Ardua sistemazione del programma comunista rivoluzionario tra i miasmi della putrefazione borghese e la pestilenza opportunisti. Rapporti coordinati alla riunione di Casale del 9-10 luglio 1960 - 2a seduta

La scienza economica marxista è programma rivoluzionario II

Il ciclo tipo delle metamorfosi

Riprendiamo, con il soccorso dei richiami già dati in varie riunioni e qui ricordati a resoconto di quella di Casale, la definitiva presentazione ordinata della Sezione Prima del Libro Secondo del Capitale.

Tanto nella nostra esposizione che nell'Abaco già distribuito è data chiara ragione delle tre forme e delle tre figure del Capitale nella sua circolazione. Le forme del Capitale sono tre: denaro, processo produttivo, merce. Nel ciclo questo ordine si ripete di continuo. Le tre figure dipendono dalla scelta della forma di partenza. Prima figura: denaro, merce, processo produttivo, merce, denaro (aumentato). Seconda figura: processo produttivo, merce, denaro, merce, processo produttivo. Terza figura: merce, denaro, merce, processo produttivo, merce.

Nel nostro studio abbiamo presa come più espressiva la seconda figura, che Marx solo tra tutti gli economisti ha scoperta e spiegata. In essa infatti si distinguono i due tipi di "riproduzione" del capitale. Se il processo produttivo di arrivo è identico a quello di partenza, si ha la riproduzione semplice, essendo andato tutto il plusvalore (sopradenaro nella prima figura, sovraprodotto nella terza, o, se ci permettiamo altri neovocaboli, sovra-merce) a godimento personale del capitalista: se invece il processo produttivo di arrivo è potenziato rispetto a quello di partenza (più lavoro e più materie lavorate e prodotte, e quindi più strumenti di produzione in esercizio; più consumo degli stessi) allora si ha la riproduzione allargata o progressiva.

Per tenere chiari questi concetti si consideri un solo capitalista ed una sola azienda - il che non toglie che, come abbiamo mostrato passo per passo, Marx faccia i confronti colla totale società capitalista, e colla società comunista.

In queste tre figure la catena del ciclo si considera ininterrotta. È il caso più semplice per intendere bene l'oggetto della Seconda Sezione, che tratta della "restaurazione del capitale". Questo significa che mentre il processo produttivo prenderà un certo tempo (che si può ridurre per due sole vie: crescere le ore giornaliere di lavoro, o crescere la produttività tecnica del lavoro) gli altri trapassi: merce a denaro, e denaro a merce, avvengono in modo istantaneo. Tale ipotesi si fa solo a fine teorico, essendo nella pratica irrealizzabile: dovrebbe esistere una banca che appena elaborato tutto il prodotto di un ciclo ponesse a disposizione tutto il denaro, ed un'altra che ne avesse messo a disposizione anche prima per far trovare già pronte le nuove materie prime. Solo per il capitale salari non vi sono difficoltà perché, come Marx fa notare più e più volte, solo il "lavoro vivo" non chiede anticipi: gli operai sono pronti in ogni momento e si pagano dopo otto o quindici giorni di erogazione immediata della forza lavoro.

In questo "caso limite" del tutto astratto e fuori dalla realtà capitalista il gettito del plusvalore è costante nel tempo e non subisce remore; viene poi la questione se il capitalista lo consuma tutto, o se lo riporta in parte a nuovo capitale anticipato nella produzione allargata.

Ma qui Marx si addentra nella ricerca - per ora sempre riferita al primo momento - dei ritardi che costringono a dilazionare la ripresa del ciclo produttivo rispetto a quel minimo, che per un momento abbiamo ammesso possibile.

