Trotsky a Bordiga*

Mosca, 2 marzo 1926

Caro compagno Bordiga,

senza dubbio l'esposizione dei fatti data da voi si basa su di una serie di malintesi evidenti, che con i documenti alla mano possono essere dissipati senza difficoltà.

Nel corso dell'autunno del 1923 ho criticato aspramente il CC diretto dal compagno Brandler. Ho dovuto parecchie volte in modo ufficiale esprimere la mia preoccupazione che questo CC non potesse condurre il proletariato tedesco alla conquista del potere. Questa mia affermazione è fissata in un documento ufficiale del Partito. Parecchie volte ho avuto l'occasione (parlando con Brandler e di Brandler) di dire che egli non aveva capito il carattere specifico della situazione rivoluzionaria, che confondeva la rivoluzione con un'insurrezione armata, che aspettava fatalisticamente lo sviluppo degli avvenimenti invece di andare incontro ad essi ecc. ecc..

È vero che io mi sono opposto che fosse mandata a lavorare, insieme con Brandler, Ruth Fischer perché ritenevo che, in un periodo tale, la lotta all'interno del CC poteva portare ad una sconfitta completa, tanto più che nell'essenziale, cioè in riguardo alla rivoluzione e alle sue tappe, la posizione di Ruth Fischer era piena dello stesso fatalismo socialdemocratico: ella non aveva capito che in un simile periodo poche settimane sono decisive per molti anni, anche per decenni. Io ritenevo necessario sorreggere il CC esistente, esercitare una pressione su di esso, rafforzare la tendenza rivoluzionaria mandando dei compagni ad assisterlo ecc. ecc. Nessuno allora pensava che fosse necessario sostituire Brandler ed io non feci questa proposta.

Quando Brandler nel gennaio 1924 venne a Mosca e ci disse che era allora più ottimista in riguardo allo sviluppo degli avvenimenti che non nell'autunno dell'anno precedente, per me diventò ancora più chiaro il fatto che Brandler non aveva capito quella particolare combinazione di condizioni che crea una situazione rivoluzionaria; io gli dissi: "Voi non sapete distinguere la faccia della rivoluzione dalla sua schiena. Nell'autunno scorso la rivoluzione vi volgeva la faccia, voi avete lasciato passare il momento. La rivoluzione ora vi volge le spalle, voi credete invece che essa venga verso di voi".

Se io nell'autunno 1923 più di tutto temevo che il Partito comunista tedesco avrebbe lasciato passare il momento decisivo (com'è veramente avvenuto), dopo il gennaio 1924 temevo che la sinistra facesse una politica come se all'ordine del giorno ci fosse ancora l'insurrezione armata. Così si spiega una serie di articoli e discorsi nei quali io cercavo di dimostrare che la situazione rivoluzionaria era già passata ed era inevitabile un riflusso della rivoluzione, che nell'immediato avvenire il Partito comunista avrebbe perduta inevitabilmente la sua influenza, che la borghesia avrebbe utilizzato il riflusso della rivoluzione per rafforzarsi economicamente, che il capitale americano avrebbe sfruttato il rafforzamento del regime borghese per un largo intervento in Europa sotto la parola d'ordine: "Normalizzazione, pacificazione ecc. ecc.". in pari tempo io sottolineavo la prospettiva rivoluzionaria generale ma come una linea strategica e non come una linea tattica.

Detti per telefono la mia firma alle tesi di gennaio del compagno Radek. Alla redazione di queste tesi non presi parte (ero malato). Detti la mia firma perché esse contenevano l'affermazione che il Partito tedesco aveva lasciato passare la situazione rivoluzionaria e che in Germania iniziava per noi una nuova fase, non di immediata offensiva, ma di difensiva e di preparazione. Questo era per me allora l'elemento decisivo .

L'affermazione che io avrei fatto che il partito tedesco non doveva condurre il proletariato all'insurrezione è falsa da cima a fondo. La mia accusa principale contro il CC di Brandler era proprio quella che egli non ha saputo seguire passo passo gli avvenimenti, né portare il partito a capo delle masse popolari nell'insurrezione armata del periodo agosto-ottobre.

