Bordiga a Perrone

Napoli 1953 maggio 19

Caro Otto,

al tuo indirizzo, e in questa lettera, una sola mala parola: se seguiti a non scrivere sei porco. Ed ora ad altri.

Ti narro il fattaccio di Genova di cui qualche eco ti sarà giunta. Il resoconto ufficiale che chiedevi a Faber lo avrai visto nel giornale. Si prepara il fascicolo tra tipo Prometeo e tipo Dialogato in cui saranno tutti i sommarii delle sei riunioni: ora sto facendo Milano seguendo il tuo testo. Ripeto sarebbe il sommario e non il testo integrale, che si farà dopo: mi riescono sommarii un po' troppo lunghi. Inutile attendere qualche tuo giudizio...

Dunque a Genova la sera del sabato, dopo la levataccia per partire alle - orrore! - nove, viaggio coi soliti, seduta interna, si era a tavola e feci la fesseria di non andare con compagni periferici ma coi soliti giannizzeri. Gli incriminati sono Natino, Peppe e Alfonso. Attaccano che il Dialogato doveva stamparsi col nome dell'autore, che tutti (i cretini) lo chiedono, che se ne venderebbero di più con magnifico risultato finanziario e politico! Per un poco si scherza e tratto tale baggianata come ti lascio immaginare. Si parla della ristampa e dei fondi e per divertirmi porgo a Natino la sfida di sborsare cinquantamila; egli da buon cafone firma l'assegno su cui naturalmente Bruno si lancia a pesce. Intanto continuando il dibattito attacca Nito, rimbeccato da Tarsia, col fatto che la teoria del battilocchio potrebbe andare per i capi politici ma che altro è per scienziati, letterati, poeti, artisti, etc. e ritira fuori in modo fesso una teoria dei superuomini. Insolitamente mi arrabbiai sul serio, non saprei nemmeno dirti per quale precisamente delle tante frasi fesse che dissero, e li mandai all'inferno apostrofando l'infelice Covone come autore di questo risibile complotto delle edizioni Bordiga e dichiarando che era veramente penoso e pietoso constatare che io sgobbo a scrivere e spiegare e loro o non leggono o non capiscono una iota, e diffidandoli con una urlata (che mi rovinò anzitempo la gola) a piantarla una volta per sempre. Mi alzai talmente urtato da non pagare il conto nemmeno con un assegno alla Natino. Antonietta da un pezzo li tirava come poteva per la falda della giacca ma quelli continuavano, è naturale che poi se ne pentirono, non fosse altro che per avermi in parte tolto un attributo del tipo teatrale, cui sono all'altezza di giungere nella loro sensibilità artistica, ossia il chiaro timbro delle corde vocali.

Occorre dimostrazione o è da Maramaldo? Chi legge la introduzione del Dialogato legge che si chiude con la negazione del compito delle persone e con la implicita risposta a quelli che dicono di crisi del bordighismo denuziando per noi e per le venture generazioni l'uso dei cognomi. Di qui il dilemma cornuto: o io ho ragione e non si stampa il nome, oppure ho torto nella teoria centrale e allora quel cumulo di fesserie non si pubblica proprio.

Ho diritto o meno di dire: damenismo puro? Si vuole spassarsi ad essere parte di una politica rivalità e giudicarla solo col paragone dell'altezza degli uomini (non sono lusingabile, ma sarei poco lusingato nella fattispecie) e ci si disturba solo per intervenire in questo stabilendo ciecamente che qualunque cosa sostiene il Sommo è vera: si farebbe lo stessissimo se io capovolgessi tutte le mie posizioni e tesi, che del resto non si seguono nemmeno con attenzione, altrimenti non si improvviserebbero varianti con tanta leggerezza. Insomma, non mi è proprio andata giù. Naturalmente il tentativo di dire: passato, finito, incidentino chiuso, servirebbe proprio se si applicasse il metodo delle relazioni personali e si andasse per simpatie e antipatie; ma la mia rabbia è proprio che non si sa uscire nemmeno teoreticamente dal basso pattume sentimentale.

Si scende (vinti dal desiderio di polemizzare nel caffè di provincia sul vale più Togliatti, Nenni o Bordiga) al livello dei Damen, che io non leggo, ma che in una circolare ho visto che scendevano perfino a fare argomento del quesito di quale opera abbia io svolta non so bene se dal '26 al '46 o qualcosa di simile, quanto per il gonzo questi sono i criteri decisivi.

Io sudo camicie a lottare contro questa peste e seguito il semisecolare programma di essere antipatico antipopolare e antientusiasmante, siamo tre gatti, proprio due gatti e tre zampe tirano sassi in piccionaia, col nome sul libro nelle vetrine. Insomma, è troppo: per quanto mi concerne me ne frego, si capisce, ma loro, ammesse tutte le scusanti sentimentali e le buone finalità commerciali risibili in un caso simile, sono troppo giù, o troppo scesi giù nel rammollire.

La esperienza di tanti anni la condenso in questo: quei tipi di successo sono facili, per questo non dobbiamo averli.

Avevo deciso di sfogarmi con te ma non trovarci nulla che debba froassarti come non deve inorgoglirti. Non fare a quelli ulteriori cazziate, ti prego.

Io li amo quanto prima appassionatamente ma ho deciso una sanzione. Ritiro quella di stampare poche copie con dedica autografa: in segno di ammirazione e col pieno diritto di non leggere un rigo e non capire un cazzo. Resta la sanzione (per tutti) che non farò più pressioni personali per questi viaggi, ma solo tramite l'ufficiale C[ommissario] U[nico].

Ora piccioncino mio la infrango per te. Ho questa idea: si va per la prossima a Trieste. Invece di farla all'inizio dell'estate e poi in autunno altra con te, proporrei che la si facesse ad Otto calante e non ad Otto risalente. Quando cali in Italia, anche se non sei quello di baviera? Ti andrebbe il giro Bruxelles-Milano-Trieste-Napoli? E le date? Inizio agosto? Ti tasto su questo. Vibra.

Amadeo

Da Bruno aspetto l'indirizzo di quel giovane di Marsiglia per tradurre Fili batracomiomachia (anti-Chaulieu) in corrispondenza.

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