Il periodo di circolazione

Nell'azienda singola capitalista, dato che le banche immaginarie che per nostra comodità abbiamo introdotto non esistono, e che quando esistono (come Marx più oltre spiega circa gli effetti del credito) non operano senza contropartita, e tale contropartita ha proprio lo stesso effetto delle remore che ritardano il recupero del denaro del capitalista quando a fini di studio immaginiamo che tutto avvenga a pronti contanti, il periodo di rotazione del capitale anticipato è sempre maggiore del periodo di produzione. Marx lo dice già nei capitoli finali della Prima Sezione, ma i concetti sono più chiari nei primi capitoli della Seconda (Engels nella sua prefazione spiega che tali materiali si rinvengono frammisti in più manoscritti, più o meno elaborati, e che è stata cosa difficilissima ristabilirne l'ordine sistematico che l'autore avrebbe dato se avesse curata lui la edizione finale). Sarà bene quindi chiarire le varie partizioni temporali che usa Marx nel presentare tutto il processo di produzione, circolazione, e riproduzione del capitale.

Basta per ora pensare sempre al capitale di una sola azienda.

Periodo di produzione. Non è la stessa cosa del tempo di lavoro. Supponiamo che l'azienda debba produrre un gruppo di prodotti finiti, ad esempio cento tavoli, per i quali si inizi in pari a tagliare il legno e fare tutte le altre operazioni. Se pronti dopo tre mesi, le ore di lavoro saranno state otto al giorno per tanti giorni (e per tanti operai). Comunque dato che sedici ore su 24 non si lavora, il periodo di produzione è triplo del periodo di lavoro (non si pensi ancora ai turni continui di varie squadre).

Al periodo di lavoro e al periodo di riposo Marx ne aggiunge un terzo nel quale i mezzi di produzione (materie prime) devono essere già approvvigionati, ma non si possono ancora impiegare nella operazione lavorativa: ne daremo l'idea immaginando che il legno prima di essere segato debba stagionare un certo tempo. Chiariamo: per comprare la legna per cento tavoli devo avere chiuso il realizzo dei cento tavoli precedenti, ma posso avere bisogno di un mese perché la legna comprata appena venduto il primo lotto sia adoperabile.

Diciamo: periodo di produzione uguale periodo di lavoro, più periodo di riposo, più periodo di "digestione" o "maturazione" (Marx cita la fermentazione dei vini o la germinazione del grano seminato); infatti il periodo di produzione agricolo non può essere inferiore a quasi un anno, oltre quindi il tempo di lavoro e di riposo dei lavoratori dedicati a quella derrata.

Periodo di circolazione. Torniamo col pensiero all'azienda manifatturiera. Il Ciclo non si può esaurire con il solo periodo di produzione che riguarda la fase P delle tre figure. Infatti alla fine vi è una trasformazione M-D, ossia da merce a denaro in tutto il prodotto, che non può essere, come per un momento abbiamo supposto, istantanea. Le merci vanno portate al mercato, si devono trovare gli acquirenti, che possono essere in luoghi e tempi diversi, con spedizioni, trasporti, smistamenti, invio e ricezione del denaro ecc. All'inizio del nuovo ciclo il denaro così reperito deve essere trasformato parte in forza-lavoro, e qui in generale e salvo casi di eccezione non si perde tempo; parte in provvista di materie prime e di utensili o anche in riparazione di parti di utensili. Ciò per attuare l'altro trapasso commerciale da noi indicato con D-M. Queste due perdite di tempo, o attese per le operazioni di mercato in un senso o nell'altro, una volta sommate, danno il periodo dicircolazione, esterno, da aggiungersi al periodo di produzione.

Nel periodo, o nei due semiperiodi, di circolazione, circola anche capitale, come nel periodo di produzione, ma in quei due semiperiodi D-M ed M-D si può anche dire che si tratta di circolazione generale delle merci, che si attua tra equivalenti giusta la legge del valore, in quanto denaro da una parte e merce dall'altra sono scambiati.

Tutto il complesso della circolazione sociale, avverte più volte Marx quando gli piace passare al "secondo momento", è l'intreccio della circolazione delle merci e della circolazione dei capitali, e si tratterà di coglierne il movimento di insieme quando vorremo dare il quadro, il tableau, della società capitalistica.