Ho detto e scritto che, dopo che il Partito aveva per fatalismo perduto il ritmo degli avvenimenti, era tardi per dare il segno dell'insurrezione armata: i militaristi avevano utilizzato il tempo perduto dalla rivoluzione per occupare le posizioni importanti, e soprattutto si era verificato un mutamento nelle masse ed era incominciato un riflusso. In questo precisamente consiste il carattere specifico e originale della situazione rivoluzionaria, che nello spazio di un mese o due essa può radicalmente modificarsi. Non invano Lenin ripeteva nel settembre-ottobre 1917: "Adesso o mai (cioè mai la stessa situazione rivoluzionaria si ripeterà)".

Se anche nel gennaio 1924 per malattia non presi parte ai lavori del Comintern, è completamente vero che io ero contrario a che fosse messo da parte Brandler dai lavori del CC. Era mia opinione che Brandler aveva pagata cara l'esperienza pratica tanto necessaria a un capo rivoluzionario. In questo senso io certamente avrei difeso l'opinione che Brandler doveva rimanere nel CC, se a quel tempo io non fossi stato fuori di Mosca. Inoltre io non avevo nessuna fiducia in Maslow. Ritenevo, sulla base dei colloqui avuti con lui, che egli condivideva tutti i difetti della posizione brandleriana rispetto ai problemi della rivoluzione, ma non aveva le buone qualità di Brandler, cioè la serietà e la coscienziosità. Indipendentemente dal fatto se io mi sbagliavo o no in questa valutazione di Maslow, questo problema è solo in rapporto indiretto con la valutazione della situazione rivoluzionaria dell'autunno 1923 e del mutamento avvenuto nel novembre-dicembre dello stesso anno.

Una delle principali risultanze dell'esperienza tedesca era per me il fatto che nel momento decisivo da cui, come ho già detto, dipende la sorte della rivoluzione per un lungo periodo, in tutti i Partiti comunisti è inevitabile, in maggiore o minore misura, una recidiva socialdemocratica. Nella nostra rivoluzione questa recidiva, grazie a tutto il passato del Partito e al ruolo senza esempio di Lenin, fu minima, e nonostante ciò in certi momenti il successo del Partito nella lotta per il potere fu messo in pericolo. Tanto più importante mi pareva e mi pare ancora la inevitabilità delle recidive socialdemocratiche nel momento decisivo nei Partiti comunisti europei più giovani e meno temprati. Da questo punto di vista occorre valutare il ruolo del Partito, la sua esperienza, le sue offensive, le sue ritirate in tutte le tappe della preparazione della conquista del potere. Basandosi su questa esperienza occorre fare la selezione dei quadri dirigenti del Partito.

L. Trotsky

Note

La lettera è in risposta ad una missiva di Bordiga scritta a Mosca nella stessa data (2 marzo 1926), nella quale il dirigente italiano chiedeva alcuni chiarimenti sulla posizione di Trotsky rispetto alla condizione politica tedesca nell'ottobre del 1923 e sull'operato della direzione del KPD. Lo scambio di lettere segue di poco la conclusione del IV Esecutivo allargato dell'IC tenuto nel febbraio del 1926. La condizione si è fatta ormai particolarmente tesa sia all'interno del quadro dirigente del PC russo, sia per quel che riguarda i rapporti tra Bordiga e la direzione del PC italiano.
La 'questione russa' era esplosa nell'autunno del 1923 con la lettera di Trotsky alla Pravda, nella quale erano stati posti sul tappeto i problemi del rapporto tra centralismo e democrazia, tra la vecchia guardia bolscevica e il nuovo apparato di partito. La polemica si era poi ulteriormente allargata toccando la questione economica (concessioni ai contadini) e le questioni politiche ed ideologiche più generali (la costruzione del socialismo in un solo paese). La lotta contro Trotsky, condotta in prima persona da Stalin e Bucharin, era stata inquadrata nell'ambito della campagna per la 'bolscevizzazione' del partito.
In Italia, gli anni non avevano fatto che acuire il processo di isolamento sempre maggiore dell'ala ultrasinistra del PCI e di Bordiga in particolare. A partire dall'Esecutivo allargato del giugno del '23, che aveva deciso di cambiare la composizione della direzione del PCI, Bordiga si era mantenuto coerente con la sua posizione di 'non collaborazione' a tutti i livelli (si era rifiutato, tra l'altro, di presentarsi nella lista comunista per le elezioni del 1924). Questo atteggiamento, insieme ad alcune coincidenze importanti nella critica alle posizioni generali del Comintern e del PCR stalinizzati, lo accomunano sempre più a Trotsky nella polemica che Stalin conduce contro le sue posizioni, facilitando lo strumentale amalgama di 'trotskismo' e 'bordighismo'. Gramsci, del resto, già nel maggio del '24 (al convegno di Como), aveva permesso l'avvio della assimilazione delle posizioni bordighiste di isolamento e non collaborazione, con quelle di Trotsky. Quest'operazione strumentale di assimilazione tra i due proseguirà, raggiungendo il suo apice nel 1926.
Quando si apre il VI Esecutivo allargato del Comintern, il III Congresso del PCI (Lione) è appena terminato, vedendo sconfitte e fortemente minoritarie le posizioni dell'ultrasinistra bordighiana. Bordiga si reca per l'occasione direttamente da Lione a Mosca, dove appare interlocutore e contraddittore diretto di Stalin: unica voce di dissenso autentico nella riunione.

