permette l'acquisto di un maggiore capitale c' + v', maggiore di c + v (del capitalizzato plusvalore p) che genera un maggiore plusvalore: P' > P

Il testo dice (Ed. Costes Vol. V p. 136) "per non complicare la fomula il più semplice è ammettere che tutto il plusvalore si accumuli".

Scrive così la formula:

Marx riunisce i due casi (riproduzione semplice e allargata) in una formula unica:

Nella nostra notazione la formula III generalizzata del movimento circolatorio del capitale produttivo si potrebbe scrivere:

Vanno fatti due rilievi.

Primo rilievo

Quando il processo P si muta in P', mentre noi mutiamo c in c' e v in v', Marx non muta i simboli T e Pm (forza lavoro e mezzi di produzione) in T' e P'm, e spiega perché.

Nel caso di P' la somma T + Pm è aumentata.

Ma non è lo stesso per T e per Pm (che Marx scrive come termini di una frazione, nella sua simbolica quantitativa e qualitativa ad un tempo, quasi "ideografica"). Non solo sarebbe falso porre . . . ????. . . ma vi è di più. "L'accrescimento del capitale (pag. 141) si accompagna ad una modificazione della sua composizione organica, aumentando il valore di Pm, e diminuendo sempre quello di T, sia relativamente sia assolutamente".

Scriviamo tale teorema coi nostri simboli:

k' = c' + v' > k = c + vGrado di composizione organica del capitale:

 

Effetto della accumulazione allargata:

(diminuzione relativa di v)

(diminuzione assoluta di v)

Il senso storico di questa relazione è che con la accumulazione allargata del capitale, ossia con la destinazione del plusvalore non a circolazione mercantile, ma a capitalizzazione nel processo produttivo:

- a) cresce la produzione di merce

- b) cresce la produzione di capitale

- c) cresce la produzione di plusvalore

- d) cresce il capitale costante

- e) decresce la rata di capitale variabile sul costante e sul totale

- f) decresce il capitale variabile sociale, ossia T, ossia v, ossia la parte di prodotto sociale consumata dai lavoratori.

Secondo rilievo, di Marx.

"La circolazione del capitale produttivo è la forma sotto cui l'economia classica considera il processo di circolazione del capitale industriale" (Formula seconda generalizzata).

La sintesi è, storicamente:

Formula I : D - D' Mercantilisti

" III : M - M' Fisiocratici

" II : P - P' Ricardiani

Ricardo e i suoi non solo hanno data la P - P, ma anche la P - P', teorizzando l'astinenza dei capitalisti dal consumare il plusvalore.

In Marx il fine del capitalista individuale di consumare plusvalore (P - P) diventa un fine sociale, ossia produrre plusvalore. Non è più fine dell'ndividuo capitalista "personificazione del capitale", ma fine della forma capitale.

Capitalizzando più plusvalore (condanna per i lavoratori, per la società, per gli stessi capitalisti) diminuisce la remunerazione totale della forza lavoro.

Obiezione borghese: Marx ha avuto torto. Storicamente è aumentata la massa salari nei due fattori: numero dei lavoratori, salario medio.

Risposta marxista: 1°) - data la mutata composizione del capitale, anche se la massa salari è cresciuta, ciò non è stato che per la decima parte forse del prodotto e del capitale sociale; 2°) - la classica meccanizzazione dell'Ottocento e la nuovissima automazione del Novecento esaltano di cento volte la produzione, decimano il numero relativo e domani assoluto dei lavoratori industriali, sacrificano la maggioranza reietta dell'umanità.

Rilievo finale.

Il passaggio tra la seconda semplice e la seconda allargata può essere apologizzato dai riformisti classici nel senso che il plusvalore anziché esaltare il consumo di minoranze privilegiate riceve un uso sociale.

Nel senso della critica di Marx al programma di Gotha anche la parte del plusvalore non capitalizzato riceve un uso sociale (spese generali dello Stato attraverso le tasse sui redditi).

Anche la società socialista preleverà dal prodotto sociale una parte rilevante, e quindi non la distribuirà ai lavoratori.

Le due formule II (P - P), e II (P - P') si possono applicare alla critica dell'immediatismo (frutto indeminuto del lavoro in Lassalle, Dühring etc.).

Proposta immediatista.

Nella formula II

Sopprimere il consumo di d" e avere

Permanentemente

Questa tautologia rende impossibile:

- a) la riproduzione allargata

- b) l'aumento di c e del capitale fisso sociale

- c) ogni aumento avvenire, anche di v portato a v + p con un "livellamento", tale anche nel tempo

L'unico mezzo storico è il passaggio alla riproduzione progressiva, che esige produzione di plusvalore, capitalizzazione di esso, e comporta diminuzione della massa salari anche se i capitalisti nulla consumano.

La formula II sviluppata (P - P') è la vera formula del capitalismo sovietico stalinista [come la II semplice (P - P) è quella degli immediatisti].

Quale la formula socialista o comunista?

Rompere il legame di equivalenza tra merce e danaro, solo mezzo per abolire la disequivalenza tra salario e prodotto, ossia il plusvalore.

Una sola economia è senza plusvalore, quella che non ha misura di valore (mercato, moneta).

In questa sola si può formare quella inflazione della prima, che è deflazione della seconda.

In essa "l'uomo è lo scopo della produzione" mentre nelle altre la ricchezza estranea all'uomo è lo scopo della produzione, di cui l'uomo lavoratore è il mezzo bruto.

Estendere senza limiti la produzione è follia comune a capitalisti e stalinisti.

(p. 129) "L'estensione della massa di merci fornita dalla produzione capitalista è determinata dalla scala di questa produzione e dal bisogno di una sua perpetua estensione, e non dal cerchio predestinato dell'offerta e della domanda, né dai bisogni da soddisfare".

Nel capitalismo la merce fa schiavo l'uomo nel produrla e nel consumarla.

Nel comunismo il prodotto non è merce né misura di valore, ma la sua misura quantitativa è derivata dai bisogni, ammessi non per pretesa egoista, ma secondo lo sviluppo migliore dell'uomo sociale.

Quando bisogni individuali siano antisociali, se ne decurterà il piano di produzione.

Conclusione

Scala delle formule

D - D' mercantilisti

M - M' fisiocratici

P - P ricardiani

P - P' "

P - P immediatisti

P - P' stalinisti

D = denaro; M = merce; P = processo produttivo; P' = processo produttivo esaltato

Archivio storico 1952 - 1970