Si noti che D-M anche per la parte che è pagamento di salari ricade nel quadro della circolazione mercantile. Non dà luogo ad una speciale attesa che prolunghi il periodo di circolazione del capitale e vada in conto di questo, perché sono rari i casi in cui bisogna andare lontano ad ingaggiare operai; ve ne sono disoccupati e ne nascono a iosa! Ma la natura mercantile e il rispetto della legge del valore (tanto cara a Stalin e ai suoi epigoni) sono perfetti in virtù di quella che Engels chiama la originale scoperta di Marx (nel deridere la pretesa accusa di plagio dal banale Rodbertus). L'operaio vende la sua forza di lavoro, merce il cui prezzo, e quindi il cui vero valore, è il salario. È quando, nella sfera non più di circolazione mercantile, ma di produzione capitalistica, il capitalista (o ogni società ad economia pecuniaria) consuma questa merce specialissima, che si forma il plusvalore, ossia avviene la produzione non di merci solo, ma di plusvalore e di capitale. I due estremi del ciclo differiscono grandemente, ma la legge del valore, pilastro della galera capitalistica, è stata salva in tutti i trapassi.

A noi sembra umilmente che i capitoli finali della attuale Sezione Prima andrebbero dopo i primi della Sezione Seconda. Comunque ne seguiremo i dati su cui abbiamo già tratte molte anticipazioni, dopo avere stabilito la relazione finale che ha riguardo ai tempi.

Periodo di produzione - Periodo di circolazione - Periodo di rotazione del capitale. Ovvero, anche - periodo di riproduzione del capitale.

Sistematicamente la Seconda Sezione tratta della restaurazione del capitale aziendale, singolo. Sarà la Terza Sezione che, passando all'insieme sociale di tutte le aziende capitalistiche, tratterà la Riproduzione del capitale sociale totale, e imposterà la classica questione del marxismo, ossia il trapasso dalla riproduzione semplice alla riproduzione allargata o accumulazione.

I passivi della circolazione

Il solo studio della produzione del capitale, svolto nella ipotesi più comoda ad un nostro immaginario contraddittore, che faccia la difesa apologetica del sistema capitalistico, ossia che non vi siano altri danni alla società (e come sarà facile mostrare alla classe dei produttori) nella successiva sfera della circolazione, dopo quelli arrecati nel puro processo produttivo infraziendale, ha già stabilito il suo punto di arrivo, fin dal Primo Libro; il tasso del plusvalore, che misura la sottrazione operata dalla classe capitalistica sul prodotto sociale, è il rapporto del plusvalore al capitale variabile, indipendente dal valore del capitale costante, circolante nella produzione, e dal molto maggior valore del capitale fisso sociale.

Questo tasso o saggio è fissato in una media sociale storica da Marx, che considerava l'economia della seconda metà dell'Ottocento, nel cento per cento, in tutti gli esempi classici. Con ciò non è solo "scientificamente descritto" il sistema borghese, ma gli è elevata una accusa di antisocialità o per dirla più volgarmente di appropriazione indebita, la cui misura è l'un per uno, ossia il mezzo del totale disponibile. È quello che a Casale fu proposto di chiamare grado di sciupìo. Sulla sola considerazione del processo di produzione, entro un'azienda isolata, la società per il fatto di adattarsi ad essere capitalista sciupa, distrugge, sperpera sé stessa e la sua vita, la sua umanità, nella misura e nel grado di una metà.

Il primo momento della dottrina marxista conclude a questa prima condanna del mondo presente: grado di sciupìo di una metà.

Marx passa a considerare quello che avviene nel tempo di circolazione. Lo fa con riferimento all'azienda, ma, diciamolo ancora, si ferma a dare uno sguardo a tutto il complesso sociale ed alla futura società non più capitalista, e soprattutto non regolata da meccanismo monetario. Scoprirà così i molto più profondi, paurosi abissi, della disumanità distruttrice borghese.

Ci limiteremo a dare lo schema dei paragrafi.

Spese di circolazione propriamente dette. In questo primo esame non si tratta ancora dei periodi di tempo che conducono ad arresti della produzione.