1) La lettera è in risposta ad una missiva di Bordiga scritta a Mosca nella stessa data (2 marzo 1926), nella quale il dirigente italiano chiedeva alcuni chiarimenti sulla posizione di Trotsky rispetto alla condizione politica tedesca nell'ottobre del 1923 e sull'operato della direzione del KPD. Lo scambio di lettere segue di poco la conclusione del IV Esecutivo allargato dell'IC tenuto nel febbraio del 1926. La condizione si è fatta ormai particolarmente tesa sia all'interno del quadro dirigente del PC russo, sia per quel che riguarda i rapporti tra Bordiga e la direzione del PC italiano.

La "questione russa" era esplosa nell'autunno del 1923 con la lettera di Trotsky alla Pravda, nella quale erano stati posti sul tappeto i problemi del rapporto tra centralismo e democrazia, tra la vecchia guardia bolscevica e il nuovo apparato di partito. La polemica si era poi ulteriormente allargata toccando la questione economica (concessioni ai contadini) e le questioni politiche ed ideologiche più generali (la costruzione del socialismo in un solo paese). La lotta contro Trotsky, condotta in prima persona da Stalin e Bucharin, era stata inquadrata nell'ambito della campagna per la "bolscevizzazione" del partito.

In Italia, gli anni non avevano fatto che acuire il processo di isolamento sempre maggiore dell'ala ultrasinistra del PCI e di Bordiga in particolare. A partire dall'Esecutivo allargato del giugno del '23, che aveva deciso di cambiare la composizione della direzione del PCI, Bordiga si era mantenuto coerente con la sua posizione di "non collaborazione" a tutti i livelli (si era rifiutato, tra l'altro, di presentarsi nella lista comunista per le elezioni del 1924). Questo atteggiamento, insieme ad alcune coincidenze importanti nella critica alle posizioni generali del Comintern e del PCR stalinizzati, lo accomunano sempre più a Trotsky nella polemica che Stalin conduce contro le sue posizioni, facilitando lo strumentale amalgama di "trotskismo" e "bordighismo". Gramsci, del resto, già nel maggio del '24 (al convegno di Como), aveva permesso l'avvio della assimilazione delle posizioni bordighiste di isolamento e non collaborazione, con quelle di Trotsky. Quest'operazione strumentale di assimilazione tra i due proseguirà, raggiungendo il suo apice nel 1926.

Quando si apre il VI Esecutivo allargato del Comintern, il III Congresso del PCI (Lione) è appena terminato, vedendo sconfitte e fortemente minoritarie le posizioni dell'ultrasinistra bordighiana. Bordiga si reca per l'occasione direttamente da Lione a Mosca, dove appare interlocutore e contraddittore diretto di Stalin: unica voce di dissenso autentico nella riunione.