Si tratta della attività e dell'impegno che bisogna mettere in ogni atto di scambio mercantile da tutte e due le parti, per prevalere sulla opposta. La concorrenza, chiave di tutto il sistema degli economisti volgari, è ridotta sarcasticamente da Marx al proverbio: a Normanno, Normanno e mezzo! Il capitalista può ben prendere un suo agente per questa funzione (piazzista, viaggiatore, rappresentante), e lo deve pagare, ma questa è una falsa spesa. Non aggiunge valore al prodotto, anche se l'agente è un salariato, nel qual caso si verifica solo una certa diminuzione di questa spesa per l'azienda, ma non una produzione di valore e di plusvalore.

Che è di questa spesa "commerciale" nelle varie "forme"?

In quella della piccola produzione tale attività si faceva di domenica ai mercati, sacrificandovi ore libere, ed era assorbita senza gran danno sociale. In quella capitalista indiscutibilmente va a danno del capitalista, aumenta il passivo e riduce il profitto di azienda. Ammesso che il salario dei "venditori" sia chiesto al capitale variabile, togliendo agli operai della produzione alcune teste, si avrà meno plusvalore, con danno del titolare di azienda.

E nella società comunista? Indubbiamente in una razionale distribuzione dei compiti una funzione di apporto dei prodotti al consumo resterà, ma tutto il lavoro da Normanno, ossia per fare fesso il prossimo, sarà dalla comunità risparmiato, in quanto non si sceglierà secondo la concorrenza degli interessi singoli, ma secondo il massimo utile comune calcolato dal centro (pensate alla spesa reclamistica!).

Marx dà un elegante paragone fisico per la "falsa spesa". La nafta (egli si serve del carbone) fornisce una forte energia calorifica nel combinarsi con l'ossigeno, e questo è un attivo. Ma la combinazione avviene quando la nafta liquida che arriva fredda da un iniettore è stata portata allo stato gassoso. Il calore di gasificazione del combustibile liquido è una energia che va in sottrazione della prima. Ma non si avrebbe la prima se non si spendesse la seconda, sicché l'attivo del processo è solo nella differenza.

Contabilità. Occorre avere alcuni agenti salariati che fanno i conti del movimento aziendale di spese ed entrate. Il piccolo produttore se li faceva da sé, il grande capitalista avrà dei salariati (impiegati). Questi sono tanto sfruttati quanto i lavoratori della produzione (tra cui pure sono alcuni intellettuali). Abbiamo discusso la falsificazione che si fa della tesi marxista col dire che questa spesa esisterà in tutte le forme. Marx dice che vi è una certa differenza tra la spesa di compravendita, che è del tutto falsa, oggi nel senso che la sostiene l'azienda, e domani nel senso che la produzione comunista, abolendo gli scambi mercantili, la ignorerà. Una certa spesa di contabilità vi sarà sempre, nel senso di una attività dedicata a tale funzione. Nello svolgersi del capitalismo è chiaro che il peso sociale della contabilità è tanto minore quanto minore è il numero delle imprese ossia la concentrazione del capitale sociale. Tra cento imprese vi sono da tenere cinquemila conti in partita doppia, tra dieci solo quarantacinque.

Quando la società sarà una sola impresa non vi saranno conti monetari, ma solo registrazioni e calcolazioni su quantità numeriche fisiche, come tempi, distanze, pesi, volumi, forze, energie, ecc. ecc.

Non vi sarà più distinzione tra attività che producono plusvalore e attività che non ne producono, perché questo ha senso solo nel primo momento (bilancio dell'azienda) e nel secondo (società capitalistica globale). Nel terzo momento (società comunista) non si produce plusvalore perché non si produce valore di scambio, ma solo, nel modo migliore per la generalità, valori di uso.

Altri passivi minori

Moneta. L'uso del circolante indispensabile nella società aziendale (ed anche tra cooperative di azienda) comporta altre perdite puramente passive per distruzione di denaro e simili. La fabbricazione della moneta è una produzione di una merce speciale, ma è un falso passivo. Le fedi bancarie contro moneta spostano solo la questione, in quanto il servizio bancario costa, e impegna forze di lavoro, necessarie solo per perpetuare la autonomia tra azienda ed azienda e tenere il conto idiota dei capitali, crediti e debiti di tutte. Questa spesa sparisce nel terzo momento. Un socialismo con moneta è tanto assurdo e blasfemo quanto un socialismo con banche.

"L'oro e l'argento come merci monetarie costituiscono per la società delle spese di circolazione che dipendono unicamente dalla forma sociale della produzione. Sono delle false spese della produzione delle merci che aumentano con lo sviluppo di questa produzione capitalista. È una frazione della ricchezza sociale che deve essere sacrificata al processo di circolazione" (Cap. VI, 1°, III).

Che vi sia il passivo Marx lo prova con una citazione del conformista Economist. Ma quello che solo Marx dice è che tutto questo passivo sociale (più tormento di lavoro, meno disponibilità di valori di uso) è scomparso nel terzo momento, nella società socialista.

Spese di conservazione. L'azienda deve conservare per un certo tempo "a magazzino" sia le merci comprate che quelle prodotte da vendere. Occorrono adatte costruzioni e qualche guardiano. Inoltre ogni capitale fermo è capitale che non genera plusvalore. In alcuni casi vi è inevitabile deperimento quantitativo e qualitativo delle merci. Per l'azienda sono tutte false spese. Qui Marx mette chiaramente la questione che noi abbiamo battezzata dei tre momenti." Ci resta da cercare fino a qual punto queste spese provengono dal carattere particolare della produzione di merci in generale, e dalla produzione di merci nella sua forma generale ed assoluta, ossia la produzione capitalista; fino a qual punto sono d'altra parte comuni a ogni produzione sociale e non prendono che una speciale forma di esistenza nella produzione capitalista".

I predecessori di Marx hanno espresso opinioni contraddittorie sulla estensione delle provviste prima del capitalismo ed oggi. Essi hanno confuso la provvista di merci, e la provvista di oggetti di consumo. Nelle antiche produzioni naturali le cose coincidevano, in quanto il produttore poteva consumare attingendo alla riserva dei suoi stessi prodotti non smaltiti. La produzione moderna crea riserve di merci che possono essere usate solo se si scambiano, e questo è un suo carattere nuovo. Nel Medioevo i poteri statali accumulavano grano che in caso di carestia si distribuiva gratis al popolo. La economia borghese è la più malsicura (vedi studi sull'Inghilterra) per i lavoratori poveri, mentre è quella che come masse di merci e mezzi di produzione ha accumulato ricchezze enormi. Marx tuttavia dimostra che con una migliore tecnica specie dei trasporti e la loro maggiore velocità, diminuisce anche nella società mercantile e borghese la necessità di grandi stocks e la relativa spesa. Tuttavia la diminuzione relativa può conciliarsi con un aumento assoluto per l'aumento incessante del volume di merci che il capitalismo produce. Comunque più la concentrazione aziendale avanza, meno pesano tali spese.

In ogni forma sociale, e quindi anche nel comunismo, esiste la necessità di avere una certa provvista totale di oggetti di consumo e di materie prime, ossia di oggetti per il consumo produttivo. Le attività necessarie sono razionali e non di sciupìo. Ma in quanto le aziende capitaliste fanno provvista di merci per manovre di mercato (che Marx qui, anticipando la teoria delle crisi, mostra essere armi a doppio taglio) questo è uno stockage anarchico, irrazionale e distruttivo, che sparisce nella forma non mercantile, il comunismo. L'analisi, di estrema delicatezza, si completa solo con dati della successiva sezione.

Spese di trasporto. Anche queste non sono, come le spese di scambio, tutte false, ma fino ad un certo limite sono utili e saranno funzioni anche della società non capitalista, sebbene allora la dizione di spese non sia da usare. Ma la distinzione, talvolta ardua, è in un primo momento studiata da Marx vedendo se tali spese oggi aumentano o meno il valore del prodotto.