2) Bordiga era reduce da una riunione della delegazione italiana con Stalin, del 22 febbraio, nella quale si era parlato soprattutto del problema contadino, ma dove, per iniziativa dello stesso Bordiga, si era accennato alla polemica che contrapponeva in quel periodo la maggioranza del PRC a Trotsky sulla questione tedesca. Bordiga, dunque, nella sua lettera a Trotsky, aveva chiesto delucidazioni sul contenuto di questa polemica, riportando in primo luogo le posizioni espresse dalla maggioranza del PRC (e per non fare riferimento ad una pura disputa verbale richiama alla posizioni espresse da Kuusinen in un articolo comparso nella Correspondance Internationale). Secondo queste ultime: 1) prima dell'ottobre del '26 Trotsky avrebbe appoggiato il gruppo di Brandler e accettato la linea decisa dagli organi dirigenti dell'IC per la Germania; 2) nel gennaio del '24, nelle tesi firmate anche da Radek, Trotsky avrebbe affermato che il PC tedesco non avrebbe dovuto scatenare l'offensiva nell'ottobre precedente; 3) solo nel settembre '24 Trotsky avrebbe formulato apertamente le proprie critiche verso il comportamento sia del PC tedesco che dell'IC.

3) Nell'autunno del '23 la direzione del KPD (guidata da Brandler), in accordo con le direttive del Comintern, aveva deciso di partecipare al governo dei socialdemocratici sassoni, come discutibile concretizzazione pratica della tattica del fronte unico e della parola d'ordine di "governo operaio" formato da partiti socialdemocratici, sancita dal IV Congresso mondiale dell'IC. Giudicando la situazione tedesca in quel periodo come rivoluzionaria (giudizio condiviso dall'IC) la direzione del KPD si era adoperata per spingere in avanti l'ascesa delle masse e il 21 ottobre la Conferenza dei consigli di fabbrica aveva decretato lo sciopero generale, per rispondere alle misure repressive rese dal governo centrale nei confronti di quello sassone. Fu l'avvio dell'insurrezione che, malpreparata, fallì sul nascere. Brandler, insieme con Radek (rappresentante dell'IC), decise il ritiro dei comunisti dalla lotta. Ma questi ad Amburgo proseguirono ugualmente nell'azione che, totalmente isolata, fallì sotto i colpi della repressione dell'esercito.

4) Ruth Fischer era un'esponente dell'ala "sinistra" del KPD. Al V Congresso dell'IC, nella discussione sulla "questione tedesca", polemizzò a lungo con le posizioni (da lei giudicate opportunistiche) di Radek (il quale aveva seguito direttamente le vicende dell'ottobre '23).

5) Radek aveva espresso un duro giudizio sul comportamento del KPD che si era, a suo avviso, rivelato incapace di cogliere l'occasione rivoluzionaria e di preparare se stesso e le masse alla presa del potere. La sua posizione fu apertamente polemica anche con quella maggioritaria dell'IC, all'epoca del V Congresso (giugno 1924), quando, per bocca di Zinov'ev, l'Internazionale non prese atto del sostanziale mutamento della situazione politica europea (sfavorevole al proletariato) e diede un'interpretazione più "estremista" della tattica di fronte unico e di "governo operaio", iniziando un rettifica (in senso negativo) dell'analisi della socialdemocrazia (che in questo periodo cominciò ad essere accomunata al fascismo). Zinov'ev dunque attaccò da sinistra Brandler e Radek per la loro sottovalutazione del pericolo socialdemocratico e ribadì le possibilità rivoluzionarie della situazione tedesca. In una lettera aperta del CE dell'IC ai militanti tedeschi del marzo 1924, si affermava: "La rivoluzione proletaria in Germania è inevitabile. L'errore commesso nell'ottobre del 1923, nell'apprezzamento del ritmo di sviluppo degli avvenimenti, ha provocato molte difficoltà ma non è che un episodio. La nostra diagnosi di fondo conserva il suo valore. La rivoluzione è in cammino, la rivoluzione verrà".

6) La sconfitta dell'ottobre aveva provocato una crisi all'interno del KPD. La direzione di Brandler (insieme a Radek) era stata messa sotto accusa alla riunione del CE del Comintern, a gennaio del '24, e sostituita da membri del centro e della sinistra (tra questi la Fischer e Maslow). Arkady Maslow (1891-1941), esponente all'epoca di posizioni ultrasinistre alla direzione del KPD, verrà espulso nel '27 per essersi schierato con l'Opposizione. Uno dei fondatori del Leninbund, ne lascerà la direzione e conserverà per alcuni periodi simpatie per il movimento per la Quarta Internazionale.

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