Un sistema razionale di trasporto lo può aumentare, nel senso che lo scambio internazionale diminuisce lo sforzo totale di produzione, ma a ciò si sovrappongono mille manovre concorrenziali e speculative per agire sulle curve dei prezzi coll'effetto di predare valore da parte di una azienda o gruppo contro altri. Questa seconda parte di movimenti, che sono spesso finti, ossia constano di scambi sulla carta senza reale trasporto, costituiscono una massa di sciupìo, che la società postcapitalista eviterà, perché non sposterà valori di scambio ed accrediti o addebiti aziendali, ma solo valori di uso, ossia oggetti fisici, dotati di potenziale di utilità, e di più giudicata non dagli appetiti singoli, ma dal piano sociale umano.

La Seconda Sezione

Il contenuto centrale della Seconda Sezione è la dimostrazione che la divisione della produzione per aziende conduce a dover fare nell'interno di ciascuna di esse un "piano aziendale" che si basa sulla valutazione del periodo di rotazione o riproduzione totale del capitale pecuniario dell'azienda ad ogni ciclo, comprensivo del tempo di produzione e di quello di circolazione. Poiché nella apparenza delle cose ogni azienda lavora sempre, essa è costretta, a parità di capitale, a lavorare meno, con meno lavoratori. È la paralisi di tutto il complesso globale sociale, che sparirà con il sistema aziendale.

Quindi a nostro avviso la dimostrazione della Seconda Sezione è che la divisione aziendale, rispetto ad un modello astratto di società in cui vi fosse una azienda unica, costituisce una perdita sociale macroscopica. Ciò non vuol dire che passando al terzo momento permangano lo scambio e il denaro, a cui è dovuto un ulteriore grosso "scaglione di sciupìo", ma vale a dimostrare le grosse dimensioni dello sciupìo che è funzione della anarchia della produzione, ossia del suo funzionamento per iniziativa privata, o, il che significa lo stesso, per aziende indipendenti.

Come non basta a stabilire la "proposta socialista" il primo momento, in cui restando autonoma l'azienda i lavoratori prendessero possesso del plusvalore (idea anarchica e piccolo borghese), così non basta il secondo momento, in cui le aziende fossero riunite in una sola gestione pianificata (come vedremo nella Terza Sezione sarebbero due aziende immaginarie, quella che produce strumenti e quella che produce oggetti di consumo) a darci una economia socialista, in quanto in questa supposta società i passaggi si fanno con denaro. La proposta socialista è di abolire lo scambio e la moneta.

Tuttavia come nella proposta ingenua di conquistare l'azienda pare che si riconquisterebbe la prima fase di sciupìo (profitto di impresa), ma pare soltanto perché così sarebbe se non si uscisse dalla riproduzione semplice che è antisociale (Marx: Critica al programma di Gotha); nella proposta (che potremmo chiamare staliniana, sebbene la Russia non vi sia mai giunta nell'agricoltura e oggi ne rinculi a massima velocità nell'industria) di abolire l'aziendismo, si elimina un secondo "scaglione di sciupìo".

Marx nel Secondo Libro ne cerca la misura calcolando il capitale denaro anticipato che comporta la produzione aziendale sparpagliata, e quello assai minore che comporterebbe la gestione centrale. Il maggiore bisogno di denaro contante, che Marx dimostra non contraddetto dal ricorso al credito e da analoghe misure, serve a misurare un maggior onere sulla "società", ossia sulla classe che lavora. Anche il grande Engels non sembra convinto, non del contenuto di condanna al sistema borghese, ma del metodo di calcolazione che Marx ha scelto usando la misura del denaro contante anticipato.

La conclusione della geniale dimostrazione di Marx la possiamo così anticipare: nella società socialista (comunista) non vi sarà capitale; nella società capitalista la misura di questo socialmente è la produzione annua di merci, ma nella società capitalista spezzata in aziende bisogna che il capitale anticipato in moneta nell'anno sia maggiore del capitale sociale. L'effetto di tale fatto non è simbolico, ma è un grado di sfruttamento della classe operaia, dello stesso ordine di grandezza di quello che già esiste entro ciascuna azienda, che quindi lo raddoppia, e che sopravvive in una società "cooperativista" mentre il socialismo lo abolisce, in uno al terzo scaglione, con il superamento della forma mercato e della forma moneta, oltre che della forma azienda.

Non è facile impresa riferire questo modello al testo di Marx, quale ci è giunto.

Ricerca attraverso i tempi

La economia volgare calcola le perdite e le false spese in denaro come una aliquota dell'attivo, in genere considerando come attivo il capitale patrimoniale, che ingloba il valore di tutti gli impianti fissi e della proprietà immobiliare dell'azienda. Per la nostra economia il capitale attivo è il solo capitale circolante, ossia tale da apparire ad un dato momento come merci prodotte. Essendo la nostra grandezza attiva minore, le perdite hanno peso più grande, è più facile che possano pareggiarlo e superarlo. Per l'impresa borghese questo si chiama fallimento, per tutta la società borghese conduce alla condanna rivoluzionaria che noi ne facciamo. Il fallito si vede messo in vendita tutto: merci in magazzino, contanti in cassa, macchine e costruzioni.

Marx, che ha già dato cenno del peso di molti passivi della circolazione, si attiene nella sua dimostrazione al calcolo in unità di tempo. Ne ha tutto il diritto da quando i suoi contraddittori hanno ammesso che nell'ambiente capitalista il tempo di lavoro è valore ed è fonte sola di ricchezza.

La forma sociale di cui con lui siamo a denunziare il fallimento, è costretta a sciorinare il suo bilancio negativo (passivo oltre l'attivo) sia in valore denaro sia in valore merci sia in valore macchinari sia in valore possesso immobili, perché fallisce nel bilancio del tempo e del benessere umano.

Si comincia col Capitolo Settimo sul tempo di rotazione di cui abbiamo già riferito il concetto: somma del periodo di produzione e di quello di circolazione del capitale di azienda. Periodo di rotazione è quel tempo dopo il quale a mani del capitalista si ritroverà, per ripartire nel nuovo ciclo, tutto il capitale anticipato al principio come denaro. Il tempo base è l'annata. Se la sua misura in mesi settimane o giorni è R, come già dicemmo, e se r piccolo indica il periodo di rotazione, il capitale anticipato pecuniario ruota in un anno n volte, essendo ovviamente n uguale a R diviso r. Si vedrà che r piccolo può essere maggiore di R grande, e quindi n minore di una rotazione all'anno; avverrà allora che il capitale da anticipare è più grande del capitale dell'azienda.

Notiamo che la edizione francese Costes usa nello stesso senso di rotazione la parola restaurazione. L'espressione non è mal scelta perché si tratta di ricostituire lo stesso capitale denaro di partenza, tuttavia nell'originale tedesco la parola è unica: Umschlag che vale cambiamento, rivolgimento. Sul senso non corre dubbio.

Il Capitolo Ottavo, al fine di ben stabilire il calcolo del tempo di recupero del denaro sborsato dal capitalista, si ferma sulla distinzione tra capitale fisso e capitale circolante, in relazione al concetto di capitale costante. A Marx preme giustamente porre in evidenza come i suoi predecessori non avessero in questo argomento idee chiare.

A questo stesso tema, di essenziale importanza e su cui anche fedeli marxisti hanno quasi sempre equivocato, si riferiscono il X e l'XI Capitolo. Engels ci assicura di avere avuto attenzione a non ripetere qui quello che era materiale riservato al Quarto Tomo: Storia delle dottrine del plusvalore, in cui infatti si torna molto spesso su questo punto. A noi pare però non tanto che vi siano delle ripetizioni (che sono sempre interessanti perché uno scrittore dalla ideazione audace come quella di Marx ogni volta che riespone il già detto arreca materiali propriamente preziosi nella sostanza e nella sempre viva e vibrante formulazione), ma che i capitoli di questo Secondo Tomo non siano stati ordinati al meglio. Abbiamo spiegato i motivi, per i quali Engels non poteva fare altrimenti da come ha fatto.

Capitale fisso e circolante

Capitale circolante è in Marx tutto il valore passato al prodotto, ossia il solito c + v + p. Il capitale salari è tutto circolante ed anticipato, il plusvalore non è anticipato ma prodotto nel processo produttivo di cui si tratta, e rovesciabile nella ulteriore circolazione del capitale. Anche tutto il capitale costante passa nel prodotto ed è quindi tutto circolante, e dunque non è capitale fisso. Dunque la distinzione tra capitale fisso e circolante non è distinzione tra due parti del capitale costante.

La giusta espressione è che il capitale costante si compone di due parti, ma che entrambe passano nel valore prodotto e sono capitale circolante. Inoltre è giusto dire che insieme a v tutto il capitale costante è capitale anticipato, e tuttavia non è lecito dedurre da questo che la anticipazione si riduca a c + v .

La prima anticipazione è alquanto maggiore in una società capitalista ad aziende, perché qui viene in ballo il capitale fisso.

Le due parti del capitale costante si distinguono così: una (materie prime ed ausiliarie) si consuma tutta nel processo produttivo e si dovrà ricomprare nel seguente ciclo; quindi nella teoria nostra passa tutta nel valore del prodotto, parte proprio materialmente, parte indirettamente (combustibili ecc.). L'altra parte "che anche circola" non è il capitale fisso (macchine ed impianti), ma è solo la quota logorio, degrado, di questo capitale. La si calcola tutta nel nostro c e quindi nel c + v + p, ma a differenza della prima parte di c non la si deve ricomprare subito dopo il primo ciclo. Ma si deve accantonare e tenere in serbo fino al ciclo (spesso di molti anni) in cui tutta la installazione di macchine, fabbriche ecc. divenuta per il totale degrado inservibile, si dovrà rinnovare.

Quindi le vendite dei prodotti dei vari cicli basteranno a tenere in vita la riproduzione del capitale e l'attività dell'azienda, ma tutto il valore del capitale fisso deve essere anticipato alla partenza, all'apertura della nuova impresa (investimento). Da questo momento per l'accumularsi della quota di logorio, parte di c, al momento dovuto saranno pronti i mezzi monetari per ricostruire l'impianto senza altre anticipazioni vive.

Tuttavia la prima anticipazione dovrà essere di volume maggiore di tutto il capitale messo in circolazione. Ovvero il capitale messo in circolazione (è di tale circolazione che la società vive, anche se male) è minore della somma che - avendola predata - investe il capitalista iniziale.

(continua)

Da "Il Programma comunista" n. 20, 28 ottobre 1960.

Note

[1] "In genere abbiamo visto che l'intero valore capitale è impegnato in una continua circolazione: perciò, in questo senso, ogni capitale è capitale circolante" (Marx, Il Capitale, Libro II, cap. VIII, 1).

[2] Il capitale fisso e quello circolante si distinguono, quindi, non per la loro natura, ma solo per il modo della loro riproduzione e circolazione. Da notare che i fisiocratici erano più avanti dell'economia politica nella valutazione di questa differenza: essi infatti distinguevano tra le anticipazioni primitive e quelle periodiche annuali ecc.. Smith e Ricardo non distinguono la natura materiale degli elementi presi in considerazione dalla loro funzione nel processo produttivo e questo denuncia il limite ideologico dell'analisi del capitalismo fatta dal suo interno. Infatti è precisamente per questo motivo che non viene preso in considerazione il capitale variabile come unico elemento della valorizzazione; per l'economia politica il plusvalore è il risultato di una valorizzazione apportata da tutti gli elementi materiali della produzione intesi come "investimento", cioè come fonti indipendenti della stessa valorizzazione.

Copertina Scienza economica marxista
Scienza economica marxista come programma rivoluzionario

Quaderni di n+1 dall'archivio storico.

Una importante relazione del Partito Comunista Internazionale sulle "questioni fondamentali dell'economia marxista" nella quale si indaga intorno alla teoria della dissipazione capitalistica.

Indice del volume

Indice de Il programma Comunista - 1960